SPOGLIARSI DEL POTERE,COME MUJICA.

La destra esiste nella società, e vivrà anche dopo Berlusconi, e per questo noi dobbiamo organizzarci. La destra è un grumo di interessi, di rendite annidate ai vertici e nei tentacoli della burocrazia. È l’imprenditoria rapace, ingrassata da commistioni opache con una zona grigia della politica. È un pezzo della classe dirigente che vuole conservare tutto com’è, spesso umiliando la politica o servendosi di essa attraverso i suoi prediletti di turno. Su questo piano, lo dico sinceramente e con angoscia, io temo che da tempo abbiamo dato l’impressione, e a volte qualche prova, che in questi fortini del privilegio siamo rimasti coinvolti anche noi. Noi dovevamo essere quelli che rompevano quei fortini, quelli che li assaltavano, quelli che aprivano a un mondo intero escluso da rendite di ogni tipo. E pace se ci saremmo fatti qualche nemico, anche questo è il compito di un partito. Noi non possiamo piacere a tutti ma dobbiamo parlare e rappresentare la maggioranza offesa da pochi che contano.”

Gianni Cuperlo ci dice questo da Milano.

Racchiude la destra in un angolo e ci racconta di una sinistra anch’essa rea partecipe di un vizio tutto nostrano,fatto di intrecci loschi e affari per soddisfare politici di turno.

Allora Cuperlo dovrebbe essere il politico di sinistra della svolta,quella tanto agognata dal popolo italiano che vorrebbe sincerita’ e onesta’.

Ma la frase di Gianni Cuperlo quando dice che ” nei fortini del privilegio siamo rimasti coinvolti anche noi”,e’ la barriera che dovrebbe crollare in futuro.

Un muro da abbattere col passato e che spesso abbiamo creduto di averlo visto giu’ e invece,la cronaca,ci ha detto che no,non era vero.

Perche’ dovremmo fidarci della nuova leva comunista,dai Cuperlo a Civati,da Renzi a magari lo stesso Letta?

Perche’ non sarebbe piu’ facile dire che la politica europea,intesa come al servizio della gente,attualmente e’ sotto una monarchia tedesca o della BCE fate voi e che il politico tipo Mujica,presidente dell’Uruguay e’ pura retorica o utopia?

“Non ha la scorta né un conto in banca, e per il fisco uruguaiano è un “nullatenente”. José Alberto Mujica Cordano è da due anni il presidente dell’Uruguay. Dei 250mila pesos (circa 10 mila euro) del suo stipendio da Capo di Stato, Mujica trattiene per sé soltanto 800 euro, e devolve il resto al Fondo Raúl Sendic, un’istituzione che aiuta lo sviluppo delle zone più povere del Paese. Dice: «questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno»

Essere come quest’uomo e’ difficile veramente da pensare per i politici nostrani.

Una differenza che e’ visibile quotidianamente e’ che fa la differenza stessa.

La gente forse avendo esempi come Mujica,avrebbe voglia di credere in cio’ che la politica deve dare al paese e del ruolo del politico per la societa’.

L’Italia non e’ l’Uruguay certo,ma perche’ non ha le stesse ragioni di intendere l’azione del servizio politico come lo e’ in sud america?

Perche’ qui c’e’ un uomo che vive in un bugiggatolo di casa con 800 euro ma e’ amato dalla gente?

Perche’ non c’e’ esasperazione del concetto di politico,visto come potere personale e benefici,e pura strategia per raggiungere fini personali?

Ecco perche’ quando ci si presenta come i salvatori di un sistema non credo che possano poi esserlo davvero.

Ecco perche’ credo che prima bisognerebbe smontare l’impalcatura di cio’ che vuol dire politica e fare politica.

Un nuovo segretario di un partito della sinistra dovrebbe una volta vinto,svestirsi del potere e azzerare tutto cio’ che ruota attorno a esso.

Essere un simbolo partendo da cio’ che e’ il simbolo stesso della casta,lo stipendio,le macchine grosse,le case,gli uffici,ecc…

Puoi fare il politico anche nella miseria,basta che tu intenda la parola politica come servizio per il bene…comune.

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