UN PERCORSO DI CRESCITA E ALTRO.

Ho scritto poco questa estate.
Hanno inciso piu’ le foto che ho fatto dentro me.
Spesso dicono di piu’,affermano un concetto di realta’ che solo il tuo sentimento elabora,rendendolo piu’ personale seppur esibendolo ad altri.La foto dei nonnini seduti alla panchina mi ha dato da pensare come noi,giovani o meno giovani,dovremo per forza della natura se Dio vorra’,prepararci a tempi morti,pause di energia,ascoltando solo i rumori della strada e gli amici,se gli avremo con noi.
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Ma anche all’artista di strada,che gioca coi bimbi.Ridere…che parola difficile da pronunciare oggi.Ridere di cosa?Ridere per ammutolire le ansie delle guerre,le paure del terrorismo,gli orchi attorno a noi,il futuro incerto e le persone che ti feriscono.Ridere …
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Poi le sedie vuote,spazi sociali che si perdono per colpa della tecnologia e vai,soli,a pigiare tasti e allontanarci da una discussione al bar,in piazza,seduti con quattro amici.
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Poi la campagna pugliese,il contadino e il sudore.Fieno e terra,sole e caldo.Il sud,unico con i suoi odori e i vecchietti a zappare terreni fino alla morte,confermando una loro identita’ precisa in questo mondo in cerca di certezze.

Loro preziose figure da conservare nei nostri ricordi fugaci,li nelle campagne e immensi personaggi pieni di storie e onesta’.

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Poi la vita di ognuno di noi.Un percorso a filo di muro,rasente ostacoli ma con una profondita’ di destino che spesso non conosciamo completamente.

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Si riparte ancora su questo blog,scrivendo e fotografando,cercando ragioni in ogni angolo delle strade,delle citta’ a venire,delle persone che incroci o che conosci da sempre.

Un percorso,di crescita,ma anche di aspettativa.

 

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DOMANI E’ VENERDI’ A TARANTO

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Domani Renzi viene a Taranto.
Oggi hanno messo dei fiori nei vasi vuoti da mesi nella via principale.
Hanno messo colori,ma la polvere dell’Ilva rimane ancora li sui balconi delle case popolari.
Domani Renzi viene a Taranto a inaugurare il museo,il secondo piano dell’ultima chiamata verso un turismo mordi e fuggi.
Domani ci sara’ piu’ pulizia nelle strade.Come quando venne Woijtila allo stadio,e fu rifatto l’asfalto.
Non mi rimane nulla piu’da chiedere alla politica e forse nemmeno alla chiesa.
Potrebbe venire chiunque qui,ma non mi emoziona.
Attendo solo il popolo,leale e deciso,la speranza di tutti ,lo scatto che attendiamo.
Domani e’ Venerdi nelle strade di Taranto,giornata normale per me.

SIAM MARIONETTE COME I…..

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Come i turchi,manipolati e usati ,forse vittime o forse no.
Siamo nel gioco del sistema,che ti crea inferni e ti fa credere che ci sia il super eroe che ti salvera’(lo stato,il re,o il generale di turno).
Come i francesi,dietro il terrore che fa notizia e poi sparisce dietro altre notizie e ricompare col sangue delle vittime innocenti.
Come i pugliesi,e il treno,colpevole di ritardi e fottute menzogne fatte di promesse e regali altrove.
Siamo marionette,girate e rigirate per far ridere qualcuno e vittime,alla fine,di qualche cosa che non mettiamo a fuoco.
Siam marionette.

LA RINASCITA DI VINCENZO

Oggi vi parlo di una storia di rivincita.
Vincenzo Fornaro ha una masseria a pochi passi dall’Ilva.
Un bel giorno ,dicembre 2008,la regione decreta l’abbattimento delle sue 600 pecore poiche’ sature di diossina.

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Panico,sconforto,disperazione.
Vincenzo e suo fratello ripartono,non abbandonano quella terra li e,anzi,la difendono a pugni chiusi dall’amaro destino.
Intanto l’Ilva avanza con il suo inquinamento,decreti di chiusura del gip Todisco abbattuti e resi inutili da quelli del governo “salva Ilva”.
Oggi Vincenzo ha piantato ,grazie all’idea dei ragazzi di “Cana Puglia”,piante di cannabis.
Il perche’ e’ dato dalle caratteristiche di esse che,con grande potenza,decontaminano i terreni inquinati.
Insomma Vincenzo riparte da questa pianta e non abbandona la sua masseria deturpata dai fumi del mostro che hanno portato via la madre e un suo rene.
Questo progetto a scala mondiale ha come apripista in Italia la citta’ di Taranto e si spera che possa essere di aiuto per altre zone  inquinate dai prodotti della lavorazione industriale.
Vincenzo ha appeso alla porta di casa anche delle campane,a ricordargli le sue pecore abbattute per colpa del progresso umano senza scrupoli.
Un esempio di una Taranto diversa,senza se e senza ma,senza scendere a patto con i poteri forti e,anzi,capace di rialzarsi e combattere un destino forse non del tutto segnato.

TARANTO CHIAMA STRASBURGO.

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La Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo,ha accolto i ricorsi di 182 cittadini che accusano lo stato italiano di non averli difesi contro i veleni dell’Ilva.
Accuse fondate su dati medici connessi con le fonti inquinanti dello stabilimento che hanno causato morti e patologie in atto.
Strasburgo condannera’ uno stato,servo dell’idea della produzione senza sconti a nessuno,e rendera’ giustizia,in parte,a chi ha perso parenti e amici?
Una mossa che dovremmo fare tutti,poiche’ siamo vittime di una produzione che produce veleni quotidianamente e che lascia una scia di distruzione lenta ma inevitabile.
Diritti dell’uomo a vivere senza bombardamenti non di bombe ma di fonti inquinanti che attaccano noi tutti.
Un diritto che abbiamo,un diritto che nessuno deve ledere con o senza aiuti della politica.
Ma i famosi decreti salva Ilva,hanno dimostrato sempre che lo stato italiano non ha avuto rispetto per noi e,anzi,continua a chiudere occhi sulla incessante richiesta da parte dei cittadini a provare a costruire un futuro senza veleni.
Strasburgo adottera’ misure di sanzioni?
Sara’ un giudice imparziale,ligio al suo dovere e non guardera’ in faccia nessuno?
Mi auguro di si e anche auspico un monitoraggio esterno poiche’ di quello nostrano,e parlo degli organi predisposti a tutelarci,non mi fido piu’.
Taranto e Strasburgo,una linea dei diritti e un connubio in nome della dignita’ di chiamarci ancora cittadini del mondo e non pedine di scambi commerciali.

OLTRE LE NOTE CHE C’E’?

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Nulla o possibile lotta?
Niente oppure alleanze,in ambito ambientalista per intenderci.
Fatto sta che ieri il 1 Maggio tarantino svuotava sul palco cio’ che si accumula in un anno.
Idee,proposte,rabbia,ricordi e speranze.
I cantanti giurano fedelta’ alla causa del popolo spartano ma,chissa’ se ci dedicheranno almeno un brano in scaletta ai loro concerti.
E allora piu’ interessante il dibattito attorno a chi,nella propria dura esperienza quotidiana,ricorda i vari Arrigoni,Aldovandri e loro,i lottatori e organizzatori dell’evento,e cioe’ gli operai del Comitato Lavoratori Liberi Pensanti.
Operai che nella fabbrica vedono il loro futuro ma nella fabbrica vedono anche diritti negati e pericoli per chi non lavora dentro.
Eccoli a ricordarci che il diritto al lavoro non deve essere un ricatto occupazionale,che il lavoro e la salute hanno insieme una logica da rispettare e da difendere in tutti i modi,senza speculazioni sulla pelle dei cittadini.
Interessante il confronto con l’ex ministro dell’economia greca Varoufakis,il quale spera in una economia verde tra le maggiori citta’ europee senza ubbedienza e sudditanza all’Europa troppo filo tedesca e senza uguaglianze e diritti per tutti.
Una Taranto che a differenza di Roma ripropone il suo concerto senza sponsor e senza aiuti esterni di enti.
Un evento che sprigiona energia e che dovrebbe infondere fiducia a noi tutti.
L’energia di un popolo in una notte bastera’ per sprigionarla anche in altri modi per sovvertire un futuro delineato e succube lui,sic, dei decreti salva Ilva e dei fumi sempre piu’ presenti in citta’?
Saremo in grado di allearci tra noi,ecologisti,giovani leve politiche,movimenti,associazioni,liberi cittadini,tutti insomma per rivoluzionare un futuro,ricrearlo e lanciarlo verso nuove proposte senza cadere nell’unica certezza che oggi,purtroppo,questa citta’ ha e che si chiama acciaio ,marina militare e basta?
La musica ha rotto il silenzio della sera ieri,si e’ ballato,cantato e  sperato in quei volti sul palco che diffondevano forza e rabbia allo stesso tempo.
Hanno chiuso il concerto i Litfiba con una canzone,El Diabl0,che e’ l’emblema della maledizione nostrana,quella presenza che incute paura,incombe su tutti noi e con il suo respiro,i fumi,avvolge l’angelica speranza di ognuno di noi ad avere dignita’ e rispetto difesi per sentirsi esseri umani uguali agli altri,senza se e senza ma.

TRECENTO DENARI,A.D. 2016

TARAS

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Trivelle si,trivelle no,referendum del 17 Aprile.
Ma cio’ che mi preoccupa e’ Tempa Rossa,l’ennesimo regalo al governo Renzi da parte di Taranto.
Si l’ennesimo,dopo i vari decreti salva Ilva,le varie delibere sblocca zone sequestrate dalla magistratura(Todisco eroe dei due mari…) ecc..
Poi vado a documentarmi sul sito della Total e trovo questo:http://www.it.total.com/it/pagine/attivita/tempa-rossa-taranto-obiettivo-lavori
Trecento posti in piu’,novanta navi in piu’,ricadute sul territorio positive,ecc…
Svenduto,riviolentato,manvrato e non rispettato.
Questo sara’ l’ennesimo regalo del governo a noi tarantini?
Non bastano i fumi dell’Ilva e i suoi morti,o volete un mare nero,una petroliera che sversa in mare veleni o una nuova Moby Prince?
Cazzo avete gli occhi signori,cazzo avete un minimo di buon senso per capire che questo territorio e’ saturo di veleni,ripeto VELENI,avete letto meglio?
Le curve esponenziali in crescita delle malattie respiratorie,i dati dell’aria piena di idrocarburi,il mare che e’ stato contaminato dagli scarichi industriali,e ancora,ancora.
Voi volete darci trecento posti di lavoro in cambio della morte futura che verra’?
FANCULO.

TARANTO RIPARTE,CHISSA’….

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gianlucaralla(c)

 

La settimana santa si e’  conclusa nelle sue caratteristiche processioni qui a Taranto.
I media locali hanno ideato uno slogan  “Taranto riparte”.
Riparte sapendo che sara’ difficile crederci ,riparte sapendo che siamo una citta’ avvolta da mille paure e riparte sapendo che i riti,questi,sono solo l’unica certezza bella che ci rimane.
Cambiare certo e’ possibile,ma per farlo ci vuole determinazione politica,sociale e cultura.
Questi riti  ti immergono nel passato,ma si scontrano con il presente.
I giovani armati di cellulare hanno inciso la loro memoria storica nella scheda SD del telefono e non nella loro mente.
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gianlucaralla(c)

 

Chissa’,forse si cancellera’ quello scatto e rimarra’ la voglia di riviverlo di prima persona per raccontarlo un domani ai propri figli?
Poi le statue,grande emozione.Loro uguali,belle e pungenti nella loro fierezza sacra creata dai maestri di carta pesta del passato.
La musica,le bande e il ritmo funebre che ti fa riflettere e piagere,perche’ si piange assieme ai confratelli che “nazzicano” con la loro andatura e ti portano sino all’uscio della chiesa del Carmine dove lei,la Madonna,fara’ chiudere il portone  e la piazza si svuotera’ frettolosamente.
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gianlucaralla(c)

 

Arrivederci all’anno prossimo,Taranto riparte chissa’…

COME IL GUERRIERO GRECO

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(Guerriero caduto, Tempio di Aphaia, Egina -gliptoteca di Monaco)

Leggo attualmente un libro che parla della nascita dell’Ilva a Taranto,del suo percorso politico e della sconvolgente svolta sociale che tale mostro produsse sul nostro territorio.Colombo,area DC, volle fortemente questo insediamento e allora,l’egemonia politica era della balena bianca e in parte del PC.
I contadini dell’area che poi diventera’ Tamburi,furono sorpresi dall’avanzare dei mezzi meccanici che,come killer,devastavano tutto cio’ che era stato creato e messo li da secoli .
Un cambiamento radicale,una cultura innovativa(industria)che prendeva il posto di quella arcaica contadina.
L’Ilva nasceva,e cambiava gli usi e costumi di una citta’ che fino a prima era a carattere contadino e pescatore.
Il centro siderurgico spalanco’ le porte alle braccia della terra e porto’ reddito alto e benessere.
Oggi ripenso a quei momenti,alla logica del costruire per azzerare il passato e rendere,l’Italia,il primo paese europeo come produttivita’ dell’acciaio.
La cronaca ci dira’ che la scelta dell’azzeramento del passato per il nuovo,fu sbagliata e ci confermera’ oggi con i dati alla mano sulla diossina che,purtroppo,e’ troppo tardi per cambiare e ricominciare a riviverla questa terra jonica.
Riviverla come i nostri antenati,nelle campagne,nel mare limpido che era bacino di lavoro e raccolti preziosi,dei tramonti limpidi e del sole che moriva dietro i monti calabresi senza macchiarsi di veleni.
Oggi la storia ci dice che la diossina dei Tamburi e’ piu’ alta della diossina della terra dei veleni,ci dice che l’ASL  ha confermato il numero di patologie in aumento e che il territorio e’ pieno di bugiardi.
I bugiardi politici,quelli che hanno nascosto dati e rischi a tutti,i bugiardi che hanno riso sui morti della fabbrica e su quelli fuori.
La storia ci dice che oggi,molti vorrebbero chiuderla e chiudendola aprire agli operai stessi una speranza di ricoloccazione della forza lavoro che ha pagato e paga scelte sbagliate.
Taranto e’ morta quando l’Ilva ha superato il punto di non ritorno,e cioe’ quello del non controllo dei fumi,delle emissioni nocive notturne e dei decreti salva Ilva che hanno permesso di fare i comodi loro a Governo e padroncini .
Oggi serve una presa di posizione netta,immediata sul futuro della citta’,che deve fare i conti con una demografica perdita in rialzo,una chiusura di negozi nella zona centrale della citta’ stessa e un tasso di delinquenza figlia del lavoro che manca e dello stato non stato presente.
Allora,sorge una domanda:conviene restare qui oppure scappare lontano per salvarsi l’anima da tutto cio’ che ruota attorno a questo?
Conviene scappare,spezzare il cordone ombellicare con una citta’ che non ha carismatici leader politici e uomini di polso,pronti a scendere in piazza e rischiare la propria immagine con scelte a favore di una popolazione allo sbando e senza futuro?
La domanda molti se la pongono,e io stesso seppur in una fascia media e tranquilla grazie a un lavoro,non posso tirarmi indietro nel dire che forse era meglio nascere altrove,lontano da una realta’ che era la capitale della Magna Grecia e che oggi,e penso alle colonne doriche di Taranto Vecchia con l’antico tempio di Poseidone,muore come il vecchio guerriero greco che, con la spada in mano e la mano sulla ferita, alza gli occhi al cielo e grida,grida forte l’aiuto a un Dio suo,che lo salvi e lo porti lontano dal baratro in cui si trova ora.

AH AH AH….

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Vedete questo filmato su youtube a questo link .https://www.youtube.com/watch?v=Pk69WwJSrCc
Si ride dei fumi che escono dall’Ilva e si gioisce per essi,come fossero purificatori dei peccati della nostra comunita’.
Si ride sapendo che si e’compartecipi di una morte anche di essi stessi,gli operai,oramai schiavi di una nuvola che annebbia il ragionamento e che ti fa pensare che,purtroppo,lo fai perche’ vittima di un sistema che sacrifica persone per non sentirsi ai margini sociali.
Ride,lui l’operaio che nei fumi vede il primato dell’inquinamento quotidiano e che nei fumi e’ re,tra i fumi stessi,di un impero che ha mietuto vittime negli anni.
Puo’ essere uno scontro di classe,fatta da borghesia pro chiusura e ceto medio che salva la giornata ?
Puo’ essere l’inizio di una sfida che ha due attori,erudito uno e inconsapevole per ignoranza l’altro,e che finira’ come al solito per scelti gestionali politiche?
Prima cosa non credo all’operaio ignorante,grezzo e rozzo.
Il livello da anni e’ salito e oggi l’operaio diplomato sa e si documenta del suo lavoro e dei rischi connessi.
Sa anche della problematica ambientale,delle norme europee che infrangono limiti salva vita,ma rimane li, fermo a dire si “obbedisco”.
Le risate ignobili di alcuni,nel momento della fumata velenosa,la gioia di sversare nell’aria dolore e morte,si e’ sconfitta ma resta il fatto che oggi lo scontro sociale non e’ il problema principale.
Oggi la questione rimane concentrata su cio’ che allo stato l’Ilva regala,con fatturati pro pil e altro.
La questione e’ che lo stato,credo,scegliendo la morte di questa citta’ per mano dei fumi,non chiudendo la fabbrica,non vuole creare una vera questione sociale,una rivolta che sarebbe insopportabile da gestire.
Quindi l’agonia va e con essa il fumo  e le risate di alcuni.