TARANTO\ILVA:ANNUS HORRIBILIS.

Chiudiamo il 2012 a Taranto con una certezza:e’ stato l’anno delle lotte  ambientaliste e dell’Ilva,dei morti ancora nello stabilimento fino alla riammissione, per il famoso decreto salva Ilva del Governo,a produrre nuovamente.

Andiamo in ordine.

Partiamo dal sindaco Stefano.A inizio anno,il 25 Febbraio,firma una ordinanza che consiglia all’Ilva stessa di apportare dei lavori di rifacimento all’azienda,atti ad abbassare l’inquinamento a Taranto.

Ed ecco la prima grana.Il 12 Aprile,il TAR di Lecce,accoglie le rimostranze dell’Ilva stessa al fine di sospendere tale ordinanza del sindaco.Accolta!!!

Intanto il tribunale di Taranto si muove anche lui e commissiona una perizia medico-epidemiologica che attesta una connessione tra le malattie, le morti causate da tumori e l’inquinamento prodotto dall’Ilva.

Si muove adesso anche il ministro dell’ambiente Clini che convoca il 14 Marzo a Roma,il presidente della regione Puglia Vendola,il presidente della provincia Florido e lo stesso sindaco Stefano.

Il 28 Marzo,sollecitati dall’indagine epidemiologica tarantina,Vendola e il sindaco della citta’ jonica,sollecitano l’Ilva ad attuare maggiori sforzi in campo di tecnologie piu’ innovative per abbassare i livelli di inquinamento a Taranto.

Insomma le prime ufficiali conferme dei dati di decesso per patologie legate all’ambiente inquinato si fanno strada e si avvertono i primi scossoni che prendera’ l’indagine della magistratura locale,col Gip Patrizia Todisco che su questi dati confermera’ la necessita’ di fermare l’impianto per salvaguardare il territorio e la popolazione .Siamo all’inizio di una guerra che avra’ di fronte la cordata della legge jonica contro i poteri della casta romana e dei suoi interessi sull’Ilva stessa.

Ecco una data che ci rimarra’ nella memoria di noi tarantini:30 Marzo 2012.

Il gip Todisco chiude l’incidente probatorio al Tribunale di Taranto su due perizie che vede imputati i vertici del siderurgico.

Sotto la Prefettura,con la giornata normalmente retribuita dall’azienda….,settemila operai sfilano per difendere il loro posto di lavoro.

La macchina e’ messa in moto da parte di Riva.Taranto e la magistratura deve fare i conti con i numeri e quei numeri visti in piazza sono alti e il famoso ricatto occupazionale ha  il volto delle persone che sfilano.

Arriviamo al 26 Luglio.Il Gip Todisco mentre e’ in corso a Roma un incontro tra istituzioni locali,regionale e parlamentari pugliesi sulla questione Ilva,firma il provvedimento di sequestro dell’area a caldo senza facolta’ d’uso.

Uno smacco in faccia a Riva e una lama pesantissima che taglia in due la citta’.

L’Ilva deve fermarsi,ora,e deve iniziare le bonifiche senza produrre e senza inquinare.In citta’ l’estate e’ calda gia’ di pre se’,adesso e’ bollente.

Chi sta a mare e vede da lontano i fumaioli dell’azienda,adesso immagina un cielo sgombro da fumi e veleni.Altre persone,forse gli stessi operai al mare con le loro famiglie,tremano e meditano tra loro per un futuro nero.

Vengono arrestati Emilio Riva,il figlio Nicola,l’ex direttore dello stabilimento Capogrosso,il dirigente dell’area cokerie Ivan Di Maggio,e la responsabile dell’area agglomerato Angela Cavallo.

Alla notizia degli arresti,ottomila lavoratori bloccano la citta’,affiancando l’azienda alla protesta contro questi provvedimenti giudiziari e contro l’attacco sferrato dalla magistratura locale da parte del Gip Todisco.

Il popolo ambientalista festeggia e erge il gip stesso a baluardo della difesa dei diritti dei cittadini.

La guerra tra fratelli e’ iniziata ma molti dicono che la battaglia lascera’ sul campo solo una cosa:l’ingiustizia per due diritti,il lavoro e il diritto alla salute.

Ad Agosto l’Ilva ricorre al riesame e ottiene solo gli arresti domiciliari per Emilio Riva.

Ed ecco lo schiaffo al Gip Todisco.

Il tribunale del riesame dichiara che lo spegnimento degli impianti e’ solo l’ultimo atto finale e cosi’ facendo annulla la sentenza del tribunale tarantino e la sua efficacia.Il riesame nomina anche Ferrante come custode dell’impianto e lo sprona ad attivarsi per trovare una soluzione per porre migliorie all’impianto stesso.

Ricordiamo che Bruno Ferrante,dopo gli arresti di Riva e’ l’attuale direttore amministrativo dello stabilimento.

Il governo intanto annusa attorno a se’,aria di sfiducia da parte dei tarantini e anzi dichiara che una nuova autorizzazione integrata ambientale(AIA)e’ in programma.

Ferrante viene rimosso da una ordinanza della Todisco che afferma il ruolo “scomodo” dello stesso Ferrante all’interno della fabbrica e al suo posto nomina Mario Tagarelli,presidente dell’Ordine dei commercialisti tarantini.

Insomma l’Ilva e’ ancora aperta ma deve muoversi per attivare i canali di bonifica.

Altro ribaltamento dei custodi giudiziari.Adesso sono tre e dovranno provvedere alla gestione amministrativa delle aree sequestrate e indurle alla bonifica sul campo.Un compito gravoso e difficile che spesso ha provocato anche spigolature con lo stesso Gip Todisco.

L’Ilva marcia al 50% e la preoccupazione dei sindacati e alta cosi’ come a Genova che ha un suo legame stretto con lo stabilimento tarantino.Se si ferma Taranto,Genova va al collasso totale con la sua filiera produttiva.

Come se non bastasse riecco Ferrante,reintegrato nuovamente dal tribunale del riesame di Taranto nel suo compito di custode giudiziario.

Il Gip nomina,il tribunale del riesame rinomina.Una guerra in atto tra le toghe,una guerra che lascera’ sul campo bocche amare nella magistratura locale.

Il piano dell’azienda per il risanamento dell’impianti inquinanti previa la condizione per  il mantenimento della produzione al minimo,viene presentato e si parla di quasi 400 milioni di euro. Il Gip dice che la somma non e’ logicamente affiancabile ad un piano immediato di tutela della salute pubblica.

Insomma Riva gioca al ribasso e il Gip sottolinea che ci vuole ben altro che poche lirette e il ricatto anche della marcia al minimo degli impianti.

In citta’ tira un’aria pesante,e adesso si minaccia la chiusura degli impianti e il licenziamento per tutti.

Facciamo un salto in avanti e arriviamo al momento in cui Clini,ministro dell’ambiente,rilascia l’AIA .

Il giudizio e’ negativo da parte dell’azienda che nelle otto milioni di acciaio anno vede compromessa la produzione stessa.Poi vi sono i parametri da rispettare e le somme in campo da attuare per far cio’.Chiara la scontentezza di Ferrante e soci e anche quella ambientalista che in questa AIA,vede il salvacondotto Governo per non fermare l’Ilva per sempre.Anzi la prospetta,anticipandone a Taranto i requisiti che in altre parti del mondo andranno in vigore nel lontano 2016,nel futuro rendendola ancora presente a livello mondiale.Uno scotto momentaneo che secondo l’azienda rendera’ Ilva stessa meno competitiva a livello mondiale a scapito di concorrenza straniera specialmente cinese…

Nell’AIA c’e’ anche la questione spegnimento altoforni,che dovrebbe avvenire nel 2014. La  procura tarantina spinge per spegnerli in due tre mesi,ma l’azienda fa sapere che e’ tecnicamente impossibile.Si spegne invece l’altoforno 1 il primo Dicembre.

Una vicenda quella dell’ilva che ha anche una data da ricordare,allorquando l’azienda,era il 26 Novembre,decise di abbandonare Taranto al suo destino e di mettere per strada cinquemila lavoratori.

E chi si scorda l’aria pesante che regnava nello stabilimento occupato dagli operai stessi,la felicita’ degli ambientalisti e il futuro grave che pesava sulla citta’?

Vedere ad un tratto chiudere la fabbrica che nel bene o nel male ha condizionato la citta’ tarantina,e’ immenso disagio.

Disagio per cio’ che non da piu’ agli operai stessi,disagio nell’animo di noi cittadini che sappiamo i danni che arreca,la lotta di chi soffre giornalmente per il dolore di un caro perso.

Poi il decreto salva Ilva,il decreto che ha fatto scendere trentamila tarantini in piazza della Vittoria,uniti a dire che lo Stato ci ha scordato o ci ha venduti tutti al dio del denaro,della produzione e come carne da macello,inquinata come le pecore uccise poiche’ avvelenate dalla diossina,siamo forse anche noi timbrati a vita(?)di un unico destino?

O il futuro,il nostro destino cambiera’ in meglio?

Questa storia lascia sull’asfalto due condizioni imprerogabili:il diritto alla salute e al lavoro.

Il primo deve esistere sempre,con o senza fabbriche.Il lavoro,nel caso nostro,andrebbe tutelato con alternative da offrire a chi,dovesse chiusa la fabbrica,uscirne fuori e gridare di essere felice perche’ il lavoro e’ parte della sua vita..senza l’Ilva.

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