SIAM TUTTI UGUALI …..

Il dopo visita Renzi a Taranto lascia in me due foto nella memoria.
La prima e’ questa
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L’onorevole Pelillo,colpito da polvere ferrosa dei parchi minerali dell’Ilva.
AVEVA DETTO  che il fumo era solo vapore acqueo….
La seconda ve la mostro
abbracciopolicewoman
L’abbraccio di una donna,con in famiglia un codice 048,sinonimo di esenzione per tumore,che consola un poliziotto che ha avuto a che fare con questo male.
Siam tutti uguali,siam tutti figli della condanna ad avere l’Ilva a Taranto,ha detto la signora.
Renzi e’ venuto qui a vedere il secondo piano del museo Marta,con gli splendori dell’antica Grecia che tutto il mondo ci invidia,poi ha fatto una conferenza stampa solita di promesse e potenzialita’ del territorio che Roma non abbandonera’.
Il solito vezzo di sfuggire alle interviste scomode,poi una puntatina al porto per ammirare cio’ che e’ stato fatto e cio’ che si dovra’ fare nel futuro e….via.
Cambiera’ qualche cosa sul futuro di questa citta’?
Avremo speranze per i nostri figli?
E perche’ non si e’ parlato di potenziare le strutture sanitarie locali visto il grave danno arrecato a noi tarantini ?
Parole di fine luglio,caldo sul collo e fiato corto.
Andiamo avanti popolo….
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LA RINASCITA DI VINCENZO

Oggi vi parlo di una storia di rivincita.
Vincenzo Fornaro ha una masseria a pochi passi dall’Ilva.
Un bel giorno ,dicembre 2008,la regione decreta l’abbattimento delle sue 600 pecore poiche’ sature di diossina.

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Panico,sconforto,disperazione.
Vincenzo e suo fratello ripartono,non abbandonano quella terra li e,anzi,la difendono a pugni chiusi dall’amaro destino.
Intanto l’Ilva avanza con il suo inquinamento,decreti di chiusura del gip Todisco abbattuti e resi inutili da quelli del governo “salva Ilva”.
Oggi Vincenzo ha piantato ,grazie all’idea dei ragazzi di “Cana Puglia”,piante di cannabis.
Il perche’ e’ dato dalle caratteristiche di esse che,con grande potenza,decontaminano i terreni inquinati.
Insomma Vincenzo riparte da questa pianta e non abbandona la sua masseria deturpata dai fumi del mostro che hanno portato via la madre e un suo rene.
Questo progetto a scala mondiale ha come apripista in Italia la citta’ di Taranto e si spera che possa essere di aiuto per altre zone  inquinate dai prodotti della lavorazione industriale.
Vincenzo ha appeso alla porta di casa anche delle campane,a ricordargli le sue pecore abbattute per colpa del progresso umano senza scrupoli.
Un esempio di una Taranto diversa,senza se e senza ma,senza scendere a patto con i poteri forti e,anzi,capace di rialzarsi e combattere un destino forse non del tutto segnato.

TARANTO CHIAMA STRASBURGO.

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gianlucaralla(c)

La Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo,ha accolto i ricorsi di 182 cittadini che accusano lo stato italiano di non averli difesi contro i veleni dell’Ilva.
Accuse fondate su dati medici connessi con le fonti inquinanti dello stabilimento che hanno causato morti e patologie in atto.
Strasburgo condannera’ uno stato,servo dell’idea della produzione senza sconti a nessuno,e rendera’ giustizia,in parte,a chi ha perso parenti e amici?
Una mossa che dovremmo fare tutti,poiche’ siamo vittime di una produzione che produce veleni quotidianamente e che lascia una scia di distruzione lenta ma inevitabile.
Diritti dell’uomo a vivere senza bombardamenti non di bombe ma di fonti inquinanti che attaccano noi tutti.
Un diritto che abbiamo,un diritto che nessuno deve ledere con o senza aiuti della politica.
Ma i famosi decreti salva Ilva,hanno dimostrato sempre che lo stato italiano non ha avuto rispetto per noi e,anzi,continua a chiudere occhi sulla incessante richiesta da parte dei cittadini a provare a costruire un futuro senza veleni.
Strasburgo adottera’ misure di sanzioni?
Sara’ un giudice imparziale,ligio al suo dovere e non guardera’ in faccia nessuno?
Mi auguro di si e anche auspico un monitoraggio esterno poiche’ di quello nostrano,e parlo degli organi predisposti a tutelarci,non mi fido piu’.
Taranto e Strasburgo,una linea dei diritti e un connubio in nome della dignita’ di chiamarci ancora cittadini del mondo e non pedine di scambi commerciali.

OLTRE LE NOTE CHE C’E’?

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Nulla o possibile lotta?
Niente oppure alleanze,in ambito ambientalista per intenderci.
Fatto sta che ieri il 1 Maggio tarantino svuotava sul palco cio’ che si accumula in un anno.
Idee,proposte,rabbia,ricordi e speranze.
I cantanti giurano fedelta’ alla causa del popolo spartano ma,chissa’ se ci dedicheranno almeno un brano in scaletta ai loro concerti.
E allora piu’ interessante il dibattito attorno a chi,nella propria dura esperienza quotidiana,ricorda i vari Arrigoni,Aldovandri e loro,i lottatori e organizzatori dell’evento,e cioe’ gli operai del Comitato Lavoratori Liberi Pensanti.
Operai che nella fabbrica vedono il loro futuro ma nella fabbrica vedono anche diritti negati e pericoli per chi non lavora dentro.
Eccoli a ricordarci che il diritto al lavoro non deve essere un ricatto occupazionale,che il lavoro e la salute hanno insieme una logica da rispettare e da difendere in tutti i modi,senza speculazioni sulla pelle dei cittadini.
Interessante il confronto con l’ex ministro dell’economia greca Varoufakis,il quale spera in una economia verde tra le maggiori citta’ europee senza ubbedienza e sudditanza all’Europa troppo filo tedesca e senza uguaglianze e diritti per tutti.
Una Taranto che a differenza di Roma ripropone il suo concerto senza sponsor e senza aiuti esterni di enti.
Un evento che sprigiona energia e che dovrebbe infondere fiducia a noi tutti.
L’energia di un popolo in una notte bastera’ per sprigionarla anche in altri modi per sovvertire un futuro delineato e succube lui,sic, dei decreti salva Ilva e dei fumi sempre piu’ presenti in citta’?
Saremo in grado di allearci tra noi,ecologisti,giovani leve politiche,movimenti,associazioni,liberi cittadini,tutti insomma per rivoluzionare un futuro,ricrearlo e lanciarlo verso nuove proposte senza cadere nell’unica certezza che oggi,purtroppo,questa citta’ ha e che si chiama acciaio ,marina militare e basta?
La musica ha rotto il silenzio della sera ieri,si e’ ballato,cantato e  sperato in quei volti sul palco che diffondevano forza e rabbia allo stesso tempo.
Hanno chiuso il concerto i Litfiba con una canzone,El Diabl0,che e’ l’emblema della maledizione nostrana,quella presenza che incute paura,incombe su tutti noi e con il suo respiro,i fumi,avvolge l’angelica speranza di ognuno di noi ad avere dignita’ e rispetto difesi per sentirsi esseri umani uguali agli altri,senza se e senza ma.

COME IL GUERRIERO GRECO

ferito

(Guerriero caduto, Tempio di Aphaia, Egina -gliptoteca di Monaco)

Leggo attualmente un libro che parla della nascita dell’Ilva a Taranto,del suo percorso politico e della sconvolgente svolta sociale che tale mostro produsse sul nostro territorio.Colombo,area DC, volle fortemente questo insediamento e allora,l’egemonia politica era della balena bianca e in parte del PC.
I contadini dell’area che poi diventera’ Tamburi,furono sorpresi dall’avanzare dei mezzi meccanici che,come killer,devastavano tutto cio’ che era stato creato e messo li da secoli .
Un cambiamento radicale,una cultura innovativa(industria)che prendeva il posto di quella arcaica contadina.
L’Ilva nasceva,e cambiava gli usi e costumi di una citta’ che fino a prima era a carattere contadino e pescatore.
Il centro siderurgico spalanco’ le porte alle braccia della terra e porto’ reddito alto e benessere.
Oggi ripenso a quei momenti,alla logica del costruire per azzerare il passato e rendere,l’Italia,il primo paese europeo come produttivita’ dell’acciaio.
La cronaca ci dira’ che la scelta dell’azzeramento del passato per il nuovo,fu sbagliata e ci confermera’ oggi con i dati alla mano sulla diossina che,purtroppo,e’ troppo tardi per cambiare e ricominciare a riviverla questa terra jonica.
Riviverla come i nostri antenati,nelle campagne,nel mare limpido che era bacino di lavoro e raccolti preziosi,dei tramonti limpidi e del sole che moriva dietro i monti calabresi senza macchiarsi di veleni.
Oggi la storia ci dice che la diossina dei Tamburi e’ piu’ alta della diossina della terra dei veleni,ci dice che l’ASL  ha confermato il numero di patologie in aumento e che il territorio e’ pieno di bugiardi.
I bugiardi politici,quelli che hanno nascosto dati e rischi a tutti,i bugiardi che hanno riso sui morti della fabbrica e su quelli fuori.
La storia ci dice che oggi,molti vorrebbero chiuderla e chiudendola aprire agli operai stessi una speranza di ricoloccazione della forza lavoro che ha pagato e paga scelte sbagliate.
Taranto e’ morta quando l’Ilva ha superato il punto di non ritorno,e cioe’ quello del non controllo dei fumi,delle emissioni nocive notturne e dei decreti salva Ilva che hanno permesso di fare i comodi loro a Governo e padroncini .
Oggi serve una presa di posizione netta,immediata sul futuro della citta’,che deve fare i conti con una demografica perdita in rialzo,una chiusura di negozi nella zona centrale della citta’ stessa e un tasso di delinquenza figlia del lavoro che manca e dello stato non stato presente.
Allora,sorge una domanda:conviene restare qui oppure scappare lontano per salvarsi l’anima da tutto cio’ che ruota attorno a questo?
Conviene scappare,spezzare il cordone ombellicare con una citta’ che non ha carismatici leader politici e uomini di polso,pronti a scendere in piazza e rischiare la propria immagine con scelte a favore di una popolazione allo sbando e senza futuro?
La domanda molti se la pongono,e io stesso seppur in una fascia media e tranquilla grazie a un lavoro,non posso tirarmi indietro nel dire che forse era meglio nascere altrove,lontano da una realta’ che era la capitale della Magna Grecia e che oggi,e penso alle colonne doriche di Taranto Vecchia con l’antico tempio di Poseidone,muore come il vecchio guerriero greco che, con la spada in mano e la mano sulla ferita, alza gli occhi al cielo e grida,grida forte l’aiuto a un Dio suo,che lo salvi e lo porti lontano dal baratro in cui si trova ora.

AH AH AH….

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Vedete questo filmato su youtube a questo link .https://www.youtube.com/watch?v=Pk69WwJSrCc
Si ride dei fumi che escono dall’Ilva e si gioisce per essi,come fossero purificatori dei peccati della nostra comunita’.
Si ride sapendo che si e’compartecipi di una morte anche di essi stessi,gli operai,oramai schiavi di una nuvola che annebbia il ragionamento e che ti fa pensare che,purtroppo,lo fai perche’ vittima di un sistema che sacrifica persone per non sentirsi ai margini sociali.
Ride,lui l’operaio che nei fumi vede il primato dell’inquinamento quotidiano e che nei fumi e’ re,tra i fumi stessi,di un impero che ha mietuto vittime negli anni.
Puo’ essere uno scontro di classe,fatta da borghesia pro chiusura e ceto medio che salva la giornata ?
Puo’ essere l’inizio di una sfida che ha due attori,erudito uno e inconsapevole per ignoranza l’altro,e che finira’ come al solito per scelti gestionali politiche?
Prima cosa non credo all’operaio ignorante,grezzo e rozzo.
Il livello da anni e’ salito e oggi l’operaio diplomato sa e si documenta del suo lavoro e dei rischi connessi.
Sa anche della problematica ambientale,delle norme europee che infrangono limiti salva vita,ma rimane li, fermo a dire si “obbedisco”.
Le risate ignobili di alcuni,nel momento della fumata velenosa,la gioia di sversare nell’aria dolore e morte,si e’ sconfitta ma resta il fatto che oggi lo scontro sociale non e’ il problema principale.
Oggi la questione rimane concentrata su cio’ che allo stato l’Ilva regala,con fatturati pro pil e altro.
La questione e’ che lo stato,credo,scegliendo la morte di questa citta’ per mano dei fumi,non chiudendo la fabbrica,non vuole creare una vera questione sociale,una rivolta che sarebbe insopportabile da gestire.
Quindi l’agonia va e con essa il fumo  e le risate di alcuni.

IL GRIDO DEI BIMBI

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Ci sono cartelli nelle strade che ingannano,ti spingono a comprare e ti indirizzano.
Ci sono cartelli che sponsorizzano idee,mete turistiche o visite ai musei.
A Taranto  vi è  questo,da giorni.
È  un grido,rimarcato da una foto dell’Ilva,dove il fumo  è   parte del diritto negato e dove,i bimbi,sono le vittime di una pazzia.
Servirà  questo a denunciare l’ennesimo richiamo alla comunità  jonica e anche nazionale o ,invece ,rimarrà  un grido appunto,locale e spezzato in gola?
Le battaglie dei diritti si fanno nelle strade,gridando e restando coesi.
Le vittorie si cercano con la forza di una ragione, negata,ma  che ti sprona a essere vivo contro il potere.
Il grido dei bimbi di Taranto,ma non solo loro.
arallagianluca

TARANTO?NON VINCERA’ MA…..

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arallagianlucafoto(c)

Taranto citta’ capitale della cultura 2016.

Oggi si sapra’,ma non vincera’ perche’ ha la cultura dell’acciaio,quella che fu decisa anni fa per incrementare il lavoro qui al sud,e che oggi,nonostante epidemie mortali di mesoteliomi e patologie correlate al siderurgico,sembra essere ancora la vera “cultura regnante in citta’”.

Il riscatto morale dell’intera cittadinanza sarebbe un monito ai futuri governi ma da tarantino,dico,che e’ piu’ facile illuderci con decreti salva Ilva anti inquinamento che con propositi di riscatti e cambiamenti futuri da farsi per il territorio.

Abbiamo l’acciaio nel sangue,abbiamo una cultura che nasce dagli altiforni dei genitori e dalle loro fatiche,abbiamo il veleno nel sangue e le polveri sui balconi.

Sappiamo che quando ci sta tramontana l’aria sa di cocheria,e abbiamo il sentore che il futuro sia ancora incentrato sull’entrata alle portinerie dello stabilimento.

Devo dire che fare cultura qui non e’ facile.

La scintilla del cambiamento e’ sempre accesa,viva e riscuote successo quando si parla di “diritti negati in nome del profitto”.

Ma la cultura la si fa anche avendo alternative al mostro,vivendo il territorio come un mezzo comune per arricchirci.

Noi,il territorio, lo viviamo come “violenza nei suoi confronti”,come un albero che brucia e da lontano lo vediamo  morire senza poterci fare nulla.

Le nuove generazioni sono consapevoli che i decreti salva Ilva hanno reciso una possibile lotta giuridica contro  cio’ che ci e’ stato tolto,contro cio’ di cui avremmo avuto diritto e bisogno per dirci “capitale della cultura un domani”.

Non prendiamoci in giro.

Il dna nostro e’ questo,sancito dalla visione apocalittica dei fumi di giorno,di notte e dai numeri sempre in evidenza dei decessi per cause correlate all’inquinamento.

La cultura nostra e’ fatta di altoforno,passato storico della Magna Grecia e di un’isola,la citta’ vecchia,che sarebbe un buon viatico per fare si cultura e che,invece,cade ogni giorno nel dimenticatoio dei politici e del governo centrale.

Ecco perche’ Taranto non vincera’ e se dovessi essere smentito oggi,sara’ un evento storico che dovrebbe servirci a dire no all’industria e si alla storia espressa nei lavori che un tempo animavano le zone della citta’,dalla pesca ai cantieri navali,dall’ Arsenale  militare ai negozi che purtroppo oggi chiuduno  bottega.

DISASTRO AMBIENTALE:DIN DON SUONANO LE CAMPANE DELLA GIUSTIZIA?

44 rinvii a giudizio  per disastro ambientale dell’Ilva di Taranto.
Ci sta Vendola,il sindaco di Taranto Stefano,un sacerdote e tante altre persone che,secondo la magistratura,avrebbero in un modo o nell’altro avuto privilegi o dato favori alla piu’ grande azienda europea dell’acciaio.
Io da tarantino adesso due cose devo dire.
Primo punto:se ci dovessero essere altri decreti salva azienda e pene ridotte senza GALERA,avrei una condanna perenne sulla mia vita,una sciabola tagliagola che annienterebbe un sacrosanto diritto,e cioe’ quello della giustizia terrena.
Per quella divina lasciamo stare a chi,dopo vita,andra’ incontro al mistero della morte.
Secondo punto :questi paladini politici che negli anni hanno sviscerato ideali ecologici in difesa della terra jonica e del suo popolo,hanno invece offeso tutto questo e,anzi,hanno fatto il contrario di tutto cio’ che nelle loro ideologie politiche aveva sbandierato ai quattro venti.
Io da tarantino,non so se vedro’ mai la giustizia emergere da questa torbida vicenda,annosa,fatta di morti bianche e colpevolezze amministrative.
Fatta di risate al telefono sui morti dell’Ilva e fatta di ricordi,affetti di persone che ora non ci sono .
E’ il tempo della giustizia terrena,spesso manipolata da giudici non liberi delle proprie decisioni,accerchiati da tagliagola politici e minacce velate.
Vedremo,come al solito.

ANDATE NEI VICOLI SE PASSATE DA QUI.

Quando cammini per i vicoli della Taranto vecchia,annusi anche l’odore del mare e tra i vicoli scorgi le famiglie che ai balconi stendono le tute degli operai dell’Ilva o maglie pesanti da pescatore.

Sere fa andai alla processione dell’Immacolata Vergine,e dietro ai fedeli camminando a rilento,ogni stradina e vicolo di questa parte di Taranto emanava storia e tradizione.

Molti anni fa  volevano trasformarla in zona economica perenne,andando a creare banche e ristoranti,luoghi pubblici in mano alla regia piu’ spietata del Dio commercio.

Non se ne fece nulla e anzi,il comitato che assieme ai piu’ noti architetti italiani di allora,siamo negli anni sessanta,sanci’ un piano di ristrutturazione edilizia conservando l’aspetto originario del luogo.

Tutto fermo da allora e anzi,andando di peggio in peggio,oggi i muri che crollano nella citta’ vecchia sono molti e le speranze di una riqualificazione resta aggrappata ai famosi fondi europei e a possibili esborsi del comune.

Eppure la Taranto dei vicoli,percorsa di sera specialmente,ti abbraccia e ti pone dinanzi a una riflessione sincera e limpida:la nostra storia viene cancellata dal progresso umano,dagli stili di vita dei giovani che preferiscono vivere in case piu’ nuove e confortevoli(chi ha la fortuna di poterlo fare…)e la voglia di andare via,ritornando solo nelle festivita’.

Ha comandato la pesca fin dai tempi remoti qui da noi,e’ stata l’artefice di una salda economia che nei vicoli ha dato da mangiare a intere famiglie e ha reso caratteristica la sua natura votata al mare.

L’Ilva poi ne ha cancellato le tracce,rendendo il lavoro di pescatore vecchio, passato di moda,rinnegando un tacito accordo tra dare e avere,tra barca e mare.

L’Ilva ha ucciso la storia,c’e’ poco da dire,ha rubato i figli nostri dai vicoli,gli ha spogliati da vesti di pescatori e venditori di cozze,gettandoli in pasto alla produzione a ciclo continuo di una fabbrica che,oggi con debiti e guai giudiziari,rischia di rimandarli a casa,ultima certezza che hanno.

I muri sporchi e consumati dei vicoli hanno respirato i fumi,i veleni della costante logica assassina che ha inquinato la bellezza di questo territorio e ha cancellato un profumo tipico,unico che aveva Taranto negli anni passati.

L’odore del mare,l’orizzonte limpido e chiaro,spazzato oggi via dai fumi marroni che arrivano sino in Calabria e dall’odore nauseante che ti ricorda che lei,la fabbrica,ha preso le nostre radici e le ha spezzate gettandoci in un tunnel difficilmente facile da percorrere trovandone poi una uscita.

Chi puo’ farlo,passando da noi qui,facesse un giro nella Taranto Vecchia,meno nella citta’ nuova,votata al consumismo delle vetrine sgargianti di questo natale tarantino e privo di sentimento vero.

Lasciate stare il centro,andate nei vicoli,parlate alla gente umile,li seduta sui gradini delle chiese vecchie e sull’uscio delle case che ancora,con orgoglio,ripropongono i piatti tipici della Taranto che fu.

Andateci e aprite i vostri cuori,come disse un Papa che venne qui e ci fece emozionare tanto tempo fa.

Vi posto un link di mie foto sulla citta’ vecchia,fatte tempo addietro.

https://www.flickr.com/photos/aralla_luca/sets/72157634627485495/