BOB E DARIO,LO “STRACCIONE ” E IL “CURATO”….

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gianlucaralla©

Uno e’ vivo,l’altro e’ morto ieri.
In comune un premio,il Nobel per la letteratura.
Dylan fa piu’ scalpore,perche’ cantante e divo,amato dai “movement” americani negli anni sessanta e pionere del folk rock che denunciava misfatti politici di allora e regalava brani in tema filosofici o sociali.
Dylan da fastidio allo studioso che ,chiuso nella sua camera,pensa e scrive,elabora frasi che rimarrando per quest’anno chiuse in un libro non premiato.
Dylan vince,si diverte uscendo dalla stanza e ,beffardamente,spopola nel globo come re della letteratura musicata.
Non so se ha ragione lui a essere divo per sempre,ricordato nel futuro per il menestrello antipatico che beffo’ il miope scrittore nel suo feudo.
Non so nemmeno se lui abbia il diritto di imporsi in una categoria,la letteratura,che ha visto in passato eruditi della storia,della filosofia e che invece,ora,vengono smossi dall’uomo che ha avuto tante compagne e mille vizi.
Dario Fo e’ piu’ logico,piu’ coeso nella figura del vincitore,forse.
La prosa,il teatro e’ una forma di elaborazione di scritto messo in forma teatrale,spettacolo che nasce da fogli di parole e poi,ore dopo ore di prove,e via applausi dal pubblico in sala.
Perche’ Dario si e Bob no?
Perche’ il menestrello ribelle americano non e’ acclamato e,anzi,viene messo alla berlina dal popolo del giudizio e della meritocrazia solo per chi sa veramente?
Non credo di avere una risposta ma penso,anzi ne sono sicuro,che nell’era dell’immagine e dell’apparire il ribelle Bob e’ sanzionato come la mela marcia della parola,come l’uomo fuori posto seppur con ampio talento.
Dario nella sua immagine sorridente e piu’ curata va bene,ci rassicura.
Non metto in discussione le opere,i testi delle due persone,per carita’ divine espressioni del dire e raccontare comunque.
Ma mai come ora,nel giudizio severo,ha contato l’apparire,l’essenza del giudizio veloce e feroce della modernita’ dei tempi nostri purtroppo.

UN PENSIONATO DI NOME BONO.

C’e’ un momento della vita in cui fai soldi a palate.

Voi direte :a me non e’ capitato.E’ vero,diamoci la mano anche per me e’ la stessa cosa.

A loro,gli U2,si.

E sono cambiati,eccome.

Dai primi passi nelle fugaci performance a concerti live tra pochi intimi,fino ai mega raduni con palchi fantascientifici e super tecnologici.

Ma la questione non e’ questa,o almeno non tutta in parte.

Mi chiedevo come si puo’ cambiare e essere promotori prima di diritti e liberta’ negate,e poi perfetti manager con l’occhio alla borsa.

Sono cresciuto con la loro musica,con la voglia ribelle di Bono e soci e la bandiera bianca,con la voce calda e strillata nei microfoni per farci capire come in diverse parti del mondo la guerra,la liberta’ e altro sono all’ordine del giorno.

Ho visto gli U2 agli oscar e mi hanno fatto sensazione.

Mi hanno definitivamente aperto un buco nel muro dove appaiono oggi consumismo e affari,soldi e pochi ideali sentiti veramente.

Gli lascio,all’ultimo album che ritengo degno del loro nome, The Joshua Tree.

Un album che ogni volta che lo ascoltavo mi dava emozioni e continuita’ nel credere ancora in loro.

Oggi Bono e’ il simbolo del pensionato che vuole esagerare nonostante abbia gia’ avuto tutto.

Sarebbe meglio,per lui e per i suoi fans,dire STOP.

“Abbiamo dato tutto,il resto e’ solo falso profitto e mancanza di rispetto per voi.”

Meglio Dylan,forse….