ILVA :STOP ALTOFORNO 2

“TARANTO – Chiusura di tre mesi, da luglio, dell’altoforno numero due all’Ilva e avvio, anticipato di un anno, dei lavori di ristrutturazione previsti dall’Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Soluzione del rapporto con i cosiddetti «fiduciari» finiti nel mirino della magistratura: i «tecnici» assunti da Riva Fire dovranno scegliere, entro dieci giorni, tra l’inquadramento nella nuova Ilva spa o le dimissioni. La produzione scenderà da 17mila a 13mila tonnellate di ghisa giornaliere. Ottocento i lavoratori in esubero. Si farà ricorso al contratto di solidarietà (all’Ilva è previsto l’utilizzo con un tetto massimo di poco più di 3mila 700 lavoratori). Con le nuove fermate si arriverebbe a 2mila dipendenti in solidarietà anche se tutto sarà definito nel nuovo incontro azienda-sindacati della prossima settimana (19 giugno)”  fonte Gazzetta del mezzogiorno”

La realta’ sembrerebbe legata alla crisi del mercato dell’acciaio,crisi di richiesta che ha messo in difficolta’ l’intero indotto del piu’ grande centro siderurgico europeo.

Ebbene l’Ilva paga questa crisi e con essa l’intera popolazione operaia che seppur a ranghi ridotti continuera’  a produrre,ma dovra’ scendere nei suoi numeri nell’apporto lavorativo nei prossimi mesi.

Ho letto sui giornali anche della teoria che gira attorno alla produzione dell’acciaio a Taranto.

Grande quantita’,e scarsa qualita’ in contrapposizione con il boom cinese e brasiliano.

Una legge di mercato che alla distanza ha dato lavoro a Taranto con un gran numero di impiegati nell’area industriale ma che poi,alla fine,ha reso scarsa la qualita’ dell’acciaio stesso.

Riva paga adesso le conseguenze,avendo poche richieste e ammettendo che la fermata dell’AFO 2 non e’ solo per manutenzione e AIA da rispettare.

E se alla fine dovesse ancora essere crisi a livello mondiale sulle commesse dell’acciaio stesso?

Lavorerebbero solo le industrie che possano vantare ottimi livelli del prodotto finito?

Leggendo tra i giornali vari,sembrerebbe di si.

Una politica aziendale che alla fine lascerebbe sul campo disoccupati e famiglie al collasso.

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L’IMMOBILISMO DI GRILLO E LA FACCIA DI BERLINGUER.

Se ci fate caso la vicenda Grillo legata alla cacciata della senatrice Gambaro non e’ poi scandalosa.O meglio non e’ poi cosi unica.

La spettacolarita’ del gesto,la cacciata appunto,e’ enorme anche per la risonanza mediatica del movimento 5 stelle,nato con intenti unici,solidi di una lotta comune al capitalismo e alla casta,ma naufragato nel mare del personalismo di un solo capo.

Ma basta pensare all’altra parte della singola gestione di un partito,il PDL,che ha anche il suo leader e che contiene al suo interno i suoi adepti ammiratori.

La differenza qui e’ che se uno non e’ in sintonia con il caimano,va via e messo al bando dal gruppo.

In Grillo invece se uno e’ cacciato viene bastonato sempre dal partito ma apre una ferita,lacerando un tessuto,quello del movimento stesso,che perdendo soci mette in evidenza una sola questione:l’utilita’ di Grillo a essere capo senza apparire.

Se parlassimo solo di un movimento via web,uno di quelli che grazie alla rete va in piazza e manifesta,lotta si scontra per le ineguaglianze sociali ecc..,andrebbe anche bene.

Ma qui forse no.

Rappresenta una parte degli italiani,una fetta di popolo che anche in Grillo chiede giustizia e azione.

Lennon quando cantava pace e amore assieme a Yoko Ono,intrattenendosi sul lettone di casa con i giornalisti,ammetteva la sua volonta’ di agire con la musica e esporsi contro lo strapotere politico di allora americano e le guerre in Vietnam.

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Ma si esponeva,agiva,dissacrava un governo sordo alle richieste della piazza a smettere di uccidere con il rombo e le bombe di suoi aerei.

Grillo deve essere Lennon,o fallira’ lui e il suo movimento.

Perdera’ pezzi,di certo.

Avra’ la sindrome del suo stesso fantasma,sdoppiandosi di personalita’.

Una sui tasti del suo pc,l’altra nelle piazze.

Ma per trovarne la giusta mescolanza tra le due,dovra’ per forza di cosa essere un politico,uno di quelli che dovrebbe andare in parlamento e opporsi sui banchi alla casta.

Cosi’ facendo renderebbe visibile cio’ di cui scrive e sarebbe piu’ giusto anche per lui.

Ne gioverebbe in primis la sua identita’,fatta dal comico,dal politico,dal blogger e da chissa’ che altro ancora.

Ricordo dei video di Berlinguer.

Nella sua mimica facciale diceva tutto.Era il comunismo vero,fatto di carne.

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Oggi Grillo,se dovesse apparire in tv a qualche tribuna politica,rischierebbe di non essere nulla se non il fantasma di quello che dovrebbe essere.

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OGGI GEZI,DOMANI CHISSA’ QUALE PIAZZA.

https://twitter.com/Gulce_Kaya/status/344467430912958464/photo/1

 

Gezi Park,in Turchia.

Ma potrebbe essere Genova e il suo G8,oppure Seattle con i loro dimostranti.

Puo’ essere ovunque,in quei luoghi dove dire NO e’ pericoloso e dove la democrazia si traveste da Cile o Argentina.

E’ la rivolta dei diritti,annientata dalla brutale violenza delle milizie che consapevoli di perdere il controllo avanzano,colpendo e ferendo come se dovessero maciullare carne da mangiare dopo.

E’ la rivolta delle piazze,da Tienanmen a piazza Alimonda a Genova.

La piazza simbolo dell’unione delle razze in difesa di cio’ che ci rimane ancora da difendere.

Dall’ambiente al diritto della democrazia,per andare all’uguaglianza per tutti fino alla fine della politica economica globale,scandalo di questi ultimi anni e che ci ha portato al collasso globale.

Oggi piazza Gezi,domani chissa’…e la divisa usa ancora il pugno duro.

LIBERI DALLE SCELTE,COME TERZANI.

La vera grande libertà comincia quando finiscono le scelte.

Tiziano Terzani 
tiziano_terzani_ritratto-278x300Le scelte.Sempre condizionate dalle richieste,della vita.
Le scelte per essere qualcuno,una parte del mondo che conta…oppure solo una illusione per pochi anni o per poche ore.
Non sempre,le scelte,aiutano.Anzi possono lambire il tuo cuore e dirti che tu non eri fatto per loro.
Le scelte e la liberta’.
Quest’ultima puo’ avere inizio quando finisce la prima?
Potremmo dire di si,quando dopo aver lavorato per scelta o necessita’,la liberta’ dei giorni si affaccia e ti rende partecipe di un altro modo di vivere,senza costrizioni.
Ma anche la scelta di essere te stesso puo’ essere senso di liberta’,energia pura per guardarti dentro con onesta’ e dire che tu,ora,sei te stesso.
Ma rifiutare il qualunquismo dell’era nostra,la normale vita,potrebbe essere una scelta che porta alla liberta’?
Oppure e’ un disertare i nostri doveri,aspettando di rinunciare a scegliere per essere liberi?
Alla luce della crisi dei giorni nostri e allo scempio dell’etica politica,credo che non scegliere dove stare,possa essere un isolarsi dai problemi del mondo,servendosi di scorciatoie per non pronunciarsi contro cio’ che non va.
Scegliere potrebbe rivelarsi anche un trampolino verso la liberta’,la liberta’ del giudizio.
Terzani si isolo’ dal resto del mondo quando malato segui’ una via,quella del distacco dalle emozioni negative per difendersi dal male stesso.
Quando si ando’ a curare in america e vide il suo cambiamento fisico dovuto alle medicine disse “basta” e allora rinuncio’ a vivere qualche anno di piu’ a danno  della sua salute ma morendo naturalmente.
La sua baita divenne l’attesa dei giorni e la camera dei pensieri.
Rinuncio’ a  scegliere la via della chimica,e lascio’ che fosse il destino a muovere i suoi giorni.
Si sentiva libero,uccello che vola nell’universo non progettando nulla ma assaporando le albe e i colori della sua Orsigna e i tramonti spettacolari.
Oggi chi farebbe tutto cio’ che ha fatto Terzani?
Chi potrebbe rinunciare alla speranza di una cura per vivere gli ultimi giorni in pace col mondo?

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/abilita/frase-149915?f=a:1948>

IL VENDITORE DI FEDE.

Sere fa ho assistito al discorso di un prete.

Arrivato a un certo punto,allargando le braccia ci ha detto:la chiesa ha bisogno di voi,vi cerca,venite.

La televendita della fede,la ricerca di riguadagnare posizione dopo averle perse per errori gravi,o testardaggine dovute all’ermetico modo di vedere la vita e la sua realta’ svariata.

C’e’ la ricerca,oggi,del numero.

La ricerca di rendere credibile cio’ che professi,ma per farlo hai bisogno della folla,delle persone che acconsentano a dire si ci credo.

Il nuovo vescovo di Roma,papa Francesco ha capito le distanze giunte a un punto di non ritorno.

Ha capito di aver perso una logica secolare,quella della fede,che viene scalzata quotidianamente dai falsi miti sia tecnologici che televisivi.

Ha bisogno,la chiesa,di riproporsi,essere giudice della vita ma allargando la sua visione in merito a cio’ che e’ fastidio per lei,come le nozze gay,il divorzio,l’aborto.

Temi scottanti,certo,ma non per forza di cosa divisori per l’uomo e la fede stessa.

Il venirti a cercare suona un po’ di battaglia persa,per errori di valutazione o di orgoglio,fate voi.

Ma quel venirti a cercare mi dice che ha paura di perdere il cammino che per secoli ci ha dato,quel cammino di strada maestra per la nostra vita.

E allora,il prete l’altra sera,era un “venditore di fede”,detto con il massimo rispetto percarita’.

Un venditore consapevole dei limiti suoi come pastore e dei rischi nell’essere il porta a porta dei cuori umani,persi nei giorni nostri e diventati a rischio per un motivo solo:gli scandali.

Quindi il papa,capisce,colma il distacco e sprona i suoi uomini a chiedere aiuto a noi e noi,se lo vogliamo,dobbiamo andare incontro a loro,essere mediatori nel possibile di una riconciliazione che se non dovesse avvenire annullerebbe la chiesa stessa,aprendo all’ateismo sempre piu’ globale.

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IL REGALO ….MA NON E’ NATALE ANCORA.

L’aria di notte e’ pesante.I fumi escono dai camini ma c’e’ ottimismo tra gli operai.

Sanno che il governo seguira’ con il commissario Bondi la martoriata vita di questa azienda che in un anno dovra’ cercare il “compromesso” tra chi inquina e chi abita in citta’.

Non puo’ chiudere l’Ilva.

Il danno sarebbe enorme ci dice il ministro Zanonato.

Sara’ pure vero ma ci sono i ma che affliggono i pensieri di chi nell’Ilva non vede solo il profitto.

Chi paghera’ il tutto?

Basteranno i soldi sequestrati ai Riva oppure se non dovessero bastare si rischierebbe di attuare la famosa AIA a meta’?

E se cosi’ fosse,si restituirebbe l’azienda ai Riva stessi(????),rendendola piu’ ecologica ma al tempo stesso rimettendo in marcia una situazione che e’ sfuggita di mano a tutti,politici compresi.

C’e’ il rischio di risparmiare sulle bonifiche,di risparmiare sulle opere che servirebbero a mettere in sicurezza l’azienda e la citta’ stessa,che quotidianamente annusa i veleni e si riempie i polmoni di anni di meno.

Sara’ ma l’effetto salvacondotto Ilva non mi piace.

Per nulla.Quando affonda una nave,e lo si e’ visto,il comandante e’ il primo responsabile.

Se ritorna per i mari,c’e’ qualcosa di strano,l’odore dello sbaglio a ridare un’altra possibilità’ a chi ha procurato danni.

Lo stesso qui,a Taranto.

Bisognerebbe resettare tutto.Far sparire la vecchia gestione e rendere il futuro delle tute blu piu’ limpido e chiaro.

Chiarezza specialmente per la sicurezza sui luoghi di lavoro,non piu’ cimiteri a cielo aperto,ma zone dove ci si puo’ guadagnare il pane con fatica e rispetto.

Poi lo schiaffo alla citta’,l’ennesimo.

Quello schiaffo duro che Taranto prende da troppi anni e che le varie porcate politiche hanno  esaltato di piu’.

L’Ilva e’ li’,patrimonio nazionale ma anche sfruttamento dei limiti umani,quei limiti dove l’organismo una volta arrivato al massimo,scoppia di malessere sociale e sanitario.

Taranto citta’ dei due mari,delle bellezze ma anche di retorica a non finire.

DUE EROI CHE CI SPRONANO.

eroiTienanmen e la citta’ turca.

Due eroi,soli,dinanzi a un carro armato cinese e agli idranti della polizia turca.

Icone della liberta’,oppure pazzi che sfidano la vita illudendosi di fermare una violenza alla liberta’ di protesta?

Non so,pero’ gli ammiro perche’ essi hanno mosso una ferita dentro noi tutti,quella codardia o paura vigliacca fate voi,di desistere a danno di ribellioni popolari,voci di corteo che spesso cadono nel vuoto.

Eppure si e’ in tanti,con gli occupy americani e tedeschi,fino agli indignados spagnoli.

Il numero servirebbe a far tacere le negazioni dei nostri tempi,quei muri a volte invalicabili come in Siria,del diritto a vivere la propria vita come si vuole,essendo se stessi.

Ma spesso,i governi,tacciono le folli con i mezzi piu’ facili che hanno,le milizie.

Allora queste due figure appaiono agli occhi nostri pazzi,o idealisti che rincorrono un sogno.Quel sogno di azzerare i numeri delle masse e diventare un tutt’uno con chi scappa,o ha paura di scendere in piazza.

Ma loro,dinanzi al mezzo blindato o all’acqua in faccia,brandendo un diritto nelle mani,ci dicono che anche uno solo avrebbe quel diritto negato,anche uno solo e’ la verita’ dell’essere uomo con la propria dignita’ da rispettare.

Unici,o pazzi,per me eroi…quelli veri.

CARO ADRIANO,……

Giovedì al cambio turno sono andato alla Porta D dell’Ilva. Faceva caldo, ero stanco, ho deciso di mangiare una banana. L’ambulante di frutta ha rifiutato di farsi pagare: “Mangiatevela con la buona salute”, ha detto. Venerdì al cambio turno sono andato alla Porta A. Pioveva, ero stanco, una banana ci stava bene. L’altro ambulante non ha voluto farsi pagare. “Buon appetito a voi”, ha detto. Lo riferisco per mostrare il lato migliore dell’Ilva e del mondo. Al tempo stesso sono un po’ preoccupato che si diffonda la voce che c’è un vecchietto che ogni giorno viene a una porta diversa dell’Ilva per mangiarsi una banana a sbafo.”

Adriano Sofri.

C’e’ chi lo ama come opinionista(io),c’e’ chi lo vorrebbe morto per il suo passato da terrorista in Lotta Continua.

Il caso Calabresi,ucciso e forse lui mandante politico.

Un personaggio che fu in lotta con le istituzioni,che mi affascina nel suo dialogare quotidiano con i lettori dei vari siti a cui collabora e nei vari quotidiani.

Sofri e Taranto.Un amore nato grazie all’ilva,di cui e’ attento osservatore fin dal passato.

I suoi articoli sono passaggi crudi e veri,una forma di sostanza del problema jonico che lui trasforma anche in poesia.

Un esempio:

“A Taranto tira un vento da far invidia a Trieste, e se ogni famiglia stendesse uno striscione il vento li gonfierebbe tutti e la città prenderebbe il largo a gonfie vele con su scritto: Taranto ribellati”.

Caro Adriano se potessi venire da me,ti ospiterei con la gentilezza tipica del sud,dialogando con te del passato e di quella forma di rabbia,il terrorismo,che e’ un dolore per l’Italia intera e che oggi aleggia nella sua forma con la disperazione.

Un paradosso oppure una stupida idea,una di quelle che fanno paura e che confermerebbero una cosa:le istituzioni,quelle che anche tu hai ripudiato,forse non ci meritano e noi,assieme a te,siam terroristi ideali di un tempo grigio e cattivo,come oggi qui a Taranto.

GIUSTIZIA: MANIFESTI; SOFRI, SONO UN'INFAMIA E UNA PORCHERIA