UN RICORDO DI GENOVA.

Era il 23 novembre 1980.

Ricordo di quella tragica sera,il colore verde della radiolina che aveva in mano mio padre.

Sentiva la diretta radiofonica dei soccorsi in Irpinia,dopo che ci fu il terremoto che fece decine di morti.

Ho una immagine in mente dei soccorritori,degli alpini e dell’esercito che,nelle immagini in bianco e nero di allora,correvano sui camion per aiutare la popolazione campana.

Oggi,l’alluvione a Genova,vede le braccia di soccorritori giovani,che spinti dal bisogno di essere d’aiuto,spalano le strade e cercano di sconfiggere un male nostrano che si chiama menefreghismo.

Poi noto le foto,e loro i ragazzi di colore,pronti a dare una mano.

Una volta tanto non colpevolizzati di essere possibili terroristi o stranieri in terra italiana mal accolti.

No loro ci aiutano e ci danno una lezione di rispetto verso tutti.

Amo piu’ loro e le loro braccia sudate che Grillo che sbraita contro tutti ma che diviene inutile alla tragedia.

Un ricordo di Genova,la via con i fanghi e i giovani di colore ….

Annunci

OGGI GEZI,DOMANI CHISSA’ QUALE PIAZZA.

https://twitter.com/Gulce_Kaya/status/344467430912958464/photo/1

 

Gezi Park,in Turchia.

Ma potrebbe essere Genova e il suo G8,oppure Seattle con i loro dimostranti.

Puo’ essere ovunque,in quei luoghi dove dire NO e’ pericoloso e dove la democrazia si traveste da Cile o Argentina.

E’ la rivolta dei diritti,annientata dalla brutale violenza delle milizie che consapevoli di perdere il controllo avanzano,colpendo e ferendo come se dovessero maciullare carne da mangiare dopo.

E’ la rivolta delle piazze,da Tienanmen a piazza Alimonda a Genova.

La piazza simbolo dell’unione delle razze in difesa di cio’ che ci rimane ancora da difendere.

Dall’ambiente al diritto della democrazia,per andare all’uguaglianza per tutti fino alla fine della politica economica globale,scandalo di questi ultimi anni e che ci ha portato al collasso globale.

Oggi piazza Gezi,domani chissa’…e la divisa usa ancora il pugno duro.

NESSUN PIANO B PER TARANTO,SAPPIATELO!

Clini sentenzia:se la legge e’ incostituzionale,non esiste un piano B.

Come dire chiudete un occhio e fateci produrre ancora,anche nel torto dei diciassette punti del decreto salva Ilva.

Il pugno di ferro non fa sconti.Se si proseguira’ sulla strada del rispetto della legge,Taranto,paradosso,perdera’ l’industria e il lavoro.

Se invece si aprira’ alla produzione,alla vendita dei prodotti sequestrati si potra’ avere futuro certo e calma sociale.

Insomma siamo alle solite visite di cortesia e alla falsa ipocrisia di uomini di governo.

Per essere magistrato devi chiudere un occhio in Italia si sa,ma se chiudi un occhio e fai danni alla salute di migliaia di cittadini,allora sei colluso con i poteri storti dello stato.

Questo fino a ora,non e’ uscito dalla figura irremovibile e dura sotto alcuni aspetti del gip Patrizia Todisco,che in barba alle pressioni di uno stato senza piano B per Taranto,va per la sua strada sapendo di farsi amici e nemici.

Siamo al bivio solito,tutto italiano.

Oggi la visita di Clini in una citta’ tipo G8,e’ l’esempio della sconfitta politica e dell’amministrazione mancante e latitante per anni in questa citta’.

Una mancanza che non ha portato a trovare soluzioni alternative all’Ilva stessa,sapendo che prima o poi questi maledetti giorni decisivi sarebbero arrivati sulle teste dei lavoratori.

Abbiamo perso tempo,dietro inutili illusioni come il turismo,la mitilicoltura e cazzate varie.

L’Ilva ha inglobato la citta’,radicandosi nel tessuto sociale e anche con i suoi veleni nella catena alimentare(ultime news in tema pare anche le uova e le lumache..).

Adesso mi dicono che non esiste un piano B del governo,quindi tutti confiscati nella pentola a pressione che con i suoi fumi ha delineato un futuro orribile.

Ma allora se uno volesse opporsi a questo,che deve fare?

Andare via?Scappare come quando c’e’ un rischio esplosione e cercare lidi sicuri?

Poi e concludo,se il piano del governo passera’ e la Todisco verra’ messa da parte,non venitemi piu’ a parlare di accanimento delle toghe rosse contro berlusca.Qui di accanimento,ma contro migliaia di cittadini,vi e’ lo stato,con la s minuscola.

ilva225

 

ILVA SIAMO AL THE END?

Chiudere e scappare via da Taranto,oppure rimanere con un decreto salva Ilva?

Riva sapra’ presto(giovedi’) se la casta politica ripercorrera’ quel sentiero usato nel 2008 da Berlusconi per l’emergenza rifiuti in Campania,baipassando leggi e diritti dei cittadini del luogo e della magistratura,pur di far funzionare l’Ilva ancora.

Se cio’ dovesse accadere,inizierebbe l’ennesima battaglia sociale di chi vuole lavoro e ambiente sicuro e di chi e’ totalmente contrario all’acciaio a Taranto.

I lavoratori intanto vanno alla casa madre,quello stabilimento da difendere a tutti i costi e non mollarlo come fosse una borsetta che viene presa di mira da un borseggiatore.

Un patrimonio l’azienda per loro che e’ futuro,speranza e sacrificio da rispettare.

Ma cio’ che sta emergendo ora dalle intercettazioni telefoniche della Guardia di Finanza,e’ la rete dei tentacoli della politica oscura e dell’azienda stessa che,con i suoi vassalli,ha dettato regole e tempi a livello locale e regionale.

Una bufera si aggira sullo jonio,una bufera politica,istituzionale e sociale.

Chi ne fara’ le spese?Molti nomi,troppi.

Intanto la fabbrica e’ ferma per la zona della produzione a freddo e aspetta insieme alla consorella di Genova,atti amministrativi e reazioni della famiglia Riva,famiglia che e’ stata colpita pienamente dagli arresti delle ultime ore.

Taranto e’ al bivio,l’ennesimo.Crudele ma forse fondamentale per togliere i fantasmi dall’armadio e capire chi ha tradito l’intera citta’ e chi,anche sui morti,ci ha guadagnato.

L’era e’ arrivata,forse il the end del film “ILVA”  anche?

RIVA PIANGE CASSA,MA LA VERA E’ QUELLA DELLA CASSAINTEGRAZIONE.

Una volta i ricchi con i loro profitti avevano le porte aperte ai crediti,e le banche davano aiuti mettendo il tappeto rosso al suo richiedente.

Oggi ci si ritrova a un passo dal collasso del siderurgico e tramite la voce del suo direttore amministrativo,Ferrante,si hanno dei punti per cui vale la pena riflettere.

Per  poter chiedere prestiti per rimettere in sesto l’impianto con le bonifiche richieste dalla magistratura,ebbene l’Ilva deve produrre e per produrre devono essere tolti quei vincoli messi nero su bianco dal Gip e allora,apriti cielo,tutto sara’ piu’ percorribile sulla strada del lavoro e del proseguio della produzione stessa.

Un’ azione degna del miglior giocatore di scacchi,un teorema produzione\dissequestro che ha nella sottile linea dell’applicazione della legge,vincoli per alcuni insormontabili e per altri regolari.

Riva e’ a secco di denari e non vendendo il suo prodotto non garantira’ il posto ai suoi lavoratori se non con una soluzione di cassaintegrazione e con rischi futuri ben capibili.

I sindacati vogliono adesso un piano industriale che non abbia nella sua struttura pendenze dovute al sequestro delle aree,ma cio’ e’ un’utopia visto che le stesse zone sequestrate sono per forza di cose quelle che garantirebbero lavoro e piani futuri.

Adesso la palla spetta al Gip e a chi,e Riva lo sa bene,dovrebbe scucire denari per mettersi in regola e cercare di cambiar registro per  ricucire un rapporto con la citta’ rovinato.

Taranto e’ vero che trema per il suo futuro ma adesso tutta l’Italia intera poiche’ un abbandono della produzione in riva allo Jonio,significherebbe la morte lavorativa per molti,troppi figli dell’acciaio.

AIA,COME SCOTTA IL CAMINO….

Tempo scaduto.Ora tocca ai custodi provvedere agli ordini della procura di Taranto affinche’ si possano attuare quelle soluzioni idonee a rendere le zone sequestrate adeguate alle norme in tema di salvaguardia dell’ambiente.
Bonifica e adeguamento,sotto la visione di esperti.Se l’Ilva poi decidesse di mettere i bastoni tra le ruote,saranno gli stessi custodi a renderne conto alla magistratura affinche’ essa possa agire di conseguenza.Intanto per bocca di Clini,l’AIA e’ pronta e una volta valutata vedremo se,la paventata mano dura del governo su chi inquina,e’ vera o no.
Molti temono un lodo salva Ilva in questa autorizzazione integrata ambientale,e temono la lunga mano del Governo per ammorbidire tutto cio’ che e’ stato detto adesso nei confronti di quello che ci si aspetta dall’Ilva stessa.
E cioe’ rendere attuabile un piano di interventi mirati a ridurre l’inquinamento industriale,piano che dovrebbe tenere conto anche del problema esuberi magari controllabile in un ricollocamente delle maestranze all’interno del siderurgico stesso.
Una partita su leggi,decisioni e piani tecnici.
Una cosa e’ certa.l’azienda spera di poter continuare a produrre e nello stesso tempo adeguarsi a cio’ che le e’ stato imposto dal Gip Todisco.
Cosa vera per alcuni,visto che sarebbe impossibile uno stop totale poiche’ avrebbe ripercussioni sull’azienda stessa e sull’intera filiera industriale italiana.
E allora si attende in queste ore,un lodo salva ILva,che possa mettere insieme tutela dell’ambiente e produzione stessa.
Difficile che si arrivi a tutto cio’,per diversi motivi.
Il primo e’ condizionato dal provvedimento della magistratura stessa,la quale senza ma e senza ni ha ordinato il blocco della produzione in toto per attuare migliorie nell’impianto stesso.
Secondo e forse logico scontato motivo e’ che se fermi l’altoforno metti a freno una catena di lavorazione,annullandone altre e rendendo la fabbrica inproduttiva.
Aspettiamo adesso con ansia l’AIA, sperando che in essa non ci siano soluzioni “strane” dell’ultim’ora.
Una guerra di nervi,una guerra tra poveri…..