QUEL NATALE DEL ’68 ALL’ITALSIDER E PAOLO VI CHE AVEVA GIA’ CAPITO TUTTO….

Natale 1968.Io avevo un anno compiuto e certo il ricordo non e’ presente.Pero’ aggiornandomi sulla rete e su alcuni libri,ho elaborato l’aria di festa e di solennita’ che quel Dicembre aleggiava nell’Italsider.

Il Papa,Paolo VI,era tra gli operai,in visita in quel centro siderurgico che avrebbe cambiato Taranto.

Celebro’ la messa dinanzi a diecimila persone e dette la comunione a cento operai in tuta da lavoro.

Poi aggiunse alcune considerazioni,che alla luce di quello che sta avvenendo oggi,lasciano da pensare.

Eccone alcune:”Qui due mondi si incontrano, la materia e l’uomo; la macchina, lo strumento, la struttura industriale da una parte, la mano, la fatica, la condizione di vita del lavoratore dall’altra. Il primo mondo, quello della materia, ha una segreta rivelazione spirituale e divina da fare a chi la sa cogliere; ma quest’altro mondo, che è l’uomo, impegnato nel suo lavoro, carico di fatica e pieno lui stesso di sentimenti, di pensieri, di bisogni, di stanchezza, di dolore, quale sorte trova qui dentro?”.

Da persona non preparata su temi teologici,trovo importante due cose:la materia,vista come quella parte fredda,meccanica anche degli attrezzi da lavoro,dovrebbero essere un percorso di avvicinamento a Dio,il mezzo con cui lui comunica con noi e ci fa riflettere.Un elemento,il fuoco per esempio degli altoforni,che ci deve far riflettere sul mistero cristiano,sul progetto atto in esso.

Secondo punto della frase del Papa e’ rilevante e importantissimo.Il Papa gia’ allora,metteva in evidenza come l’uomo,figura centrale del lavoro del siderurgico,doveva per forza di cose essere al centro del pensiero di chi lo usa come forza umana.Il rispetto della figura umana,deve andare oltre il profitto(?)e rendere il sacrificio del lavoro stesso dignita’ da portare con se.Nessun sfruttamento quindi,ma rispetto verso la figura dell’operaio e ricerca di una sorte rispettosa e conviviale.

Paolo VI,continuo’ poi nel suo discorso aggiungendo questo passaggio cruciale:

“Qual è, in altri termini, la condizione del lavoratore impegnato nella organizzazione industriale? Sarà macchina anche lui? Puro strumento che vende la propria fatica per avere un pane, un pane per vivere; perché prima e dopo tutto, la vita è la cosa più importante d’ogni altra. Ma l’uomo vale più della macchina e della sua produzione. Sappiamo bene tutte queste cose, le quali hanno assunto, nel tempo passato e ancora assumono nel tempo nostro, una importanza nuova, immensa, predominante».”

Quindi deduco questo:il lavoratore si sdoppia dalla sua entita’ divenendo anche lui macchina fredda e perde il suo destino divino,quello di essere anche lui figlio di Dio in terra e non semplice mezzo per profitti?Oppure dignitosamente rimane figura centrale del processo della sua vita?Poi,e qui e’ riconducibile a oggi con il ricatto occupazionale di Riva e l’operaio giocato a suo piacimento,l’uomo e’ piu’ importante della sua macchina.L’uomo operaio deve essere difeso,non usato o aggirato per fini personali e nella sua difesa,aggiungo io,c’e’ anche la salvaguardia del diritto suo a lavorare in posti salubri e in condizione di sicurezza totale.

Il Papa concluse la sua giornata poi raggiungendo il Duomo di Taranto salutato da una folla festante e da grida di gioia.

Paolo VI,e’ stato il Papa che capi’ il rischio che poteva nascere da questo mezzo di lavoro che era il siderurgico tarantino.Avrebbe potuto(come poi e’ accaduto…),spazzare via la dignita’ del lavoratore per far posto a interessi personali e,con il decreto salva Ilva,mondiali.

Prima la produzione(quindi l’annullamento del rispetto umano,della salute e dell’ambiente),con i suoi rischi,le sue morti e i suoi lasciti gravosi e mortali sulla salute dei cittadini di terra jonica.

Niente altro,solo ci rimangono quelle parole che hanno avuto un presagio direi “divino ai giorni nostri”,un presagio che se fosse ancora in vita Paolo VI,ci avrebbe detto:”io lo avevo avvertito,li’ nelle viscere dell’Inferno dell’Italsider,nel lontano 1968″.

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