COME IN UN FILM DI SERGIO LEONE.

Spesso ci si siede a un tavolo e ci si guarda in faccia.

Si discute,ci si confronta e si spera di avere dall’altra parte un interlocutore sincero e onesto.

Si spera…appunto.

Quando Clini venne a Taranto per seguire il caso Ilva e ebbe modo di confrontarsi con le realta’ ambientaliste anche,il giorno seguente fu unanime lo sconcerto e le sensazioni di quel faccia a faccia.

Si ebbe,gia’ da allora,l’immagine di un uomo asservito al potere industriale e messo li per” balenare strane idee di riqualificazione ambientale”.

Fu allora che ci furono scontri anche sul lavoro fatto dal Gip Todisco e sulla sua indagine che era in atto contro l’azienda ligure e i suoi vertici.

Ma torniamo a Clini.

E’ notizia fresca del suo arresto,dell’indagine per fondi messi su conti personali suoi e della sua compagna che sarebbero stati convogliati da progetti mondiali di riqualificazione delle aree irachene.

Conti gonfi,conti provenienti dal ministero dell’ambiente e che lor signori hanno dirottato per questioni personali.

Come un film di Sergio Leone,l’immagine che vi posto qui sotto,ritrae Clini e il presidente del fondo antidiossina Fabio Matacchiera,noto ambientalista locale che da anni combatte contro il potere nazionale che difende l’Ilva dall’avvelenamento della citta’ di Taranto.

Guardate bene….

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Lo sguardo dritto negli occhi di una persona che sfugge dal confronto,sapendo di essere pieno di sbagli.

L’arresto di Clini mi ha fatto pensare a quel giorno,alla sfida degli sguardi tra chi ci difende e ama la propria citta’,e chi ha nell’ambiente solo sfumature per tornaconti personali.

ALL’ILVA E’ MANCATA LA POLITICA,QUELLA COME LINZ.

Siamo alle solite sul caso Ilva.Dissequestro no,pericolo per gli stipendi e aria di voci di acquisto per l’azienda da parte di investitori europei.

L’Ilva e la sua triste vicenda ha come contorno una mancanza:la politica.

Un colosso cosi’ enorme avrebbe dovuto avere dalla sua politici attivi affinche’ essa,l’Ilva,potesse avere una cosa in comune con la citta’ ionica:il rispetto verso il cittadino.

La politica,inciuciata con essa,ha reso distante questo appoggio,rendendolo fastidioso e distante,oscuro e pericoloso.

Poi la mancanza di esponenti a livello nazionale ha reso tutto difficile,il controllo in sede parlamentare con incontri tra i vari partiti ha reso il caso Taranto pura ipocrisia che ha portato alla nascita del decreto salva Ilva.

Sarebbe bastato avere un maggior numero di politici locali a Roma e magari il dilemma Ilva avrebbe trovato soluzioni migliori per tutti.

Invece,sir Clini e Lord Monti,hanno insabbiato diritti e doveri del privato,con un decreto che aggira la legge,quella legge che il Gip Todisco cerca di difendere con onesta’.

Adesso Riva agli arresti e il futuro nero,saranno per gioco forza padroni degli scenari futuri,poiche’ avranno con il sequestro delle merci,il famoso ricatto occupazionale da sfornare sui giornali e da dire ai sindacati.

Una situazione di stallo che avrebbe dovuto avere sorti migliori e attori piu’ capaci.

Invece eccoci a parlare ancora di futuro incerto e di poveri operai senza certezze.

La speranza?Gli ambientalisti e il diritto ad avere aria pulita.

Linz ci ha insegnato che la lotta pacifica puo’ spronare le classi politiche e smuovere l’anima degli uomini al potere.

Ma e’ anche vero che li’,in Austria,il politico lo si fa con dignita’ e senzo civico,per il bene di tutta una comunita’ e per il rispetto dell’armonia tra industria,ambiente e futuro.

Qui no,e si vede,anzi si respira.

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CARTOLINA PER I RIVA DA LINZ.

L’altra sera ho visto questo programma

https://www.youtube.com/watch?v=gFfHfQ3Y25s

e ho tratto le mie considerazioni.

Prima cosa volere e’ potere.

Volere aria pulita,equilibrio tra chi produce e rispetto verso i  cittadini che ospitano l’insediamento industriale,volere difendere con la lotta pacifica cio’ che e’ un diritto,il diritto alla salute.

Poi disponibilita’ economica data da finanziamenti nazionali,regionali,comunali.Ma anche investimento con denaro del privato per bonifiche e miglioramenti per abbattere i fumi inquinanti.

A Linz e’ stato fatto.A Linz ci sono state le lotte dei dimostranti,le leggi da applicare e i controlli ogni mezz’ora su cio’ che viene immesso nell’aria.

L’industria non piu’ nemica da abbattere,ma anzi bacino per dare lavoro all’intera utenza cittadina e fonte remunerativo pr migliaia di famiglie.

Carne da mangiare senza paure e senza abbattimento di capi per avvelenamento di fattori inquinanti nel sangue di bovini,caprini,suini.

Un equilibrio perfetto che fa di questa cittadina austriaca la piu’ pulita dell’intera Austria.

Questo servizio,molto utile per le nostre battaglie,ci innietta fiducia,prospettive di lotta positive in vista di possibili attuazioni di queste politiche qui da noi.

Il passo potrebbe essere diverso,magari con l’attuale scontro tra magistratura e azienda,impossibile da raggiungere.

Ma si sappia che se si vuole si puo’ convivere tra lavoro e ambiente,tra diritti di vivere con aria pulita e diritti di alzarsi la mattina e recarsi a produrre acciaio.

Si puo’.

Volere e’ potere,in Austria l’hanno fatto…e da tempo.

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PAOLO L’OPERAIO SAGGIO E FIDUCIOSO.

Fine della giornata lavorativa,torno a casa e incontro Paolo,uno dei tanti lavoratori Ilva.

Prendiamo insieme l’ascensore e cerco di sondare l’umore che aleggia all’interno dello stabilimento.

Prima e unica grana e’ la magistratura,cattiva e ignorante poiche’ non sa che non puo’ bloccare un impianto in due secondi.La legge sbaglia e il gip Todisco e’ il nemico da cacciare via insieme alle sue grane che potrebbe portarsi dietro.

Stipendi fermati,cassaintegrazione in atto e famiglie da sfamare mi dice Paolo saranno la conseguenza della mano della legge.

Cerco di sondare cio’ che si sta facendo all’interno dell’azienda in bonifiche.

Lui mi guarda e mi dice:sai gia’ si e’ fatto qualcosa,certo i parchi minerali sono la priorita’ ma sappi caro Luca che loro i parchi sono quattro campi di calcio e coprirli tutti e’ un’impresa.

Allora io gli dico:caro mio perche’ in Germania si sono fatte cupole protettive?

Lui incalza dicendo che si e’ vero ma…costano.

Capitolo sindacati.Chiedo:ma il sindacato adesso e’ seguito ancora da voi tutti?

Lui mi guarda ridendo e afferma:si il sindacato…ma quale sindacato.Tutti disuniti,non sappiamo neanche chi comanda piu’ all’interno dell’azienda….

Poi affondo nel tema delle bonifiche.Paolo mi dice che la cazzata degli ambientalisti per cui sarebbero gli stessi operai a farle e’ grandissima.

Lui,elettricista,non saprebbe come e dove mettere mani,poiche’ ci vorrebbero nozioni tecniche che non ha.Quindi,conclude,gli ambientalisti e Bonelli andrebbero appesi ad un albero.

Io dico:ma non e’ che esageri,in fondo anche loro vogliono tutelarvi.

Ammicca fingendo di essere in sintonia almeno in questo,ma poi dice che l’Ilva gia’ tutela abbastanza la salute degli operai e che forse si e’ esagerato in tutto,analizzando anche i valori ultimi della diossina.

Concludo il tutto chiedendogli:ma tu allora,cosa ti aspetti che accada la prossima settimana?

Paolo riflette un po’,mi guarda e mi dice:ma secondo te puo’ mai chiudere l’Ilva?E le macchine?E le pentole?Chi le fa?

Ciao Paolo.

p.s. 

Volete sapere come andra’ a finire con la politica?

Ci sara’ l’accordo Monti-Bersani con …sentite un po’ qui….Clini ministro dell’ambiente.Le fonti?Mica ve le dico.

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RIVA,IL MALLOPPO DA TOGLIERGLI E IL RICATTO DI FERRANTE.

Sequestro di denaro o di quote societarie.Questo sembrerebbe essere la soluzione proposta dal governo ai magistrati tarantini.

Con questa possibilita’,si potrebbero sbloccare i materiali fermi da Luglio nei magazzini e quindi pagare stipendi e fornitori.

Ma il procuratore generale Vignola,smorza facili entusiasmi confermando che la legge va applicata.

Allora,come sempre siamo stati abituati negli anni,Ferrante l’amministratore delegato dell’azienda,rimarca dicendo che in caso di stop alla vendita del materiale e della produzione stessa,sono pronte ottomila lettere per la cassaintegrazione,spettro che in questi giorni vola basso sulla cittadina jonica.

Clini insomma e’ venuto a Taranto,in una citta’ blindata,a dire che non esiste un piano alternativo,confermando che vi sono 396 milioni di euro per le bonifiche pronti da vari progetti statali.

Una cosa certa lo dicono i numeri:il blocco delle merci all’azienda di circa 1 miliardo di euro,e’ uguale alla riduzione del 20% dei soldi annuali per pagare gli stipendi e le forniture.

Bisognerebbe capire poi dove e’ il rimanente 80%….

Taranto,il piano B che manca e Clini che annega nelle false ipocrisie di un governo che,se da una parte sa che la chiusura dell’Ilva decreterebbe la morte certa dell’incremento di una parte del pil nazionale,dall’altra getta l’ennesima frecciatina alla magistratura tarantina,rea di essere “onesta con se stessa e verso i tarantini stessi(lavoratori compresi…)”e messa al muro da ricatti occupazionali(ribaditi dal duro Ferrante…)e alternative mancanti.

La storia va avanti,ma molti in citta’ dicono che l’Ilva da tempo e’ storia gia’ chiusa,destinata a una lunga agonia.

VIGNETTA ILVA

NESSUN PIANO B PER TARANTO,SAPPIATELO!

Clini sentenzia:se la legge e’ incostituzionale,non esiste un piano B.

Come dire chiudete un occhio e fateci produrre ancora,anche nel torto dei diciassette punti del decreto salva Ilva.

Il pugno di ferro non fa sconti.Se si proseguira’ sulla strada del rispetto della legge,Taranto,paradosso,perdera’ l’industria e il lavoro.

Se invece si aprira’ alla produzione,alla vendita dei prodotti sequestrati si potra’ avere futuro certo e calma sociale.

Insomma siamo alle solite visite di cortesia e alla falsa ipocrisia di uomini di governo.

Per essere magistrato devi chiudere un occhio in Italia si sa,ma se chiudi un occhio e fai danni alla salute di migliaia di cittadini,allora sei colluso con i poteri storti dello stato.

Questo fino a ora,non e’ uscito dalla figura irremovibile e dura sotto alcuni aspetti del gip Patrizia Todisco,che in barba alle pressioni di uno stato senza piano B per Taranto,va per la sua strada sapendo di farsi amici e nemici.

Siamo al bivio solito,tutto italiano.

Oggi la visita di Clini in una citta’ tipo G8,e’ l’esempio della sconfitta politica e dell’amministrazione mancante e latitante per anni in questa citta’.

Una mancanza che non ha portato a trovare soluzioni alternative all’Ilva stessa,sapendo che prima o poi questi maledetti giorni decisivi sarebbero arrivati sulle teste dei lavoratori.

Abbiamo perso tempo,dietro inutili illusioni come il turismo,la mitilicoltura e cazzate varie.

L’Ilva ha inglobato la citta’,radicandosi nel tessuto sociale e anche con i suoi veleni nella catena alimentare(ultime news in tema pare anche le uova e le lumache..).

Adesso mi dicono che non esiste un piano B del governo,quindi tutti confiscati nella pentola a pressione che con i suoi fumi ha delineato un futuro orribile.

Ma allora se uno volesse opporsi a questo,che deve fare?

Andare via?Scappare come quando c’e’ un rischio esplosione e cercare lidi sicuri?

Poi e concludo,se il piano del governo passera’ e la Todisco verra’ messa da parte,non venitemi piu’ a parlare di accanimento delle toghe rosse contro berlusca.Qui di accanimento,ma contro migliaia di cittadini,vi e’ lo stato,con la s minuscola.

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TARANTO\ILVA:ANNUS HORRIBILIS.

Chiudiamo il 2012 a Taranto con una certezza:e’ stato l’anno delle lotte  ambientaliste e dell’Ilva,dei morti ancora nello stabilimento fino alla riammissione, per il famoso decreto salva Ilva del Governo,a produrre nuovamente.

Andiamo in ordine.

Partiamo dal sindaco Stefano.A inizio anno,il 25 Febbraio,firma una ordinanza che consiglia all’Ilva stessa di apportare dei lavori di rifacimento all’azienda,atti ad abbassare l’inquinamento a Taranto.

Ed ecco la prima grana.Il 12 Aprile,il TAR di Lecce,accoglie le rimostranze dell’Ilva stessa al fine di sospendere tale ordinanza del sindaco.Accolta!!!

Intanto il tribunale di Taranto si muove anche lui e commissiona una perizia medico-epidemiologica che attesta una connessione tra le malattie, le morti causate da tumori e l’inquinamento prodotto dall’Ilva.

Si muove adesso anche il ministro dell’ambiente Clini che convoca il 14 Marzo a Roma,il presidente della regione Puglia Vendola,il presidente della provincia Florido e lo stesso sindaco Stefano.

Il 28 Marzo,sollecitati dall’indagine epidemiologica tarantina,Vendola e il sindaco della citta’ jonica,sollecitano l’Ilva ad attuare maggiori sforzi in campo di tecnologie piu’ innovative per abbassare i livelli di inquinamento a Taranto.

Insomma le prime ufficiali conferme dei dati di decesso per patologie legate all’ambiente inquinato si fanno strada e si avvertono i primi scossoni che prendera’ l’indagine della magistratura locale,col Gip Patrizia Todisco che su questi dati confermera’ la necessita’ di fermare l’impianto per salvaguardare il territorio e la popolazione .Siamo all’inizio di una guerra che avra’ di fronte la cordata della legge jonica contro i poteri della casta romana e dei suoi interessi sull’Ilva stessa.

Ecco una data che ci rimarra’ nella memoria di noi tarantini:30 Marzo 2012.

Il gip Todisco chiude l’incidente probatorio al Tribunale di Taranto su due perizie che vede imputati i vertici del siderurgico.

Sotto la Prefettura,con la giornata normalmente retribuita dall’azienda….,settemila operai sfilano per difendere il loro posto di lavoro.

La macchina e’ messa in moto da parte di Riva.Taranto e la magistratura deve fare i conti con i numeri e quei numeri visti in piazza sono alti e il famoso ricatto occupazionale ha  il volto delle persone che sfilano.

Arriviamo al 26 Luglio.Il Gip Todisco mentre e’ in corso a Roma un incontro tra istituzioni locali,regionale e parlamentari pugliesi sulla questione Ilva,firma il provvedimento di sequestro dell’area a caldo senza facolta’ d’uso.

Uno smacco in faccia a Riva e una lama pesantissima che taglia in due la citta’.

L’Ilva deve fermarsi,ora,e deve iniziare le bonifiche senza produrre e senza inquinare.In citta’ l’estate e’ calda gia’ di pre se’,adesso e’ bollente.

Chi sta a mare e vede da lontano i fumaioli dell’azienda,adesso immagina un cielo sgombro da fumi e veleni.Altre persone,forse gli stessi operai al mare con le loro famiglie,tremano e meditano tra loro per un futuro nero.

Vengono arrestati Emilio Riva,il figlio Nicola,l’ex direttore dello stabilimento Capogrosso,il dirigente dell’area cokerie Ivan Di Maggio,e la responsabile dell’area agglomerato Angela Cavallo.

Alla notizia degli arresti,ottomila lavoratori bloccano la citta’,affiancando l’azienda alla protesta contro questi provvedimenti giudiziari e contro l’attacco sferrato dalla magistratura locale da parte del Gip Todisco.

Il popolo ambientalista festeggia e erge il gip stesso a baluardo della difesa dei diritti dei cittadini.

La guerra tra fratelli e’ iniziata ma molti dicono che la battaglia lascera’ sul campo solo una cosa:l’ingiustizia per due diritti,il lavoro e il diritto alla salute.

Ad Agosto l’Ilva ricorre al riesame e ottiene solo gli arresti domiciliari per Emilio Riva.

Ed ecco lo schiaffo al Gip Todisco.

Il tribunale del riesame dichiara che lo spegnimento degli impianti e’ solo l’ultimo atto finale e cosi’ facendo annulla la sentenza del tribunale tarantino e la sua efficacia.Il riesame nomina anche Ferrante come custode dell’impianto e lo sprona ad attivarsi per trovare una soluzione per porre migliorie all’impianto stesso.

Ricordiamo che Bruno Ferrante,dopo gli arresti di Riva e’ l’attuale direttore amministrativo dello stabilimento.

Il governo intanto annusa attorno a se’,aria di sfiducia da parte dei tarantini e anzi dichiara che una nuova autorizzazione integrata ambientale(AIA)e’ in programma.

Ferrante viene rimosso da una ordinanza della Todisco che afferma il ruolo “scomodo” dello stesso Ferrante all’interno della fabbrica e al suo posto nomina Mario Tagarelli,presidente dell’Ordine dei commercialisti tarantini.

Insomma l’Ilva e’ ancora aperta ma deve muoversi per attivare i canali di bonifica.

Altro ribaltamento dei custodi giudiziari.Adesso sono tre e dovranno provvedere alla gestione amministrativa delle aree sequestrate e indurle alla bonifica sul campo.Un compito gravoso e difficile che spesso ha provocato anche spigolature con lo stesso Gip Todisco.

L’Ilva marcia al 50% e la preoccupazione dei sindacati e alta cosi’ come a Genova che ha un suo legame stretto con lo stabilimento tarantino.Se si ferma Taranto,Genova va al collasso totale con la sua filiera produttiva.

Come se non bastasse riecco Ferrante,reintegrato nuovamente dal tribunale del riesame di Taranto nel suo compito di custode giudiziario.

Il Gip nomina,il tribunale del riesame rinomina.Una guerra in atto tra le toghe,una guerra che lascera’ sul campo bocche amare nella magistratura locale.

Il piano dell’azienda per il risanamento dell’impianti inquinanti previa la condizione per  il mantenimento della produzione al minimo,viene presentato e si parla di quasi 400 milioni di euro. Il Gip dice che la somma non e’ logicamente affiancabile ad un piano immediato di tutela della salute pubblica.

Insomma Riva gioca al ribasso e il Gip sottolinea che ci vuole ben altro che poche lirette e il ricatto anche della marcia al minimo degli impianti.

In citta’ tira un’aria pesante,e adesso si minaccia la chiusura degli impianti e il licenziamento per tutti.

Facciamo un salto in avanti e arriviamo al momento in cui Clini,ministro dell’ambiente,rilascia l’AIA .

Il giudizio e’ negativo da parte dell’azienda che nelle otto milioni di acciaio anno vede compromessa la produzione stessa.Poi vi sono i parametri da rispettare e le somme in campo da attuare per far cio’.Chiara la scontentezza di Ferrante e soci e anche quella ambientalista che in questa AIA,vede il salvacondotto Governo per non fermare l’Ilva per sempre.Anzi la prospetta,anticipandone a Taranto i requisiti che in altre parti del mondo andranno in vigore nel lontano 2016,nel futuro rendendola ancora presente a livello mondiale.Uno scotto momentaneo che secondo l’azienda rendera’ Ilva stessa meno competitiva a livello mondiale a scapito di concorrenza straniera specialmente cinese…

Nell’AIA c’e’ anche la questione spegnimento altoforni,che dovrebbe avvenire nel 2014. La  procura tarantina spinge per spegnerli in due tre mesi,ma l’azienda fa sapere che e’ tecnicamente impossibile.Si spegne invece l’altoforno 1 il primo Dicembre.

Una vicenda quella dell’ilva che ha anche una data da ricordare,allorquando l’azienda,era il 26 Novembre,decise di abbandonare Taranto al suo destino e di mettere per strada cinquemila lavoratori.

E chi si scorda l’aria pesante che regnava nello stabilimento occupato dagli operai stessi,la felicita’ degli ambientalisti e il futuro grave che pesava sulla citta’?

Vedere ad un tratto chiudere la fabbrica che nel bene o nel male ha condizionato la citta’ tarantina,e’ immenso disagio.

Disagio per cio’ che non da piu’ agli operai stessi,disagio nell’animo di noi cittadini che sappiamo i danni che arreca,la lotta di chi soffre giornalmente per il dolore di un caro perso.

Poi il decreto salva Ilva,il decreto che ha fatto scendere trentamila tarantini in piazza della Vittoria,uniti a dire che lo Stato ci ha scordato o ci ha venduti tutti al dio del denaro,della produzione e come carne da macello,inquinata come le pecore uccise poiche’ avvelenate dalla diossina,siamo forse anche noi timbrati a vita(?)di un unico destino?

O il futuro,il nostro destino cambiera’ in meglio?

Questa storia lascia sull’asfalto due condizioni imprerogabili:il diritto alla salute e al lavoro.

Il primo deve esistere sempre,con o senza fabbriche.Il lavoro,nel caso nostro,andrebbe tutelato con alternative da offrire a chi,dovesse chiusa la fabbrica,uscirne fuori e gridare di essere felice perche’ il lavoro e’ parte della sua vita..senza l’Ilva.

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TARANTO LIBERA,IL GRIDO DEI GUERRIERI TARANTINI E DEL LORO ORGOGLIO.

15 Dicembre 2012.

Data che rimarra’ scolpita nella memoria dei tarantini.Una data che sancisce una cosa:reset dalla politica(politico),dalla chiesa,dallo Stato,da alcuni giornalisti e da alcune televisioni.

Taranto ieri sera,in ventimila o piu’,ha decretato la ” guerra” e la sua “intifada” a cio’ che ha messo su un giro di azioni atte a denigrare,sputare addosso alla dignita’ di noi cittadini tarantini.

Raggirati da politici concubini,da preti asserviti al re denaro(altro che carita’ ai poveri),da giornalisti che scrivevano per dar ragione al padrone Riva,ora ha deciso di dire STOP.

Dopo che il decreto salva Ilva ha aggirato incostituzionalmente la legge italiana e ha messo al bando le decisioni della brava Gip Patrizia Todisco,ci ritroviamo soli a difenderci con i nostri cori,il nostro sudore e i nostri bambini.

Come gli scozzesi contro gli inglesi nel film Braveheart di Mel Gibson,siamo di fronte a poteri forti,da oscure trame affaristiche che mettono da parte i piu’ elementari doveri in campo di tutela della salute pubblica(parliamo di stime certe e sicure redatte da istituti specializzati e certificati a livello mondiale…)e come loro,i guerrieri scozzesi,andiamo a combattere,in massa,pacificamente pero’,per il nostro orgoglio,le nostre tradizioni e il futuro della nostra terra.

Le istituzioni che ci hanno sputato in faccia,le testate giornalistiche che stamani non hanno detto una sola parola di ieri sera,il prete che oggi parlera’ di amore e del bambinello ma che ha,dalla sua,l’animo del peggior affarista,non avranno da noi che solo proteste,verranno banditi e “processati idealmente” nella pubblica piazza,Piazza della Vittoria,che ieri sera intonando in coro tutti “TARANTO LIBERA,TARANTO LIBERA…”,ha dettato regole e modi per il futuro della citta’.

Adesso,piu’ che mai,abbiamo capito una cosa:non fidarsi di nessuno,avere solo la nostra coesione come forza unitaria e nei movimenti,logori da mesi di fatiche e delusioni ma sempre in prima linea,avere il faro per andare avanti.

Ieri sera l’Ilva produceva e come per dire che tutto e’ inutile,ci pone anche un quesito:ma l’operaio ha capito che lottiamo anche per lui?Che i morti sul lavoro sono anche i figli dell’affarismo dei padroni?

Ieri sera vi erano in piazza anche operai,anche quelli provenienti da Genova che hanno capito il motivo della protesta e insieme a loro si e’ marciato,coesi,popolo e lavoratori uniti.

Taranto ha espresso ieri il suo orgoglio,quello dei momenti difficili.

Come quando un terremoto colpisce una citta’ e tutti si affannano a dare una mano per ripartire,ieri,nel terremoto devastante di tutti questi anni di inquinamento e morti,Taranto e i tarantini,hanno ricostruito,mattone su mattone,la casa Taranto.

Quella casa che spesso e’ stata vuota o che e’ servita solo a qualcuno nei suoi loschi affari personali.

Ieri sera la casa dei Tarantini,con le sue strade e la sua piazza,risplendeva di luci e colori,musiche degli Artisti Uniti Per Taranto,che hanno regalato un degno finale alla serata.

TARANTO LIBERA,TARANTO LIBERA,TARANTO LIBERA,il suono nelle orecchie di queste due splendide parole ci accompagnera’ per il resto dei nostri giorni e per il futuro.

foto di Occupy Archeo Tower Taranto

Foto di  Occupy Archeo Tower Taranto.

CLINI, L’ILVA E IL QUARTIERE TAMBURI: GRIGIO,SOLO E DESERTO.

Il ministro Clini ci pone un quesito importante:non sara’ meglio evacuare in massa la popolazione del rione Tamburi,visto l’elevato rischio legato all’inquinamento?

Caro Clini,la gente dei Tamburi conosce bene il rischio di abitare li.Il vero problema e’ che non e’ stato fatto nulla per poter convivere con la grande industria.

Andare a spostare un popolo dalla sua terra e’ sempre un atto miserevole,pari a quello che fa Israele con i palestinesi,allontanandoli dalle loro abitazione per una politica espansionistica in barba alle convivenze di due popoli.

L’Ilva nella sua presenza e’ fattore dominante su di un territorio e da esso vorrebbe prelevare tutto e tutti.

Il tutto sono gli spazi,sempre piu’ esigui per la gente dei Tamburi.

Il tutti sono le forze umane,quelle attuali e quelle future.

Una esportazione in massa di gente verso terre nuove da adibire a nuove realta’ sociali e cosi’ facendo,cancellare il passato della nostra terra,la terra dei padri.

La gente scappa via da cio’ che ha di piu’ caro,come il luogo ove e’ nata e dove vuole morire.

Espropriare un territorio,renderlo grigio senza vita e nel  grigio della quotidianita’ renderlo come quei film dove ,in primo piano,una distesa lugubre avvolta dalla nebbia’,reca tristezza e paura.

L’ilva e Clini vorrebbe questo.Rendere l’area dei Tamburi terra deserta dove solo le mastodontiche mura del siderurgico,ci direbbero che li’,oltre loro,c’e’ presenza umana.Quella dell’operaio,chiuso nella gabbia dei diritti negati.

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TODISCO COME FALCONE E BORSELLINO:ZITTITA DALLA CASTA?

In questa Italia collusa,abbiamo gia respirato sentori di inciuci a danno della magistratura.

La mafia trovo’ nello stesso governo,una facile alleanza che nelle stragi di mafia e nei colletti bianchi,ebbe l’apice del tradimento della giustizia.

Falcone,Borsellino,ebbero problemi a gestire un iter normale nell’applicare la legge quotidianamente,andando a scontrarsi spesso con barricate tirate su per impedire il giusto decorso delle indagini.

Lasciando stare mafia e storie di alleanze,oggi ci troviamo a Taranto,di fronte ad un bivio:credere nella legge,oppure inchinarsi a decreti che annientano diritti e doveri della societa’ comune.

In conferenza stampa ieri Monti,Clini e Passera,sembravano un triumvirato romano che preso dalla foga del potere,zittiva l’aspirazione piu’ alta di un magistrato:lavorare per la giustizia,per tutti.

Quando poi quei “tutti” sono centinaia di migliaia di persone di una citta’,e assieme a essi,gli stessi operai che lavorano nell’Ilva,allora la questione si fa’ ancora piu’ importante.

La difesa alla vita,all’ambiente,alle condizioni di lavoro,sono fasi importanti nella ricerca di un equilibrio che qui,a Taranto,si e’ perso quando la stessa Ilva,ebbe nei politici del passato e in quelli attuali,facili garanzie per evadere i diritti per cui oggi stiamo lottando.

Il Gip Todisco,non puo’ far altro che ricorrere alla Corte Costituzionale e avere risposta da essa circa il colpo basso dato dal governo italiano a quella sete di verita’ che la magistratura locale stava cercando di mettere in pratica.

Come in Sicilia,anche in Puglia,diventa difficile applicare la legge e se lo vuoi fare,diventi anche tu,cara Todisco,un “Falcone\Borsellino di turno”.

Adesso aspettiamo e attendiamo cio’ che Riva vorra’ fare,altra fase importante da vedere,e poi capiremo se Roma e i suoi uomini,vorranno affondare la barca Ilva oppure,annientando le leggi locali,fare una “opera di bonifica” made in MONTI….

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