IL NOSTRO MURO

25 anni fa la caduta del muro di Berlino.

Televisione a colori,non in hd,ma l’emozione delle picconate a quel muro divisorio fu enorme.

La liberta’ come parola lanciata al vento,come sensazione di averla finalmente in vita,nei giovani berlinesi e non, ebbe finalmente vittoria.

Il muro delle vita spezzate per superarlo,degli amori divisi e della consapevolezza che prima o poi sarebbe caduto.

Il comunismo cadde,si penso’ a un concetto diverso di unione geografica e allora,anche noi,cademmo assieme a esso.

Cademmo nelle emozioni di tutti i tedeschi,ne fummo protagonisti seppur lontani da quella citta’.

Oggi si ricorda un male che cadde,una negazione dei diritti che il vecchio regime tedesco impose con regole rigide.

Seppur lontani,avemmo la sensazione che la Germania avesse perso da una parte,scrollandosi di dosso l’idea della schiettezza e della rigidita’ tipica del suo passato e che,forse,capiva che l’esser chiusi rendeva e creava piu’ nemici.

Oggi lo voglio ricordare cosi’ quel momento e a esso,affianco seppur in maniera totalmente diversa ma pur sempre simbolica come negazione di una liberta’ di movimento,il mio muro.

Cioe’ il muro della mia citta’ di Taranto,che nasconde a noi tutti cittadini il vecchio arsenale militare.

Un arsenale che continua a lavorare a regime minimo tra magazzini di amianto e navi in disuso e che,noi tutti,vorremmo “regalato alla citta”.

Un muro,quello nostrano,che spesso viene picconato dalle macchine che per la pioggia battono contro di esso,lacerandone le pietre e i tufi con cui e’ costruito.

Il muro nostro,la nostra divisione concreta e simbolica che ci rende un po figli dei berlinesi e che,nella nostra memoria,ci accomuna assieme a loro oramai liberi da quell’incubo simbolico e reale.

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GRILLO SENZA LEBENSRAUM NON E’ HITLER…MENO MALE!

Ieri ho scritto di un Casaleggio stile JOHN Lennon e,dopo aver visto Grillo a Porta a porta da Vespa sono sempre piu’ convinto che attualmente l’unica via di uscita e’ una sola :RESET.

Reset e’ unica,senza compromessi.

La si usa  nel riportare all’origine un sistema,una vita a volte e,quotidianamente,un pranzo da servire.

L’Italia sembrerebbe avere bisogno di un RESET appunto,uno di quelli che avrebbe un peso nel sociale(pensiamo alle rivoluzioni arabe)e anche nell’economia.

Ma lui,il RESET,puo’ essere pericoloso se,mosso da un sistema politico perverso e corrotto,va in mano al dittatore di turno o il pseudo moralista pulitore dei guai.

E allora,l’ Hitler dato a Grillo mi fa ridere perche’ manca nei contenuti essenziali che fu l’azione di quel pazzoide tedesco.

Intanto non vedo un “Lebensraum”,quel concetto di espansionismo territoriale e geopolitico che fece di Hitler un carnefice nelle sue azioni espansionistiche verso est.

Un “italiano che si espande e si rafforza occupando regioni europee e facendo divenire schiavi gli occupati,mi sembra eccessivo nell’ideologia dei grillini.

Insomma una boutade da comico,senza se e senza ma che rischia di creare polemiche a fiume senza concretezze.

L’unico RESET possibile attualmente,lo vedo nella quotidianita’ semplice delle famiglie italiane,dove si cerca di far quadrare i conti fino a fine mese creando o inventando a arte svolte esistenziali.

RESETTARE la propria vita,limitandone  svaghi e gioie materiali,e’ il fatto concreto.

Non so se Grillo riuscira’ a trasformarlo in “politica d’azione,in politica a favore della gente con fatti veri”.

So solo che ora,sbattere in faccia a tutti i problemi dell’europa ladrona e sanguisuga,dei politici attaccati alle poltrone,dei casi aperti e attuali di mandanti per omicidi a scopi sempre politici,rimane al centro del pensiero di ognuno di noi.

Un pensiero che accomuna gente e fa riflettere per il momento.

RESET. Ma con rischi e con scenari difficili da immaginare,poiche’ non scordiamolo,il nostro paese ha avuto sempre nei buchi dei sistemi di governo,il terrorismo alla finestra.

 

IL COW BOY E LA SUA SINDROME….

Se fosse vero tutto cio’ che sta ruotando attorno allo scandalo americano legato alle intercettazioni telefoniche,bene l’america avra’ una sua nuova identita’.

Se l’abbiamo sempre vista(anche se poi le ultime guerre hanno dimostrato il contrario…)l’eroe che salva l’oppresso dal nemico di turno,negandogli liberta’ e giustizia in proprio,ebbene ora si scopre invadente  e curiosa dei fatti altrui.

Il cow boy americano,scendendo dal suo cavallo,svestitosi dei panni dell’acchiappa bandito,si mette alla berlina di tutti dicendoci invece che,per le sue paure,diventa l’amico meno affidabile.

L’11 settembre e’ stato per l’america politica,sociale,economica e giornalistica,un cambio di identita’,l’incubo da cui ripararsi in ogni momento,con tutti i mezzi,allorquando ci fosse all’orizzonte un nemico pronto ad attaccare il suolo a stelle e strisce.

Spiandoci non essendoci in teoria nemici,incombe in un errore.

Il complesso del suo stesso destino,segnato da una rivalita’ unica verso molti stati e da uno spiegamento di forza militare a sancire un ruolo di mediatore in qualsiasi situazione.

L’america ha oggi registrato vizi e virtu’ dei potenti,orecchiandoli e orecchiando in una Europa che dalla sua,invece,manca di ruoli precisi e identita’ nazionalistiche.

Quelle identita’ che l’Europa unita divide anzicche’ unire.

La moneta unica,e’ l’esempio unico di un difficile rapporto tra chi ha di piu’ e chi no.

Ma ritornando al vecchio re dei saloon,oramai scoperto,non ha altro che arrendersi e andare da un psicologo,esperto di complessi di inferiorita’ dovuti a violenze subite.

L’11 settembre e’ il momento storico della fine di una pittoresca visione di cio’ che noi intendevamo dell’america.

Terra di giustizia,liberta’ di espressione e di movimenti per diritti negati e sommersi dalle ingiustizie.

Oggi,il grande fratello che mira l’europa con le sue orecchie,perde di affidabilita’ e forse,i suoi fratelli europei,capiscono che senza di essa,l’America,puo’ anche andar bene.

Bene perche’ se ci si sbarazza dell’egemonia politica di essa stessa,forse il vecchio continente sapra’ finalmente prendere decisioni sensate,uniche e senza dover aspettare il super eroe made in USA.

La Merkel si e’ rotta di Obama,si sa.

Ma sa anche che per il momento il salto della separazione da zio Sam e’ ancora lontano.

Il problema dell’euro stabile per tutti e dell’economia diversa per zone,e’ e sara’ il perno o da superare felicemente, oppure la divisione e un ritorno alle origini che,per alcuni,sarebbe meglio.

Ultima nota e’ la questione della privacy,di questa parola che nell’era dei social e di internet per tutti,non ha poi molta importanza a livello personale.

Se dovessimo accertarci che noi tutti siamo spiati,ascoltati o seguiti da un segugio americano,forse rimarremmo meno sconcertati dei politici nostrani.

Il motivo?

Semplice….lo siamo di gia’,tutti.

 

SIGNORSI’ O SIGNORNO’.

Ognuno e’ succube di qualcosa.

Pensate che nel medioevo,col termine succube,si identificava un demone donna che la notte si univa agli uomini.

Mi vien da pensare alla Merkel,che rende succube l’Italia e altri paesi.

Ma non viene con amore,ma con lo scettro di una nazione,la Germania,scelta dalle big europee a essere il vagone trainante della locomotiva Europa.

Succube lo siamo tutti,anche inconsapevolmente,di situazioni quotidiane,come il lavoro,la coda al supermarket,la fila alle poste al mangiare stesso.

Una regola precisa,che ci condiziona e che spezza una logica dell’essere umano:il diritto di decidere la propria vita.

E allora,la regola che rende succube milioni di persone,e’ vista come un’abitudine giusta,normale e necessaria.

Prendi il mangiare.Dovrebbe essere di tutti,una giusta ricompensa alla fatica quotidiana.

Invece divide l’umanita’ stessa,la rende malvagia e egoista dinanzi ai poveri che vagano in cerca di rifiuti alimentari nei cassonetti.

Quindi siamo succubi di cose giuste e ingiuste,che capiamo e accettiamo o che,al contrario,rifiutiamo e odiamo.

Il senso critico della scelta,di cio’ che ci offre l’essere comunque succube,non e’ la vittoria sul libero arbitrio.

Anzi,al contrario,ci etichetta,ci rende fortunati o sfortunati,ricchi o poveri.

L’Italia e’ succube di una Germania che ha deciso tutto per gli altri perche’ e’ fortunata economicamente,con un pil migliore di altri e pochi debiti.

Siamo succubi,pensa te,di un ricco tedesco,che gioisce delle disgrazie altrui e noi,l’Italia,non lo lasciamo al suo destino.

Siamo coopartecipi di un evento,la fortuna di una nazione,quando invece dovremmo decidere,come dovrebbero fare gli esseri umani,quando l’evento stesso non ci appartiene piu’.

Essere succubi rispecchia il carattere si dice,la forza che c’e’ in noi o la propria debolezza.

Il no negato a qualcuno e’ la risposta alla nostra decisione di essere liberi di agire,non di far parte di un sistema che non ci piace.

Il si,a testa china,ci rende succubi,lontani mille miglia da una condizione umana,la decisione appunto,che dovrebbe essere in tutte le situazioni(politica,famiglia,chiesa,lavoro).

Succube in nome di uno schema dettato a volte,da fattori potenti e inevitabili,come le grandi lobby e i politici che contano.

Succube di qualcuno,o qualcosa che ci rende prigionieri di una liberta’ che dovrebbe essere libera e arbitraria.

 

AUSCHWITZ AI GIORNI NOSTRI.

Auschwitz la colpa dell’umanita’ si e’ detto.

Da una parte la Germania nazista,il regime di Hitler e l’ideologia di sterminio del popolo ebreo.

Dall’altra la colpa di non aver intuito subito cio’ che stava accadendo,cio’ che avrebbe macchiato per sempre il popolo tedesco.

C’e’ poco da fare,il peccato ti rimane dentro e dentro le nuove generazioni lavate dalle colpe dei loro padri solo per una forma di apparenza, di discolpa dovuta.

Si portano dentro quasi geneticamente un orrore,quello dello sterminio.

Cosa puo’ averci insegnato questa tragedia quando oggi ai giorni nostri il razzismo si avverte sulla pelle di omosessuali,palestinesi,neri?

Cosa abbiamo capito se ancora oggi la forza della separazione ideologica tra chi e’ da accettare e chi da discriminare e’ ancora usata?

Il dramma ebreo e’ il dramma di chi non punisce severamente un filo tremendo che colpisce ogni giorno migliaia di persone,estraniandole dalla loro vita e mettendole all’angolo in nome di una “differenza”.

Lo facciamo sempre.

Pensate al povero li’ in terra o a chi chiede l’elemosina.Allontanato da una logica di ascolto,lui e’ l’ebreo dei giorni attuali,come anche l’omosessuale respinto da tutti e deriso e’ la vergogna da allontanare.

La Palestina,terra rubata da uno stato sionista e criminale quale Israele,e’ la Germania dei giorni nostri,la potenza militare che senza opposizioni mondiali,fa cio’ che le S.S. facevano agli internati dei campi.

Violenze,torture,macabri eccidi.Nella loro terra ,solo questa la differenza forse.

L’orrore dei campi ha annullato l’essere umano,rendendolo inutile e scomodo.

L’io personale di ognuno di quei poveri cristi,si perse nelle camere a gas ma non ebbe difesa solo compassione dopo anni.

Oggi si celebra la liberazione dei campi polacchi da parte delle forze sovietiche,quelle forze che scoprirono l’orrore e sentirono la loro presenza come una macchina fotografica che in ognuno di loro faceva rimanere impressa nelle mente ogni particolare,ogni singolo elemento cruento dell’operato nazista.

I giovani cosa hanno imparato da questa storia?Cosa elaboreranno in queste ore leggendo gli orrori dei campi di concentramento?

Spero almeno che pensino un poco,che nei corpi magri e scherniti dei prigionieri possano elaborare il concetto di disuguaglianza come male e di uguaglianza come bene.Spero.

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IL CALCIO AI TEDESCHI E MILLE RIEVOCAZIONI DEL PASSATO.

Italia Germania molti dicono che rappresenti la voglia del mondo contro uno stato,colpevole di aver fatto cio’ che la storia mai avrebbe voluto:l’olocausto.
La Germania e’ stata vista anche come il nemico dello spread e dell’attuale crisi economica,fatta da un ostruzionismo della Merkel in difesa dei propri interessi nazionali.
Una vittoria ideologica per molti,una sconfitta di una nazione un po’ troppo sicura di se e con quell’arietta da padrona di tutti.
Freddi,glaciali come il loro allenatore,seduto in panchina e immerso nella sua faccia immobile e fredda.
Poi loro i tifosi nei cori nazionali e saluti con la mano alzata.
Infine i polacchi a tifare Italia e riprendersi una rivincita morale contro chi nel passato ebbe poca pieta’ per loro.
Intrecci di storia,un pallone che rotola e snocciola oltre che appunti per i taccuini dei giornali sportivi,sentimenti misti e rievocazioni del passato.
Il calcio e’ anche questo.