SIAM TUTTI VIGLIACCHI…

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Orlando,49 morti.
Tutti compatti contro l’omofobia o il terrorismo .
Siam tutti neri,gialli,bianchi,dipende da come gira la notizia.
Forse non ci rendiamo conto dell’ evento drammatico o della grave azione di uno squilibrato.
Non siamo piu’ di parte mantenendo una nostra idea.
Siam guidati,teletrasportati nel mondo che ci vogliono far credere come accadde per l’11 settembre.
Siamo asociali,paranoici e senza inventiva.
Un vaffanculo diretto lo scriviamo dal cellulare sui social ma non abbiamo il coraggio di farlo di persona.
Siam vigliacchi,come teppisti nella notte che incendiano cassonetti e scappano,nel buio,per non farsi riconoscere.
Ieri tutti italiani,evviva Conte.

 

FRANCESCO IERI,DOMANI CHI?

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gianlucaralla(c)

 

Abbiamo bisogno di supereroi,quelli che ci regalano emozioni.
Abbiamo bisogno,seppur grandi,di briciole di fantasie,tipiche dei bimbi.
Il mondo di disonesti,di politicanti collusi e santi finti,ogni tanto ci dona momenti come quelli di ieri sera a Roma.
Il pallone,rotola sul campo,l’eroe e’ messo da parte ma,dentro se ,freme di voglia di riscatto.
Nessuno ci crede,nessuno ci spera piu’,ma lui l’eroe,regala la gioia del gol.
Francesco Totti un uomo di cui esserne fieri,tutti quanti.
Un personaggio che ,come Superman o Batman,grazie ai suoi super poteri,stravolge un epilogo gia’ scritto e, all’ultimo minuto,regala la gioia non solo ai romanisti ma a chi ama l’eroe,quello che con il sorriso cambia il corso di un evento triste.
L’Italia ha bisogno di questo,dell’uomo che cambia in meglio un sstema che va dalla politica alla societa’,dalle istituzioni alla chiesa.
Ha bisogno di essere presa per mano,accompagnata verso un percorso dove lui,il supereroe dona la salvezza.
A Roma ieri si e’ sognato con Totti,speriamo in altri personaggi dai poteri “super” che diano uno scossone a una partita che si e’ messa male e che rischia di finire con una sconfitta per tutti.

MA PERCHÉ ODIANO LA JUVENTUS?

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Mi sono posto spesso questa domanda.Oltre la rivalità  calcistica,nasce un odio esagerato  che sconfina in congetture socio economiche,in rancori industriali ,in risvolti culturali associati allo stile di vita.
La famiglia Agnelli,la Fiat,Torino e la fabbrica.
Anche le lotte all’interno di essa,l’operaio frustrato dal tenore di vita proprio,fatto di sacrifici e sudore,e quello del padrone,camicia pulita ed erre moscia.
Ci portiamo dietro la differenza di classe,il ricco e il povero,la macchina di lusso e quella rattoppata per uscire la domenica con la famiglia.
Poi la Juventus,la forza economica e la passione che sul campo vince e annienta   chi la odia.
“Quando perde godo,il ricco perde e soffre come me”,parole di un operaio negli anni settanta,piene di rabbia ma sincere.
Tutto strano,ma a pensarci il risvolto sociale e la “differenza accompagnata dall’invidia”,esplode nel gol dell’avversario e così  vai, con le urla e i gestacci rivolti alla tribuna dove la “famiglia” come il re,guarda,gioisce e soffre.
L’Italia calcistica è  lo specchio dei tempi,quello dell’odio verso chi ha e dell’amore verso chi soffre.
Ma il calcio sarà  ancora un gioco da insegnare ai bambini,oppure resterà  una diatriba tra ricchi e poveri,tra operai e impiegati?
Ieri intanto,molti hanno gioito a vedere il Bayer farne quattro alla “signora” ,colpevole di avere nel suo dna erre moscia e soldi,scheletri nell’armadio e altro ancora.
Il pallone,un calcio ai pensieri….sempre così  è?

arallagianluca

MEGLIO LE CORNA DI CASSANO …..

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gianlucaralla(c)
“Tu sei un frocio”,dicendolo discrimini,etichetti,sei omofobo,sbagli.
Un aggettivo che se lo pensi dentro te,deve morire all’istante e non aleggiare nell’aria del confronto verbale,quasi a rimarcare che esso,il “frocio”,e’ veramente altra cosa,dispreggevole animale da rintanare in un cortile e gettare la chiave.
Insomma Sarri e Mancini,hanno aperto un confronto su questa tematica,rendendo a tutti una visione del termine ancora piu’ marcata,confermando  quasi  che la parola frocio e’ differenza per talune persone.
Ha sbagliato Sarri a dire cio’,magari Mancini avrebbe potuto discuterne a viso  e spiegare,al suo collega  che parole distorte accentuano piu’ spregevoli etichette che ancora oggi vi sono e che,alla fine,poteva bastare anche un vaffa semplice semplice.
Alla fine forse e’ meglio quando Cassano fece le corna all’arbitro,definendolo cornuto senza creare alibi a nessuno…o no?

LETTERA A UN CALCIATORE FAMOSO.

Se fossi calciatore alzerei la maglietta dopo un gol e farei vedere quella scritta,rossa e chiara a tutti quanti.

Alzerei la maglietta,vedendo negli occhi della gente la meraviglia o il menefreghismo loro.

Indicherei con il dito ogni singola parola,giusto per far capire meglio l’importanza di una frase:”FREEPALESTINE”

Sarei multato,messo al bando da molti miei colleghi,ma dormirei meglio la notte sapendo che io,fortunato rispetto ai martiri palestinesi,ho regalato sincerita’ nel mio gesto.

Sarebbe bello vederlo fare da molti personaggi famosi,sarebbe bello dire anche io sono umano.Sarebbe sincero e leale schierarsi una volta tanto dietro una causa da difendere,o un azione da condannare.

L’ipocrisia del nostro mondo,fatto di lustrini e sorrisi falsi,morirebbe e allora saremmo noi,soli questa volta senza menzogne,a dire come la pensiamo.

Ecco vorrei vederle quelle magliette,candide e pulite non imbrattate di sangue innocente e strappate a una madre a Gaza.

Sarebbe bello diventare scomodi per qualcuno,sputare in faccia ai protocolli e arrampicarsi sul muro che divide i territori occupati,innalzando una bandiera di diritto e liberta’.

Apriremmo la nostra bocca,e finalmente respireremmo aria pulita e vedremmo all’orizzonte il mare senza paura di essere colpiti al petto.

Tu uomo famoso,che corri nel campo verde,ricordati del dramma dei bambini che come te rincorrono un pallone ma vengono falciati da missili crudeli e vigliacchi.

Il bambino palestinese che ha la tua maglia,con il tuo nome e sogna di essere te,fallo felice diventando tu,ora in queste ore drammatiche,un bambino sotto tiro.

L’IDENTITA’ BRASILIANA PRESA A CALCI…MA POI VENIAMO NOI…

Non e’ stata tanto la goleada della Germania a stupirmi,visto che questo e’ il peggior Brasile schierato da sempre ai mondiali,ma la perdita dell’Identita’ Nazionale.

Cioe’ a partita conclusa,via sciarpe,magliette gialle e bandiere,e avanti con il ripudiare la nazionale e cio’ che essa rappresenta per il popolo brasiliano.

Una ferita dove il passo tra l’orgoglio e l’essere rappresentato e’ breve,e dove il brasiliano rigetta un simbolo,la nazionale di calcio e il calcio,amato e difeso da sempre.

E allora penso a noi,poveretti,che nei maro’ abbandonati in India da un governicchio subdolo al ricatto e poco energico contro chi e’ il padrone delle chiavi della prigione,vediamo l’Italia tanto amata e offesa.

Penso anche a chi nell’orgoglio nazionale italiano e nella sacra giustizia,si meraviglia di un inchino al boss di turno e grida al peccato originale….amen.

Insomma siamo legati ai simboli che se reggono bene,specialmente quelli sportivi e politici,ci caricano e ci inorgogliscono dinanzi al mondo.

Siamo italiani,siam tutti fratelli ma non ce ne fotte una mazza se qualcuno ci chiama anche mafiosi e mediocri nel calcio che conta.

PAROLE E PALLONE.

Vediamo un poco….facciamo un giochetto.

Io scrivo tutto cio’ che si sente e si legge spesso in Italia e che,questa sera per 90 minuti,scomparira’.

“Terrone nordista lumbard  pecoroni terremotati leghisti puffi verdi comunisti anarchici mangiabambini fascisti neri rossi africani meridionali mafiosi camorristi …..passando per altre cose”

Questa sera spariranno e opla’ tutti uniti sperando nel gol azzurro.

Evviva il calcio,ma solo quello della nazionale poiche’ a livello di club c’e’ sempre faziosita’ e scontri dietro l’angolo.

Quindi grazie alla nazionale,la par condicio sara’ assicurata a tutti quanti,dai questuanti della politica show ai tifosi piu’ esasperati delle curve.

Concludo pensando allo stadio di San Paolo.

Costruito vicino alle casette pattumiera della citta’ brasiliana,alla fine del mondiale rimarra’ li a dire che la forza dei soldi vince sulle richieste reali della gente povera e non fa niente che,seppur di iniziare questo mondiale in terra brasiliana,ci son voluti morti e feriti per dire che il Brasile e’ anche “ALLEGRIA E SAUDADE”…..

UN CALCIO ALLE INGIUSTIZIE….

Forse si ci siamo.

Ci siamo nel voler chiarire che prima di tutto c’e’ l’uomo,la sua dignita’ e non l’economia,la banca centrale europea e il mondiale di calcio.

Siamo al capolinea di un percorso che fino a oggi ha portato allo sfascio di tutto cio’ che puo’ rendere felice una persona:il lavoro,la stabilita’ di un paese,la speranza aggrappata a essa e il futuro da programmare.

Se da una parte le rivolte arabe ci hanno detto che la democrazia si deve guadagnare con la consapevolezza di cambiare una mentalita’ formata da regimi dittatoriali,quelle degli occupy o degli indignados sono la voce di cio’ che avviene in tutto il mondo.

La rabbia di essere pedine nelle mani di banche,economie di borsa false e di promesse che reggono il tempo di un caffe’.

E allora,come dicevo all’inizio,forse ci siamo.

Ci siamo nel aver capito che questa politica che forma l’attuale economia mondiale e’ fallita e con essa le regole che hanno dilaniato paesi e popolazioni,uomini e donne tutti quanti.

Spagna,Grecia,Portogallo.Default di uno stato,recessione,spread e altro sono le conseguenza di una logica votata ad avere ricchi e poveri  a tutti i costi.

La logica di colpire chi non e’ in regola e che cacciato dal circolo dei big,deve ricominciare azzerando tutto a spese della comunita’.

Sarebbe bello e giusto se vedessimo i politici ammettere l’errore e dichiarare il fallimento delle proprie idee.

Il fallimento di decisioni politiche che hanno diviso il globo e che rendono appetibile solo un protagonista:la disperazione ela protesta.

Si rischia il caos mondiale,l’anarchia delle idee buone e l’apertura verso forme di contestazioni energiche e di massa.

Vedi il Brasile:gran popolo,sincero e spontaneo.

Il mondiale avrebbe dovuto cambiarlo,renderlo piu’ ricco e aprire forme di lavoro alla popolazione grazie ai cantieri per i nuovi stadi.

Invece si scende in piazza contro il governo per protestare contro aumenti nei trasporti,ma anche per le scuole che mancano e i servizi tagliati.

Un calcio al pallone per far gioire una nazione,ma anche una realta’ che e’ ben diversa dai sorrisi negli stadi o nello sventolio delle bandiere giallo oro.

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GIOIRE NELL’ERA ODIERNA.

Considerazione in merito alla vittoria della Juve o in generale del piacere di una vittoria:ma siam contenti veramente.

Cioe’ mi spiego.

Nell’era del tutto in diretta,si smorzano gli entusiasmi,si affievolisce l’attesa del momento cruciale.

Siamo bombardati di avvenimenti 24 h su 24 e anche una vittoria di una squadra di calcio ci entusiasma ma poi….crolla.

Che sara’ mai gioire e gridare?

Che sara’ mai renderci appagati di effimere passioni?

Siamo veramente contenti di tutto questo oppure e’ una valvola di sfogo a cio’ che vorremmo che fosse la vera gioia?

Non so voi,ma io ogni volta che vedo un mondiale di calcio mi rendo conto di essere partecipe come utente dell’evento mediatico ma con meno energia di prima.

Si sono ridotti i margini di gioia,forse per le troppe notizie brutte…

L’emozione che mi viene alla mente,per esempio,e’ stato il crollo del muro di Berlino.

Un momento storico ma che mi e’ rimasto scolpito nel cuore.

La gioia mediatica di allora e’ rimasta dentro di me,quella odierna di una vittoria nello sport o in altre cose poco.

P.S. Sono romanista,ma anche se vincesse la Roma non impazzirei poi cosi’ tanto…..

I SIMBOLI GIUSTI PER CONDANNARE,PER NON DIMENTICARE.

Essere partecipe a un evento,positivo o drammatico,ma far sapere come la pensi e dichiararsi pro o contro questo.

Lo puoi fare in maniera negativa come questo esempio

o in maniera positiva come quest’altro

Fatto sta’ che nel voler esporre un qualcosa a qualcuno,si dichiara esplicitamente la propria volonta’ di singoli o di persone,su tematiche che possono spaziare dallo sport alle questioni piu’ serie come sta avvenendo adesso a Gaza.

Mi aspettavo qualche gesto ben visibile di alcuni personaggi del mondo del calcio,magari una maglia con su scritto #gazaunderattack o Gaza free.

Nulla.

Eppure lor signori tanto pagati e tanto chiacchierati dai media nazionali,dovrebbero sentire dentro di loro un compito:la denuncia dei mali della societa’,la denuncia verso cio’ che leggono o vedono.

Dovrebbero fare opera pubblica di denuncia chiamiamola positiva,quella che porta ad un cronista a chiedere”perche’ hai fatto questo gesto?”.

Li sentiremmo piu’ umani,quasi simili a noi che non abbiamo palcoscenici mondiali.

Mi aspetto stasera qualche presa di posizione dello sport sui campi internazionali con le partite di coppa europea,a favore dei diritti del popolo palestinese,della violenza barbara da condannare di Israele,e magari l’esultanza di un gol con la scritta “REMEMBER  THE VICTMS CHILDREN FROM GAZA”