IL DNA ITALIANO NON AIUTA.


Molti si domandano come saremo dopo il momento triste della pandemia mondiale.

Molti pensano che riappropiandoci della liberta’ svilupperemo un buonismo diffuso verso tutti e tutto,dovuto alla reclusione della quarantena.

Cambiare in meglio dopo un dramma mondiale,spesso puo’ essere una logica conseguenza che deve essere accompagnata pero’ da decisioni comuni mondiali sia sul piano economico,sociale e di sicurezza.

Cosa ci dice questo momento a livello personale,dalla parte del cittadino comune ?

L’egoismo dimostrato dall’europa politica,le difficolta’ decisionali del primo momento dei nostri politici,le notizie fake dei tg e le direttive sbagliate dei vari presidenti di regione,hanno creato in noi speranza,timore,ansia e confusione.

Un disturbo associativo legato alle migliaia di news lette quotidianamente sui nostri pc o cellulari,un turbine di speranze legate al nuovo farmaco e dalle delusioni dettate dai numeri sempre alti di morti e contagiati.

Insomma l’equilibrio della certezza non e’ esistito e anche adesso,con il virus ancora in giro,fatichiamo a capire e sapere come muoverci.

Sui dati taciuti e sull’allarmismo sedato da piccole verita’,attualmente ricerchiamo piu’ pace dai grafici dati sui social da studiosi home o da sprazzi di news legate a scoperte dell’ultim’ora.

Confusione insomma-

Anche sulla data del possibile down del contagio regione per regione,il governo rimanda per tenerci buoni a casa il piu’ tempo possibile.

Io ho visto solo Conte metterci la faccia,sbagliando e ammettendo con le sue lacrime trattenute la vera difficolta’ del paese e del mondo stesso,e cioe’ quella di non sapere ancora nulla di certo.

La verita’ detta brutalmente,specialmente in un paese come il nostro non ligio alle regole su restrizioni momentanee,puo’ arrecare fastidio e nel fastidio si commette l’azione liberatoria dell’essere in giro mettendo a rischio il prossimo.

L’Italia uscira’ prima o poi fuori da questo incubo certo,ma avra’ un corpo martoriato dalla lotta contro il virus e il suo dna che spesso non aiuta nei momenti critici.

IL MARTIRE DIMENTICATO TRA BREVE.

Ho letto questo articolo su IL TIMONE,un mensile di apologetica.

Qui il link  http://www.iltimone.org/news-timone/muore-un-cristiano/

Ho fatto delle considerazioni dopo e, nell’era del cov19, mi son detto che passando dai sacerdoti,ai medici e agli infermieri e continuando aggiungo io al comun mortale che lavora in luoghi esposti al virus,il martire per il lavoro risulta adesso estasiato e poi sara’ dimenticato.

Il medico che rischia,e lo fa ogni giorno con o senza virus,deve essere ricordato sempre,cosi’ come l’infermiere che senza attrezzi del mestiere,annaspa nelle torbide acque di una sanita’ lurida prosciugata dalle mazzette degli appalti o dai favoritismi a scapito della mericrotazia…

L’eroismo attuale,seppur dettato da un’etica professionale,ricorda le differenze remunerative tra chi cazzeggia sui banchi di Montecitorio e chi,invece,rischia in prima linea.

Sara’ qualunquismo,certo,ma dimenticarlo o peggio non ammetterlo sarebbe porre una guancia a favore di chi non capisce la capacita’ del darsi all’altro senza premi.

Sarebbe aggiungersi alla schiera del popolino che si accontenta del poco che ha e lascia ai politici l’arduo compito di decidere per noi fregandoci quotidianamente e regalandoci inutili speranze che hanno anni o secoli alle spalle.

Grazie ai medici,agli infermieri,a chi rischia quotidianamente e spero che quando finira’ tutto,ci sia tempo ancora per capire la logica degli errori commessi all’inizio della pandemia e chi,politicamente parlando,cadra’ dalla sua poltrona.

HO MESSO IN CONTO ANCHE DI MORIRE.

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Due considerazioni.

La prima riguarda il papa Francesco e la sua benedizione fatta in diretta tv da San Pietro.

Quando Coppi nel 1949 vinse la tappa  Cuneo -Pinerolo,il radiocronista Ferreti vedendo in diretta la fuga del ciclista italiano esclamo’:  ” un uomo solo al comando”,  per rimarcare l’impresa titanica del ciclista azzurro.

Un uomo solo mi e’ parso Francesco,al comando di un destino incerto che solo Dio sa.

Un destino affidato al crocifisso in piazza San Pietro e alla beatitudine della Madonna.

Si il papa era in quel momento un uomo solo al comando,intesta a un gruppo di miliardi di fedeli e in attesa di una meta che possa arrivare subito e che possa dire “TRAGUARDO” e fine di un incubo per l’umanita’.

Seconda considerazione.

Ho paura  di morire,lo devo mettere in conto anch’io come tutti forse.

IL COV 2019 e’ una brutta bestia,dannatamente ostile e invadente.

Seppur senza patologie,lo devo mettere a conto questa evenienza.

Direte ma perché,pessimista…..

Ci penso nel momento in cui vedo il menefreghismo di molte persone nell’uscir da casa ancora e senza precauzioni.

Lo devo mettere in conto poiché vado al lavoro e non rimango sempre in casa.

Lo temo poiché i giovani sono a rischio anche loro,seppur all’inizio questa evenienza fu smentita dal governo,assieme ad altre bugie….

Un uomo solo al comando,un pensiero che mi affligge e la speranza di tutti che tutto finisca molto presto.

 

 

Ho sentito un sacerdote su youtube che…

…..ricordava a tutti che questa maledetta pandemia mette tutti quanti uguali dinanzi alla morte.

Il ricco o il poveretto,il bello o il brutto,sono uguali e rafforzano un concetto divino che spesso quando si sta bene lo dimentichiamo.

La fine della vita e’ il reset delle gerarchie dovute al dio denaro,lui si che comanda… eccome!

Sara’ ma il pensare tutti alla fine o alla salvezza comune e’ e sara’ il bottone che ci dira’ chi saremo quando ne usciremo fuori e che ci indirizzera’ alla conclusione della nostra esistenza.

LA GIACCA STRETTA DI CONTE

Sui tempi e i modi del premier Conte si e’ detto molto.

Criticato per le sue conferenze stampa allarmistiche e decise,criticato per le decisioni ristrettive del suo governo,lui,Giuseppe,e’ l’unico che comunque sia ci mette la faccia dinanzi agli italiani.

Conte e’ il politico con la giacca stretta e i gomiti bucati che pero’ e’ quasi elegante.

Si una eleganza incompleta,non di stile impeccabile.

Come quando si vuol far colpo su una ragazza e si rispolvera il completo piu’ bello ma usurato.

L’Italia e’ cosi attualmente,un paese lacero che pero’ vuol farsi bello istituzionalmente dinanzi ai suoi concittadini e al resto del mondo.

La lezione politica  a mio parere sara’ quella dell’orgoglioda mettere in campo  di ogni nazione,quello scatto di reni che servira’ a rimettere in moto credibilita’ e arguzia nazionale.

Se l’Europa e’ finita da un po’,oggi il coronavirus ci permette di pensare ognuno come nazione a se stessa,rileggendo con i numeri dei morti purtroppo quello che non si e’ fatto e che,anzi,si sarebbe dovuto fare in passato.

Conte non so se rimarra’ alla fine come l’ultimo comandante della nave Italia,ma certamente ne esce bene seppur ferito.

Adesso mi aspetto altri politici mondiali che metteranno la faccia e faranno emergere i loro peccati decisionali mai messi in atto per il bene delle loro comunita ‘.

CI MANCA IL VERO GIORNALISTA IN QUESTO TEMPO DA COV19

Essere giornalista oggi e’ difficile.

Devi essere credibile piu’ che mai,cercando di eludere le fobie paranoiche ed emotive dell’essere umano ,e dire la verita’.

Mentana lo seguo,i suoi tg sempre sul pezzo e molto precisi.

I suoi tweet meno,sempre piu’ confusi e degni del leone da tastiera preso dal panico.

Quindi mi tuffo nel riascoltare una trasmissione radiofonica,Stampa e Regime su Radio Radicale,condotta da quel grande maestro di cui sentiamo la mancanza che era Massimo Bordin.

Lui era pragmatico,eludeva siparietti da prima donna e cercava di snocciolare i quotidiani dando sempre spazio al ragionamento che ognuno di noi faceva a fine trasmissione.

Oggi no.

Molta confusione e pochi maestri.

Al tempo del coronavirus Bordin avrebbe letto la notizia regalandoci perfino barlumi di speranza a noi,fobici paranoici mortali.

 

 

LA CHIESA NON CI DEVE NULLA,SOLO PREGHIERE.

Molte persone oggi criticano la chiesa,il Vaticano .

Mi affido alle loro preghiere io personalmente,e basta.

Si perché la parte la deve fare lo stato,i politici e le loro promesse prima della pandemia.

La chiesa non ci ha promesso niente,nulla se non la speranza di vedere Dio ,forse…

La politica ha promesso l’inverosimile,la speranza del futuro migliore dicendoci che loro sono in grado di farlo.

Hanno detto i politici,prima del coronavirus,che l’Europa sgomita tra gli stati membri e che ognuno deve fare la sua parte,democraticamente.

Invece  le mascherine  negate all’Italia e’ lo specchio del menefreghismo piu’ totale e becero dell’essere Europa oggi.

La chiesa non ci deve nulla,tranne preghiere.

CONSIDERAZIONI AL TEMPO DELLE RESTRIZIONI….E VOI CHE FATE?

Non  so se sia giusto isolarsi dalle notizie che viaggiano sui social,nelle tv o sui giornali circa la questione pandemia da coronavirus.

Non e’ un atto di menefreghismo,ma piuttosto un isolamento da pre panico o pre ansia.

Molti lo stanno attuando,cercando svago in altri canali che non abbiano nulla da fare con il virus del tempo nostro.

Difficilmente ne puoi stare lontano dal circolo mediatico che coinvolge ormai tutti.

Siamo dottorati specializzati in virologia,siamo statistici,siamo italiani piu’ che mai (stile mondiali di calcio….),e anche piu’ religiosi.

La religione al tempo del coronavirus aiuta e riscopre sentimenti che abbiamo messo da parte perche’ stavamo bene…guarda un po’ tu!

Abbiamo timore che ci colpisca,la tosse o il dolore reumatico diventano campanelli di allarme e su fb il video del malato che ci ricorda come sia pericoloso il contagio ci angoscia e deprime ancora di piu’.

Allora come difendersi da tutto cio’?

Come essere normali specialmente quando devi lavorare e uscire da casa,recarti in mezzo ai colleghi che spesso non hanno misure cautelari verso una possibile trasmissione o quando sei lontano dai tuoi genitori rinchiusi a casa e che vedi solo via cellulare?

E’ l’era del reset,o lo sara’ subito dopo quando torneremo a socializzare.

Scopriremo l’importanza di quello che non avevamo prima. Sara’ ancora piu’ bello riscoprire cose banali che diverranno importanti e sapere che l’aria e il terreno che consumiamo e’ un dono che vale molto di piu’ di briciole consumistiche.

 

SCRIVO E SPERO….

Alla fine ne usciremo.Come non si sa ,ma certamente gridando al vento la nostra gioia.

Si faremo cosi’,perche’ mai come adesso abbiamo rischiato di farci male tutti.

Abbiamo perso molta gente per strada e molti hanno subito un trauma psicologico dal virus.

Molti hanno avuto paura di morire e molti hanno detto che avevano ragione a sottovalutarlo perche’ non son caduti.

La politica mi e’ sembrata confusa,inerme dinanzi a qualcosa di piu’ grande di essa.

L’Italia si e’ unita nelle sue spoglie cercando e sperando di apparire forte.

Adesso si annaspa dietro respiri corti,sofferti ma poi tutto passera’ e diremo che l’abbiam scampata.

QUI SIAM MORTI GIA’,IL VIRUS NON FA PAURA.

Vi scrivo dalla terra dove per produrre acciaio muoiono piu’ bimbi in Italia.

Qui c’e’ stata una manifestazione mercoledi’ per ricordare le vittime dell’inquinamento e per ribadire,se ve ne fosse bisogno,la volonta’ dei cittadini di chiudere quella maledetta fabbrica.

Ma siam pochi,pochissimi,messi alla gogna in nome del pil e fatti ammazzare dai veleni che il governo accetta e vuole.

Il virus attuale colpisce molte persone,certo.

Ma non ammazza tutti,anzi come la natura ci insegna,uccide i piu’ deboli.

Qui no.

Si nasce sani,si cresce e poi  PUM…ti ammali.

Due,tre,quattro,quindici,venti,cinquanta,ottanta……anni      ….sempre.

Allora che differenza c’e’ tra noi e gli altri italiani?

Un numero,esiguo per l’OMS,per lo Stato ,per il governicchio attuale e per il mondo intero.

Il numero e’ basso,ma esiste.

Il sindaco oggi ha ribadito che attendera’ un mese e poi blocchera’ la fabbrica.

Ci credo poco che riuscia’,non lo fece il GIP Todisco chiudendo l’area a caldo che poi a sua volta ritorno’ in marcia grazie ai decreti salva Ilva…ricordate?

Il virus a Taranto non fa paura,perche’ siam morti seppur vivendo—-