TARANTO CHIAMA STRASBURGO.

ilva

gianlucaralla(c)

La Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo,ha accolto i ricorsi di 182 cittadini che accusano lo stato italiano di non averli difesi contro i veleni dell’Ilva.
Accuse fondate su dati medici connessi con le fonti inquinanti dello stabilimento che hanno causato morti e patologie in atto.
Strasburgo condannera’ uno stato,servo dell’idea della produzione senza sconti a nessuno,e rendera’ giustizia,in parte,a chi ha perso parenti e amici?
Una mossa che dovremmo fare tutti,poiche’ siamo vittime di una produzione che produce veleni quotidianamente e che lascia una scia di distruzione lenta ma inevitabile.
Diritti dell’uomo a vivere senza bombardamenti non di bombe ma di fonti inquinanti che attaccano noi tutti.
Un diritto che abbiamo,un diritto che nessuno deve ledere con o senza aiuti della politica.
Ma i famosi decreti salva Ilva,hanno dimostrato sempre che lo stato italiano non ha avuto rispetto per noi e,anzi,continua a chiudere occhi sulla incessante richiesta da parte dei cittadini a provare a costruire un futuro senza veleni.
Strasburgo adottera’ misure di sanzioni?
Sara’ un giudice imparziale,ligio al suo dovere e non guardera’ in faccia nessuno?
Mi auguro di si e anche auspico un monitoraggio esterno poiche’ di quello nostrano,e parlo degli organi predisposti a tutelarci,non mi fido piu’.
Taranto e Strasburgo,una linea dei diritti e un connubio in nome della dignita’ di chiamarci ancora cittadini del mondo e non pedine di scambi commerciali.

OLTRE LE NOTE CHE C’E’?

1maggotaras
Nulla o possibile lotta?
Niente oppure alleanze,in ambito ambientalista per intenderci.
Fatto sta che ieri il 1 Maggio tarantino svuotava sul palco cio’ che si accumula in un anno.
Idee,proposte,rabbia,ricordi e speranze.
I cantanti giurano fedelta’ alla causa del popolo spartano ma,chissa’ se ci dedicheranno almeno un brano in scaletta ai loro concerti.
E allora piu’ interessante il dibattito attorno a chi,nella propria dura esperienza quotidiana,ricorda i vari Arrigoni,Aldovandri e loro,i lottatori e organizzatori dell’evento,e cioe’ gli operai del Comitato Lavoratori Liberi Pensanti.
Operai che nella fabbrica vedono il loro futuro ma nella fabbrica vedono anche diritti negati e pericoli per chi non lavora dentro.
Eccoli a ricordarci che il diritto al lavoro non deve essere un ricatto occupazionale,che il lavoro e la salute hanno insieme una logica da rispettare e da difendere in tutti i modi,senza speculazioni sulla pelle dei cittadini.
Interessante il confronto con l’ex ministro dell’economia greca Varoufakis,il quale spera in una economia verde tra le maggiori citta’ europee senza ubbedienza e sudditanza all’Europa troppo filo tedesca e senza uguaglianze e diritti per tutti.
Una Taranto che a differenza di Roma ripropone il suo concerto senza sponsor e senza aiuti esterni di enti.
Un evento che sprigiona energia e che dovrebbe infondere fiducia a noi tutti.
L’energia di un popolo in una notte bastera’ per sprigionarla anche in altri modi per sovvertire un futuro delineato e succube lui,sic, dei decreti salva Ilva e dei fumi sempre piu’ presenti in citta’?
Saremo in grado di allearci tra noi,ecologisti,giovani leve politiche,movimenti,associazioni,liberi cittadini,tutti insomma per rivoluzionare un futuro,ricrearlo e lanciarlo verso nuove proposte senza cadere nell’unica certezza che oggi,purtroppo,questa citta’ ha e che si chiama acciaio ,marina militare e basta?
La musica ha rotto il silenzio della sera ieri,si e’ ballato,cantato e  sperato in quei volti sul palco che diffondevano forza e rabbia allo stesso tempo.
Hanno chiuso il concerto i Litfiba con una canzone,El Diabl0,che e’ l’emblema della maledizione nostrana,quella presenza che incute paura,incombe su tutti noi e con il suo respiro,i fumi,avvolge l’angelica speranza di ognuno di noi ad avere dignita’ e rispetto difesi per sentirsi esseri umani uguali agli altri,senza se e senza ma.

TARANTO?NON VINCERA’ MA…..

TARASPANORM

arallagianlucafoto(c)

Taranto citta’ capitale della cultura 2016.

Oggi si sapra’,ma non vincera’ perche’ ha la cultura dell’acciaio,quella che fu decisa anni fa per incrementare il lavoro qui al sud,e che oggi,nonostante epidemie mortali di mesoteliomi e patologie correlate al siderurgico,sembra essere ancora la vera “cultura regnante in citta’”.

Il riscatto morale dell’intera cittadinanza sarebbe un monito ai futuri governi ma da tarantino,dico,che e’ piu’ facile illuderci con decreti salva Ilva anti inquinamento che con propositi di riscatti e cambiamenti futuri da farsi per il territorio.

Abbiamo l’acciaio nel sangue,abbiamo una cultura che nasce dagli altiforni dei genitori e dalle loro fatiche,abbiamo il veleno nel sangue e le polveri sui balconi.

Sappiamo che quando ci sta tramontana l’aria sa di cocheria,e abbiamo il sentore che il futuro sia ancora incentrato sull’entrata alle portinerie dello stabilimento.

Devo dire che fare cultura qui non e’ facile.

La scintilla del cambiamento e’ sempre accesa,viva e riscuote successo quando si parla di “diritti negati in nome del profitto”.

Ma la cultura la si fa anche avendo alternative al mostro,vivendo il territorio come un mezzo comune per arricchirci.

Noi,il territorio, lo viviamo come “violenza nei suoi confronti”,come un albero che brucia e da lontano lo vediamo  morire senza poterci fare nulla.

Le nuove generazioni sono consapevoli che i decreti salva Ilva hanno reciso una possibile lotta giuridica contro  cio’ che ci e’ stato tolto,contro cio’ di cui avremmo avuto diritto e bisogno per dirci “capitale della cultura un domani”.

Non prendiamoci in giro.

Il dna nostro e’ questo,sancito dalla visione apocalittica dei fumi di giorno,di notte e dai numeri sempre in evidenza dei decessi per cause correlate all’inquinamento.

La cultura nostra e’ fatta di altoforno,passato storico della Magna Grecia e di un’isola,la citta’ vecchia,che sarebbe un buon viatico per fare si cultura e che,invece,cade ogni giorno nel dimenticatoio dei politici e del governo centrale.

Ecco perche’ Taranto non vincera’ e se dovessi essere smentito oggi,sara’ un evento storico che dovrebbe servirci a dire no all’industria e si alla storia espressa nei lavori che un tempo animavano le zone della citta’,dalla pesca ai cantieri navali,dall’ Arsenale  militare ai negozi che purtroppo oggi chiuduno  bottega.

ANDATE NEI VICOLI SE PASSATE DA QUI.

Quando cammini per i vicoli della Taranto vecchia,annusi anche l’odore del mare e tra i vicoli scorgi le famiglie che ai balconi stendono le tute degli operai dell’Ilva o maglie pesanti da pescatore.

Sere fa andai alla processione dell’Immacolata Vergine,e dietro ai fedeli camminando a rilento,ogni stradina e vicolo di questa parte di Taranto emanava storia e tradizione.

Molti anni fa  volevano trasformarla in zona economica perenne,andando a creare banche e ristoranti,luoghi pubblici in mano alla regia piu’ spietata del Dio commercio.

Non se ne fece nulla e anzi,il comitato che assieme ai piu’ noti architetti italiani di allora,siamo negli anni sessanta,sanci’ un piano di ristrutturazione edilizia conservando l’aspetto originario del luogo.

Tutto fermo da allora e anzi,andando di peggio in peggio,oggi i muri che crollano nella citta’ vecchia sono molti e le speranze di una riqualificazione resta aggrappata ai famosi fondi europei e a possibili esborsi del comune.

Eppure la Taranto dei vicoli,percorsa di sera specialmente,ti abbraccia e ti pone dinanzi a una riflessione sincera e limpida:la nostra storia viene cancellata dal progresso umano,dagli stili di vita dei giovani che preferiscono vivere in case piu’ nuove e confortevoli(chi ha la fortuna di poterlo fare…)e la voglia di andare via,ritornando solo nelle festivita’.

Ha comandato la pesca fin dai tempi remoti qui da noi,e’ stata l’artefice di una salda economia che nei vicoli ha dato da mangiare a intere famiglie e ha reso caratteristica la sua natura votata al mare.

L’Ilva poi ne ha cancellato le tracce,rendendo il lavoro di pescatore vecchio, passato di moda,rinnegando un tacito accordo tra dare e avere,tra barca e mare.

L’Ilva ha ucciso la storia,c’e’ poco da dire,ha rubato i figli nostri dai vicoli,gli ha spogliati da vesti di pescatori e venditori di cozze,gettandoli in pasto alla produzione a ciclo continuo di una fabbrica che,oggi con debiti e guai giudiziari,rischia di rimandarli a casa,ultima certezza che hanno.

I muri sporchi e consumati dei vicoli hanno respirato i fumi,i veleni della costante logica assassina che ha inquinato la bellezza di questo territorio e ha cancellato un profumo tipico,unico che aveva Taranto negli anni passati.

L’odore del mare,l’orizzonte limpido e chiaro,spazzato oggi via dai fumi marroni che arrivano sino in Calabria e dall’odore nauseante che ti ricorda che lei,la fabbrica,ha preso le nostre radici e le ha spezzate gettandoci in un tunnel difficilmente facile da percorrere trovandone poi una uscita.

Chi puo’ farlo,passando da noi qui,facesse un giro nella Taranto Vecchia,meno nella citta’ nuova,votata al consumismo delle vetrine sgargianti di questo natale tarantino e privo di sentimento vero.

Lasciate stare il centro,andate nei vicoli,parlate alla gente umile,li seduta sui gradini delle chiese vecchie e sull’uscio delle case che ancora,con orgoglio,ripropongono i piatti tipici della Taranto che fu.

Andateci e aprite i vostri cuori,come disse un Papa che venne qui e ci fece emozionare tanto tempo fa.

Vi posto un link di mie foto sulla citta’ vecchia,fatte tempo addietro.

https://www.flickr.com/photos/aralla_luca/sets/72157634627485495/

DOPPIO RISCHIO.

Behring Brevik l’attentatore di Oslo, aveva nel suo computer dei piani terroristici per compiere attentati anche in Italia.

Voleva colpire le raffinerie site in varie località italiane tra cui Taranto.

Oggi a livello locale si è tenuta una conferenza stampa degli ambientalisti del “Fondo antidiossina” che hanno evidenziato anche il grave rischio che corre la città jonica riguardo anche la presenza di siti militari affianco alle realtà industriali.

In caso di evento doloso, i cittadini tarantini si troverebbero di fronte a un  triste destino.

E cioè quella delle esplosioni a catena dei siti industriali stessi e di quelle strutture militari a pochi passi da esse stesse.

Un evento che pone Taranto tra le città più a rischio per l’elevato numero di siti industriali (Ilva, Eni in primis…) e di quelle militari (più grande porto militare italiano con navi, sommergibili e altri mezzi).

Alfano oggi ci ricordava come fossimo presi nella morsa di possibili obiettivi da parte dell’Isis, e di come il ministero della difesa e l’intelligence si stiano muovendo per prevenire possibili attacchi terroristici.

Domanda spontanea: come può una città avere delle “bombe” in casa (industria e marina) che in caso di attacco sarebbero una miccia a catena incontenibile?

Domanda: dove potrebbe scappare la cittadinanza tarantina se al giorno d’oggi manca un piano di emergenza in caso di rischio industriale?

A PELO D’ACQUA.

Un post sull’estate,sul mare e sul sole che ti brucia sarebbe scontato.

E allora,cerco di essere un poco diverso dagli altri ,e vi raccontero’ di quando,io solitario,nuoto e vedo,a pelo d’acqua,la mia citta’.

Noto subito una diversita’ che ha condannato Taranto.

E cioe’ la parte salva,quella del borgo e delle periferie,e quella ammazzata e sottomessa dall’industria.

Il ponte Girevole che divide tutto cio’,sembra quello di Mostar,nella ex Jugoslavia.

Anche se diverso,lo vedo cadere,venire giu’ sotto l’impotenza della ragione e del diritto di chi vuole avere una citta’ a misura di uomo.

Un simbolo,che divide chi ha perso e chi vuole resistere.

Poi la mia citta’ con la base navale in Mar Grande,a dirci che siamo una citta’ militare e che ha perso anche una sua caratteristica.

Quella delle barche che solcavano il mare,uniche nel lavoro delle braccia che tiravano su le reti dei pescatori.

A pelo d’acqua,annuso,odori e veleni.

Odori nauseabondi,quelli che sversa nell’aria l’Eni e l’Ilva e che il buon Ronchi dice di non sentirli….

Nuoto,vago in un territorio che ci deturpano e che amo.

Amo tutto cio’ che ci sta annientando,questa e’ la mia …pazzia estiva.

LA STRANA SINDROME DI STOCCOLMA A TARANTO.

Il paradosso c’e’ e si vede quotidianamente a Taranto.

La sindrome di Stoccolma,quell’amore tra chi ha provocato un evento traumatico a qualcuno e chi lo ha subito.

Un odio tramutatosi in amore,rimescolato a un certo meccanismo strano che e’ il sentimento umano,o la stessa mente.

Fatto e’ che qui,tale sindrome,la si vede con i camini dell’Ilva,con i suoi danni quotidiani e il logorio delle macchine infernali.

Alla fine,molta gente,quasi in silenzio racconta di una necessita’ che ci vuole comunque sia,di un “nemico aguzzino” che ci deve essere e che anzi,grazie a lui,ti fa vivere.

E allora,la vittima,il cittadino stesso,raccoglie i mali che esso ci dona,e diviene ubbidiente alle sue volonta’.

Ci deve essere,per forza di cose,altrimenti questa vita senza di lui e’ senza futuro,senza tranquillita’.

In un angolo,ci si ritrova a guardare i veleni uscire dai comignoli alti,e si pensa che lui,l’aguzzino,in fondo fa solo il suo dovere.

E’ cosi’ forte la sindrome di Stoccolma che si dimenticano i guai che arreca a tutti,ai giudizi dei medici e le sentenze dei magistrati.

Ci deve essere per forza,non fa niente se e’ cattivo o brutale,”lo amiamo”…..

Molti scherzano dicendo che la “diossina ha dato in testa,ha fatto crollare il punto di non ritorno tra cruda realta’ e dati scientifici che ci dicono,purtroppo,che qui la terra e’ avvelenata.

Dati che aumentano sempre piu’,che feriscono le persone e le annientano con mali irreversibili.

Ma lei,questa strana sindrome,sembrerebbe vincere sul popolo jonico,nonostante le battaglie continue e le morti sempre piu’ in espansione per causa/effetto dovuta alla produzione.

E penso a chi e’ stato rapito,li nell’angolo con la testa tra le gambe,pensando che il sequestratore sia in fondo anche un po’ umano…..come noi con l’Ilva?

COME IN UN FILM DI SERGIO LEONE.

Spesso ci si siede a un tavolo e ci si guarda in faccia.

Si discute,ci si confronta e si spera di avere dall’altra parte un interlocutore sincero e onesto.

Si spera…appunto.

Quando Clini venne a Taranto per seguire il caso Ilva e ebbe modo di confrontarsi con le realta’ ambientaliste anche,il giorno seguente fu unanime lo sconcerto e le sensazioni di quel faccia a faccia.

Si ebbe,gia’ da allora,l’immagine di un uomo asservito al potere industriale e messo li per” balenare strane idee di riqualificazione ambientale”.

Fu allora che ci furono scontri anche sul lavoro fatto dal Gip Todisco e sulla sua indagine che era in atto contro l’azienda ligure e i suoi vertici.

Ma torniamo a Clini.

E’ notizia fresca del suo arresto,dell’indagine per fondi messi su conti personali suoi e della sua compagna che sarebbero stati convogliati da progetti mondiali di riqualificazione delle aree irachene.

Conti gonfi,conti provenienti dal ministero dell’ambiente e che lor signori hanno dirottato per questioni personali.

Come un film di Sergio Leone,l’immagine che vi posto qui sotto,ritrae Clini e il presidente del fondo antidiossina Fabio Matacchiera,noto ambientalista locale che da anni combatte contro il potere nazionale che difende l’Ilva dall’avvelenamento della citta’ di Taranto.

Guardate bene….

clini matacchiera

Lo sguardo dritto negli occhi di una persona che sfugge dal confronto,sapendo di essere pieno di sbagli.

L’arresto di Clini mi ha fatto pensare a quel giorno,alla sfida degli sguardi tra chi ci difende e ama la propria citta’,e chi ha nell’ambiente solo sfumature per tornaconti personali.

UN GIRO SPECIALE…AVANTI SIGNORI.

Arriva il giro d’Italia Mercoledi’ a Taranto.

Una notizia che rallegra gli amanti delle due ruote e che regala notorieta’ televisiva alla citta’ dei due mari.

Il percorso,solito,dal lungomare splendido della nostra citta’ per poi passare dalla citta’ vecchia e immettersi sulla basentana.

Ma no lor signori…STOOOP!!!!

Prego di qui,i cancelli sono aperti.

Passerete dinanzi al fuoco che vi scalda i muscoli,inalando sapori e odori prelibati gratuitamente.

Un magnifico giro,in una citta’ nella citta’ che fara’ fermare le maestranze e,anzi loro,ridendo e salutandovi con le mani fermeranno il tempo rutinario delle loro fatiche quotidiane.

PREGO SI ACCOMODI CICLISTA….

Siam tanti qui dentro e noi,quando siam liberi,prendiamo la bici anche.

Andiamo in giro per la citta’ e adesso che ci sara’ una pista ciclabile nuova di zecca…..mamma mia che emozione.

AVANTI DI QUA,PREGO LOR SIGNORI.

Il giro non finisce qui…..andate dritti e avrete il piacere di vedere la fiamma brillare nel cielo sopra di voi.

La torcia dei gas,la torcia della vittoria un simbolo da ricordare ora che sarete lontani da noi.

Andate,andate lontano e….pedalate piu’ in fretta che potete.

Inalando i fantastici odori dell’Ilva avete disperso minuti di vita e allora…avanti piu’ in fretta magari sui monti a rigenerare i polmoni e scordarvi di …noi.

 

CARO ALFANO,NON MI DIRE CHE….

“Li prenderemo,li staneremo,sono bestie,60 uomini in piu’ a Taranto,controlleremo le prossime uscite dal carcere dei mafiosi,Ros,tecnologia avanzata di controllo…..”

Alfano,oggi a Taranto in Prefettura.

L’emergenza per questo territorio per lo Stato e’ la mafia,quella che ha ucciso il piccolo tra le braccia della madre sulla S.S. 106 alle porte di Palagiano.

Lo stato corre,nelle sue auto blu,si fa strada e scalpita per mettersi in mostra,per dire che c’e’.

Lo stato e la sua priorita’ in terra jonica,lo stato che c’e’ e reprime il male.

Ma l’emergenza qui non e’ la guerra tra bande,come lo fu negli anni 80 quando in citta’ si sparava ogni giorno.

L’emergenza,seppur riconoscendo il grave fatto accaduto e la povera vita persa del bambino,e’ e rimane l’ambiente caro Alfano.

Il tuo governo sa questo,ma latita a cercare canali risolutivi,annaspando e tentennando dinanzi alle evidenti violenze che quotidianamente la fabbrica dei veleni,l’Ilva,riversa sulla citta’.

Tu Alfano,lo sai dentro te.

La strage dell’altro giorno,ripeto seppur gravissima e allarmante,rimane in un contesto di violenza tra bande rivali e vendette trasversali.

La vera strage,caro Alfano,e’ l’ambiente distrutto e i morti che ci sono stati e ci saranno se non si mette fine al favoritismo che il tuo stato,il tuo governo, fa ai Riva.

Ecco perche’,Alfano,la velocita’ impressionante del venire qui e le parole di fermezza verso questo episodio,urtano la sensibilita’ di noi tutti che nello stato non vediamo,spesso,il difensore dei nostri diritti.

Quindi,vorrei vedere anche azioni risolute e celeri verso il problema ambiente e rispetto verso tutti i morti che hanno lasciato famiglie nel dolore e bimbi orfani.