15.000 bolle d’aria per il mostro d’acciaio Ilva.

15.OOO  tonnellate massimo d’aria da dare al mostro d’acciaio e con queste dovra’ cercare di vivere.Ma lui,sa che perira’ poiche’ di bisogno d’aria ne necessita di piu’ di  quelle stanziate e allora si rischia adesso di spegnerlo veramente.I custodi giudiziari sanciscono l’ennesima tegola su Riva e lo spegnimento del cuore principale dell’azienda,l’Afo 5,sembra piu’ vicina.

Un danno economico di 526.000 dollari,che persi rendono l’idea di come si deve accendere la catena per poter  rimanere nell’olimpo di prima industria d’Europa.

Ma la sensazione e’ che la morsa della magistratura stia adesso iniziando a mettere alla corda l’Ilva e la stia costringendo ad ammettere la sconfitta,dettata da regolamenti e leggi da rispettare per poter mettere in atto l’azione di bonifica dell’intera area industriale.

Adesso Riva potrebbe anche voler staccare lui la spina al “giocattolo” e rendere l’aria di Taranto irrespirabile non per i suoi fumi,ma per la paura di perdere posti di lavoro dettata dal rispetto che tutti vogliamo da questa fabbrica.

15.000 bolle d’aria,il mostro e’ terminale?

4 pensieri su “15.000 bolle d’aria per il mostro d’acciaio Ilva.

  1. Anche se Riva con l’Ilva ha guadagnato miliardi, non credo che abbia alcuna convenienza ad abbandonare la produzione dell’acciaio.
    Le sue minacce, insieme a quelle dei suoi “servi”, anche quelli che provengono dalle Istituzioni ma che hanno imparato subito a scodinzolare al padrone, sono solo e semplicemente un ricatto alla magistratura ed anche al governo che, finalmente, ha compreso la gravità della situazione e che non accettabile nessun baratto tra salute e lavoro, entrambe tutelate dalla Costituzione.
    Ma se veramente Riva volesse chiudere una strada utile per garantire il lavoro e la produzione è l’AUTOGESTIONE previa verifica dei bilanci e della loro veridicità da parte della magistratura e l’accertamento dell’accantonamento dei crediti dei lavoratori anche ai fini della loro buonuscita quando andranno in pensione. NO ALLA DELOCALIZZAZIONE come hanno fattto quando da Genova si sono trasferiti a Taranto per continuare ad inquinare coscienti di ciò che facevano. Per la proprietà l’unica delocalizzazione possibile è la galera!

    • grazie per la visita al blog.hai ragione quando parli di complicita’ delle istituzioni locali.qui da noi adesso dopo che gli ambientalisti hanno fatto cadere muri di omerta’ su cio’ che e’ l’ilva,si parla del problema anche nelle stanze della politica.l’autogestione di cui parli tu e’ condizionata dall’esoso numero di biglietti da euro che Riva dovrebbe versare per bonificare l’area industriale.fino a questo momento e’ mutismo riguardo a questo argomento e difficilmente mettera’ mano al portafoglio.il vero dramma e’ il ricatto occupazionale che dal 19 novembre si chiama cassa integrazione per duemila lavoratori.una guerra tra poveri una guerra tra un mostro e chi,la magistratura,lo vuole tenere sotto controllo.ciao .

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