DUE MORTI DIVERSE,CONDIVISE SOLO DAL DOLORE DEI FAMILIARI.

Non mi piace che sia morto un ragazzo di 17 anni a Napoli.

Ma ancora di piu’ non mi piace che la sete di vendetta esca fuori con manifestazioni populiste.

Ho letto che la morte di Stefano Cucchi e quella del povero Bifolco,hanno stesso dolore ma senso diverso.

Cucchi mori’ pestato in cella e entro’ nella statistica degli abusi commessi in divisa e che,non solo in Italia,spesso creano morti e ferite permanenti.

Bifolco,allo stato attuale,secondo le prime ricostruzioni,dovrebbe essere stato colpito da un proiettile esploso accidentalmente da un agente all’inseguimento di un ricercato.

Una morte la prima,Cucchi,che non dovrebbe accadere al 100%,poiche’ sempre in teoria tutelata al diritto del detenuto ad essere assistito civilmente in cella.

La seconda,ripeto seppur deplorevole,figlia del caso o se vogliamo dalle armi con colpo in canna che,in casi come questo,rimangono pronte all’uso.

E allora cosa non e’ piaciuto all’opinione pubblica nazionale?

Cosa ha allarmato i giornalisti e i media televisivi in tutta questa vicenda?

Una sola cosa:lo stato non stato in alcune regioni italiane,e la consapevolezza che la morte per mano di chi ci dovrebbe difendere e’ comunque un omicidio volontario.

Fine.Nulla da aggiungere.

Concludo solo dicendo che si e’ parlato molto anche di populismo napoletano,di sceneggiata tipica amplificata dal dolore per la perdita di un ragazzo innocente.

Sara’ pure vero in parte,resta pero’ da dire che spesso il confine tra legalita’ e illegalita’ e’ diverso da regione a regione e che lo stato,purtroppo,e’ solo un impedimento alle libere azioni condannabili.

G8 2001:SIAMO TUTTI PADRI.

Un padre o una madre sanno.

Sanno che se un figlio ha sbagliato potrebbe essere per colpa loro o degli eventi della vita.

Per quel misterioso destino fatto di incroci giusti e pericolosi.

Giuliano Giuliani lo sa,sa di essere stato condannato per suo figlio,Carlo,che nel 2001 a Genova mori’ colpito dal fuoco di un carabiniere che ebbe paura di morire anche lui.

Ma tutti avevano quel timore,tutti sapevano di poter essere protagonisti di un film che avrebbe lasciato sulla strada sangue e bugie.

Carlo e il suo estintore,preso da terra e rivolto verso il defender fermo a motore spento.

Giuliano Giuliani vede e rivede il filmato del povero figlio(per molti un dannato teppista di strada)e il suo corpo cadere sull’asfalto e falciato due volte dalla jeep in preda al panico in quell’angolo maledetto di Genova.

Poi la pietra,messa a fianco al capo del ragazzo,forse fracassato da qualcuno per trovare un movente o motivo dell’assurda morte di un ribelle ai suoi ultimi giorni di lotta.

Un padre sa che suo figlio ha forse anche esagerato,spingendosi verso quell’istinto maledetto che attanagliava migliaia di persone li’ nell’estate del 2001 e che sfocio’ in manifestazioni e deportazioni nelle prigioni della Diaz.

Giuliano Giuliani vuol capire molto,e si affida a immagini,fotogrammi e sonori di un maledetto pomeriggio dove la logica della tolleranza fece posto alla pazzia delle forze dell’ordine e all’intrusione di gruppi violenti nei diversi cortei di pacifisti.

Il padre rivede e spiega i dubbi,i motivi che a distanza di dodici anni lo hanno portato a fare un esposto alla procura perche’ il caso non sparisca assieme alle tante e penose vicende italiane.

Carlo magro nella sua divisa da giustiziere e idealista,ebbe forse il modo di percepire l’attimo della vendetta personale,certo,quell’azione mirata verso le istituzioni rappresentate dalla divisa,che erano fautori di ineguaglianze sociali e che assieme alle banche,alle grandi macchine e ai Mc Donald’s sputavano soldi in faccia alla gente martoriata dalla precarieta’ gia’ in rialzo da allora.

Ma Giuliano Giuliani forse e’ stanco di sentirsi dire che suo figlio si e’ cercato la morte,sbagliando o oltrepassando una linea ideale tra fuga e immolarsi per una causa.

Lui sa che forse si ha sbagliato Carlo,ma assieme a lui anche altre persone e anche i padri delle forze dell’ordine  che nei loro figli hanno avuto una  parte rilevante nel tragico periodo del G8 genovese.

Oggi rimane l’ennesima questione legata alla giustizia,e  all’insabbiamento di persone che non ebbero rispetto nemmeno per il corpo inerme a terra di un giovanotto sbarbatello.

Il sangue di Carlo e’ quello di tutti noi.

Di chi in lui ha visto una vittima,ma anche di chi in lui ha visto un teppista.

Si perche’ potrebbe accadere a tutti di entrare a far parte di una logica pazzesca che si chiama squadrismo.

Quella logica che si e’ vista e che ha colpito persone che non centravano nulla con i famosi blac block o teppisti navigati.

Chi ebbe il manganello sulla testa e chi subi’ violenze alla Diaz,era anche un semplice cittadino,uno di quelli che crede anche nella giustizia e nella divisa.

Uno di quelli che a Genova ci ando’ per gridare la voglia di eguaglianza e protestare contro i grandi affari che il G8 tramava nei palazzi liguri.

Poi con il sangue sul volto e le costole rotte,modifico’ il pensiero di taluni bravi ragazzi.

Molte interviste in rete ci regalano uno spaccato sulla violenza gratuita delle forze dell’ordine.

Sulle botte prese anche se stavi seduto a terra e guardare cio’ che avveniva dinanzi a te.

Ecco perche’ cio’ che accadde li e’ una lezione per chi e’ dalla parte di Carlo e chi no.

Ecco perche’,il filmato che vi linko,e’ anche il filmato di un padre qualsiasi,uno che ebbe anche nel figlio in divisa,un agnello da sacrificare sull’altare della repressione gratuita per far vedere agli occhi del mondo di che pasta era (e’)la democrazia in Italia.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2013/06/25/APbPurpF-giuliani_giuliani_morto.shtml?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter