IL MURO,IL FUMO E UNA CITTA’ LIMITATA.

Camminavo l’altra mattina avendo al  fianco al mio passo veloce, sotto un caldo opprimente, un fido amico,simbolo di questa citta’:il muro dell’Arsenale militare di Taranto.
Anche lui nella  sua  imponente struttura e’ l’imbarazzo di quest citta’,quel nodo alla gola che attualmente vanifica gli sforzi di poter aprire una porta agli spazi per tutti e a tutti.
Si perche’ oltre  quel muro,vi sono officine fatiscenti e navi in disuso.
Operai che  aspettano il loro turno scandendo le ore che mancano alla fine della giornata.
Un’ opera questa che in passato aveva la sua importanza e che dava lavoro a molti operai e rendeva onore alla citta’ che era la prima base militare italiana e la prima come manutenzione delle navi stesse.
Taranto ha due simboli,si sa’,la marina militare e l’Ilva.
Un po’ tutti noi siamo operai e militari,siamo stati inghiottiti da questo fattore bipolare che ci ha dato lustro in passato e che oggi un po’ ci rallenta questa crescita della citta’ sul piano degli spazi pubblici,verde e  anche culturali.
Non basta pianificare iniziative nella citta’ vecchia per esempio che regalano notti e serate a tema per dire che Taranto e’ viva e che ha una sua movida.
Le iniziative come i dibattiti pubblici culturali,le mostre,i concerti e altro ancora avrebbero il diritto di inglobarsi in una citta’ come una propria identita’ di crescita e dare,a noi tutti,spunti per ampliare le nostre conoscenze.
La cultura dell’acciaio,come quella della marina,rallenta tutto cio’.
Rallenta e divide,divide tra fautori del posseso statale o privato e fautori del bene pubblico.Quel bene che nel suo muro per esempio,viene calpestato e violentato ogni volta che chi come me l’altra mattina,passando vicino ha avuto limiti di spazio visivo e di liberta’ di azione.
Sarebbe stato bello entrarci oltre quel muro,andare magari ad un affaccio al mare e respirare quel poco che c’e’ di aria buona.
Invece l’inutilita’ di quel muro,simbolo del diniego di un possesso comune,e’ piu’ duro di quello di Berlino,poiche’ se quello tedesco era dettato da politica e divisioni nazionalistiche, ma che alla fine sanci’ invece una unificazione tedesca, quello di Taranto e’ negato per ottusita’ e mancanza di progettazione per la citta’.
La base navale nuova a mar Grande,e’ stata finalmente capita e attuata dopo anni e forse e’ stata l’unica cosa giusta e sensata che un governo abbia mai fatto per la citta’ jonica.
Allontanare dal centro urbano,luogo di scambio di idee e liberta’ in luoghi comuni per tutti,mostri che ci limitano tutto cio’,sarebbe il minimo da fare per ogni organo costituzionale e militare.
L’esempio dell’Ilva,il secondo scempio nostrano,con i suoi limiti di spazioimposti dalle sue mura che ci impone e la sua incombenza sulle nostre vite,rappresenta l’altro diniego ad aver diritto a spazi verdi per tutti e per goderci paesaggi bellessimi.
Non so ma il sogno per tutti noi e’ vedere crollare un muro e in lui aprirsi una breccia dove il simbolo sarebbe uno squarcio nel futuro senza vincoli e spazi.
 
Foto tratta dal sito:http://immagini.n3po.com/
 

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