CRONACA DI UN SUICIDIO ANNUNCIATO.

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gianlucaralla©

Ho atteso un po di tempo prima di scrivere alcune cosette sulla debacle renziana di domenica scorsa.
Prima considerazione:
e’ stato il voto contro Renzi,stop.
L’eta’ bassa dei contrari alla sua continuita’ politica’ ha fatto si che si esprimesse quella fascia di eta’ dei disoccupati,precari e anti lobby.
Sulla Costituzione conosciuta o no da essi,ho seri dubbi.
E’ vero anche che sui quesiti referendari le parole poco chiare hanno dettato legge,e’ vero pure il contrario e cioe’ la voglia di queste persone a riprendersi in mano tale costituzione e rileggerla nei punti salienti.
Si e’ bypassato questo e si e’ andati dritti al problema e cioe’ Renzi in persona.
Ha lui sbagliato dicendo che si sarebbe dimesso uscendone sconfitto e questo ha fatto si che ha compiuto su se stesso un suicidio annunciato.
Quale migliore occasione se non questa ?
Altra considerazione rivolta al PD.
Caro partito che fu dei lavoratori,cerca di essere piu’ sincero con te stesso.
Oggi non so se alla riunione della direzione centrale avrai il coraggio di cancellare Renzi oppure aggrapparti al carro dello sconfitto per sperare,dopo le elezioni,di sembrare il primo partito in Italia.
Cerca invece di essere sincero con la parte di italiani che ti vorrebbe meno vicino ai palazzi della poltrona e piu’ in mezzo alla gente.
Il campanello di Letta e la sua smorfia di disappunto accompagnata dal ribbrezzo  di sapere che,forse,si consegnava a un pseudo partito il futuro del paese,ha marchiato per sempre Renzi stesso e ha regalato spiragli di possibile vittoria a leghisti e 5 stelle.
Usciamo fuori da una domenica di autodemolizione personale e ci immergiamo nella solita nebbia nostrana dell’incertezza e dell’autocelebrazione di persone che si credono re sulla terra.

A TARANTO,LA COSTITUZIONE TRAVISATA.

Molti dicono che non si puo’ fare piu’ nulla per Taranto e la sua gente.

Il punto di non ritorno e’ stato passato.

Senza veri soldoni e legalita’,non potremmo bonificare l’Ilva e allora giu’ col pessimismo,catastrofico e nero,buio pece sancito da un principio,che la legge non e’ uguale per tutti.

“La sua sacralizzazione dettata dall’articolo 1 della Costituzione, il fatto che in suo nome si possa anche arrivare ad uccidere e avvelenare. Certamente è un valore primario, basilare, ma non può essere un totem che condiziona tutto il resto fino alle estreme conseguenze. L’articolo 1 dovrebbe essere fondato sulla persona umana, non sul lavoro”.

Questa frase l’ho letta oggi,sull’Unita’ online.

E’ dello scrittore Carlo Vulpio,giornalista del Corriere della Sera.

Ebbene partendo dall’articolo 1 della Costituzione,dovremmo essere a posto,contenti di un diritto che apporta benefici all’uomo,rendendolo consapevole di uno stato personale,il lavoro,che e’ sforzo fisico e beneficio economico.

Ma economico per chi?

Per l’industriale,certo anche lui,ma a quale prezzo?

Il duetto Vendola Archina’ e l’intervista di Luigi Abbate a Riva,il giornalista deriso nell’intercettazione telefonica tra il presidente della regione Puglia e l’amministratore dell’Ilva,solca una linea di basso profilo tra chi,la regione Puglia,avrebbe dovuto difendere proprio l’articolo 1.

Il lavoro si,non la morte di una citta’.

O se  cosi’ dovesse essere,e lo e’,allora sanciremmo una bugia,quella del rispetto altrui.

Il lavoro citato dal giornalista e’ quello che non danneggia l’ambiente,quello che dovrebbe essere il volano di citta’ e paesi.

In alcune parti lo e’,senza mezzi termini.

Rispetto e produzione,limiti da rispettare e soldi negli stipendi.

Qui la giustizia,con la Todisco,rompe un diritto negato,la salute pubblica,adottando norme legislative che vanno in aiuto dei cittadini tarantini.Ma lo stato,baypassa tutto e tutti,e colpisce,annientando una logica che altrove regge invece.

Perche’ a Taranto si muore e altrove no?

 

 

ROBERTO E LA COSTITUZIONE CHE NON VALE IN RIVA ALLO JONIO.

Ieri sera su Rai Uno Benigni ci ha catapultato in un mondo,quello della Costituzione italiana,che andrebbe rispettata e condivisa sempre.

Premessa alla lettura e al commento di essa,e’ stata la solita  scelta di Benigni di farci ridere e vergognarci dei politici nostrani e del solito Berlusconi che ritorna in campo.

Una Italia che nella Costituzione dovrebbe avere il filo conduttore delle regole e delle difese verso i cittadini e che invece,quasi sempre,ha mancanza di rispetto e scarso utilizzo reale di essa.

Benigni utopisticamente,rida’ speranza alla carta costituzionale ammettendo pero’,a suon di battute,che il politico dovrebbe cambiare e solo cosi’ facendo avrebbe il rispetto dal cittadino.

Poi,continua il comico toscano, il non andar a votare come reazione a tutto questo e’ un errore,errore che ci toglie un nostro diritto che e’ quello del voto e del giudizio personale verso un partito e i suoi esponenti.

Detto questo,mi soffermero’ solo su due articoli che vanno in contrasto con cio’ che e’ avvenuto qui da noi a Taranto e che,se avessi avuto il modo,avrei sviscerato al caro Robero dicendogli che non vengono applicati nella terra dei due mari.

Il primo e’ l’articolo 32 che dice:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti….”

Questo articolo con il decreto salva Ilva e’ inutile a Taranto.

E’ inutile poiche’ lo Stato,garante dei nostri diritti,non riconosce alcunche’ di tutto questo e,anzi paradossalmente,con una legge anticostituzionale,permette di continuare a inquinare in barba alla salute pubblica di migliaia di cittadini tarantini.

Per non parlare delle cure,divenute cosa ormai per abbienti e che,nel nostro territorio e’ una cosa esponenziale purtroppo,aumentano come richieste per le gravi patologie derivanti dall’industria e i suoi veleni.

Veniamo adesso all’altro articolo,il 9 che dice:

” La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e  tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Tutelare il paesaggio e il patrimonio di una nazione,e nello specifico di una citta’,sembrerebbe la priorita’ nel difendere le proprie radici storiche e quelle culturali che hanno reso unica un luogo.

Taranto e la sua millenaria storia,dalla Grecia ai Romani,e’ sponda di popoli e cultura,di tradizioni e guerre.

Cancellando tutto questo in nome di una industrializzazione selvaggia ,lo Stato ha dato vano sforzo nell’applicare questo articolo.

Mi viene in mente quando per costruire l’Italsider di allora,dovettero estirpare dalla terra migliaia di ulivi secolari,ulivi della nostra storia come le mura romane divenute rosse per colpa dei minerali sulla Statale jonica.

Lo Stato ha la Costituzione certo.Il cittadino ne e’ consapevole e nella sua stesura trova risposte per una convivenza democratica e civile.

Ma quando cio’ non viene fatto da chi ha il dovere di rispettarla,allora il cittadino ha tutto il diritto di non credere a essa o meglio di prenderla con le “molle”.

Utopia e qualunquismo ieri sera ho visto in Benigni(certo non per colpa sua…),ma sarebbe opportuno anche dire le realta’ che avvengono in alcune parti d’Italia o nel mondo,visto che alcune parti della nostra costituzione sono applicate in altri paesi…

Caro Roberto,la prossima volta che farai uno spettacolo,fallo all’ombra dei camini,quei camini che bruciano le nostre speranze di vita salubre e ambiente pulito e che,idealmente,bruciano e disperdono al vento la Costituzione e alcuni suoi articoli.

benigni