DOMENICO,L’ILVA E IL SOGNO FINITO.

Spesso in attesa di andare a prendere mio figlio da scuola,vado in una zona della citta’ di Taranto dove vi sono i tre elementi che la caratterizzano:il mare,l’industria e i pescatori.

Oggi era uno di questi giorni,uno di quei giorni che per un tarantino ha il richiamo per le  proprie radici.

Il vento portava sulla mia faccia l’odore del mare,dell’industria e sullo sfondo i pescatori in mar Piccolo gettavano le reti.

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I gabbiani svolazzavano a ridosso delle barche,in cerca di qualche pesce da mangiare e intanto io riflettevo.

Il mare ha dato manovalanza all’industria,ma il mare ha anche mantenuto le tradizioni di intere famiglie,quelle famiglie che di pesca vivevano in passato e che oggi,con l’inquinamento in mar Piccolo,devono migrare altrove in cerca di fortuna.

Domenico e’ un pescatore anziano che oggi con la sua lenza cercava fortuna giu’ dove partono i traghetti per le isole l’estate.

Mi sono avvicinato e ho visto cosa avesse pescato,ma il suo secchio era vuoto,solo acqua e sorriso sulla sua faccia.

Lui mi ha detto,un tempo con la sua barca andava li dove oggi c’e’ il nulla.

Il nulla e’ il mare che come una spugna ha assimilato il veleno degli scarichi industriali e che e’ morto come un Cristo sacrificato per espiare colpe altrui.

Ma qui non c’e’ speranza,fede per una resurrezione.C’e’ sconfitta,dolore per quello che la terra poteva conservare e che poteva donare ai posteri un domani.

Domenico mi dice che oggi e’ tutto finito,rimane solo il profumo del mare,unico qui.

Domenico mi saluta e mi dice che deve tornare a casa,su per quelle scale….

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foto di ARALLA GIANLUCA.