ROBERTO E LA COSTITUZIONE CHE NON VALE IN RIVA ALLO JONIO.

Ieri sera su Rai Uno Benigni ci ha catapultato in un mondo,quello della Costituzione italiana,che andrebbe rispettata e condivisa sempre.

Premessa alla lettura e al commento di essa,e’ stata la solita  scelta di Benigni di farci ridere e vergognarci dei politici nostrani e del solito Berlusconi che ritorna in campo.

Una Italia che nella Costituzione dovrebbe avere il filo conduttore delle regole e delle difese verso i cittadini e che invece,quasi sempre,ha mancanza di rispetto e scarso utilizzo reale di essa.

Benigni utopisticamente,rida’ speranza alla carta costituzionale ammettendo pero’,a suon di battute,che il politico dovrebbe cambiare e solo cosi’ facendo avrebbe il rispetto dal cittadino.

Poi,continua il comico toscano, il non andar a votare come reazione a tutto questo e’ un errore,errore che ci toglie un nostro diritto che e’ quello del voto e del giudizio personale verso un partito e i suoi esponenti.

Detto questo,mi soffermero’ solo su due articoli che vanno in contrasto con cio’ che e’ avvenuto qui da noi a Taranto e che,se avessi avuto il modo,avrei sviscerato al caro Robero dicendogli che non vengono applicati nella terra dei due mari.

Il primo e’ l’articolo 32 che dice:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti….”

Questo articolo con il decreto salva Ilva e’ inutile a Taranto.

E’ inutile poiche’ lo Stato,garante dei nostri diritti,non riconosce alcunche’ di tutto questo e,anzi paradossalmente,con una legge anticostituzionale,permette di continuare a inquinare in barba alla salute pubblica di migliaia di cittadini tarantini.

Per non parlare delle cure,divenute cosa ormai per abbienti e che,nel nostro territorio e’ una cosa esponenziale purtroppo,aumentano come richieste per le gravi patologie derivanti dall’industria e i suoi veleni.

Veniamo adesso all’altro articolo,il 9 che dice:

” La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e  tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Tutelare il paesaggio e il patrimonio di una nazione,e nello specifico di una citta’,sembrerebbe la priorita’ nel difendere le proprie radici storiche e quelle culturali che hanno reso unica un luogo.

Taranto e la sua millenaria storia,dalla Grecia ai Romani,e’ sponda di popoli e cultura,di tradizioni e guerre.

Cancellando tutto questo in nome di una industrializzazione selvaggia ,lo Stato ha dato vano sforzo nell’applicare questo articolo.

Mi viene in mente quando per costruire l’Italsider di allora,dovettero estirpare dalla terra migliaia di ulivi secolari,ulivi della nostra storia come le mura romane divenute rosse per colpa dei minerali sulla Statale jonica.

Lo Stato ha la Costituzione certo.Il cittadino ne e’ consapevole e nella sua stesura trova risposte per una convivenza democratica e civile.

Ma quando cio’ non viene fatto da chi ha il dovere di rispettarla,allora il cittadino ha tutto il diritto di non credere a essa o meglio di prenderla con le “molle”.

Utopia e qualunquismo ieri sera ho visto in Benigni(certo non per colpa sua…),ma sarebbe opportuno anche dire le realta’ che avvengono in alcune parti d’Italia o nel mondo,visto che alcune parti della nostra costituzione sono applicate in altri paesi…

Caro Roberto,la prossima volta che farai uno spettacolo,fallo all’ombra dei camini,quei camini che bruciano le nostre speranze di vita salubre e ambiente pulito e che,idealmente,bruciano e disperdono al vento la Costituzione e alcuni suoi articoli.

benigni

 

 

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3 pensieri su “ROBERTO E LA COSTITUZIONE CHE NON VALE IN RIVA ALLO JONIO.

  1. Caro Luca. Tempi duri quando il compito di illustrare la Costituzione italiana è demandata ad un comico, sia pure illustre, che prima di parlare di quel documento che costò lacrime e sangue a chi no la scrisse ma morì in montagna per regalarcela, per renderla accettabile ai 12 milioni di telespettatori ha dovuto fare una lunga, lunghissima premessa per far ridere sul Caimano.
    Mi spiace, ma qualche minuti del prologo, ho spento il televisore.

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