QUANDO UNA SVOLTA?

Gli operai dell’Ast di Terni,hanno preso i manganelli in testa per difendere un posto di lavoro,quello di cui tanto parla Renzi da Firenze,e che e’ oramai un sogno per tutti.

Gli operai,difesi dall’uomo piu’ di sinistra di oggi,cioe’ Landini,prendono i manganelli in testa perche’ non vengono difesi dai politici nostrani,politici che invece,da molti anni grazie ai decreti salva Ilva,difendono il colosso di Taranto contro tutti e tutto.

Gli indici di inquinamento ambientale oramai leggibili in rete ,ci dicono che non scendono e assieme a essi,anche i fumi invadenti che entrano nei polmoni di noi tarantini,in barba ai divieti di produrre in alcune zone dello stabilimento sanciti da organi di controllo.

Vi voglio postare il link del caro amico Fabio Matacchiera,uno dei pochi rimasti a mettere il proprio volto nella battaglia contro la fabbrica killer.

Sono convinto che lui,assieme a molti altri,sarebbe disposto anche a prendersi manganelli in testa,ma allo stato attuale a Taranto,sembrerebbe vigere un senso comune di sconforto e amarezza nel vero cambiamento che tutti noi auspichiamo.

Il cambiamento del piano di risanamento ambientale che spesso il governo ci promette e che invece,e queste immagine sono la prova,dimentica e asseconda consensualmente….

Taranto ringrazia e incassa.

A quando una svolta?

ECCO IL LINK

https://www.youtube.com/watch?v=H5HpbDK-whw&feature=youtu.be

CARO MATTEO,SI VABBE’ CHE TE LO DICO A FARE…LO SAI!

Il posto fisso non esiste piu’ ci dice Renzi da Firenze.

Caro mio,hai certificato un pensiero gia’ certo,gia’ analizzato e assorbito da tutti i giovani che sperano no nel posto fisso,ma nel posto…basta.

Quante cazzate spari caro Renzi.

Eppure veniamo dai venticinque anni con Re Silvio da Arcore.

Lui si che diceva le bugie,ma pensa te mi era simpatico.

Poi noi,che vuoi fare,eravamo scemotti,si credeva al Miracolo all’Italiana,quello che avrebbe sancito per tutto il mondo la tipica vena nostrana,fatta di arguzia e fantasia,genio e fascino.

Si ma duro’ poco,perche’ poi ci accorgemmo che il buon Silvio da Arcore esagerava un pochino e anzi,lui,nonostante la sua eta’,ammiccava ancora al fascino femminile trasportandoci nelle sue fiabe,idealmente,fatte di orge nei palazzi di stato con splendide donne.

E no caro Renzi,no non ci sto.

ABBIAMO assorbito quel puzzo di potere,unico e lercio,che ci ha portato sin qui,da te e il posto fisso te lo potevi risparmiare visto che,noi,lo sapevamo gia’ della sua morte.

Quindi fanculo tu e le tue speranze spezzate e,anzi,ti dico che il lavoro,quello anche precario e mal retribuito,chi lo tiene,se lo fatica e con quello ci vive,o meglio,cerca di viverci.

E si caro Renzi tu che ne puoi sapere delle capriole per arrivare a fine mese o del disprezzo oramai fuso nel nostro dna verso voi politici?

Credi ancora che noi,si noi italiani,crediamo al messia di turno,quello che ci salvera’ e che ci fara’ stare allegri e in pace con tutti?

No.

La favola e’ finita,abbiamo preso,da tempo,conto dei fatti.

LA MORALE E’ SEMPRE QUELLA…MANDALI A FANCULO TRAMITE SOCIAL…E’ MEGLIO.

Patrocinata dalla Camera e dal Senato,assieme a Famiglia Cristiana e Avvenire,parte la campagna  sociale “Anche le parole possono uccidere”.

In pratica un uso sbagliato di alcuni termini,terrone,negro,terrorista ,ciccione,che spesso impropriamente vengono usati per definire alcune persone,,dovrebbero essere bandite dall’uso quotidiano.

Un immigrato e’ subito terrorista,un ragazzo obeso e’ detto ciccione,ecc..

Peccato che il buon Gasparri abbia commesso un peccatino di presunzione,allorquando ha avuto,, tramite twitter il famoso scontro con Fedez e  una ragazza(link http://www.corriere.it/politica/14_ottobre_20/gasparri-tweet-contro-ragazzina-fan-fedez-fai-dieta-0c6caa22-5863-11e4-9d12-161d65536dad.shtml).

Insomma se volete credere alla favola della buona educazione lanciata dai politici e testate giornalistiche,fate pure.

Io personalmente credo piu’ a un vaff. diretto tramite i social e un dito medio in faccia al politico di turno.

E voi che dite?

PERUGIA -ASSISI ILLOGICA O UNICA?

Perugia-Assisi la marcia della pace.

Rivendicazione di un diritto, quasi,negato dagli avvenimenti degli ultimi mesi e di una guerra,la terza mondiale,che molti dicono di averla gia’ in atto.

Ma la marcia della pace sarebbe anche quella della pace con noi stessi,dei nostri diritti negati e del lavoro simbolo di un’ utopia generalizzata tra i giovani che la fa da padrona sulla nostra psiche.

La pace che vogliamo per credere che ci possa essere ancora un cammino in comune,magari sbagliandoci anche e ammettendo che la guerra,si quella che viviamo e che vediamo poco distante da noi,possa essere un momento,illogico,che passa e che si nascondera’ dietro i monti siriani o dei paesi russi.

La marcia della pace,simbolo di speranza,ma poi se la fai ti dicono che non sei capace di scendere in piazza per difendere i tuoi diritti e allora…c’e’ qualche cosa che non va.

Ma la differenza quindi dov’e’?

Li in fondo al cuore,magari rimanendo precario a vita e sperando che li,poco lontano da noi,la pace risieda per sempre nei cuori umani e che non perda per le solite questioni di geopolitica economica e vendette in nome della fede.

Oggi Perugia -Assisi e’ la marcia della pace che rimane unica,simbolica ed efficace per chi,in fondo,ha a cuore il bene comune.

MATERA TARANTO SOLO ANDATA.

Sono stato a Matera domenica scorsa.

Ho annusato tutto cio’ che di bello questa cittadina regala a chi va a trovarla.

Dalla sua storia,sino all’aspetto gastronomico,Matera racchiude cio’ che spesso si desidera.

La pace dei vicoli storici e le stradine simile a Gerusalemme,fanno di questa cittadina della Basilicata una perla da raccogliere e conservare dentro se.

Matera inoltre ieri e’ stata la vincitrice,tra le citta’ italiane,come rappresentante della cultura europea 2019.

I benefici economici,turistici che ricadranno su di essa saranno notevoli e serviranno negli anni per renderla meta ricercata da parte di turisti da tutto il mondo.

La domanda che mi viene  e’ se mai la mia citta’ possa sperare di essere tra le candidate future nelle prossime edizioni a venire.

Se mai,questa maledetta citta’ dell’acciaio,possa scrollarsi di dosso la tuta dell’operaio dei fumi dell’Ilva,e mettersi quella del viaggiatore con la macchina fotografica e il piacere della camminata nei vicoli della citta’ vecchia.

Se mai,questa citta’,possa cambiare rotta,essere cio’ che fu in passato,la culla della Magna Grecia,e mandare a fanculo il potere romano che,sembra,voglia svenderla agli indiani per togliersi di dosso il senso di colpa nella gestione Riva/stato in tematiche ambientali.

Matera,a pochi chilometri da noi,e’ l’opposto nostro.

Nella sua rurale aggregazione di elementi tipici,diffonde speranza e positivita’,voglia di dire che esiste ancora una dimensione umana che non e’ schiacciata dal profitto egoistico dei manager e dalle loro speculazioni a danno delle vite umane.

Taranto,due giorni fa,ha avuto la riapertura del processo a danno dell’Ilva,avendo circa 1000 richieste di risarcimenti danni da parte di privati e associazioni.

Bisognera’ uscire dall’acciaio,certo.

Bisognera’ non avere paura di farlo e,anzi,essere cattivi contro chi,nell’acciaio vede la cultura di questa citta’.

E no,non e’ cosi’.

La cultura,amici cari,non regala morti e incidenti quotidiani,paure alla popolazione ogni giorno per possibili incidenti che mettano a rischio le famiglie intere.

La cultura,non ti fa aumentare la morte infantile e le sue malattie genetiche.

La cultura sprona a cambiare,a essere veicolo deciso contro chi,nella vita umana,vede solo economia e numeri.

Perche’ non avere turismo da noi,non avere nei vicoli della citta’ vecchia la nostra Gerusalemme?

Perche’ non essere citta’ libera dall’acciaio?

Chi ci dice che dobbiamo morire per colpe fatte tempo fa e non riconoscere,nelle scelte stesse,

errori e sbagli ?

Matera e Taranto,pochi chilometri che le separano ma anni luce distanti nelle loro logiche di vita.

UN RICORDO DI GENOVA.

Era il 23 novembre 1980.

Ricordo di quella tragica sera,il colore verde della radiolina che aveva in mano mio padre.

Sentiva la diretta radiofonica dei soccorsi in Irpinia,dopo che ci fu il terremoto che fece decine di morti.

Ho una immagine in mente dei soccorritori,degli alpini e dell’esercito che,nelle immagini in bianco e nero di allora,correvano sui camion per aiutare la popolazione campana.

Oggi,l’alluvione a Genova,vede le braccia di soccorritori giovani,che spinti dal bisogno di essere d’aiuto,spalano le strade e cercano di sconfiggere un male nostrano che si chiama menefreghismo.

Poi noto le foto,e loro i ragazzi di colore,pronti a dare una mano.

Una volta tanto non colpevolizzati di essere possibili terroristi o stranieri in terra italiana mal accolti.

No loro ci aiutano e ci danno una lezione di rispetto verso tutti.

Amo piu’ loro e le loro braccia sudate che Grillo che sbraita contro tutti ma che diviene inutile alla tragedia.

Un ricordo di Genova,la via con i fanghi e i giovani di colore ….

IL NOBEL OGGI E’ PER TE.

Cosa vuol dire il nobel per la pace?

Cosa signifa dire”quella persona ha contribuito a spargere semi di pace,ideali e azioni che hanno favorito benevolenze ad altri”…..

Cosa significa?

Allora pure il comico Grillo dovrebbe averlo,visto che sputtana i politici difendendoci da messaggi bugiardi e ideologicamente lontani dai vecchi background dei partiti che furono(vedi il povero Pd,che ha fatto girare nella tomba piu’ di mille maestri del passato…).

Cosa serve dire” bravo a questo e quello” quando noi,comuni mortali,cerchiamo di fare del bene prendendone di santa ragione da tanti cattivelli in giro?

Insomma c’e’ bisogno di enunciare nomi e cognomi per professare un ideale,di pace e amore,per seguire gli insegnamenti di questi personaggi scelti e premiati ogni anno?

Alla fine,credo,il fattore predominante di una ricerca di un ideale positivo,lo si trova nella casualita’ della vita stessa,nella scelta delle persone giuste o dall’educazione della tua famiglia.

E’ vero anche che le azioni di grandi persone del passato,a volte anche con la loro morte eroica,ci ha lasciato un segno,un ideale da perseguire e imitare.

Ma oggi,secondo me,nell’era della notizia veloce e dell’immediatezza della riflessione personale,quanti buoni e cattivi nascono in un minuto?

Quante storie ci sono,quante vite spezzate per il raggiungimento della pace stessa o dei diritti,sono nascoste e lasciate nel dimenticatoio senza pubblicita’ e premi a Stoccolma?

Io oggi assegno il mio nobel per la pace a tutti noi,che affossati dall’indecenza dei politici,dalle guerre al confine,dalle lotte di religione e dal virus di moda,reagiamo con un sorriso,a volte,e usciamo di casa col caldo o con la pioggia per sperare di tornare a casa ad abbracciare i propri figli o le mogli che,come la canzone della Mannoia,aspettano sugli scogli il ritorno dei loro mariti dalla pesca quotidiana.

LE DONNE DI KOBANE.

Seguo cio’ che sta avvenendo a Kobane,la citta’ siriana al confine con la Turchia.

Una citta’ che,stando alle ultime notizie,e’ quasi stata occupata e presa dall’avanzare dell’Isis.

La resistenza dei peshmerga ,il braccio armato della resistenza curda nel territorio del Kurdistan  siriano,ha nelle loro fila donne coraggiose pronte al martirio pur di non cedere la loro storia ai miliziani dell’Isis.

Una logica che nasce dal loro attaccamento alle proprie radici,al concetto di resisitenza con la fine della loro vita che,agli occhi di un occidentale,sa di martirio esagerato forse.

Ma,a differenza dell’azione terroristica che ha nella morte dell’attentatore l’azione stessa,qui la fine della propria vita e’ il simbolo di una vittoria contro una sconfitta certa,contro la prigionia o la violenza nelle mani del carnefice nero.

Allora mi va di ricordare queste donne che ,immolandosi,non regalano al nemico gioia e vanita’.

Ci ricordano l’amore per la terra di origine e gli sforzi che non arrivano da nessuna parte per essere davvero efficaci nella vittoria finale contro un nemico che,oggi,ha innalzato gia’ la propria bandiera alla periferia stessa di Kobane.

LA SCATOLA PROFUMATA.

Ho pensato che se uno avesse avuto i mezzi,avrebbe espresso il suo sentimento.

Ho pensato che non avendo i soldi,avrebbe fabbricato una macchina fotografica di cartone,e avrebbe colto l’attimo a cui era legato…solo per se.

Non avremmo potuto vedere lo scatto suo,avremmo perso,forse,un genio della fotografia,per i soldi…

Ho pensato come la soglia tra possibilita’ e opportunita’ vada a braccetto,elargendo elogi sinceri a chi ha il mezzo,sempre questo orrendo e discriminatorio maestro del benessere.

Quando ci si chiude dentro,nel cappotto corto e ci si sforzi di esprimere con poco il tuo essere,vedendo gli altri scappare via,su grandi macchine.

Perdi allora fiducia,oppure hai speranza nel tuo genio,perche’ sai che alla fine,anche se tra poche persone,qualcuno si rendera’ conto che tu,si,sei bravo e unico.

Allora la macchina fotografica di cartone,umida e ridicola,e’ li,nello scrigno dei tuoi ricordi e grazie a essa hai vinto.

Si perche’ il genio e’ dentro,l’esprimerlo con i mezzi e’ il gioco della vita:alcuni si altri no.

Quante persone girovagano nella vita propria,ricercando ragioni e speranze,modi di espressione e vie per attuarle.

Quante sincere persone,spettatori di altri,vagano in attesa del loro momento?

La metafora della fotografia,ma anche della scrittura,del cantare.

Tutti siamo geni,incompresi o semplicemente scatole che devono essere aperte per sentire l’odore della prelibatezza.

                                Da un diario di un ignoto,non ha importanza il nome.


COLPA DI MAMMA E PAPA’…..

A Hong Kong va di scena la protesta degli studenti che chiedono libere elezioni al governo attuale.

Le proteste di piazza avvengono in un momento dove il chiedersi cosa voglia dire partecipazione e’ tema attuale.

Partecipazione di piazza nelle rivolte arabe,di wall street,degli indignados e di #occupy.

Sarebbe opportuno,per una migliore precisione,differenziarle e dare atto,a quelle arabe,di essere state le uniche che hanno cambiato qualcosa.

Egitto,Tunisia,Siria,Libia,hanno raccolto i risultati con le dimissioni e,nel caso di Gheddafi,la morte del rais al potere.

In america con Occupy Wall Strett,si e’ protestato per la finanza disuguale,atta e colpevole di arrecare danni,in nome del profitto personale delle grandi aziende capitaliste,alla gente comune.

Oggi Hong Kong,con la rivoluzione degli”ombrelli”,ci ricorda di muoverci,di essere parte attiva a una forma globale di ingiustizia.

Se sono in questo caso i governi a essere chiamati in causa con la loro finta democrazia e le loro regole unidirezionali,dobbiamo prendere spunto dai giovani cinesi per  il loro senso di rabbia,orgoglio e motivazione  sociale coesa.

Se la Russia continua a dire che anche questa manifestazione e’ figlia di infiltrazioni americane,dovremmo invece domandarci perche’ con i nostri problemi interni,non ne attecchisce una da noi.

Perche’ i tanto” umiliati e offesi italiani” nella patria del terzo semestre in negativo del pil e del numero di disoccupati giovanili in aumento(1 su 2),non agiscono?

La causa,secondo me,potrebbe essere legata al ceto medio.

Se si intende per esso chi vive ancora in grazia di Dio usufruendo degli aiuti economici dei genitori,allora fara’ solo campagna sui social e a parole.

Chi ha una certa sicurezza economica di riserva,contando su mamma e papa’,perche’ mai dovrebbe rischiare la “piazza”?

Perche’ mai dovrebbe scendere in strada, difendendo magari un piccolo lavoro che ha la riserva economica nella famiglia di origine anche negli aiuti mensili?

Chi scende da noi in piazza invece?

Il disoccupato senza aiuti alle spalle,il precario,il cassaintegrato con famiglia a carico e stipendio al 50%…..

La fascia media,chiamiamola “con guscio protettivo esterno”,non rischia.

Per il momento monitora,denuncia e approda in rete con proposte alternative e spiccioli di speranza.

Alla chiamata alle “manifestazioni”,e’ titubante,annaspa in un certo disfattismo interiore che lo logora nel suo animo ma non lo smuove.

Come quando stai in poltrona,sicuro di vedere la partita con il tuo decoder e non corri dietro all’amico che ha l’abbonamento a Sky magari.

Quindi la differenza e’ anche,da un estremo all’altro del mondo,il concetto di classe media.

In america si va via da casa subito,cercando l’indipendenza economica e sociale.

Idem in asia,dove la ricerca del lavoro e’ piu’ veloce vista la varieta’ del sistema che offre tipologie in nero in diversi campi.

Quindi penso che il sistema sia governato da noi da una bilancia,bilancia dove attualmente la generazione dei nostri genitori,non fa,e questo e’ un paradosso,decollare la nostra vera primavera araba.