RIVA,IL MALLOPPO DA TOGLIERGLI E IL RICATTO DI FERRANTE.

Sequestro di denaro o di quote societarie.Questo sembrerebbe essere la soluzione proposta dal governo ai magistrati tarantini.

Con questa possibilita’,si potrebbero sbloccare i materiali fermi da Luglio nei magazzini e quindi pagare stipendi e fornitori.

Ma il procuratore generale Vignola,smorza facili entusiasmi confermando che la legge va applicata.

Allora,come sempre siamo stati abituati negli anni,Ferrante l’amministratore delegato dell’azienda,rimarca dicendo che in caso di stop alla vendita del materiale e della produzione stessa,sono pronte ottomila lettere per la cassaintegrazione,spettro che in questi giorni vola basso sulla cittadina jonica.

Clini insomma e’ venuto a Taranto,in una citta’ blindata,a dire che non esiste un piano alternativo,confermando che vi sono 396 milioni di euro per le bonifiche pronti da vari progetti statali.

Una cosa certa lo dicono i numeri:il blocco delle merci all’azienda di circa 1 miliardo di euro,e’ uguale alla riduzione del 20% dei soldi annuali per pagare gli stipendi e le forniture.

Bisognerebbe capire poi dove e’ il rimanente 80%….

Taranto,il piano B che manca e Clini che annega nelle false ipocrisie di un governo che,se da una parte sa che la chiusura dell’Ilva decreterebbe la morte certa dell’incremento di una parte del pil nazionale,dall’altra getta l’ennesima frecciatina alla magistratura tarantina,rea di essere “onesta con se stessa e verso i tarantini stessi(lavoratori compresi…)”e messa al muro da ricatti occupazionali(ribaditi dal duro Ferrante…)e alternative mancanti.

La storia va avanti,ma molti in citta’ dicono che l’Ilva da tempo e’ storia gia’ chiusa,destinata a una lunga agonia.

VIGNETTA ILVA

3 pensieri su “RIVA,IL MALLOPPO DA TOGLIERGLI E IL RICATTO DI FERRANTE.

  1. Clini ed il governo di cui è immeritatamente sedicente ministro hanno le stesse responsabilità dei Riva che dal 1995, in avanti non hanno speso mai nè una lira nè, tanto meno, un euro. Il ricattatore A.D. era un prefetto di questa Repubblica ed in questi giorni abbiamo visto come certi prefetti agiscono e quali interessi difendono. Avessero mai una volta difeso gli interessi dei cittadini.
    BISOGNA APPLICARE L’ART. 42 DELLA COSTITUZIONE CON L’ESPROPRIAZIONE DELL’ILVA.
    IL GARANTE NOMINATO DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA è LO STESSO ALTO MAGISTRATO CHE AVEVA DICHIARATO LA SUA DISPONIBILITA’ A DARE UNA MANO, A NICOLA MANCINO LO STESSO PER IL QUALE PERSINO NAPOLITANO HA CALPESTATO IMPUNEMENTE L’ART.3 DELLA COSTITUZIONE ED,, INSIEME ALLA CORTE COSTITUZIONALE CHE SI E’ INVENTATA UNA NORMA CHE RIGUARDA SOLO PRETI CONFESSORI ED OSTETRICHE E NON IL PRESIDENTE, HA UMILIATO I MAGISTRATI DI PALERMO!!!

  2. Giusto caro Osv.Alla fine gli interessi della casta vanno sempre contro i diritti dei cittadini.Ferrante e’ il “cane da guardia” dei RIva,ma anche della politica affarista e collusa con il privato.Se lo stato prendesse in mano l’Ilva per l’ennesima volta,dovrebbe onorarsi debiti a non finire e,in questo periodo di vacche magre,la cosa e’ difficile……ciao.

    • Lo Stato avrebbe il diritto-dovere anzitutto di sapere dove sono finiti i capitali dell’ ILVA quelli che, invece di destinare alla manutenzione ordinaria degli impianti per evitare che continuassero ad inquinare. Il problema che i Riva hanno sempre trovato nelle banche italiane, prima dalla CLARIPO e dalla POPOLARE di BERGAMO, i soldi per acquistare l’ILVA e, dopo, nel 2008, con Passera A.:D. di INTESA S.PAOLO, i soldi per partecipare ad acquistare la parte redditizia di ALITALIA mentre le passività le ha pagato lo Stato, cioè i contribuenti italiani . Di quest’ultima operazione dobbiamo ringraziare Passera e Berlusconi.
      Naturalmente le stesse banche hanno avuto ed hanno interesse che i prestiti rientrino nelle loro casse e quindi sanno dove il malloppo è stato depositato! Non per niente Passera è inquisito per evasione fiscale come A.D. !

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