A PRESTO.

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STACCO LA SPINA DALLA TASTIERA PER POCHI GIORNI,A  PRESTISSIMO DIVERTITEVI.

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IL “POVERELLO” ARGENTINO.

Quando la macchina di Papa Bergoglio e’ rimasta chiusa nel traffico della Getulo Vargas di Rio,ho detto tra me:la mia e’ migliore e piu’ sicura.

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Insomma la mia Nissan ALmera Tino,avra’ i suoi anni certamente,ma e’ senza ombra di dubbio piu’massiccia delle mingherline automobili  made in Italia offerte per questo viaggio

Se la folla avesse voluto sollevarla e farla girare su se stessa,ci avrebbe messo un minutino scarso.

Essere un uomo comune  come noi mortali, e’ un rischio a volte.

E deve averlo saputo bene il capo scorta del papa,Domenico Giani,il quale tra errori della polizia brasiliana e mancanza di informazione varia,ha elevato il livello di protezione al suo amato Francesco.

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Comune mortale con mezzi economici alla portata di tutti.

Facile  capire che la mossa di Papa Francesco e’ una mossa sentita col cuore senza motivi tattici studiati a tavolino.

Basti pensare che papa Francesco prima del “tutti fuori”,andava in bus tra le vie di Roma.

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Insomma siamo passati dagli sfarzi di Ratzinger,all’umilta’ di Francesco,come il poverello di Assisi.

Avvicinera’ tutto questo il cattolico in crisi?

Avra’ ripercussioni sulla gente che anche nella fede cristiana dei suoi preti, vede una casta mascherata da croci e abiti di cerimonia?

Una sfida,difficile,ma che oggi come oggi e’ importante per capire se c’e’ ancora margine per avere un successore di Pietro pronto a guidarci,confortarci e essere anche di esempio per noi.

La teologia di Ratzinger fredda e calcolata,l’esuberanza di Wojitila,sono lontane.

Avere un paragone con il buon e bello Karol forse per papa Francesco e’ piu’ facile,vista anche la sua esuberanza latina a essere partecipe con l’altro.

Andare incontro alla gente e non il contrario.

Anche per questo,l’altro giorno,gli uomini della sicurezza hanno avuto paura.

Meglio un papa altezzoso,che un poverello come quello di Assisi….?

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IO CI HO PROVATO,MA……

Ci sta che una sera Travaglio venga da queste parti e, nominando il Gip Patrizia Todisco,scateni gli applausi dei presenti.

Ci sta che lei,la Todisco,sia stata messa da parte come tutti quei magistrati che hanno cercato di capire l’affare Stato\Mafia,e che, oggi, rischiano con il tritolo arrivato a Palermo.

Non ci sta invece che si dica ancora che il quartiere Tamburi sia nato dopo l’Ilva e che le bonifiche si stiano facendo.

Gli ispettori possono andarci ogni santo giorno,ma ogni santo giorno vedranno cio’ che l’azienda vuole fargli vedere.

Pulizia,ordine,treni nastri coperti e cannoncini  abbatti minerali.

La realta’ e’ che  da anni chi vive in questa citta’,si sente emarginato.

Emarginato non come una qualsiasi citta’ del sud che,per i suoi connotati nati ad arte dal piu’ becero leghista paga dazio,ma invece per il non rispetto per essa.

Il rispetto delle convinzioni che spesso, pur trovando riscontri evidenti e ampi in campi sanitari e giuridici,sparisce dinanzi allo Stato,padre usurpatore a volte di logiche di giustizia.

E allora l’Ilva,l’inquinamento e i giudici,sono Stato\Mafia,il dualismo che ha rovinato le vite di molte generazioni.

Lottare contro un muro e’ ardua questione e ieri,Travaglio,nominando il gip Todisco,ha aperto la ferita in tutti noi.

Ha da una parte elevato questa donna,giustamente,e dall’altra ha rimesso in discussione l’ambiguita’ stessa del potere politico,silente e navigato nelle stanze romane.

Una logica soluzione per Taranto forse ci sara’ pure,ma ai fatti di oggi,personalmente manca il peso della politica locale.

Quel peso che una volta era l’equilibrio tra le ingiustizie dei governi e la rabbia dei cittadini,loro elettori.

Oggi con un sindaco vacante nel suo ruolo e una azione di denuncia fatta solamente dai gruppi ambientalisti,sembrerebbe una battaglia all’infinito.

Una ricerca di menzogne e scoop da denunciare a tutti ma con scarse ripercussioni a livello locale.

Ho paura che chi verra’ messo fuori gioco,possa dire un domani, dinanzi magari a una tv:io ci ho provato…ma lo Stato era piu’ forte….

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G8 2001:SIAMO TUTTI PADRI.

Un padre o una madre sanno.

Sanno che se un figlio ha sbagliato potrebbe essere per colpa loro o degli eventi della vita.

Per quel misterioso destino fatto di incroci giusti e pericolosi.

Giuliano Giuliani lo sa,sa di essere stato condannato per suo figlio,Carlo,che nel 2001 a Genova mori’ colpito dal fuoco di un carabiniere che ebbe paura di morire anche lui.

Ma tutti avevano quel timore,tutti sapevano di poter essere protagonisti di un film che avrebbe lasciato sulla strada sangue e bugie.

Carlo e il suo estintore,preso da terra e rivolto verso il defender fermo a motore spento.

Giuliano Giuliani vede e rivede il filmato del povero figlio(per molti un dannato teppista di strada)e il suo corpo cadere sull’asfalto e falciato due volte dalla jeep in preda al panico in quell’angolo maledetto di Genova.

Poi la pietra,messa a fianco al capo del ragazzo,forse fracassato da qualcuno per trovare un movente o motivo dell’assurda morte di un ribelle ai suoi ultimi giorni di lotta.

Un padre sa che suo figlio ha forse anche esagerato,spingendosi verso quell’istinto maledetto che attanagliava migliaia di persone li’ nell’estate del 2001 e che sfocio’ in manifestazioni e deportazioni nelle prigioni della Diaz.

Giuliano Giuliani vuol capire molto,e si affida a immagini,fotogrammi e sonori di un maledetto pomeriggio dove la logica della tolleranza fece posto alla pazzia delle forze dell’ordine e all’intrusione di gruppi violenti nei diversi cortei di pacifisti.

Il padre rivede e spiega i dubbi,i motivi che a distanza di dodici anni lo hanno portato a fare un esposto alla procura perche’ il caso non sparisca assieme alle tante e penose vicende italiane.

Carlo magro nella sua divisa da giustiziere e idealista,ebbe forse il modo di percepire l’attimo della vendetta personale,certo,quell’azione mirata verso le istituzioni rappresentate dalla divisa,che erano fautori di ineguaglianze sociali e che assieme alle banche,alle grandi macchine e ai Mc Donald’s sputavano soldi in faccia alla gente martoriata dalla precarieta’ gia’ in rialzo da allora.

Ma Giuliano Giuliani forse e’ stanco di sentirsi dire che suo figlio si e’ cercato la morte,sbagliando o oltrepassando una linea ideale tra fuga e immolarsi per una causa.

Lui sa che forse si ha sbagliato Carlo,ma assieme a lui anche altre persone e anche i padri delle forze dell’ordine  che nei loro figli hanno avuto una  parte rilevante nel tragico periodo del G8 genovese.

Oggi rimane l’ennesima questione legata alla giustizia,e  all’insabbiamento di persone che non ebbero rispetto nemmeno per il corpo inerme a terra di un giovanotto sbarbatello.

Il sangue di Carlo e’ quello di tutti noi.

Di chi in lui ha visto una vittima,ma anche di chi in lui ha visto un teppista.

Si perche’ potrebbe accadere a tutti di entrare a far parte di una logica pazzesca che si chiama squadrismo.

Quella logica che si e’ vista e che ha colpito persone che non centravano nulla con i famosi blac block o teppisti navigati.

Chi ebbe il manganello sulla testa e chi subi’ violenze alla Diaz,era anche un semplice cittadino,uno di quelli che crede anche nella giustizia e nella divisa.

Uno di quelli che a Genova ci ando’ per gridare la voglia di eguaglianza e protestare contro i grandi affari che il G8 tramava nei palazzi liguri.

Poi con il sangue sul volto e le costole rotte,modifico’ il pensiero di taluni bravi ragazzi.

Molte interviste in rete ci regalano uno spaccato sulla violenza gratuita delle forze dell’ordine.

Sulle botte prese anche se stavi seduto a terra e guardare cio’ che avveniva dinanzi a te.

Ecco perche’ cio’ che accadde li e’ una lezione per chi e’ dalla parte di Carlo e chi no.

Ecco perche’,il filmato che vi linko,e’ anche il filmato di un padre qualsiasi,uno che ebbe anche nel figlio in divisa,un agnello da sacrificare sull’altare della repressione gratuita per far vedere agli occhi del mondo di che pasta era (e’)la democrazia in Italia.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2013/06/25/APbPurpF-giuliani_giuliani_morto.shtml?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

QUALE AUTOBUS PRENDI?

Quante volte abbiamo sentito questa frase:da oggi non me ne frega piu’ niente dei problemi degli altri.Anzi sapete che vi dico:penso solo a me stesso\a.

Vabbe’ direte voi,e’ un modo per dire, per esorcizzare quell’altruismo tipico nostrano che ci puo’ portare anche a delle fregature.

Dare molto e ricevere nulla,essere gentili e prendere cazzotti.

La cosa migliore da pensare secondo me e’ questa:tutto finira’ e allora perche’ prendersela cosi’ tanto per futili questioni?

Sarebbe meglio concentrare le nostre energie positive verso cio’ in cui crediamo.

Giustizia,religione,amore,soldi,viaggi?

Avere attorno a noi un alone protettivo di menefreghismo verso cio’ che non ci interessa o che non fa parte del nostro “credo personale”.

Prendi l’esempio del lavoro.

Utile, certo, per comprare il pane,vestiti e benzina.

Per altri e’ il senso della propria vita,l’identita’ da esibire  alle persone idolatrando virtu’ personali e logiche di carriera.

O il mezzo per comprare cio’ che serve,l’autobus giornaliero per portarci fuori dal tunnel della giornata che sara’ fatta poi di altre cose piu’ importanti e meravigliose.

Eppoi il distacco dalla logica del consumismo o della partecipazione collettiva a un rito pagano che e’ quello delle compere inutili a tutti i costi.

Ma cosa ci serve in fondo per una vita tranquilla?

L’amore dei cari,un buon libro e l’autobus del lavoro.

Io la vedo cosi’ e forse,spero,riusciro’ a essere piu’ sereno con me stesso e con gli altri.

E voi?

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META’ SADHU E META’ IPHONE….

I sadhus.

Santoni,predicatori,ricercatori dei perche’ della loro esistenza.

Ma anche uomini al tramonto della loro vita,che cercano nella poverta’ e nella solitudine,lontani dai propri cari,la via.

I sadhus in India.

Fenomeni da baraccone per taluni,ma per altri una scelta di vita da seguire.

Ma si puo’ arrivare a essere sadhus vivendo come viviamo noi la quotidianita’?

Cioe’ voglio dire,le domande,i dubbi e i pensieri che a volte ci facciamo sono l’inizio di un percorso nostro interiore che per colpa dei tempi moderni e delle nostre gioie tecnologiche viene vanificato e spento subito?

Oppure se riusciamo a conviverci anche con esso,il percorso interiore di domanda e ricerca,possiamo vivere meglio?

Loro questi sadhus nelle loro rinunce hanno trovato l’equilibrio che li portera’ ad avere un cammino finale verso la morte.

Ma e’ anche vero che rinunciando a tutto,hanno riallacciato un legame con la terra,la polvere e la natura.

L’aria e il respiro diventano fonte principale di vita da dare a loro stessi per trovare l’equilibrio dei loro giorni all’interno di un progetto scritto per noi tutti.

Razionalmente dico che per l’uomo moderno la difficolta’ sta nella rinuncia al benessere,alla comodita’ e alla routine dei giorni.

Ma perche’ allora quando osserviamo cieli e tramonti,oppure stiamo in mezzo al mare soli sentendone il rumore,ci appaghiamo di tutto cio’ e siamo felici?

E’ un solo momentaneo inizio del possibile cammino che queste persone invece fanno per sempre?

Insomma perche’ loro si e noi no?

Non sara’ colpa anche dell’istruzione religiosa che ci accompagna dalla nascita?

Ma Giovanni il Battista non vagava per il deserto?

Non era anche lui una specie di sadhu?

Domande e risposte.Una certezza:il rumore della natura e’ molto meglio a volte dei decibel sparati nelle cuffie….sadhu

 

LA REALTA’ MIOPE E QUELLA NITIDA.

Tieni presente quando metti a fuoco l’obiettivo di una reflex?
Giri e giri fino a quando cio’ che era sfuocato prende forma nitidamente.
Oppure quando il miope mette i suoi occhiali e assapora la realta’ che gli sta attorno con chiarezza e giusta visione.
Ebbene,prima di questi due momenti,tutto e’ poco chiaro.
Le persone,la realta’ circostante e la vita in generale.
Sembrerebbe che tutto avvenga in una specie di nebbia padana e che tu ti possa muovere con difficolta’,a tentoni.
Eppure percepisci lo stesso il mondo attorno a te.Ma in maniera diversa.Agisci con una logica tua ma forse meno reale di quella che faresti mettendoti gli occhiali o a fuoco la tua reflex?
Mi son chiesto sempre se il risultato finale di una azione,pensiero o altro,possa essere diverso nei suoi modi di lettura piu’ o meno opachi e sfuocati da quelli nitidi e puliti.
Insomma se ognuno di noi,nelle sue miopie o problematiche visive,distorca la sua quotidianita’ .
Certo direte voi,semplice.
Ma credo che esista una via parallela a cio’ che noi facciamo,vediamo e pensiamo.
La via distorta,o poco chiara che sarebbe anche quella degli errori.
Non so ma io la vedo cosi’,senza occhiali.E voi?

MI SON PERSO QUALCOSA?

Si passa dalle cazzate di Bondi(a Taranto si muore per il fumo di sigaretta e non per l’Ilva),all’orangotango di Calderoli dato al ministro Kyenge,fino all’ingarbugliato caso Ablyazov.
In Italia non mancano dementi per farci divertire e incazzare.
Sembra un paese dove la scritta”accendere il cervello prima di parlare” sia un optional per pochi.
E quando quei pochi sono i politici,ti accorgi di essere tu sfortunato a vivere nell’Italia dei paradossi,degli scandali e delle bugie quotidiane.
Vedi il caso della lega.Un movimento razzista,si certo lo e’,dove il colore e la meridionalita’ e’ la differenza da mettere al bando e dove nel momento decisivo,come ora,si fa marcia indietro nelle parole dette.
Calderoli se c’e’ l’ha duro,lo dimostri.Altrimenti si tolga dai …maroni(scusate il gioco di parole).
Caso Bondi.
Ma veramente il caso Ilva si puo’ risolvere con dementi che affermano cose inopportune e senza fondamenta?
No,non credo.Avremmo bisogno di onesta’ e meno ipocrisia di parte.Quella parte che si chiama stato e famiglia Riva.
Ultima considerazione finale.

Se spegnessimo le nostre attenzioni su taluni personaggi, su taluni politici e decidessimo di pensare solo a noi,per un momento cosa accadrebbe?

Se tornassimo alle nostre radici,la vita,i figli,la ricerca della pace a scapito del bombardamento mediatico fatto di queste cazzate sparate a mille decibel da lor signori,non staremmo meglio?
Si.
Come quel signore che si perse nella giungla del Vietnam,senza sapere che la guerra era finita da anni……
 

TUMORI A TARANTO?COLPA DEI CONTRABBANDIERI…..

A Taranto si muore per colpa dei contrabbandieri di sigarette.Quindi per colpa del fumo e dell’alcool.

Non ci credete?E allora leggete cio’ che ha detto il signor Bondi,James Bondi da adesso o J.B.

Ecco il passaggio scellerato:

“A tale proposito – chiariscono gli esperti del commissario Bondi – è noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato più alto rispetto ad altre aree del Sud.”

E poi:

“l’enfasi sul possibile ruolo dell’impianto siderurgico sulla mortalità a Taranto sembra essere un effetto della pressione mediatico-giudiziaria, ma non ha giustificazioni scientifiche”.

Volete ridere ancora?Ecco:

““Fumo di tabacco e alcol, nonché difficoltà nell’accesso a cure mediche e programmi di screening”.

Insomma caro J.B. cio’ che in questi giorni si vedra’ nelle aule del tribunale quando vi saranno le cause per i decessi di alcuni operai morti per mesotelioma pleurico,sara’ l’ennesima farsa mediatica di stampa e tv,o meglio,di una parte di Taranto che ha visto perdere i propri figli nelle braccia di sorella morte,e che sbaglia mandante di tali decessi,cioe’ l’Ilva stessa.

Caro J.B. prima di dire cose inesatte vorrei farti leggere testimonianze scritte di azioni legali correlate da verbali di medici e di prove sacrosante di danni ai polmoni causati da fattori cancerogeni industriali e non dal fumo che forse tu hai in testa.

Taranto da anni e’ stata sotto tiro di fattori inquinanti,polveri sottili e veleni vari.

Se i risultati si vedono dopo trenta anni,dovremmo adesso raccogliere i resoconti purtroppo,ma e’ anche vero che prima l’esposizione e la sicurezza per gli operai stessi non era garantita da norme tutelanti al lavoratore stesso.

Gli stessi operai lavoravano con tute di amianto e con scarsa informazione del pericolo.

Sappi,caro J.B.,che i veleni che oggi respiriamo sono gli stessi di tempo fa,ma con una differenza:oggi sappiamo,conosciamo e divulghiamo gli effetti dannosi alla salute.

Io ho il papa’ che fuma da quando era giovane,eppure c’e’ ancora,vivo e vegeto.

Come mai caro J.B.?

Basta a difendere la grande industria,basta a stare dalla parte del businnes a tutti i costi.

Sarebbe piu’ onesto dire che il danno e’ enorme e bisogna arginarlo.Con bonifiche e altro.

Poi non mi venire a parlare di condizione esagerata mediatica.

Tu e i tuoi amici che vi apprestate al decreto salva Ilva,quello che permette ancora all’azienda di fare i c….zzi suoi a danno della popolazione.

Tu caro J.B., vieni da noi un solo giorno.

24 h di annusate dell’aria nostrana,partendo dalla raffineria fino alla Tua amata Ilva.

Vieni e assapora i gusti di Taranto,quella citta’ che prima,grazie all’odore del mare e dei mitili,era riconosciuta da tutti come la perla del sud.

Vieni in Puglia,da noi caro J.B.

Ti aspettiamo…stanne certo!

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NEL SANGUE,IO SCRIVO.E VI RACCONTO.

Ho letto.Ho cercato di capire qualche cosa e adesso le diro’.

Pero’,prima,fatelo anche voi.

Il link e’ questo:

http://lastampa.it/2013/07/12/blogs/voci-globali/il-lavoro-di-una-donna-la-realta-distorta-di-una-giornalista-freelance-in-siria-1LdkqBQFPBdmStyynsxymL/pagina.html

Bene.

Cari mezze seghe di giornalisti seduti sulle poltrone con l’aria condizionata,sappiate che i settanta dollari per ogni articolo che pubblica uno di questi “pazzi in giro per le guerre”,son pochi.

Cosa sono le migliaia di euro che il vostro padrone,magari Berlusconi,vi elargisce con disinvoltura sul vostro conto,dinanzi al misero prezzo di un articolo di questi pazzi che,rischiando in prima linea,ci dicono la verita’ sulle guerre?

E a voi editori che volete lo scoop e non rispettate loro,vi dico che siete degli inetti,degli speculatori sulla vicenda e non sul contesto globale.

Volete la foto,il pezzo originale,non sapendo,spesso,cio’ che sta dietro a esso.

Io leggendo questo articolo,ho capito la mancanza di gratitudine che ha questa persona,li nell’Aleppo sotto i colpi incrociati,rischiando la propria vita.

E allora,per far scuola,manderei in quei posti chi  fu’ comunista\giornalista,chi sniffava il culetto alle ragazze di Ruby facendosi chiamare direttore,chi assomiglia a zio Fester e che sta con una dalla bocca larga e dal servilismo accentuato verso il suo psicocapo,ecc….

Il giornalista,forse oggi,potrebbe farlo chiunque.

Basta un pc,un blog e saper scrivere.

La notizia la puoi sviluppare nel modo tuo interpretandola con sincerita’ o con faziosita’.

Puoi essere bravo,avere adepti che ti seguono e ti scrivono,ma quanti di noi,di voi,andrebbe tra i fuochi di Gaza e le bombe siriane?

Chi scriverebbe un articolo per soli settanta dollari sapendo che forse quello sara’ l’ultimo?CHI?

Quindi massimo rispetto verso questi eroi,che poi sono anche umani e disponibili verso il prossimo.

Qeste sono le foto di Alessio Romenzi,fotografo in Siria.

http://lightbox.time.com/2012/02/08/syria-under-siege-photographs-by-alessio-romenzi/#20

Questa e’ una delle tante pazze che scrivono per noi,Onore a LEI.

francesca borri

francesca borri