L’AGONIA DELLA TRIADE FONDAMENTALE.

“Non abbiamo la minima idea di come andrà a finire. Ma sappiamo che in questo momento – oggi, non nel futuro – sta volgendo a termine un complesso di vita che potremmo definire nel seguente modo: io studio, in buona parte per imparare a fare un lavoro per qualcun altro; questo qualcun altro ha bisogno di me perché guadagna vendendo le cose che faccio con il mio lavoro; prestando il mio lavoro, guadagno abbastanza soldi da avere un tetto, mangiare e mettere su famiglia – tutte cose che richiedono un minimo di pianificazione e hanno a che fare con un’idea di lunga durata. E anche per pagare le tasse con cui un ente in sé immaginario, una pura astrazione – lo Stato – mi assicura salute, sicurezza, scuola e pensione, e almeno in teoria esegue i miei voleri, espressi attraverso i miei rappresentanti politici. Se ragioniamo in termini di complesso di vita, sostiene Miguel Martinez, ci rendiamo conto della portata storica di questa fase: è «l’agonia dell’intero complesso di vita, strutturato sui poli del Cittadino, del Lavoro e dello Stato».”

Martinez  storico,filosofo,linguista ecc…ecc…,racchiude tutto cio’ che sta avvenendo adesso in Italia sotto  questo pensiero.

L’illusione della continuita’,quella della propria vita,del lavoro come lancio per gli scopi e dello Stato,padre protettivo verso te,e’ utopia.

Ma anche sconfitta,dello Stato appunto,che perde le sue radici storiche come istituzione e regala,nelle colpe della politica e dei politici,una strada in discesa a chi nella violenza e nelle piazze vede la coesione di tutti.

Non a caso,Alfano,ribadisce il concetto di “strategia della tensione”,e annovera in questa frase frange estreme che andrebbero dall’estrema destra arrivando ai gruppi antagonisti di sinistra.

Sara’ anche vero o no,fatto sta che nelle parole di Martinez c’e’ la sconfitta di un sistema che ha retto fino a quando ha potuto e che nell’Europa e le sue leggi,vede perdersi sempre piu’.

Ogni passaggio che leggete nelle parole iniziali,si perde lungo il percorso quasi deprimente di chi inizia la scuola(studio si ma per cosa se non per me stesso…),di un lavoro(ma duraturo,oppure precario ?),di un privato tartassato da tasse e di uno stato che e’ succube di un club(l’Europa appunto)chiuso ed ermetico nelle sue lobby che condizionano milioni di persone.

L’agonia delle tre cose(cittadino,lavoro,stato),rappresenta tutto cio’ che sta accadendo.

Sulle motivazioni anche politiche delle proteste dovremmo chiederci se sono reali o affiancabili a quelle vere esposte da tutti i dimostranti(mancanza di lavoro,tasse,privilegi della politica,europeisti non convinti,ecc..).

Martinez potrebbe essere un portavoce delle varie frange attuali,ma andando a leggere bene nelle sue righe e nei suoi pensieri,possiamo dire anche che il suo pensiero e’ quello comune di molti filosofi del nostro tempo e di molti attivisti sparsi per il pianeta.

Occupy Wall Street,Indignados,hanno aperto anni fa,la strada della protesta sociale,annunciando a tutti che nell’economia e nella politica globalizzata e dura,vi era l’innesco di quello che avviene oggi.

Io temo,ma spero di essere smentito,che non andremo piu’ a parlare di nazioni singole ma di nazione unica o stato,l’Europa,governato da politici lobbysti e economie sempre piu’ drastiche.

Il fallimento o default di molte nazioni(Spagna,Grecia,Portogallo…)hanno sancito il fallimento delle politiche risanatorie verso la BCE,unica artefice di un piano di rientro dal debito che ha mietuto vittime innocenti(aziende chiuse al collasso oramai,tv di stato chiuse,banche fallite,ecc…)e che sara’ ancora protagonista nel futuro.

Martinez ci apre gli occhi,ma credo che oramai anche i ciechi vedano e i sordi sentano che clima c’e’ in giro(col rispetto parlando).

DAGLI OCCUPY,AGLI INDIGNADOS,PASSANDO PER I FORCONI:LA POLITICA TREMA.

Un anno e gli Occupy Wall Street ricominciano a sognare di diventare protagonisti contro un sistema illogico fatto di numeri reali ma non rappresentativi del dramma delle societa’ mondiali.Il numero delle banche,dei soldi in borsa e di una economia che serve solo ai ricchi signori che,nel loro potere occulto di mutui e servizi vari,accrescono la richiesta ma rovinano milioni di persone.
Gli Occupy e gli Indignados,europei e non.I movimenti arabi e le corse per cambiare un tempo,quello attuale,sempre ridotto per la liberta’ e la giustizia totale.
E allora il peso di questi movimenti hanno nella loro ideologia e nella loro speranza fatto venir fuori una cosa certamente:il fallimento di politiche vecchie e la voglia di un RESET MONDIALE in vari settori.
Eppure se penso a loro,credo che chi abbia colto nel segno siano stati i movimenti arabi,alle piazze egiziane e alle lotte contro regimi ancora in atto.
Loro hanno vinto,dando voce alle condizioni sociali inumane e alle feroci repressioni a cui sono sempre sotto tiro.
I movimenti in america,dalla loro,hanno il pregio di aver regolato un caos di organizzazione che scaturisce spesso dalla voglia di migliaia di persone di dire e fare cose,subito con veemenza e rabbia.
Gli occupy hanno reso la teoria in pratica gestendo migliaia di persone con raduni pianificati e una specie di vita comune da caserma.
Una rigorosa e pianificata lotta che sul web ha dato i suoi frutti e che nelle manifestazioni ha trovato riscontri di numeri e di coesione.
Qui da noi,in Italia,sulla scia degli indignados spagnoli e gli Occupy americani,si sono fatti sentire le prime avvisaglie di un coinvolgimento generale,specialmente sulla scia della fuga di Berlusconi e della politica di regime democratico.
Forse Grillo e i nuovi comunisti,Renzi in primis,hanno capito l’importanza della rete,della partecipazione totale e della massa da guidare con sapienza.
I Forconi mi sono sembrati piu’ realistici,seriamente “efficaci” con i loro blocchi e spregiudicati al punto giusto per bloccare l’Italia.
Adesso la politica prossima alle urne dovra’ fare i conti con questi cambiamenti,sapendo che nel gran pentolone dei movimenti nati e copiati,l’astensionismo e’ e sara’ il fattore decisivo per piangere su cio’ che si poteva fare e su cio’ che non si e’ fatto.
Un esempio:ricandidarsi…..
 

TAHIR E NOI:UN LEGAME NON TROPPO LONTANO.

Oggi e’ un anno dalla rivolta egiziana e si puo’ dire che ha segnato molto anche le altre manifestazioni nell’area europea.
Molti hanno visto una simbiosi di intenti e volonta’ partecipativa,ma hanno constatato la diversita’ dei fini.
Se da una parte le rivolte arabe hanno avuto l’intento di scovare le forme piu’ radicali di violenza dei poteri dei dittatori e hanno cercato di sconfiggerle sul campo con manifestazioni di piazza e scontri,quelle europee hanno messo in evidenza l’intento di una intera comunita’ di cercare giustizia e eguaglianza dal potere delle caste(banche in primis),cercando di sovvertire un ordine prestabilito che governerebbe il mondo economico a scampo di quello dei ceti medi.
Le piazze sono il simbolo dell’appartenenza dei popoli e l’emblema di una generazione nuova che si insedia nei posti piu’ nevralgici di una citta’ e si impianta li quasi a voler dire di aver preso possesso di un luogo democratico di tutti.
Quello che avviene in questi giorni invece con i forconi siciliani ha da una parte la piazza scocciata dalle tasse del governo e dai pochi guadagni,andando a mettere da parte le lotte a favore di liberta’ e giustizia .
L’economia sotto pressione e’ l’apice della protesta e il mancato introito del lavoro sudato e’ la miccia che fa scattare le proteste.
Una ragione diversa dall’altra ma che ha avuto,dall’Africa e dalle sue piazze,molti spunti da condividere specialmente con gli indignados spagnoli e quelli americani.
Se il mondo cambiera’ e’ da vedere e da vedere sara’ anche chi sara’ il protagonista del suo cambiamento.
In Egitto per il momento,il popolo e i suoi martiri,lo sono.

OGGI SONO INCAZZATO NERO.

La rivolta dei forconi,ha fatto una vittima:la mia pazienza.Quella di cercare oggi un benzinaio,di trovarne uno e mandarlo al diavolo perche’ la fila era di tre chilometri.Ho perso la pazienza perche’ pensavo a cosa fare domani se avessi avuto il serbatoio a secco e,in nome del popolo ribelle sovrano,avrei dovuto accettare il tutto in nome “della protesta dei forconi”.
Insomma siamo stati catapultati oggi nell’era del disordine e dei piani che avevamo in testa andati a farsi fottere.
Loro,i forconi,hanno vinto e hanno fatto capire a tutti che non scherzano malgrado molti ancora in loro vedano un uso distorto del voler popolare.
Monti avra’ preso atto dei disordini nati e,come un vero tecnico,avra’ nel cassetto la soluzione logica per contrapporsi a loro,i forconi.
Molti invece sperano nella rivoluzione che parte dal sud povero e irrequieto e che,nei forconi,vede la libera protesta della giustizia popolare.
Sara’,ma io oggi,sono incazzato nero.