LA FINE,LA GIOIA E IL PARADOSSO.

La voce corre.Emilio Riva e la confisca dei suoi beni.

Taranto da una parte esulta.

Esultano i figli che hanno visto i loro padri morire nel letto di un ospedale o a casa,per le patologie legate all’industria.

Esultano quelli che hanno perso un figlio sul lavoro,per negligenze in tema di sicurezza.

Esultano le mamme,loro che hanno pianto i propri figli piccoli colpiti dal tumore in tenera eta’….esultano.

E’ giusto farlo?

Sembra di si,o meglio sembrerebbe levarsi un coro unanime di vendetta contro lui,il padrone dell’Ilva,la fabbrica dei veleni a Taranto.

Ma perche’ allora non augurare la sciagura o perfino la morte anche a Prodi,re dell’Iri a suo tempo,che gesti’ il siderurgico tarantino nell’era nazionalistica?

Perche’ lui no e a Riva si?

Perche’?

Eppure se non avessimo avuto i morti,i decessi per incidenti,per malattie,Riva lui il “colpevole”,sarebbe osannato.

Per lui si sarebbe potuto anche vivere meglio,essere benestanti in una citta’ dove la fame,adesso,si fa sentire e  chi nell’Ilva avesse trovato un rifugio,sarebbe stato un privilegiato…ma senza patologie.

Invece il peccato di Emilio e’ quello di sempre:far soldi,speculando sulla salute pubblica.

Gli hanno tolto oggi 8 miliardi,confiscando beni di sua proprieta’,beni che si era fatto producendo acciaio con la manovalanza locale e non,inquinando e diffondendo il veleno,all’inizio invisibile,poi nell’era di internet,chiaro e pericoloso.

La diossina,quella dei camini laggiu’,che ha reso ricco Riva ma che oggi aleggia come una nebbia su ognuno di noi.

Se dovesse morire Riva,la gente sarebbe felice,in parte,ne sono sicuro.

Sarebbe consumata la vendetta,la ritorsione verso chi simbolicamente ha rubato vite e che ha dato lavoro.

Ecco sta qui il paradosso a Taranto:lavoro uguale morte,non ricchezza purtroppo.