IL “MODUS OPERANDI” RENZIE CHE AVANZA.

E allora vedere Renzi con le mani nelle tasche e parlare al Senato e poi alla Camera e’ l’inizio di un modo,comunicativo,a cui non eravamo abituati.

Lui,Renzie,crea la distanza con la velocita’ dei tempi propri e sviluppa,nel vecchio politico,l’ansia da prestazione.

O sei come me,energico,veloce e senza fronzoli,oppure fatti da parte.

Fino a questo momento credo che la lezione renziana sia questa piu’ che dei fatti e dei programmi.

Se con re Silvio avevamo visto il teatrino muoversi sotto vecchie e smaniose cerimonie degne del duce,con Renzie svecchiamo un poco la politica del dire e apparire e apriamo finestre nuove al modo di comunicare.

Il telefonino e twitter aperto sempre,lo scambiarsi messaggi con bigliettini e ammiccare dinanzi ai nemici(un tipico modo fiorentino per mandar a fanc…il prossimo..)rimarra’ nelle nostre memorie.

Il rischio e’ che si passi dalla possibilita’ del fare qualche cosa per il paese,all’enfatizzare il proprio io.

Si perche’,lui Renzie,e’ un po’ anche Berlusconi.

Da lui eredita l’apparire bene in tv,il gesticolare e annusare la battuta da dire al momento giusto.

Come il twitt dato in pasto al popolo dei cinque stelle:”Sto cambiando l’Italia anche per voi….”

Tempi che cambiano,persone anche e muri che crollano come quello di un partito,il PD,sempre piu’ simile alla DC che fu’.

ENNESIMO COMPROMESSO STORICO.

Negli anni settanta ci fu’ un periodo dove la DC di Moro e il PCI di Berlinguer tentarono un approccio politico in simbiosi che dette nome al “compromesso storico”.

L’Italia era diversa.

Terrorismo e sinistra sempre piu’ di sinistra rivoluzionaria,erano le note di quell’epoca e l’allora segretario comunista Enrico,cerco’ il colpo a sorpresa con Moro,volendo evitare,secondo la linea del PCI,un baratro enorme al paese fatto di democrazia in pericolo e attentati quotidiani.

Erano i tempi in cui il comunismo italiano voleva allontanarsi da quello russo.

I personaggi di allora,Moro in primis,pagarono caramente quella linea politica che poi fu ritentata da Berlinguer nella DC di Piccoli.

Insomma comunisti e democristiani si parlarono allora e si incontrarono a due occhi per capire se,oltre le ideologie diverse,sarebbe stato possibile avere una linea in comune per salvare un paese da insidie tragiche.

Oggi,alla luce dei fatti di allora,il paese viene salvato a detta di molti,dall’incontro avuto ieri tra un comunista(ma si un po’ lo e’)Renzi,e un uomo di destra(Berlusconi),che in Renzi stesso vede l’ancora di salvezza dalla sua debacle discendente data dai misfatti compiuti in questi anni.

Oggi,sul piatto della bilancia,c’e’ il cambiamento di una legge elettorale,e possibili scenari ove l’elettorato diventi protagonista e partecipe del voto stesso.

Un processo che oggi Renzi spieghera’ alla riunione del PD e che mettera’ chiarezza dove c’e’ una soglia tra “presa per il culo” o cambiamento reale.

Berlinguer,Moro,Renzi,Berlusconi.

Mondi diversi allora,negli anni settanta,e mondi ambigui oggi dove la parola comunismo e’ offuscato da mille correnti e guerre interne di potere.

Ebbene,ripensando ad allora,noto che l’identita’ di un partito era piu’ netta in passato e si scontrava nettamente con le differenze politiche e ideologiche che vi erano nei programmi di partito.

Oggi parlare di sinistra fa rima con centro destra,o quasi.

I due euro dati ai seggi elettorali per cercare di eleggere la novita’,si scontrano con l’incontro di ieri,strano e devastante per molti.

SI puo’ andare oltre le differenze per aprire porte a una logica,non piu’ ad personam,ma globale in nome del bene comune di noi italiani?

Per Renzi si,per molti altri no.

Il nano peccatore non doveva neppure entrare al Nazareno.

Anzi,cosi’ facendo,ha azzerato cio’ che era nato ultimamente circa la figura stessa di Berlusconi.

Era stato messo al bando,lacerato dai suoi processi,e reso umano come tutti noi,affidato ai servizi sociali e forse dimenticato per sempre.

Invece no.

Ieri e’ stato riesumato e Renzi ha fatto il suo “compromesso storico”.

Un avvicinamento con il nemico di sempre(ma poi lo era…?),un azzeramento con molti esponenti del PD stesso(varie correnti tra cui Fassina non hanno gradito questo gesto clemente…),insomma un terremoto che se fallira’ sara’ devastante per la sinistra intera.

Sia chiaro.

Se Renzi fallira’ nella sua proposta fallira’ l’ennesima figuraccia del PD,fatto di poca sostanza e molta trasformazione attualmente.

Se dovesse invece venir fuori un progetto politico coeso per salvare questo paese,allora avremo comunque lo stesso una percezione:il PD e’ cambiato…con Matteo da FIRENZE.

ALFANO,IL RAIS E IL BIVIO ITALIANO.

Ci sara’ poco da chiarire mercoledi’ in aula.

Il governo Letta,anche se dovesse vivere di rendita,grazie alle colombe del PDL,ha perso.

Ha perso poiche’ e’ in ritardo sui tempi di cio’ che aveva promesso,e’ in ritardo sulla legge elettorale che rischiamo di ritrovarcela alle prossime elezioni e,adesso,vorrebbe rimettersi in strada dopo che ha sbagliato in una questione sola:credibilita’.

Credibilita’ persa quando si e’ visto come,alla merce’ di Berlusconi,il nostro paese paghi ancora un prezzo alto per averlo in piedi.

Berlusconi,nonostante si tenti di screditarlo e renderlo innocuo dinanzi a tutti noi(e non solo anche alla Germania specialmente…),ha messo in luce una cosa:se lui vuole,puo’ far male,e ora,vista la guerra interna al PDL,rincarera’ le forze.

Le mosse del cavaliere saranno forzate e vincolate da un fattore:avere numero per andare alle urne con un margine ampio di adepti che dovrebbero sancire una vittoria quasi scontata.

E qui l’Italia,ha un incrocio decisivo per il suo futuro.

Se Alfano,Cicchitto,Lupi,dovessero scegliere la linea dello scontro contro il loro ex capo,se dovessero scegliere la ragione dell’amore per un governo a venire di larghe intese,sarebbe plausibile un ritorno a cio’ che spesso,in passato veniva fuori con la DC e il PCI.

E cioe’ l’intesa del momento tragico,drammatico del paese,l’intesa che negli anni di piombo faceva spesso andare sotto braccio la balena bianca e il partito rosso.

Intese di emergenze,intese che oggi,se dovessero verificarsi con piu’ stabilita’,andrebbero tenute ben strette e rigide per non incorrere in una disgrazia enorme che si chiama Europa.

Il semestre che ci vedra’ al capo dell’Unione europea,dovra’ essere per forza di cosa stabile e unitario.

Dovessimo trovarci in una situazione diversa,tra intrighi e malumori,doppi colpi e tranelli pianificati alle spalle,incorreremmo in un tragico destino dettato da un finale scontato:crisi simile o uguale alla Grecia,troika europeista a farci i bilanci da rispettare e malumori interni della gente pronto a esasperarsi in violente manifestazioni di piazza.

Insomma Letta e’ al bivio.

La scelta e’ dettata da cio’ che decideranno i “traditori” del pdl.

Alfano,una volta tanto,forse diventera’ l’ex delfino di Berlusconi che agendo di rimessa,sara’ diventato autonomo da una sudditanza epocale  dal rais…