TARANTO VECCHIA:LA LUCE IN FONDO AL VICOLO C’E’ ?

Adriano Sofri e’ uno che mi piace.Uno di quelli che,nel passato,e’ stato “cattivo” ma che poi,sbagliando,ha capito cio’ che ha fatto e ha messo la sua intelligenza nello scrivere.

E ha scritto anche di Taranto vecchia.

Vi riporto un passaggio di cio’ che ha detto:

Quella meraviglia è stata svuotata e degradata e soffocata fra i muraglioni di cinta che stringono la città in una morsa, quelli dell’Ilva (e dell’Eni e della Cementir) e quelli dell’Arsenale, militare questo, militareschi quelli. L’abbandono in cui è gettata Taranto vecchia, che ne accresce il fascino agli occhi degli intimiditi ed eccitati turisti, è inspiegabile se non con le mire di chi sceglierà il momento buono, quello del prezzo più basso, o addirittura del premio pubblico, per impadronirsi delle rovine e farne un affare. Taranto vecchia ha oggi i suoi campioni giovani e vecchi, piantati nella storia e nella lingua di quei due mari, spiantati di soldi, cui va affidata la cura di quella Taranto così vera, finché si è in tempo. Un sindaco che sta riformando la sua giunta, dentro una tempesta di scadenze sociali e giudiziarie e politiche -compresa la consultazione popolare sul destino dell’Ilva- ha una grande occasione per affidare Taranto vecchia a chi la ama disinteressatamente e ha idee e tenacia intatte, e metterla al riparo dalla rapina in agguato”.

Sofri parla di una responsabilita’ che dovra’ avere chi si impegnera’ a renderla viva per sempre.

Il politico?

Il cittadino tarantino?

Il businness che spopola ovunque e che solo qui non attecchisce per una specie di maledizione?

O sara’ lo stato a dare sgravi fiscali a chi vorra’ aprire locali in quelle viuzze?

Sapete che vi dico io?

Da tarantino temo che Taranto vecchia sia ormai abbandonata a un tragico destino che e’ quello dello spopolamento dovuto al ringiovamento sociale che per forza di cose e’ obbligatorio in qualsiasi paese desolato sulle montagne o in luoghi come la citta’ vecchia.

La salvezza sta nel voler andare contro corrente andando incontro alla fine.

E’ un tunnel buio adesso la citta’ vecchia,che si illumina in poche occasioni come la settimana santa o l’estate con manifestazioni popolari.

Poi si va e si viene,per le vie ma a dirci della fine e’ il crollo delle mura e le barche vecchie ferme al molo.

Ma c’e’ anche la speranza,in noi giovani,di ribaltare un percorso che spesso tradisce le sue origini,quelle origini che amiamo e che fotografiamo dentro di noi.

E allora chi vorra’ trarne benefici dalla citta’ vecchia,dovra’ per prima cosa amarla e adattarsi a essa.

Adattarsi nei modi secolari e nelle logiche di vita,di presenza nei piccoli vicoli laggiu’.

Amarla e ricordarsi che lei,la citta’ antica,e’ chiusa dentro se stessa per difendersi dai mostri che le sono attorno.

Sofri parla di Ilva,Cementir.

Loro sono anche i colpevoli dello spopolamento dell’isola.

Hanno dato molto in termini economici ai vecchi pescatori,ma hanno tolto anche la tarantinita’ che possedeva la zona prima dell’insediamento della grande fabbrica.

Una veloce corsa al sicuro posto di lavoro,una corsa che ha creato serenita’ nelle famiglie e futuro certo.

Oggi,e qui sta il paradosso,si vorrebbe ritornare al passato,ridare a Taranto cio’ che lei e’ stata.

Ritornare sui suoi passi,quelli del mare e della pesca,della fatica umana giu’ alla discesa Vasto.

Ma si puo’ ritornare indietro alle nostre origini?

Si puo’ affermare che l’industria in affanno grazie alla crisi di richiesta dell’acciaio e’ finita e la salvezza e’ il mare?

L’acqua pura potra’ darci nuova linfa alle nostre generazioni?

Caro Adriano,se passi da Taranto di nuovo una cosa non ti perdonero’:cio’ che hai detto sui politici…..

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