FERMATA DEL BUS SENZA RITORNO

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gianlucaralla©

C’e’ differenza tra il ragazzo alla fermata del bus vicino casa mia e quello di Sesto San Giovanni.
Una differenza di ragionare,di interpretare un credo religioso senza cadere nell’inganno del qualunquismo vendicativo verso l’occidente.
Ve ne sono molti,troppi forse,che attendono un ruolo da questa Europa,una identita’ che hanno perso nella loro patria e che cercano vagando per citta’.
Berlino,Nizza sono macigni di dolore e rabbia che noi europei solo adesso riconduciamo a un errore di base,e cioe’ quello di non capire che siamo diversi da loro nella logica della liberta’ individuale e che,non accettandola,ci si va incontro a uno scontro ideologico e religioso che dobbiamo per forza di cose accettare.
Il famoso permissivismo,o buonismo senza se e senza ma,ha un limite.
Il limite e’ la restrizione della nostra liberta’ individuale che seppur rivendicandola quotidianamente continuando a vivere normalmente,ha subito uno scossone dai tempi di AL Qaeda.
Oggi Isis e’ timore e condanna verso un agire,un vivere tranquilli.
Seppur non ammettendolo francamente,siamo nella rete della paura figlia anche di logiche politiche sbagliate e di terrore esportato in terre lontane dalle nostre citta’.
La differenza culturale,religiosa e sociale e’ un prezzo che abbiamo assaporato ogni volta che siamo andati come turisti in queste terre e che solo oggi,andandole a modificarle con la forza e la violenza,ci rigettano addosso tutto l’odio verso le nostre scelte.
Un paradosso logico,che oggi con il terrore ci mette dinanzi a una scelta:essere vittime oppure cercare di difenderci con tutti i mezzi contro uma evidente voglia di cambiarci adesso a noi nelle nostre abitudini ?
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IL NOSTRO MURO

25 anni fa la caduta del muro di Berlino.

Televisione a colori,non in hd,ma l’emozione delle picconate a quel muro divisorio fu enorme.

La liberta’ come parola lanciata al vento,come sensazione di averla finalmente in vita,nei giovani berlinesi e non, ebbe finalmente vittoria.

Il muro delle vita spezzate per superarlo,degli amori divisi e della consapevolezza che prima o poi sarebbe caduto.

Il comunismo cadde,si penso’ a un concetto diverso di unione geografica e allora,anche noi,cademmo assieme a esso.

Cademmo nelle emozioni di tutti i tedeschi,ne fummo protagonisti seppur lontani da quella citta’.

Oggi si ricorda un male che cadde,una negazione dei diritti che il vecchio regime tedesco impose con regole rigide.

Seppur lontani,avemmo la sensazione che la Germania avesse perso da una parte,scrollandosi di dosso l’idea della schiettezza e della rigidita’ tipica del suo passato e che,forse,capiva che l’esser chiusi rendeva e creava piu’ nemici.

Oggi lo voglio ricordare cosi’ quel momento e a esso,affianco seppur in maniera totalmente diversa ma pur sempre simbolica come negazione di una liberta’ di movimento,il mio muro.

Cioe’ il muro della mia citta’ di Taranto,che nasconde a noi tutti cittadini il vecchio arsenale militare.

Un arsenale che continua a lavorare a regime minimo tra magazzini di amianto e navi in disuso e che,noi tutti,vorremmo “regalato alla citta”.

Un muro,quello nostrano,che spesso viene picconato dalle macchine che per la pioggia battono contro di esso,lacerandone le pietre e i tufi con cui e’ costruito.

Il muro nostro,la nostra divisione concreta e simbolica che ci rende un po figli dei berlinesi e che,nella nostra memoria,ci accomuna assieme a loro oramai liberi da quell’incubo simbolico e reale.

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