IL “DIVERSO”.

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Guardavo da piccolo la tribuna politica e Pannella era lo showman del panorama di allora.
Si presentava in tv con bavaglio,ricoperto da un lenzuolo per fare il fantasma contro i diritti negati alla sua informazione.
Insomma era diverso e nel tempo poi,ho capito che cosa rappresentava.
Rappresentava la parte che tutti vorrebbero in una persona che ,grazie alla politica dei palazzi,cerca di mettere a luce una regola ignorata anche oggi.
La regola dell’eccezione,quella che appare di rado oggi in politica ma che contraddistingue l’uomo(o la donna) dagli altri.
Pannella era idealista certo,ma essenziale nel chiedere i diritti,le regole della verita’ e quelle del rispetto comune.
Certo e’ stato anche mercenario,cambiando casacca di coalizione per non
morire, scomparendo nel dimenticatoio senza far parte piu’ di un sistema che lui amava e odiava.
Ma una casacca cambiata rimanendo sempre diverso,sempre attira popoli e idee.
Con Radio Radicale poi ho seguito le conversazioni con Massimo Bordin,amico amato e odiato,e i loro pomeriggi o lunedi’ in replica,lunghi interminabili che,nella sede densa di fumo di sigaretta e sigaro, apparivano lezioni di vita.
Pannella adesso che e’ morto rimane ma lascia un vuoto che difficilmente verra’ colmato.
Perche’ il diverso,l’eccezione,e’ merce rara e con lui va via una parte di italiani che speravano in un raro momento di ideologia e speranza futura.
Ma anche lotte vinte,il divorzio in primis,e la verita’ per tutti che, spesso,viene sottaciuta dai poteri e, come concubine,va a nozze con i palazzi.
Ciao Marco,sono cresciuto anche grazie a te,a presto.
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FUTURO SBIADITO

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La Chiesa ci assicura qualcosa nell’al di là. Ma… per di qua?
C’è gente che ci spera, e c’è gente che si dispera. Una cosa è certa: quando la Chiesa ogni anno, durante il Triduo pasquale, parla di un Cristo redentore che ha vinto per sempre il male e la morte anche per l’umanità, non fa che ingannarci. Il male c’è ancora, come il dolore e la morte. La follia continua: quella di un potere bastardo che reprime libertà e diritti universali; quella di un Dio Padre che lascia talora, quasi indifferentemente, il gioco nelle mani del potere bastardo; quella del Cristo che ogni anno soffre, muore e risorge, ma solo nei riti e nelle cerimonie di una Chiesa che non cessa di illuderci, garantendo che tutto oramai è nelle mani dell’amore infinito di Dio.”
Parole di un prete,parole di verita’ che vanno oltre l’abito che porta.
Don Giorgio De Capitani ci dice che la chiesa ci “illude” nei giorni del terrore dell’Isis e ci promette salvezza nell’aldila’   …forse.
Ma allora la morte di Cristo per salvarci,la passione e l’amore infinito come scelta da dare a noi,morendo appunto,vale?
Ma esiste l’orrore,le grida nell’aereoporto e nella metropolitana,i giovani al Bataclan che dalla gioia della musica passano all’orribile carneficina e quindi la morte,la sua morte nelle mani del potere,umano,terrestre.
Non vi e’ stato un “reset dell’odio,della violenza,della morte degli innocenti”,no si continua all’infinito e allora,chissa’ un domani saremo fortunati a vivere in pace,senza paura e non piu’ in mano al cattivo di turno.
Il Cristo  che lascia il destino ai terroristi e che nelle cerimonie di questi giorni rimette tutto nelle mani dell’amore infinito di Dio.
Insomma tempo perso sulla terra,fede e speranza in teoria e nella realta’ il demone del giudizio terrestre camuffato nella vigliaccheria dell’arma che uccide,della bomba che esplode e altro,e allora che ci rimane….forse la musica delle processioni,la statua portata in spalla per le vie di mille citta’ e sapere che,l’uomo,e’ artefice di un sogno ricercato da molti fedeli di pace infinita.
Caro Don Giorgio,tutto vero certo.
Ma allora peccare ha senso ,una vita da santo ha senso?
Tu dici che la chiesa ci illude,ci propina miraggi futuri quando la morte e’ gia’ in atto grazie all’uomo.
La paura di questi giorni,l’essere piccoli dinanzi al gesto di persone che si immolano sull’altare dei media per sancire un piano espansionistico di fede,di regole in Europa e non,mi dice che forse aveva ragione un scrittrice che seppe vedere bene i tempi attuali.
Scriveva. “Intimiditi come siete dalla paura d’andar contro corrente cioè d’apparire razzisti (parola oltretutto impropria perché il discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata alla rovescia. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa. Una guerra che non mira alla conquista del nostro territorio, forse, ma che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà. All’annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirci e divertirci e informarci. Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po’ più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. E con quello distruggerà la nostra cultura, la nostra arte, la nostra scienza, la nostra morale, i nostri valori, i nostri piaceri”.
                                ORIANA FALLACI  29/09/2001

IL TESTAMENTO DI ECO SUI SOCIAL

Mi ha colpito questo video di Eco.
http://video.corriere.it/umberto-eco-social-legioni-imbecilli/c4f89f58-d7cc-11e5-afdf-d68b3faa1595
Twitter e’ spesso la voce degli imbecilli che prima dicevano la loro nei bar.
Tutto vero,caro maestro.
I social sono onanismo intellettuale,alto o basso,ma sempre pura dimensione personale di una propensione a far  emergere,o cercare di farlo,il lato migliore di noi.
Il filtro di cui parla Eco,anche quello che dovrebbe avere una redazione giornalistica,non esiste attualmente credo,poiche’ il livello di cultura scende e i social,purtroppo,ne sono la causa maggiore.
Il famoso libro sul comodino,da leggere la sera prima di addormentarsi,acculturandosi,fa posto al tablet comodo e veloce che si sofferma sul cinguettio o sul post di fb.
Allora,ci dice sempre Eco,dobbiamo avere il bagaglio culturale personale,spesso su tematiche precise,per filtrare,per essere consapevoli di giudicare vero o falso lo scoop o la pseuda notizia.
Se mi parli di qualcosa,io devo saperla riconoscere come notizia vera,ma sempre grazie a cio’ che ho maturato dentro me stesso nel tempo.
Se non lo faccio,mi ritrovo nel bar,come dice lui,a essere imbonito dall’imbecille di turno e rischiare di cadere nella trappola del qualunquismo di parte senza prova certa.
L’approfondimento,anche questo un tema decisivo per scegliere e giudicare,oggi e’ merce rara.
Approfondire un qualcosa,ricercare,studiare e documentarsi ,nell’era 2.0,sembra una lenta agonia a confronto della notizia veloce e immediata che ci arriva sullo smartphone o tablet stesso.
Eco ha ragione.I maestri stessi oggi della scrittura,i giornalisti o i poeti chesso’,lasciano spazio all’inviato munito di cellulare e social che,esponendosi in prima linea, da una visione dell’avvenimento dimenticandosi spesso la storia passata che esiste dietro a tutto e racchiudono, il tutto, in poche battute che ci informano su cio’ di cui parlano.
Anche il blogger e’ a rischio.
L’opinione personale avallata dell’esperienza dello scritto sancita da cio’ che lui stesso,il blogger ha provato,puo’ racchiudersi in narcisismo allo stato puro e,quindi,divenire cosa certa per molti.
Forse sarebbe giusto lasciare spazio all’emozione,pura e sincera ,senza esporsi in facili conclusioni che spesso non hanno motivo di esistere per colpa del background  misero che abbiamo,io in primis.
Quindi maesto,condivido il tuo pensiero e ti prometto di documentarmi sempre piu’ e essere sincero nelle esposizioni dei miei pensieri,pure balle da bar come dici tu,ma sincere giuro….

AL PASSO DEI TEMPI,UNA CORSA TRA PRETI.

preti scappano
Mi chiedo se essere moderni o tecnologici oggi per i preti ,voglia dire esibizione oltre i propri obblighi.
Insomma mi domando se vi e’ un peccato all’origine per stare al passo con i tempi.
E’ vero anche che i social aiutano a comunicare,calarsi in quella rete cosi’ semplice e distorta nel tempo che si chiama socializzazione appunto.
Il prete moderno predica in web,affida il suo perdono nelle omelie tra i tasti e,spesso,assolve i followers con una risposta al commento di un post.
La conversione mediatica o il riavvicinamento avviene con pratica 2.0,cosa che in passato accadeva dentro le mura della parrocchia e si svolgeva,spesso,dietro una nascosta comparsa degli attori principali,il prete appunto e il suo fedele.
La velocita’ di Facebook e l’incremento di profili “santi” in rete,hanno scompigliato un po le carte,annientando cortine velate che prima nascondevano peccati e peccatori.
Oggi il prete 2.0,ha quasi l’esigenza di arricchirsi lui stesso con il suo gregge e cercare,in essi,quella soddisfazione personale nel numero dei seguaci della propria pagina o sui commenti correlati ai suoi post.
Quindi una rincorsa all’apparire per numeri e,a volte,non per sostanza.
Veniamo alla domanda iniziale:e’ esibizionismo o tempo dei tempi?
E’ scoprire nuovi modi di comunicare la parola di Dio oppure e’ un errore farsi attanagliare nelle mani del “peccato moderno del narcisismo telematico ?”
Io rimango su un fatto,e quasi a un ricordo.
Il buon prete di campagna,o quello della chiesetta e della predica domenicale,mi era piu’ simpatico e in me,arrecava quasi timore.
La sua comparsa non quotidiana tra di noi e quella barriera che si ergeva durante la settimana ne facevano di lui un qualcosa di mistico,vicino alla fede appunto.
La chiesa era incontro,scambio di idee e preghiera.
Oggi leggo,spesso su twitter,la vita sacerdotale al di fuori della pratica religiosa di ufficio.
Il selfie ,la gita ,la squadra del cuore,il link alla news piu’ o meno tragica,ecc…
Un sacerdote come i comuni mortali,certo,ma che ha perso secondo me,il mistero dell’abito che porta e si vende,lasciatemolo dire,alla rete cadendo in essa e con essa nella tentazione di essere primo sugli altri e piu’ seguito degli altri .

VERITA’ O BUGIA?

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La strage di San Bernardino in USA,ha alimentato un dibattito all’interno della stampa e della gente comune,circa l’immediata intrusione dei media nel covo dei due terroristi.
Si sa che  in America ,con le dirette live,la vita e’ segnata dall’evento immediato,dall’effetto mediatico che narra a tutti,nelle case o negli uffici,cio’ che avviene.Non so se sia un bene o un male,ma e’ senza ombra di dubbio un rischio per i piccoli,per chi ancora nella loro ingenua eta’,vede il male sotto forma meno realistica come invece noi adulti.
Mio figlio nell’era dell’isis e delle sue gesta,rimane colpito,abbattuto da un pugno dove scricchiola il confine tra paura e sfida.
La paura  di essere parte di un evento,drammatico e tragico,la sfida come facilita’ nell’eliminarlo subito.
Eppure,discutendo con amici,si diceva che la necessita’ di non nascondere la vita,seppur nei suoi momenti terribili come questo,sembrerebbe l’unica soluzione per farli crescere pronti all’occorrenza.
Ho visto il vademecum dato ai cittadini in Francia,come difendersi da un attacco in luoghi aperti,chiusi e come muoversi per proteggere se stessi e altri.
Bene.Bisognerebbe farlo leggere anche nelle scuole e renderlo quindi pronto all’uso per i piu’ piccoli’?
O e’ meglio filtrare l’odierno e creare ancora piccole oasi dove Pippo e Topolino regnano sovrani senza cattivi vestiti di nero?

La nebbia di queste ore

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arallagianlucafoto (c)

La nebbia di queste ore ci dice che la guerra noi l’abbiamo letta sui libri, vista in tv o nei video di internet.
La guerra, come ha detto il presidente Holland, è in atto.
Una guerra non contro uno stato, ma contro un nemico più difficile da scovare.
La guerra odierna è una lotta di vita, di difesa della libertà individuale ma anche di distorsione di un credo religioso, che usato come alibi martorizza giovani inculcati mentalmente da più esperti.
Adesso l’Europa unita deve reagire, saper uscire fuori da questo tunnel nero e essere artefice di una coesione unica, non falsa come in campo economico, per farci vivere  sapendo che ogni nazione siamo noi tutti.
Non sarà più come prima, l’America insegna…

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SIAM FIGLI DEL PASSATO,ECCO PERCHÉ BALLEREMO ANCORA.

Uscire di sera,mangiare assieme agli amici e poi ballare in un locale, deve apparire un fatto normale.
No per alcuni,o meglio no per chi in questo,vede una offesa alla sua ideologia o fede religiosa.
Ciò  che è  accaduto a Parigi,va oltre le semplici storie attorno all’Isis stesso, all’America,al petrolio o agli arabi double face.
Ciò  che è  accaduto,voleva essere ritorsione verso chi colpisce,la Francia in questo caso,nei territori del Medioriente,ma anche numero certo di vittime.
Colpire nel mucchio,come in una sala da concerto affollata di giovani,era la certezza della vendetta,non il simbolo da abbattere ,ma il numero ampio delle vittime da fare.
Spezzare la gioia di una serata,colpendo,serviva a condannare ciò  che ci è  rimasto in questa Europa controversa,cioè  la libertà  del vivere e del divertirsi.
Seppur l’Europa stessa in  alcune parti è  ancora schiava di pseudo rais con falsa democrazia interna,è  pure vero che  nella libertà  rimane una meta da raggiungere per molti.
Seppur spezzata da crisi monetarie e da sgambetti tra i politici attuali,rimane un luogo dove uscire e scambiarsi pareri alla luce del sole,non rimane una cosa difficile da fare.
Ma qualcuno ieri ha detto che questa scorrettezza era da punire,il vivere libero è  da colpire e punire.
Allora siam tutti francesi,poi magari italiani e tedeschi.
Ci sentiamo uniti nella morte,nel dolore dei ragazzi uccisi a un concerto o nei bar.
Abbiamo la forza della ragione ancora,quella che ci permette anche di non essere retorici e capire che in fondo ,seppur senza carrarmati nelle strade o eserciti schierati in strada,la vittima è  e sarà  la paura che ci attanaglia rendendonci prigionieri nella nostra libertà, ricevuta dal passato e dai martiri che son caduti per difendere diritti e popolazioni.
Ecco,questo non bisogna dimenticarlo mai.
Siam figli di guerre e ,seppur questo momento è  una guerra,dobbiamo rialzarci e difendere anche il passato.

arallagianluca

SE NON VOTI NON SEI COGLIONE,ANZI…..

Bisognerà andare a votare per le regionali a maggio.

Un diritto,certo.

Ma posso anche non credere nel diritto,nel voto democratico e nella politica di questi tempi?

E perché  mai il solito discorso che “voto non dato è  regalato” deve fare da viatico verso un’azione che,per questo ovvio motivo tecnico matematico,ci dovrebbe indurre ad andare,appunto,in cabina elettorale?

Posso essere un disertore del diritto datomi da uno stato che,attualmente,non riconosco come serbatoio dei miei diritti e delle mie aspirazioni?

Posso essere più  contento standomene a casa e essere tra chi non ha dato il proprio consenso a un candidato pur facendo parte della percentuale dei non votanti ma influente al vincitore?

Insomma la mia moralità  ,o meglio il mio giudizio personale,può  ancora esistere e farmi contento e felice nonostante la mia assenza?

Se si,allora,non condannate chi ha deciso di andare con la famiglia al mare o dove sia,e,specialmente,non relegatelo nel ghetto discriminatorio dell’assenteista consapevole di un diritto.

Questo,credetemi,fa più  rabbia dell’ottusita’ dei politici stessi e della loro arroganza a ritenerci carne da macello del proprio  curriculum vitae che ,nelle loro scalate politiche prima al comune,poi alla provincia  passando per la regione e aspirando al parlamento,ne fanno le verie bestie attuali.

DISSENTIRE,PAROLA IN VOGA CHE LASCIA SPAZIO AL PROPRIO GIUDIZIO.

Dissentire.

Parola in voga adesso,alla luce dei fatti tragici palestinesi.

Dissentire.

Voglio capire meglio il peso di questa parola.

Non essere in sintonia con un pensiero,azione,logica diversa insomma dai tuoi ideali.

E allora,la questione Gaza,oltrepassa tutto cio’,lascia il terreno a un’altra parola,piu’ concreta e in voga anch’essa:”orrore”.

L’orrore dei bimbi che corrono per scampare alla morte e che invece,poiche’ coattori di uno scenario bellico,rimangono falciati,schiacciati dal piu’ tecnologico esercito del medioriente,quello vile di Israele.

Dissentire non basta piu’.

Se ne sono accorti in molti in Italia e nel mondo,dopo l’insegnamento dell’altra operazione made in Israele di “piombo fuso”,che lascio’ terrore e morte nel territorio palestinese.

Adesso grazie ai social l’orrore e’ quotidiano,ti squarcia l’anima e ti mette dinanzi a una domanda:che posso fare?

Non credo si possa dire di essere tutti pro Hamas se volessimo salvare le vite umane all’interno dell’inferno palestinese.

Allora lo saremmo,certo,se dall’altra parte ci etichettassero di essere ” pro Palestina”.

E allora si,sono,siamo terroristi.

Idealisti senza armi ma con la consapevolezza di essere contro un metro di giudizio che fa della repressione vile e immediata l’arma del dialogo.

Non si puo’ essere muti,essere spugne che assimilano l’orrore dei corpi maciullati e dire “che cosa posso fare”?

No.Essere cosi’ non mi va,e non mi va neppure di sentire gli ipocriti dire che anche li,nelle famiglie palestinesi,ci puo’ stare un terrorista.

Che atroce bugia,che menzogna pura che lascia il passo alla falce della morte israeliana.

Io non ci sto,e dal mio blog,dal mio profilo twitter e fb,diro’ sempre cio’ che penso di questa vergogna  che ha,anche,come complici tutti noi,silenziosi e colpevoli di asservire uno stato che avanza spezzando la vita di centinaia di persone.

Allora mi aspetto,ora,un passo sostanzioso politico e deciso da chi ha cuore.

Quel cuore che invocammo all’indomani dell’11 settembre,quando tutti si sentivano americani e tutti volevamo ricostruire le torri gemelle.

Perche’  adesso non siamo palestinesi?

Perche’ non vogliamo costruire le case rase al suolo in nome di una politica espansionista e crudele?

Perche’ non essere almeno una volta sinceri con noi stessi?