L’IDENTITA’ BRASILIANA PRESA A CALCI…MA POI VENIAMO NOI…

Non e’ stata tanto la goleada della Germania a stupirmi,visto che questo e’ il peggior Brasile schierato da sempre ai mondiali,ma la perdita dell’Identita’ Nazionale.

Cioe’ a partita conclusa,via sciarpe,magliette gialle e bandiere,e avanti con il ripudiare la nazionale e cio’ che essa rappresenta per il popolo brasiliano.

Una ferita dove il passo tra l’orgoglio e l’essere rappresentato e’ breve,e dove il brasiliano rigetta un simbolo,la nazionale di calcio e il calcio,amato e difeso da sempre.

E allora penso a noi,poveretti,che nei maro’ abbandonati in India da un governicchio subdolo al ricatto e poco energico contro chi e’ il padrone delle chiavi della prigione,vediamo l’Italia tanto amata e offesa.

Penso anche a chi nell’orgoglio nazionale italiano e nella sacra giustizia,si meraviglia di un inchino al boss di turno e grida al peccato originale….amen.

Insomma siamo legati ai simboli che se reggono bene,specialmente quelli sportivi e politici,ci caricano e ci inorgogliscono dinanzi al mondo.

Siamo italiani,siam tutti fratelli ma non ce ne fotte una mazza se qualcuno ci chiama anche mafiosi e mediocri nel calcio che conta.

PAROLE E PALLONE.

Vediamo un poco….facciamo un giochetto.

Io scrivo tutto cio’ che si sente e si legge spesso in Italia e che,questa sera per 90 minuti,scomparira’.

“Terrone nordista lumbard  pecoroni terremotati leghisti puffi verdi comunisti anarchici mangiabambini fascisti neri rossi africani meridionali mafiosi camorristi …..passando per altre cose”

Questa sera spariranno e opla’ tutti uniti sperando nel gol azzurro.

Evviva il calcio,ma solo quello della nazionale poiche’ a livello di club c’e’ sempre faziosita’ e scontri dietro l’angolo.

Quindi grazie alla nazionale,la par condicio sara’ assicurata a tutti quanti,dai questuanti della politica show ai tifosi piu’ esasperati delle curve.

Concludo pensando allo stadio di San Paolo.

Costruito vicino alle casette pattumiera della citta’ brasiliana,alla fine del mondiale rimarra’ li a dire che la forza dei soldi vince sulle richieste reali della gente povera e non fa niente che,seppur di iniziare questo mondiale in terra brasiliana,ci son voluti morti e feriti per dire che il Brasile e’ anche “ALLEGRIA E SAUDADE”…..

IL “POVERELLO” ARGENTINO.

Quando la macchina di Papa Bergoglio e’ rimasta chiusa nel traffico della Getulo Vargas di Rio,ho detto tra me:la mia e’ migliore e piu’ sicura.

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Insomma la mia Nissan ALmera Tino,avra’ i suoi anni certamente,ma e’ senza ombra di dubbio piu’massiccia delle mingherline automobili  made in Italia offerte per questo viaggio

Se la folla avesse voluto sollevarla e farla girare su se stessa,ci avrebbe messo un minutino scarso.

Essere un uomo comune  come noi mortali, e’ un rischio a volte.

E deve averlo saputo bene il capo scorta del papa,Domenico Giani,il quale tra errori della polizia brasiliana e mancanza di informazione varia,ha elevato il livello di protezione al suo amato Francesco.

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Comune mortale con mezzi economici alla portata di tutti.

Facile  capire che la mossa di Papa Francesco e’ una mossa sentita col cuore senza motivi tattici studiati a tavolino.

Basti pensare che papa Francesco prima del “tutti fuori”,andava in bus tra le vie di Roma.

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Insomma siamo passati dagli sfarzi di Ratzinger,all’umilta’ di Francesco,come il poverello di Assisi.

Avvicinera’ tutto questo il cattolico in crisi?

Avra’ ripercussioni sulla gente che anche nella fede cristiana dei suoi preti, vede una casta mascherata da croci e abiti di cerimonia?

Una sfida,difficile,ma che oggi come oggi e’ importante per capire se c’e’ ancora margine per avere un successore di Pietro pronto a guidarci,confortarci e essere anche di esempio per noi.

La teologia di Ratzinger fredda e calcolata,l’esuberanza di Wojitila,sono lontane.

Avere un paragone con il buon e bello Karol forse per papa Francesco e’ piu’ facile,vista anche la sua esuberanza latina a essere partecipe con l’altro.

Andare incontro alla gente e non il contrario.

Anche per questo,l’altro giorno,gli uomini della sicurezza hanno avuto paura.

Meglio un papa altezzoso,che un poverello come quello di Assisi….?

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UN CALCIO ALLE INGIUSTIZIE….

Forse si ci siamo.

Ci siamo nel voler chiarire che prima di tutto c’e’ l’uomo,la sua dignita’ e non l’economia,la banca centrale europea e il mondiale di calcio.

Siamo al capolinea di un percorso che fino a oggi ha portato allo sfascio di tutto cio’ che puo’ rendere felice una persona:il lavoro,la stabilita’ di un paese,la speranza aggrappata a essa e il futuro da programmare.

Se da una parte le rivolte arabe ci hanno detto che la democrazia si deve guadagnare con la consapevolezza di cambiare una mentalita’ formata da regimi dittatoriali,quelle degli occupy o degli indignados sono la voce di cio’ che avviene in tutto il mondo.

La rabbia di essere pedine nelle mani di banche,economie di borsa false e di promesse che reggono il tempo di un caffe’.

E allora,come dicevo all’inizio,forse ci siamo.

Ci siamo nel aver capito che questa politica che forma l’attuale economia mondiale e’ fallita e con essa le regole che hanno dilaniato paesi e popolazioni,uomini e donne tutti quanti.

Spagna,Grecia,Portogallo.Default di uno stato,recessione,spread e altro sono le conseguenza di una logica votata ad avere ricchi e poveri  a tutti i costi.

La logica di colpire chi non e’ in regola e che cacciato dal circolo dei big,deve ricominciare azzerando tutto a spese della comunita’.

Sarebbe bello e giusto se vedessimo i politici ammettere l’errore e dichiarare il fallimento delle proprie idee.

Il fallimento di decisioni politiche che hanno diviso il globo e che rendono appetibile solo un protagonista:la disperazione ela protesta.

Si rischia il caos mondiale,l’anarchia delle idee buone e l’apertura verso forme di contestazioni energiche e di massa.

Vedi il Brasile:gran popolo,sincero e spontaneo.

Il mondiale avrebbe dovuto cambiarlo,renderlo piu’ ricco e aprire forme di lavoro alla popolazione grazie ai cantieri per i nuovi stadi.

Invece si scende in piazza contro il governo per protestare contro aumenti nei trasporti,ma anche per le scuole che mancano e i servizi tagliati.

Un calcio al pallone per far gioire una nazione,ma anche una realta’ che e’ ben diversa dai sorrisi negli stadi o nello sventolio delle bandiere giallo oro.

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