A PELO D’ACQUA.

Un post sull’estate,sul mare e sul sole che ti brucia sarebbe scontato.

E allora,cerco di essere un poco diverso dagli altri ,e vi raccontero’ di quando,io solitario,nuoto e vedo,a pelo d’acqua,la mia citta’.

Noto subito una diversita’ che ha condannato Taranto.

E cioe’ la parte salva,quella del borgo e delle periferie,e quella ammazzata e sottomessa dall’industria.

Il ponte Girevole che divide tutto cio’,sembra quello di Mostar,nella ex Jugoslavia.

Anche se diverso,lo vedo cadere,venire giu’ sotto l’impotenza della ragione e del diritto di chi vuole avere una citta’ a misura di uomo.

Un simbolo,che divide chi ha perso e chi vuole resistere.

Poi la mia citta’ con la base navale in Mar Grande,a dirci che siamo una citta’ militare e che ha perso anche una sua caratteristica.

Quella delle barche che solcavano il mare,uniche nel lavoro delle braccia che tiravano su le reti dei pescatori.

A pelo d’acqua,annuso,odori e veleni.

Odori nauseabondi,quelli che sversa nell’aria l’Eni e l’Ilva e che il buon Ronchi dice di non sentirli….

Nuoto,vago in un territorio che ci deturpano e che amo.

Amo tutto cio’ che ci sta annientando,questa e’ la mia …pazzia estiva.

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“INCONTAMINATI” LUOGHI TURISTICI…DOVE ANDARE?

Chi puo’ parta,o meglio chi puo’ partire?

Pochi a quanto pare quest’anno,causa scarsa moneta e debiti in evoluzione esponenziale.

Se penso alla partenza,trovo stimolante un’idea:il luogo simbolo di qualcosa.

Mi spiego meglio.

Chi andrebbe a Mosca?L’ex comunista diventato soft per la caduta del patto di Varsavia e del muro di Berlino?

Oppure chi andrebbe a Saigon,l’inferno dei vietnamiti e del fantasma americano?

Insomma alla luce dei fatti e dei cambiamenti politici nel mondo,c’e’ ancora un luogo che non e’ cambiato per colpa del genere umano?

Il Tibet,altro sacro territorio violentato dal regime cinese e dall’immolazione dei monaci buddisti che morirono assieme alla popolazione in 69.000 nel 1959?

Per non parlare della foresta dell’Amazzonia deturpata dal vile saccheggio dell’industria della carta.

E allora ci rimane l’inutilita’ o la finzione di cio’ che fu’ il passato.

Vedi il Colosseo.

Mura che hanno ospitato combattimenti e eroi,re e vigliacchi politici.

Oggi ci si traveste da centurione per campa’ e farci rivivere cio’ che fu allora il simbolo della forza e del potere capitolino.

Allora molto meglio andare a visitare chiese e musei,forse quei pochi simboli incontaminati che reggono l’urto dell’orgia turistica estiva?

Io dico di si.

P.S.  

Mi viene in mente Cuba e il suo comunismo che nonostante tutto attira persone da tutto il mondo.Avana e il suo centro e i turisti con i sigari in bocca.Il Che sulle maglie al concerto di Vasco…pure questo e’ segno dei tempi che cambiano.

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SCAPPO O RESTO QUI ?

Forse per il recente referendum,forse per la solita indole nostrana di non far nulla per cambiare il peggio,fatto sta che va di moda a Taranto un pensiero:andarsene o no?

Le risposte sono varie,come vari sono gli ostacoli da superare.

Primo tra tutti la mancanza di lavoro anche nelle zone del nord Italia,che se prima erano l’ancora di salvezza per cambiare vita e anche mentalita’,oggi naufragano nell’ingarbugliato teatrino delle scelte sbagliate per far parte del club europeo.

E allora rimanere qui vuol dire tante cose.

La prima e’ legata alla qualita’ della vita,primaria e fondamentale esigenza che se in alcune parti della Puglia e’ ancora visibile,qui invece muore per svariati motivi.

Si va dalla politica mai politica con la P maiuscola,alle scelte passate che subiamo quotidianamente nei nostri polmoni,fino alla mancanza sul territorio nostro di spazi culturali pronti a carpire gli umori e le esigenze della piazza e tramutarli in atti visibili e concreti per un cambiamento della citta’ stessa.

L’ambiente,certo,e’ lui l’asso della manica della speranza che si infrange sulle rocce di un futuro che dovrebbe,abbinato a lavoro e diritto alla salute,essere sereno e fautore di programmi per intere famiglie.

Invece condiziona,e molto,le scelte sia dei giovani che dei meno giovani.

Chi rimane soffre in silenzio,o si adegua su uno strano concetto di sudditanza all’industria,primaria fonte di benessere economico dalle nostre parti ma anche grande dispensatrice di morte e malattie varie.

Allora il ragazzo neo diplomato,erudito sulle tematiche ambientali grazie anche alle ottime associazioni presenti sul territorio e alle loro manifestazioni di piazza,sa e se ha coraggio scappa nell’incerto futuro di una qualsiasi citta’ italiana o europea.

E allora la scelta della scuola diventa fondamentale,l’indirizzo potra’ essere lo sbocco per la salvezza o il timbro marcato sulla pelle se dovesse essere di carattere industriale.

La vivibilita’ si misura a vista,anche.

Strade,servizi,spazi verdi,igiene urbana sono tasselli fondamentali per capire in sostanza se la tua citta’ e’ una citta’ oppure un’accozzaglia di pseudo politici o di falsi servizi comunali che non vanno come dovrebbero andare.

Si rischia a rimanere qui,si rischia di perdere tempo e rimanere nell’oblio dell’inutilita’ che purtroppo attanaglia oggi intere generazioni.

La scelta dell’Ilva ha condizionato tutto questo,ammazzando sbocchi alternativi e prospettive diverse per la popolazione tarantina.

Il fallimento di essa,l’industria,adesso sarebbe grave,c’e’ poco da fare.

Ma ancor piu’ grave e’ la sconfitta della magistratura bocciata dalla Consulta,che essendo stata messa a tacere(Gip Todisco),paga le conseguenze della continuazione a produrre e avvelenare noi tarantini.

Andare via o morire di diossina?

Molti pensano questo,peccato sia cosi’….

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TARANTO IN CERCA DI IDEE IDEE IDEE…FINO A QUANDO?

A Taranto e’ caccia all’idea.Un’ idea per mettere sulla stessa linea ambientalisti e operai,un’idea per far ripartire il calcio dopo il bluff della gestione D’Addario,un’idea per il porto paragonato a Rotterdam in prospettive future,un’idea per alleanze in consiglio comunale per portare tranquillita’ a una politica dove l’ombra dei fantasmi del passato ancora e’ presente,un’idea per sviluppare attrattiva per il turismo mai decollato.
Voi direte troppe idee e niente di concreto.
Si e’ vero.E’ questa la malattia che attanaglia questa citta’ del mezzogiorno,dell’estremo sud che offre paesaggi stupendi ma poco  redditizzi per un’intera comunita’ e che e’ violentata dall’inquinamento.
Taranto forse e’ al bivio di una decisione importante per il suo futuro:la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva e il cambio di rotta in tematica ambientale.
Ma e’ anche vero che la bonifica,se cio’ dovesse avvenire,richiederebbe soldi,molti soldi e,visto Bagnoli,non si e’ sicuri dell’effetto finale positivo.
Allora giu’ con le idee,con i progetti e le parole,tante parole.
I fatti ci dicono di una citta’ allo sbando socialmente e abbandonata dai giovani che,in essa,non vedono futuro.
L’errore madornale di incentrare l’anima di questa citta’ in due cose,marina militare e industria,e’ stato cruciale.
Ha bloccato lo sviluppo di altre opportunita’ in altri settori e ha ucciso anche l’incremento della cultura e dei suoi spazi.
Taranto e’ ferma indietro di molti anni.E’ in ritardo su tutto,sull’innovazione tecnologica usufruibile dalla stessa comunita’(servizi comunali per esempio)e da un piano urbanistico che smorza le possibili vie di comunicazione tra una parte e l’altra della citta’.
Socialmente e’ scesa di molto,poiche’ mancando di spazi cultura,ha difficolta’ a ritagliarsi momenti di aggregazione e scambio di idee comuni.
Cinema,teatri mancano e con essi possibili scambi culturali anche internazionali.
I soliti spettacoli estivi nella Villa Peripato,in mano ai vandali,non offrono granche’ solo remake di scene gia’ vissute.
Tra poco partiro’,in Molise.Terra antica e dai sapori unici.So gia’ che andando via rimpiangero’ cio’ che lascero’,peccato che sia cosi’.