CLINI, L’ILVA E IL QUARTIERE TAMBURI: GRIGIO,SOLO E DESERTO.

Il ministro Clini ci pone un quesito importante:non sara’ meglio evacuare in massa la popolazione del rione Tamburi,visto l’elevato rischio legato all’inquinamento?

Caro Clini,la gente dei Tamburi conosce bene il rischio di abitare li.Il vero problema e’ che non e’ stato fatto nulla per poter convivere con la grande industria.

Andare a spostare un popolo dalla sua terra e’ sempre un atto miserevole,pari a quello che fa Israele con i palestinesi,allontanandoli dalle loro abitazione per una politica espansionistica in barba alle convivenze di due popoli.

L’Ilva nella sua presenza e’ fattore dominante su di un territorio e da esso vorrebbe prelevare tutto e tutti.

Il tutto sono gli spazi,sempre piu’ esigui per la gente dei Tamburi.

Il tutti sono le forze umane,quelle attuali e quelle future.

Una esportazione in massa di gente verso terre nuove da adibire a nuove realta’ sociali e cosi’ facendo,cancellare il passato della nostra terra,la terra dei padri.

La gente scappa via da cio’ che ha di piu’ caro,come il luogo ove e’ nata e dove vuole morire.

Espropriare un territorio,renderlo grigio senza vita e nel  grigio della quotidianita’ renderlo come quei film dove ,in primo piano,una distesa lugubre avvolta dalla nebbia’,reca tristezza e paura.

L’ilva e Clini vorrebbe questo.Rendere l’area dei Tamburi terra deserta dove solo le mastodontiche mura del siderurgico,ci direbbero che li’,oltre loro,c’e’ presenza umana.Quella dell’operaio,chiuso nella gabbia dei diritti negati.

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