IL CALCIO E’ MUTO,NOI GRIDIAMO ALLA VITA.

Il cov19 ha ucciso il calcio,spento la tv e  allontanato i tifosi dallo stadio.

Il calcio e’ stato fermato,annullato, passato in secondo piano,quando prima era una priorita’ di molti.

Ha fatto la fine di quelle cose banali che  una volta che sei diventato adulto,metti da parte,o ritieni che non siano priorita’ appunto.

Il calcio che divide le famiglie,che crea odi tra le tifoserie oggi e’ fermo,allontana discorsi futili forse e forme di razzismo pericoloso.

Il virus ha unito le persone in una sopravvivenza comune,fuori dalla logica delle fazioni e ha riaperto canali che il pallone ci aveva chiuso,come un sonnifero che azzera la voglia di reagire per dormirci su.

Oggi senza calcio abbiamo riscoperto alcune cose,alcuni gesti che erano dimenticati in nome del nostro egoismo .

Si perché chi ama il calcio e’ un po’ egoista,racchiudendosi in un mondo che mette al bando anche una semplice uscita con la famiglia o un dialogo con la moglie e i figli.

Il calcio zittito ha aperto il silenzio in noi,lanciando una pietra contro un vetro fatto di apparenze e bugie forse.

Si forse,poiche’ il virus ha  sancito una verita’ e cioe’ quella della vita,dell’importanza di restare attaccati a essa,agli amici,alla famiglia stessa.

Il calcio oggi e’ muto,ma noi gridiamo lo stesso per farci sentire vivi ancora.

MA PERCHÉ ODIANO LA JUVENTUS?

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Mi sono posto spesso questa domanda.Oltre la rivalità  calcistica,nasce un odio esagerato  che sconfina in congetture socio economiche,in rancori industriali ,in risvolti culturali associati allo stile di vita.
La famiglia Agnelli,la Fiat,Torino e la fabbrica.
Anche le lotte all’interno di essa,l’operaio frustrato dal tenore di vita proprio,fatto di sacrifici e sudore,e quello del padrone,camicia pulita ed erre moscia.
Ci portiamo dietro la differenza di classe,il ricco e il povero,la macchina di lusso e quella rattoppata per uscire la domenica con la famiglia.
Poi la Juventus,la forza economica e la passione che sul campo vince e annienta   chi la odia.
“Quando perde godo,il ricco perde e soffre come me”,parole di un operaio negli anni settanta,piene di rabbia ma sincere.
Tutto strano,ma a pensarci il risvolto sociale e la “differenza accompagnata dall’invidia”,esplode nel gol dell’avversario e così  vai, con le urla e i gestacci rivolti alla tribuna dove la “famiglia” come il re,guarda,gioisce e soffre.
L’Italia calcistica è  lo specchio dei tempi,quello dell’odio verso chi ha e dell’amore verso chi soffre.
Ma il calcio sarà  ancora un gioco da insegnare ai bambini,oppure resterà  una diatriba tra ricchi e poveri,tra operai e impiegati?
Ieri intanto,molti hanno gioito a vedere il Bayer farne quattro alla “signora” ,colpevole di avere nel suo dna erre moscia e soldi,scheletri nell’armadio e altro ancora.
Il pallone,un calcio ai pensieri….sempre così  è?

arallagianluca

LETTERA A UN CALCIATORE FAMOSO.

Se fossi calciatore alzerei la maglietta dopo un gol e farei vedere quella scritta,rossa e chiara a tutti quanti.

Alzerei la maglietta,vedendo negli occhi della gente la meraviglia o il menefreghismo loro.

Indicherei con il dito ogni singola parola,giusto per far capire meglio l’importanza di una frase:”FREEPALESTINE”

Sarei multato,messo al bando da molti miei colleghi,ma dormirei meglio la notte sapendo che io,fortunato rispetto ai martiri palestinesi,ho regalato sincerita’ nel mio gesto.

Sarebbe bello vederlo fare da molti personaggi famosi,sarebbe bello dire anche io sono umano.Sarebbe sincero e leale schierarsi una volta tanto dietro una causa da difendere,o un azione da condannare.

L’ipocrisia del nostro mondo,fatto di lustrini e sorrisi falsi,morirebbe e allora saremmo noi,soli questa volta senza menzogne,a dire come la pensiamo.

Ecco vorrei vederle quelle magliette,candide e pulite non imbrattate di sangue innocente e strappate a una madre a Gaza.

Sarebbe bello diventare scomodi per qualcuno,sputare in faccia ai protocolli e arrampicarsi sul muro che divide i territori occupati,innalzando una bandiera di diritto e liberta’.

Apriremmo la nostra bocca,e finalmente respireremmo aria pulita e vedremmo all’orizzonte il mare senza paura di essere colpiti al petto.

Tu uomo famoso,che corri nel campo verde,ricordati del dramma dei bambini che come te rincorrono un pallone ma vengono falciati da missili crudeli e vigliacchi.

Il bambino palestinese che ha la tua maglia,con il tuo nome e sogna di essere te,fallo felice diventando tu,ora in queste ore drammatiche,un bambino sotto tiro.