LA BAMBINAIA INTROVERSA.

vivian
Bambinaia,americana,introversa,strana.
Asociale per alcuni versi,pazza per molti.Nel tempo libero andava in giro,con la sua macchina fotografica,a fare foto.
La street foto,forse,nacque con lei,cosi’ come i selfie personali.
Una casualita’ volle che un ragazzo compro’ a un’asta un baule con effetti personali.
Trovo’ al suo interno migliaia di foto non sviluppate e,man mano che le sviluppava,ebbe la sorpresa:era dinanzi a un genio dello scatto,una persona che non volle mai far conoscere al mondo la sua arte magnifica.
Vivian Maier e’ stata la donna del mistero,quell’alone che la imbriglio’ nel corso della sua vita e che non la fece conoscere a chi la frequentava.
Un mistero che oggi,grazie a quel ragazzo fortunato,si e’ scoperto e che ne fa una delle maggiori fotografe al mondo.
Mi ha colpito in lei quel suo sfuggire alla vanita’ della fama,quel narcisismo che spesso,sia la fotografia che la pittura in genere,regala a chi la pratica.
Oggi nell’era del social,dove tutto e’ immediato e sviscerato al mondo,la figura della Maier in difesa della sua arte e della sua vita, diviene una fonte quasi di ispirazione per ritrovare,in noi tutti,l’essenza del succo della propria creatura.
Che possa essere foto o pittura,canto o teatro,fermarci e assaporare solo noi il frutto della nostra spontanea opera,puo’ aiutarci a capirci meglio e proseguire un cammino personale che puo’ aiutarci a esprimerci meglio e regalare a tutti cio’ che vogliamo promuovere.
L’esibizionismo moderno e il dare a vedere sminuisce a volte un qualcosa di essenziale che abbiamo noi,e cioe’ la sensibilita’.
Sarebbe opportuno un momento di distacco,un periodo di riflessione solo per noi,per caricarci e essere pronti a affrontare il giudizio esterno.
Vivian Maier lo fece per una vita e oggi,le sue foto,sono spettacolo puro per chi,nella fotografia,trova amore e poesia.
Annunci

LA FOTO COME UN PUGNO.

Il bambino morto alla deriva sulla spiaggia turca,ha acceso una discussione attorno ai media.
E’ giusto pubblicare foto cosi’ drammatiche per far sapere un evento cosi’ tragico,oppure e’ meglio non diffonderle e scriverle solo?
Oliviero Toscani in una intervista e’ favorevole alla diffusione dicendo che e’molto meglio una foto scomoda che urla la sua verita’,che commenti di cronaca faziosa da parte dei giornali asserviti al potere.
Concordo con lui,dicendo anche che spesso quelle foto sono entrate nella nostra memoria,nella nostra testa e ci hanno catapultato nell’evento,poi sminuziosamente elaborato anche con ragione propria,ma hanno centrato il sunto della drammatica situazione.
Narrare il gusto di una bella torta a parole,non e’ come mangiarla.
Esempio questo positivo,ma la foto deve essere solo realta’,senza velature e senza censure.
L’occhio del fotografo  deve essere prima di tutto lontano da logiche di posizioni politiche e anche culturali.
Deve essere una mano che afferra l’evento,trasportandolo fuori da emozioni pre impostate e renderlo simile all’occhio umano .
Distacco reale,lo chiamo.
Diverso l’approccio metodico,di gusto o di stile,tipo la street foto.
Il bimbo di Kobane e’ in quello scatto,l’occhio di qualsiasi persona li sulla spiaggia,colpita dal pugno della morte del bimbo,e consapevole del destino dell’umanita’ sconvolto da regole di pietismo e aiuto reciproco.