GLI ANGELI VOLANO SULL’ILVA DI TARANTO.

All’Ilva intorno a mezzogiorno,sono arrivati gli “angeli custodi”,i quali avranno il compito di portare a spegnimento gli impianti sequestrati dopo vari passaggi tecnici.
Questi “angeli custodi” nominati dal GIP todisco,avranno l’arduo compito di gestire assieme ai tecnici dell’Ilva stessa procedure tecniche che metteranno fine al funzionamento degli impianti colpevoli di causare gravi danni all’ambiente e alla salute di cittadini.
Questa  mossa da una parte e’ ben accolta dai fautori dei movimenti ambientalisti,i quali sperano di arrivare a una logica soluzione che si auspicano da tempo:la chiusura dell’area a caldo.
Se dovessimo arrivare a questo,avremmo davanti a noi tutti uno scenario apocalittico e drammatico,dove si vedrebbero azzerate le possibilita’ continuative di poter lavorare e essere parte del programma Ilva,che ricordiamolo tra indotto e centrali sfama la bocca a ventimila operai e le loro famiglie.
E’ un dramma occupazionale e di ricatto da una parte e di diritto alla salute.
Ma l’errore e’ notevole e datato da parte di una classe politica che ha permesso tutto a tutti e che ha reciso le ali del diritto a lavorare senza se e senza ma.
E quei se e quei ma sono state le regole non rispettate,le anomalie dei dati sulle emissioni e la politica non propensa alla salvaguardia comune e alla difesa dell’ambiente attorno a noi.
Ora la guerra tra i poveri e’ in atto,la guerra che vedra’ fronteggiarsi l’operaio e il semplice cittadino che magari pur avendo avuto una perdita in famiglia,vuole vedere chiusa la fabbrica per vendetta.
E qui nasce il dilemma:chi ci lavora e si sfama grazie all’acciaio potrebbe capire anche la parte della popolazione che chiede giustizia?
Oppure ci si trincea dietro  il”  mi da da vivere,anche se moriro’ di patologia…”rendendo vane le richieste ambientaliste.
L’Ilva e’ stata una scelta sbagliata agli occhi attuali,ma negli anni sessanta non fu’ cosi’ e  dette molto in termini di privilegi e salari ben retribuiti a chi ci lavorava.
Lo scoglio e’ sempre stato il momento,attorno agli anni ottanta,dove si iniziarono a capire le gravi conseguenze di  “quel ben di Dio…”e non si fece nulla per fronteggiarlo in termini di impianti a norma e soluzioni tecnologiche all’avanguardia.
Adesso aspettiamoci le grida,le urla di una piazza divisa che nelle vie cittadine si dara’ “battaglia” per difendere i propri interessi,in nome del lavoro e dell’ambiente.
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