PERUGIA -ASSISI ILLOGICA O UNICA?

Perugia-Assisi la marcia della pace.

Rivendicazione di un diritto, quasi,negato dagli avvenimenti degli ultimi mesi e di una guerra,la terza mondiale,che molti dicono di averla gia’ in atto.

Ma la marcia della pace sarebbe anche quella della pace con noi stessi,dei nostri diritti negati e del lavoro simbolo di un’ utopia generalizzata tra i giovani che la fa da padrona sulla nostra psiche.

La pace che vogliamo per credere che ci possa essere ancora un cammino in comune,magari sbagliandoci anche e ammettendo che la guerra,si quella che viviamo e che vediamo poco distante da noi,possa essere un momento,illogico,che passa e che si nascondera’ dietro i monti siriani o dei paesi russi.

La marcia della pace,simbolo di speranza,ma poi se la fai ti dicono che non sei capace di scendere in piazza per difendere i tuoi diritti e allora…c’e’ qualche cosa che non va.

Ma la differenza quindi dov’e’?

Li in fondo al cuore,magari rimanendo precario a vita e sperando che li,poco lontano da noi,la pace risieda per sempre nei cuori umani e che non perda per le solite questioni di geopolitica economica e vendette in nome della fede.

Oggi Perugia -Assisi e’ la marcia della pace che rimane unica,simbolica ed efficace per chi,in fondo,ha a cuore il bene comune.

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NO CIBO,NO WAR?

Non serve a niente digiunare oggi per la Siria.

Mi sembra come quando Pannella digiuna e poi viene salvato dall’ambulanza sul filo di lana.

Li si salva,qui no.

Non ci sara’ l’ambulanza per la Siria e l’inutile sforzo fatto al G20 da quelle persone che si ritengono o giustizieri del mondo,oppure attendisti ad oltranza.

Il fallimento del G20 russo e’ la conferma che non c’e’ piu’ spazio di discussione logica.Tutto vira verso decisioni prese gia’ prima e inutili ammorbidimenti da elemosinare allo zio Sam Obama.

La decisione del papa Francesco di digiunare oggi,e’ certamente positiva sotto l’aspetto personale di chi lo fara’,ma inutile e senza frutti.

Forse sarebbe meglio se fossimo andati tutti sotto la sede dell’ONU,a pancia piena,e avessimo dimostrato tutto il nostro disappunto verso la battaglia americana in una terra,la Siria,che vedra’ ancora il suo rais governare anche dopo che avranno messo a tacere le sue armi.

Ma il rischio e’ enorme,si sa.

La consapevolezza di molti paesi(Italia,Francia,Germania…),ha aperto uno spazio al via dell’Onu,ma ha messo in evidenza come Obama dei membri europei poca cosa importi.

Con GB,Francia o da soli,bisogna agire,per una questione morale.

Gia’ la moralita’ americana sappiamo bene cosa sia,dal dopo 11 settembre.

Sarebbe meglio parlare di giustizia terrena in nome di probabili indizi avuti.

In questo caso,la condanna unanime del mondo ai 1600 cadaveri avvelenati da qualcuno,e’ stata unita.

Ma il giustizionalismo americano e’ messo ancora una volta in discussione.

Qui,insomma,o ha ragione Obama(e noi siamo dei polli cacasotto…),oppure sotto c’e’ altro.

Ma in quell’altro,e nelle varie teorie che girano in rete,sara’ la storia a dircelo.

Come lo fu per l’attacco alle torri che regalarono un dubbio tutt’ora esistente su Bush e i suoi amici di merenda,potrebbe accadere la stessa cosa con Obama.

Se la SIria dovesse rivelarsi la scusa per invadere una zona del mondo per fini diciamo personali,allora saremmo stati ingannati ancora una volta da un moralismo falso che attecchisce su di noi come le piu’ grandi menzogne.

Una cosa e’ certa:la settimana prossima sara’ un momento cruciale per il mondo,e anche per noi alle prese con il psiconano…

NO+WAR+ON+SYRIA

IL “POVERELLO” ARGENTINO.

Quando la macchina di Papa Bergoglio e’ rimasta chiusa nel traffico della Getulo Vargas di Rio,ho detto tra me:la mia e’ migliore e piu’ sicura.

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Insomma la mia Nissan ALmera Tino,avra’ i suoi anni certamente,ma e’ senza ombra di dubbio piu’massiccia delle mingherline automobili  made in Italia offerte per questo viaggio

Se la folla avesse voluto sollevarla e farla girare su se stessa,ci avrebbe messo un minutino scarso.

Essere un uomo comune  come noi mortali, e’ un rischio a volte.

E deve averlo saputo bene il capo scorta del papa,Domenico Giani,il quale tra errori della polizia brasiliana e mancanza di informazione varia,ha elevato il livello di protezione al suo amato Francesco.

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Comune mortale con mezzi economici alla portata di tutti.

Facile  capire che la mossa di Papa Francesco e’ una mossa sentita col cuore senza motivi tattici studiati a tavolino.

Basti pensare che papa Francesco prima del “tutti fuori”,andava in bus tra le vie di Roma.

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Insomma siamo passati dagli sfarzi di Ratzinger,all’umilta’ di Francesco,come il poverello di Assisi.

Avvicinera’ tutto questo il cattolico in crisi?

Avra’ ripercussioni sulla gente che anche nella fede cristiana dei suoi preti, vede una casta mascherata da croci e abiti di cerimonia?

Una sfida,difficile,ma che oggi come oggi e’ importante per capire se c’e’ ancora margine per avere un successore di Pietro pronto a guidarci,confortarci e essere anche di esempio per noi.

La teologia di Ratzinger fredda e calcolata,l’esuberanza di Wojitila,sono lontane.

Avere un paragone con il buon e bello Karol forse per papa Francesco e’ piu’ facile,vista anche la sua esuberanza latina a essere partecipe con l’altro.

Andare incontro alla gente e non il contrario.

Anche per questo,l’altro giorno,gli uomini della sicurezza hanno avuto paura.

Meglio un papa altezzoso,che un poverello come quello di Assisi….?

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SAN FRANCESCO SI E’ FERMATO AD ASSISI,POTEVA VENIRE A TARANTO.

Assisi e il suo santo.Ricordo un viaggio,bellissimo.Il profumo di quella terra e la sua caratteristica,quella del catturarti e farti diventare buono,anche se per poche ore.

Una citta’,quella Umbra,che ha il richiamo della fratellanza,misticismo amalgamato anche al commercio di souvenir e ottime trattorie.

Comunque sia,Assisi e la sua impronta,quel marchio che in san Francesco,rivive nell’animo di chi ci va a far visita e scende giu’ li nelle scale per andarlo a trovare.

La citta’ e la sua anima,l’impronta che ognuno riceve nell’andarla a trovare.  Il ricordo che ci porteremo dietro e ci terra’ compagnia per sempre.

E allora non e’ giusto sentire dire da alcuni forestieri che il ricordo di noi,di Taranto e della sua terra e’ il fumo e l’aria irrespirabile gia’ a chilometri di distanza.

Perche’ uccidere la bellezza di una citta’ con un qualcosa di non naturale,spirituale,assalirla nel suo io e distorcere il suo percorso per scopi economici?

Senza l’Ilva il nostro san Francesco poteva essere l’odore del mare,il tramonto unico del sole quando si va a nascondere dietro i monti della Calabria.

Poteva essere la storia della citta’ vecchia,i suoi vicoli e il pescatore seduto li alla discesa Vasto intento ad aggiustare la rete.

Gia’ poteva essere,e invece non e’ per scelte sbagliate e calcoli egoistici a discapito di cio’ che deve essere una citta’:la conservazione delle sue origini,la tutela del suo patrimonio artistico,culturale e sociale.

Invece le polveri che ricoprono l’acquedotto romano,sono un grido disperato di aiuto che la storia ci urla e che noi,cittadini tarantini,dovremmo ascoltare.

Ma li,a poche centinaia di metri,sorge il mostro dell’acciaio,e ci nega la nostra autenticita’,la nostra storia e la nostra impronta che possediamo dai greci.

Li finisce Taranto,in quella polvere sui muri romani e nei fumi che offuscano il cielo e che ci negano di vedere un tramonto.

San Francesco si e’ fermato ad Assisi,peccato.

CROCEE

foto di ARALLA GIANLUCA