SUICIDA OPERAIO ARCELORMITTAL E POI…

Due considerazioni:

la prima tragica ,dolorosa.Si e’ suicidato un operaio ieri a Taranto.

Lavorava in Arcelormittal.

Il cov19 assieme al futuro incerto  avra’ pesato sulle intenzioni del giovane ragazzo,o forse no.

Fatto e’ che i sindacati rimarcano con fermezza lo stato depressivo degli operai stessi poiché attualmente il futuro e’ incerto e alquanto gravoso.

Una situazione drammatica all’interno della fabbrica dove la paura di un focolaio di virus e’ sempre accesa.

Seconda considerazione:

il governo il 4 Maggio attivera’ la fase 2.

Benissimo,certo.

Ma a che condizione?Qual’e’ il prezzo da pagare?

Avremo una nuova ondata di italiani del nord che arriveranno al sud acreare possibili contagi?

Le regioni  agiranno in sintonia con il governo centrale oppure faranno di testa loro?

Piccoli dubbi,molti timori,pochi soldi alle aziende ….

IL BERGAMASCO E L’EX ILVA:AFFINITA’?

Prendo spunto da un pezzo dell’articolo di Francesca Nava,pubblicato  il 17 Marzo sul portale online TPI.it

 

“Creare subito una zona rossa tra Alzano Lombardo e Nembro avrebbe significato bloccare quasi quattromila lavoratori, 376 aziende, con un fatturato da 700 milioni l’anno.
“Un danno incalcolabile per il nostro territorio, un enorme dramma per il nostro tessuto economico”, diceva il sindaco Bertocchi due settimane fa quando, invocando la zona rossa, chiedeva comunque ambiguamente di mantenere la circolazione delle merci.

Quindi bisognava andare avanti,produrre e far in modo che le aziende non interferissero con le precauzioni attivate in altre zone come Codogno.

Arriviamo a oggi,a Taranto per precisione.

Ieri un terzo operaio di Arcelormittal e’ stato ricoverato all’ospedale Moscati con sintomi attribuibili al cov19.

Il prefetto Martino ha confermato che lo stabilimento puo’  ancora produrre,vendere e far lavorare i 5.500 operai all’interno della fabbrica .

Il sindaco Melucci ,pur confermando la paura dell’intera citta’ a non far diventare l’ex Ilva un lazzaretto stile Codogno,rimarca la necessita’ anche da parte della regione Puglia e con essa il presidente Emiliano,di reagire vivamente verso il governo Conte  affinche’ si possa evitare una confluenza di lavoratori a contatto tra di loro ed eventuali rischi pandemici.

Dalla mia rimarco la semplice e annosa questione legata a un dato di fatto,e cioe’ quello dell’impossibilita’ di fermare la fabbrica anche con decreti giuridici(vedi il caso del p.m.  Todisco…)e la poca volonta’ del governo a chiudere una fabbrica che annovera tra i suoi risultati quello di sfornare oltre all’acciaio anche diossina e veleni.

I dati inequivocabili della mortalita’ infantile a causa della diossina,la percentuale di mesoteliomi e patologie connesse all’inquinamento,fa si che quella fabbrica,con o senza cov19,andrebbe fermata.

L’esigenze economiche dell’Italia,la produzione industriale e il rischio di infezione tra la popolazione evidentemente non bastano.

La patata bollente Ilva e’ troppo grande per essere risolta.

Taranto e i tarantini non meritano di morire due volte,non devono essere persone con il marchio di un genocidio nel proprio dna e,anzi al contrario,dovrebbero essere loro i primi attori di una rinasciata sociale ed economica con altertnative  diverse dall’acciaio.

lA LEZIONE BERGAMASCA  non e’ servita a nulla e spero solo che il caso Codogno non affianchi un caso Taranto.

CUBA IL PAPA E I MISSILI DEL ’62.

  • Quando  si  vuole una  cosa  basta muovere le pedine giuste e i risultati arriveranno.

  • In questo caso le pedine sono il Papa,Obama e il vento di cambiamento che il Vaticano sta mettendo in atto per riallacciare le trame di fili spezzati tra nazioni e popoli.

  • I missili sovietici nel ‘ 62 facevano paura e la pressione americana alla fine  vinse sullo spettro di un possibile evento bellico a  colpi di armi nucleari.

  • Non so se Bergoglio abbia avuto merito pieno in questa storia,ma personalmente credo che Cuba non rappresentando più  un pericolo per l’America,sia stata relegata  a ex nemico che depone le armi ammettendone   la sua inferiorità.

  • Credo anche che attualmente se dovessimo ricercare una nuova Cuba,la Corea del Nord sarebbe la più  accreditata a esserlo ma con rischi maggiori e conseguenze più  dure.

  • Se i fratelli Castro potrebbero  far parte del club degli idealisti sconfitti,sicuramente il regime di Pyong Yang no

  • Qui le carte in tavola ci dicono di un regime chiuso,ermetico e fondamentalmente poco pronto al dialogo.

  • L’albero di Natale che la Corea del Sud voleva mettere al confine in segno di pace e fratellanza,albero rifiutato dalla vicina sorella del nord,è  l’emblema del fallimento di possibili aperture attualmente.

  • L’America sappiamo  che ha memoria lunga e,come un volpe,fiuta la preda e al momento giusto attacca.

  • Per il nuovo anno mi aspetto sorvoli di nuovi aerei U2 sul territorio asiatico,e speranze correlate da preghiere sui sampietrini di piazza del Vaticano.

MATERA TARANTO SOLO ANDATA.

Sono stato a Matera domenica scorsa.

Ho annusato tutto cio’ che di bello questa cittadina regala a chi va a trovarla.

Dalla sua storia,sino all’aspetto gastronomico,Matera racchiude cio’ che spesso si desidera.

La pace dei vicoli storici e le stradine simile a Gerusalemme,fanno di questa cittadina della Basilicata una perla da raccogliere e conservare dentro se.

Matera inoltre ieri e’ stata la vincitrice,tra le citta’ italiane,come rappresentante della cultura europea 2019.

I benefici economici,turistici che ricadranno su di essa saranno notevoli e serviranno negli anni per renderla meta ricercata da parte di turisti da tutto il mondo.

La domanda che mi viene  e’ se mai la mia citta’ possa sperare di essere tra le candidate future nelle prossime edizioni a venire.

Se mai,questa maledetta citta’ dell’acciaio,possa scrollarsi di dosso la tuta dell’operaio dei fumi dell’Ilva,e mettersi quella del viaggiatore con la macchina fotografica e il piacere della camminata nei vicoli della citta’ vecchia.

Se mai,questa citta’,possa cambiare rotta,essere cio’ che fu in passato,la culla della Magna Grecia,e mandare a fanculo il potere romano che,sembra,voglia svenderla agli indiani per togliersi di dosso il senso di colpa nella gestione Riva/stato in tematiche ambientali.

Matera,a pochi chilometri da noi,e’ l’opposto nostro.

Nella sua rurale aggregazione di elementi tipici,diffonde speranza e positivita’,voglia di dire che esiste ancora una dimensione umana che non e’ schiacciata dal profitto egoistico dei manager e dalle loro speculazioni a danno delle vite umane.

Taranto,due giorni fa,ha avuto la riapertura del processo a danno dell’Ilva,avendo circa 1000 richieste di risarcimenti danni da parte di privati e associazioni.

Bisognera’ uscire dall’acciaio,certo.

Bisognera’ non avere paura di farlo e,anzi,essere cattivi contro chi,nell’acciaio vede la cultura di questa citta’.

E no,non e’ cosi’.

La cultura,amici cari,non regala morti e incidenti quotidiani,paure alla popolazione ogni giorno per possibili incidenti che mettano a rischio le famiglie intere.

La cultura,non ti fa aumentare la morte infantile e le sue malattie genetiche.

La cultura sprona a cambiare,a essere veicolo deciso contro chi,nella vita umana,vede solo economia e numeri.

Perche’ non avere turismo da noi,non avere nei vicoli della citta’ vecchia la nostra Gerusalemme?

Perche’ non essere citta’ libera dall’acciaio?

Chi ci dice che dobbiamo morire per colpe fatte tempo fa e non riconoscere,nelle scelte stesse,

errori e sbagli ?

Matera e Taranto,pochi chilometri che le separano ma anni luce distanti nelle loro logiche di vita.

MISSING PROTESTERS….

Oggi a Taranto e’ venuto Renzi.

La notizia non e’ questa,visto che qualsiasi primo attore di Montecitorio venendo qui lo fa solo per un senso di dovere(presunto) ,verso un problema(Ilva e salute)che deve essere per forza di cosa nominato e trattato per far credere di avere risoluzioni immediate e durature per noi tutti.

La vera notizia e’ che vi erano circa 200 persone ad attenderlo sulla rotonda del Lungomare assolata in un caldo sabato settembrino.

Considerazioni:

tempo fa,ci fu una manifestazione nello stesso luogo denominata “Battiti live”,dove la musica e gli artisti soliti italiani facevano finta di cantare dannandosi l’anima.

Erano migliaia i giovani presenti allora e la coesione sociale verso la musica e lo svago per alcune ore fu immediata e di notevole affluenza.

Perche’ allora non ci si e’ ritrovati in molti li,nello stesso luogo a dire al Renzi da Firenze che lui,e la politica,deve prima fare mea culpa e battersi il petto per cio’ che negli anni passati non ha fatto e che ha causato inquinamento,morti bianche e intrallazzi vari economici?

Venire  a dirci che l’Ilva e’ essenziale e che lei dovra’ avere un futuro green e in difesa dell’ambiente,non basta.

Sappia caro Renzi che i soldini che arriveranno a sbloccare azioni mirate a iniziare programmi di riconversione ambientale,non basteranno e che i guai economici dell’Ilva sono enormi e preoccupanti.

Sappia caro Renzi,che le malattie sono in aumento e che forse sarebbe stato pu’ opportuno ascoltare e incontrare i pediatri tarantini per capire,meglio,il tasso di mortalita’ infantile che schizza alle stelle grazie ai fumi industriali.

Allora che se ne stia a casa,o che passi dall’autostrada e si diriga a Bari,li all’inaugurazione della Fiera del Levante,dove trovera’ imprenditori al collasso e indebitati.

Qui un evento pop vale piu’ di proteste contro i danni ambientali.

E’ vero pure che ore di svago servono anche ad allontanare i problemi dalla testa dei giovani ma,oggi,li’ al Lungomare avrei voluto avere piu’ presenze e piu’ urla da gridare non per un cantante ma per un politico,Renzi,che si trova nella scia del passato berlusconiano e del futuro di un partito,il suo,che e’ piu’ fantasma di se stesso.

I 50 COMPAGNI DI MERENDA SOTTO I CAMINI DELL’ILVA….

La magistratura tira le somme e mette sul piatto della bilancia 50 indagati nell’indagine che ruota attorno all’Ilva dei Riva e il mondo politico.

Ci sta anche lui,Vendola.

Si quello che rideva con Archina’,dirigente dell’azienda ligure,al telefono.

Anche il sindaco Stefano risulta nell’elenco degli indagati e non fa certo effetto visto che lui,Ippazio,e’ stato sempre nella testa di tutti(o quasi tutti)i tarantini per gli ammiccamenti rivolti alla famiglia Riva.

Ma il discorso personalmente non gira attorno solo ai colpevoli della mala gestione tra un colosso industriale e una citta’,Taranto,che rivendica il diritto  a vivere meglio.

Il fatto sta nel capire se noi tutti,siamo stati presi in giro e messi sull’altare del sacrificio azzerando una possibilita’ di vita normale.

Dobbiamo capire se la diossina nel sangue che abbiamo,ha nome e cognome e se,essa,potra’ mai essere vendicata dalla giustizia terrena.

Adesso,in un momento storico ove lavoro e crisi europea si affrettano a dirci che il nostro paese e’ quasi come la Grecia,la famosa questione legata allo scotto da pagare per lavorare e tenere su famiglia,arriva al bivio critico.

Si lavorare e morire.Ma lavorare e non fare nulla affinche’ esso,il lavoro appunto,diventi anche fonte da controllare,amministrare bene e difendere in nome di un altro diritto,la salute,messo da parte e’ priorita’ assoluta.

Adesso se giustizia e diritto devono combaciare,che avvengano pure in massa le scomuniche e i pegni da pagare dinanzi a noi.

Se la politica e’ rea di essere concubina degli intrallazzi,che venga messa a nudo,estirpata dai suoi attori senza dignita’.

Taranto deve avere questo.

Se poi tutto verra’ dimenticato,allora non restera’ che piegarci a un destino amaro,scritto nel dna di questa citta’.

Oppure,per chi ne avra’ voglia,continuare a lottare,crederci e andare per le vie della nostra citta’ a dire che io,tu,no..no,non ci piegheremo…MAI.

COSTA CONCORDIA A TARANTO?E POI ?

Leggo che Confindustria di Taranto,candida il porto della citta’ jonica come ideale scalo per lo smantellamento della nave Costa Concordia.

Una commessa alta,si parla di circa 500 milioni di investimenti e una forza lavoro di quasi 600 operai per due anni.

Domanda:ma invece di costruire navi,le andiamo a smantellare per un accontentino di due anni?

E se invece puntassimo alla realizzazione di un serio percorso di cantieristica navale,come lo fu l’allora cantiere Tosi,non sarebbe cosa migliore?

Sarebbe opportuno parlare di alternativa all’acciaio,definitiva e stabile per la nostra citta’.

Ora specialmente che Riva mette seri paletti sulla cassa integrazione e mobilita’ per migliaia di operai visto il difficile momento inerente le commesse in riva allo jonio.

Un mare,un tesoro.

Taranto ha tutto cio’,e’ la citta’ dei due mari resa ambigua nel tempo allorquando in essa si scelse una fase dell’Italia che in Taranto vedeva la potenza industriale da anteporre alla Germania nordica.

Ma e’ anche la sconfitta e la morte di un passaggio,questo,che attualmente nega spazi diversi e costruttivi in altri ambiti lavorativi,visto che e’ stato ucciso e avvelenato un territorio in nome del consumismo.

Adesso con una possibile commessa,si vorrebbe ridare fiato alla citta’,farle credere che puo’ essere in grado di riscoprire cio’ che e’ stata per molti anni.

Poi tutti a casa felici e s…contenti?O no?

A TARANTO,LA COSTITUZIONE TRAVISATA.

Molti dicono che non si puo’ fare piu’ nulla per Taranto e la sua gente.

Il punto di non ritorno e’ stato passato.

Senza veri soldoni e legalita’,non potremmo bonificare l’Ilva e allora giu’ col pessimismo,catastrofico e nero,buio pece sancito da un principio,che la legge non e’ uguale per tutti.

“La sua sacralizzazione dettata dall’articolo 1 della Costituzione, il fatto che in suo nome si possa anche arrivare ad uccidere e avvelenare. Certamente è un valore primario, basilare, ma non può essere un totem che condiziona tutto il resto fino alle estreme conseguenze. L’articolo 1 dovrebbe essere fondato sulla persona umana, non sul lavoro”.

Questa frase l’ho letta oggi,sull’Unita’ online.

E’ dello scrittore Carlo Vulpio,giornalista del Corriere della Sera.

Ebbene partendo dall’articolo 1 della Costituzione,dovremmo essere a posto,contenti di un diritto che apporta benefici all’uomo,rendendolo consapevole di uno stato personale,il lavoro,che e’ sforzo fisico e beneficio economico.

Ma economico per chi?

Per l’industriale,certo anche lui,ma a quale prezzo?

Il duetto Vendola Archina’ e l’intervista di Luigi Abbate a Riva,il giornalista deriso nell’intercettazione telefonica tra il presidente della regione Puglia e l’amministratore dell’Ilva,solca una linea di basso profilo tra chi,la regione Puglia,avrebbe dovuto difendere proprio l’articolo 1.

Il lavoro si,non la morte di una citta’.

O se  cosi’ dovesse essere,e lo e’,allora sanciremmo una bugia,quella del rispetto altrui.

Il lavoro citato dal giornalista e’ quello che non danneggia l’ambiente,quello che dovrebbe essere il volano di citta’ e paesi.

In alcune parti lo e’,senza mezzi termini.

Rispetto e produzione,limiti da rispettare e soldi negli stipendi.

Qui la giustizia,con la Todisco,rompe un diritto negato,la salute pubblica,adottando norme legislative che vanno in aiuto dei cittadini tarantini.Ma lo stato,baypassa tutto e tutti,e colpisce,annientando una logica che altrove regge invece.

Perche’ a Taranto si muore e altrove no?

 

 

TARANTO HA CAMBIATO IL SUO DNA ?

Ieri sera Report ha mandato in onda un ottimo reportage sulla mia citta’ e il legame con l’Ilva.

Intrecci,politica locale e nazionale,ministri e lobby pronte a spartirsi favori pur di raccimolare soldi per i loro comitati e per i loro affari privati.

Una trasmissione che,un tarantino,nei fatti gia’ conosceva,ma a livello di informazione nazionale,ha dato molto a chi invece a distanza ne segue i retreoscena.

Ebbene il connubio politica/imprenditoria e’ evidente a Taranto.

Ogni possibile mossa a favore della popolazione e all’ambiente,lascia il passo allo sciacallaggio enorme pur di produrre e inquinare.

Non si saranno scoperti altarini ieri sera,certo,ma lascia perplessi i due milioni di euro che Riva ha nascosto in qualche parte del mondo e che,stanati,potrebbero servire a bonificare l’area jonica.

In Francia,Riva e’ presente e gli e’ stato imposto di regolare la sua produzione in base a norme ambientali locali rigide e moderne.

Aspiratori,parchi minerali coperti e rispetto della salute pubblica.

Li e’ stato fatto,qui no.Perche?

Ieri si e’ ribadito il motivo,un lasciapassare salva condotto illimitato fatto di prescrizioni e AIA ad personam,atte a produrre per tot anni a venire con valori da rispettare sempre esponenziali.

L’affare TARANTO e’ grande,ma grande e’ la sconfitta,la solita,di una politica al servizio dei propri interessi e non del cittadino.

I comitati ambientalisti,la gente che grida nelle strade il diritto e il rispetto a essere calcolate,e’ messa da parte,mescolata in un recipiente fatto di inciuci e buttato a mare.

A chi ci si puo’ aggrappare,visto che a livello regionale(Vendola insegna….),locale(sindaco Stefano assente….)e nazionale(Bondi ha legami con i riva…),nessuno ci rappresenta?

La giustizia,e ieri si e’ visto nel filmato,ha sequestrato con atti la zona produttiva,la zona a caldo che inquina e danneggia la popolazione.

Poi il dissequestro da parte dello stato,atto a fornire l’alibi ai Riva di produrre per guadagnare e mettersi in regola.

Ma qui,a Taranto,poco si e’ visto e il fumo marrone e l’odore acre e nauseabondo dell’acciaieria,e’ presente sempre.

Una favola,l’amore di una volta tra l’Italsider e la citta’,tra i suoi stessi dipendenti e il circolo Vaccarella,paradiso perso del tempo libero della maestranza di una volta,che sparisce e anzi,accresce le distanze tra chi vorrebbe la produzione salva posto di lavoro e chi,invece,vorrebbe la chiusura senza si e senza ma.

La cozza tarantina,decantata anche ieri sera,ha perso prestigio,morendo in un mare inquinato e perdendo la propria dignita’ acquisita nel tempo grazie alla sua squisitezza.

L’origine stessa della citta’,la magna grecia dello Jonio,pare adesso avere radici piu’ moderne,radici nate nel lontano ’70 allorquando l’Italsider strappo gli ulivi dalle campagne limitrofe per far nascere e costruire un mostro.

E sembrerebbe che quel mostro,l’attuale Ilva,abbia cambiato il dna della citta’ dei due mari,ammazzando i poeti che cantavano sulle rive del Galeso,e abbattendo le mura di un acquedotto romano,sulla statale a ridosso dell’Ilva,acquedotto sempre piu’ rosso delle polveri della grande industria.

Qui il link della puntata di ieri sera: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-eb349f06-8a3d-43e5-94d9-03a93e850381.html