DISASTRO AMBIENTALE:DIN DON SUONANO LE CAMPANE DELLA GIUSTIZIA?

44 rinvii a giudizio  per disastro ambientale dell’Ilva di Taranto.
Ci sta Vendola,il sindaco di Taranto Stefano,un sacerdote e tante altre persone che,secondo la magistratura,avrebbero in un modo o nell’altro avuto privilegi o dato favori alla piu’ grande azienda europea dell’acciaio.
Io da tarantino adesso due cose devo dire.
Primo punto:se ci dovessero essere altri decreti salva azienda e pene ridotte senza GALERA,avrei una condanna perenne sulla mia vita,una sciabola tagliagola che annienterebbe un sacrosanto diritto,e cioe’ quello della giustizia terrena.
Per quella divina lasciamo stare a chi,dopo vita,andra’ incontro al mistero della morte.
Secondo punto :questi paladini politici che negli anni hanno sviscerato ideali ecologici in difesa della terra jonica e del suo popolo,hanno invece offeso tutto questo e,anzi,hanno fatto il contrario di tutto cio’ che nelle loro ideologie politiche aveva sbandierato ai quattro venti.
Io da tarantino,non so se vedro’ mai la giustizia emergere da questa torbida vicenda,annosa,fatta di morti bianche e colpevolezze amministrative.
Fatta di risate al telefono sui morti dell’Ilva e fatta di ricordi,affetti di persone che ora non ci sono .
E’ il tempo della giustizia terrena,spesso manipolata da giudici non liberi delle proprie decisioni,accerchiati da tagliagola politici e minacce velate.
Vedremo,come al solito.

RIMANDATI A SETTEMBRE.

Ieri  l’arcobaleno stupendo che ha avuto Taranto,presagiva una giornata a venire densa di colori,di luce sulle ombre del caso Ilva.

Iniziava oggi,infatti,il processo riguardante le 53 persone che sono coinvolte nel disastro ambientale del siderurgico.

Tutto rimandato a settembre,attendendo che ci si pronunci in merito allo spostamento del processo da Taranto in altra citta’.

Insomma la burocrazialegislativarompipalle,ha agito su un processo che vede coinvolte diverse persone,i Riva figli in primis,e che ha ripercussioni a livello nazionale anche,visto che il sub commissario Edo Ronchi,ha confermato che la strada per la salvezza dell’Ilva stessa e’ ancora in salita.

Tra soldi per le bonifiche auspicate bloccate dalla magistratura,la richiesta in soldi per il danno ambientale del Comune jonico e di associazioni,sindacati e famiglie di operai,il futuro dell’azienda genovese sembra rimanere attanagliato da esborsi economici che comunque,governo o non governo in aiuto,dovranno uscire.

L’arcobaleno di ieri,ci narrava anche di una speranza legata alla qualita’ dell’aria nel nostro territorio,una qualita’ che secondo il commissario Ronchi,sembrerebbe migliorata nel quartiere Tamburi,quello vicino all’Ilva e nella citta’ stessa.

Sara’,ma l’odore della cockeria quando spira tramontana e’ sempre nei nostri nasi,come quello dell’Eni e le sue torce malfunzionanti.

Oggi vedendo il gran numero di cronisti dinanzi alla sede dei Vigili del Fuoco,adibita a scenario per l’udienza preliminare,mi vengono alla mente i grandi processi avvenuti in Italia.

Tangentopoli in primis,con il tribunale di Milano alle spalle dei cronisti e le dirette per capire se qualche nome “eccellente potesse venire fuori” da quella inchiesta.

C’era il pm Tonino Di Pietro,il giustiziere degli italiani svenduti alla politica,quelli che persero allora i propri idoli smascherati e in fuga dall’Italia.

Si quella immagine eccheggia oggi nella mia mente,quella di un giudizio atteso da molti ma che lascera’,secondo l’amaro in bocca.

Vi lascio un link del Fatto Quotidiano,ove c’e’ un articolo dell’amico Alessandro Marescotti.

Forse lui e’ il nostro Di Pietro,forse lui assieme a altri ambientalisti,saranno artefici di una rivoluzione culturale che porra’ Taranto dinanzi a una scelta:cambiare o sparire,estinguendosi come le popolazioni indigene ammazzate dall’avanzare della civilta’ e che oggi sono un ricordo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/19/ilva-processo-alla-diossina-la-rivincita-di-piero/1032908/

L’AMICO MI FA’ : ……

Lo scandalo datagate in america,ha cancellato un concetto:io ti proteggo in cambio di sudditanza a noi,popolo americano.

Ebbene l’Europa spiata perde un filo logico,quello dello scudo americano difensivo,e si avvia verso un futuro fatto di una logica,sospetta e attenta,verso un paese,l’America appunto,che fino a poco tempo fa era visto,dai potenti europei,amico di cui fidarsi.

Cade un pilastro che nel passato ha reso il movimento pacifista attento critico verso un paese che nell’aggressione e occupazione di territori,ha fatto il pensiero politico estero da esportare ovunque.

Oggi ci si ritrova con la crisi economica e i problemi sociali accentuati da un egoismo,chissa’ sino a quando,che mette a dura prova la comune gente e spinge molti filosofi a pensare che,il concetto di centralita’ nell’azione umana,possa invece tramutarsi in programma per pochi eletti.

Chiaramente gli eletti sono le grandi realta’ industriali,le lobby mondiali e i politici stessi.

Ma cosa puo’ cambiare questa condizione,retta da leggi ad personam e false idee di democrazia,quando invece,come da noi in Italia,ci si ritrova chiusi in un circolo vizioso fatto di ingarbugliate norme giuridiche e leggi elettorali vecchie e decrepite?

L’amico mio,l’altro giorno,mi scioccava dicendo una frase:ci vorrebbe un’azione forte,drammatica come fu’ l’assassinio di Kennedy..

Io,scosso da tale risposta,ho cercato di capire il senso logico,il paragone e poi,dopo un po’,gli ho detto:ma cosa cambio’ in America dopo l’attentato a Kennedy?

Lui,sorpreso dalla mia attenzione alla sua risposta mi fa:beh li’ almeno si capi’ con certezza che l’America aveva nemici interni e il concetto di democrazia e lealta’ venne’ difeso con fierezza sino ai giorni nostri.D’altronde,continua l’amico mio,quando parliamo di liberta’ e giustizia,non seguiamo l’esempio della nazione a stelle e strisce?

Insomma,secondo lui,l’evento drammatico potrebbe essere la chiave della presa di coscienza  del popolo italiano,quel punto di non ritorno per scalpitare verso un’azione di massa,concentrata sul protagonismo non piu’ dei politici,colpevoli,ma della gente.

Una specie di caduta di un muro,come quello di Berlino,che fece finire dittature razziste e divisioni interne.

Allora oggi,pensando alla discussione con il mio amico,mi domando:ma cosa potrebbe accadere?

Cosa potrebbe far finire una lenta agonia della politica mirata a colpire la gente?

L’Italia del resto nel passato ha avuto momenti tragici,certo.

Offuscamenti e depistaggi,ordini dei servizi deviati e collusioni interne.

Ma poi,alla luce dei fatti,quei momenti drammatici cosa hanno cambiato in noi italiani e in noi giovani oggi?

Il concetto di terrorismo,o attentato,in un paese democratico,mette in evidenza la presenza di un fronte non coeso con cio’ che c’e’.

Del resto l’azione di protesta la si esprime o con democrazia,il voto,o con azioni deviate(purtroppo).

Ebbene,cio’ che noi ci portiamo dietro dal passato,ha realmente sancito un concetto che,elaborato nei fatti avvenuti drammaticamente,ci ha permesso di dire che,la democrazia e’ la vera strada da percorrere?

E se ci si rende conto che tale strada,la democrazia,e’ asservita al potere nascosto delle grandi lobby o multinazionali,o dagli interessi personali,che cosa allora dobbiamo fare?

L’America nel dolore capi’ la vera strada che voleva,la liberta’ e la giustizia.

Il processo interno e le motivazioni filo cubane o mafiose asserite da molti giornalisti di allora,sancirono un verdetto:Kennedy fu immolato sull’altare del simbolo che si cercava,la verita’.

Quel simbolo che oggi,in Italia,rischia di essere trovato con tragicita’.

IL MINISTRO ALZA LA VOCIONA PER UNA SUA AMICA.

Sul caso Ligresti e il favore del ministro Cancellieri,la rete si indigna e chiede carcere ai domiciliari per i  cari rei di essere detenuti nelle carceri italiane.

Insomma il solito giochetto della casta che annusa il potere e lo offre agli amici per utili servigi.

Adesso la Cancellieri sarebbe sotto accusa per un abuso di ufficio degno di cio’ che spesso ha fatto il suo amico,Berlusconi.

E allora mi viene in mente il popolo dei #19o,delle manifestazioni per il diritto alle abitazioni.

Perche’ ci si meraviglia se qualcuno sale sul furgone dei carabinieri e cerca di manifestare,colpendolo a bastonate come fosse la barriera tra la politica e il popolo,cio’ che e’ oggi l’Italia e cioe’ il paese della politica autoritaria e servizievole solo per alcuni ?

Perche’ pochi giovani violenti vengono esaltati e messi in primo piano quando invece due sabato fa a Roma si e’ visto un movimento,coeso,che ha gridato diritti per tutti e giustizia da eseguire?

Allora il piacere fatto alla Ligresti,diventa un atto ignobile e una mancanza di rispetto verso chi,spesso,rimane in carcere pur avendo malattie vere e disagi psicologici evidenti.

Questo abuso di potere,come la sua vociona,caro ministro dovrebbe essere tale e chiaro anche a lei,a indurla a dare le dimissioni e chiedere scusa al paese.

Invece rimarra’ al suo posto,certo,e avremo l’ennesima prova di come la politica sia lontana dalla gente e di come la casta,dei palazzi romani,abbia ancora il tempo per muovere poteri decisionali su cio’ che gli interessa.

Il popolo del #19o e’ per me la prova di resistenza e di idee,assieme ai vari comitati cittadini,di come ci si debba muovere in prospettiva di un manifesto generale per andare a smobilitare un neo che l’Italia ha da anni.

Un neo politico,asservito al raggiungimento di fini personali o per amici.

Cancellieri si dimetta,faccia un gesto civile per una volta.

PENSIERI DI UNA TUTA BLU.

La tuta blu lo sa.

Sa che l’ennesima sfida di Riva potrebbe toccare un domani a lui.

Ma sa anche che il suo lavoro ha creato una voragine tra il bene e il male.

Una voragine dove dentro,ci siamo tutti…fino alle prossime generazioni.

E allora se la politica,gli industriali,andassero dentro la voragine veramente,troverebbero mille storie,mille volti che hanno subito,nel bene e nel male l’effetto Ilva qui a Taranto.

Riva e la sua famiglia,e’ un po’ come Berlusconi.Decadente sotto la mannaia della giustizia,Todisco in primis,ma immortale a quanto sembra.

Immortale per una semplice ragione:non c’e’ alternativa a essa.

La tuta blu,affacciata alla ringhiera del lungomare tarantino assieme ai suoi figli in una domenica di riposo,vede i fumi,annusa l’aria di tramontana di un settembre in riva allo jonio e percepisce la difficolta’ di stare nel sistema.

Si perche’ loro,gli operai,sanno che anche se sono parti importanti nell’ingranaggio della macchina Ilva,possono essere messi a tacere,o meglio restare fermi.

Fermi per una ragione:la giustizia della legge.

E’ qui la questione principale:o si applica in pieno,con i risvolti negativi e i rischi,oppure si annaspa in un terreno che si chiama ipocrisia e qualunquismo.O peggio ancora in quello delle leggi ad personam,o salva Ilva,nate per aggirare decreti del governo in materia di tutela ambientale.

La polemica nata da Peacelink per il numero della patologia 048 non veritiera fino in fondo nella sua quantita’ nella popolazione tarantina,e’ anche cio’ che non si e’ fatto e non si fa ancora.

Monitorare il famoso registro tumori e cercare sempre di aggiornare sul territorio le patologie purtroppo in aumento causa inquinamento,sembra pura utopia.

Riva e’ alla fine,per due motivi:i suoi illeciti e il mercato,fermo e sempre a rischio.

Ma se questi due punti sono reali,la verita’ e’ anche che l’Italia ha in Taranto il suo polo siderurgico,quel polo che da allo stato un margine di respiro.

Adesso,l’ennesimo ricatto ai danni dei lavoratori,e’ la minaccia velata anche al governo.O mi tuteli,o paghi a caro prezzo il mantenimento un domani dei licenziati a tue spese,con i vari rischi sociali che possano venire anche fuori.

La tuta blu prende per mano i figli,e’ ora di tornare a casa,oggi mangera’ in una stanza dall’aria pulita….

©arallagianlucafoto

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COSENTINO,GLI ABBRACCI E I NOSTRI DUBBI.

Il caso Cosentino e’ l’emblema della politica al servizio di un qualcosa molto semplice:l’ambiguita’.

Si,quando una cosa non e’ certa,specialmente quando non e’ comprovata da sentenze penali definitive,deve essere interpretata sempre come un qualcosa dai doppi risvolti,double face.

Insomma Cosentino se e’ colpevole avrebbe meritato un arresto,un processo e una sentenza.

L’averlo messo in “liberta’ morale” prima di una sentenza definitiva da parte del parlamento,rappresenta l’emblema del fare politica giustizionista prima e al posto di quella ufficiale.

E allora giu’ con i dubbi,le sentenze post voto e gli inciuci nati da alleanze all’ultimo minuto e rotture dopo(vedi Maroni e Bossi alla lega nord).

Noi cittadini,esasperati dal potere decisionale quasi giuridico di questi voti di fiducia verso inquisiti,dobbiamo allora scegliere tra un processo che verra’ oppure un giudizio di parte ufficiale,come quello del parlamento.

Su Cosentino si parlera’ e si dira’ ancora molto certo,ma alla fine i dubbi morali legati a faziosita’ di partito non fanno altro che esasperare alcuni livelli politici(anche se poco a dir la verita’ dopo e’ stato detto dalla opposizione)e innalzano la rabbia nostra di comuni mortali verso scene da baciamo le mani e abbracci.