A PELO D’ACQUA.

Un post sull’estate,sul mare e sul sole che ti brucia sarebbe scontato.

E allora,cerco di essere un poco diverso dagli altri ,e vi raccontero’ di quando,io solitario,nuoto e vedo,a pelo d’acqua,la mia citta’.

Noto subito una diversita’ che ha condannato Taranto.

E cioe’ la parte salva,quella del borgo e delle periferie,e quella ammazzata e sottomessa dall’industria.

Il ponte Girevole che divide tutto cio’,sembra quello di Mostar,nella ex Jugoslavia.

Anche se diverso,lo vedo cadere,venire giu’ sotto l’impotenza della ragione e del diritto di chi vuole avere una citta’ a misura di uomo.

Un simbolo,che divide chi ha perso e chi vuole resistere.

Poi la mia citta’ con la base navale in Mar Grande,a dirci che siamo una citta’ militare e che ha perso anche una sua caratteristica.

Quella delle barche che solcavano il mare,uniche nel lavoro delle braccia che tiravano su le reti dei pescatori.

A pelo d’acqua,annuso,odori e veleni.

Odori nauseabondi,quelli che sversa nell’aria l’Eni e l’Ilva e che il buon Ronchi dice di non sentirli….

Nuoto,vago in un territorio che ci deturpano e che amo.

Amo tutto cio’ che ci sta annientando,questa e’ la mia …pazzia estiva.

Annunci

RIMANDATI A SETTEMBRE.

Ieri  l’arcobaleno stupendo che ha avuto Taranto,presagiva una giornata a venire densa di colori,di luce sulle ombre del caso Ilva.

Iniziava oggi,infatti,il processo riguardante le 53 persone che sono coinvolte nel disastro ambientale del siderurgico.

Tutto rimandato a settembre,attendendo che ci si pronunci in merito allo spostamento del processo da Taranto in altra citta’.

Insomma la burocrazialegislativarompipalle,ha agito su un processo che vede coinvolte diverse persone,i Riva figli in primis,e che ha ripercussioni a livello nazionale anche,visto che il sub commissario Edo Ronchi,ha confermato che la strada per la salvezza dell’Ilva stessa e’ ancora in salita.

Tra soldi per le bonifiche auspicate bloccate dalla magistratura,la richiesta in soldi per il danno ambientale del Comune jonico e di associazioni,sindacati e famiglie di operai,il futuro dell’azienda genovese sembra rimanere attanagliato da esborsi economici che comunque,governo o non governo in aiuto,dovranno uscire.

L’arcobaleno di ieri,ci narrava anche di una speranza legata alla qualita’ dell’aria nel nostro territorio,una qualita’ che secondo il commissario Ronchi,sembrerebbe migliorata nel quartiere Tamburi,quello vicino all’Ilva e nella citta’ stessa.

Sara’,ma l’odore della cockeria quando spira tramontana e’ sempre nei nostri nasi,come quello dell’Eni e le sue torce malfunzionanti.

Oggi vedendo il gran numero di cronisti dinanzi alla sede dei Vigili del Fuoco,adibita a scenario per l’udienza preliminare,mi vengono alla mente i grandi processi avvenuti in Italia.

Tangentopoli in primis,con il tribunale di Milano alle spalle dei cronisti e le dirette per capire se qualche nome “eccellente potesse venire fuori” da quella inchiesta.

C’era il pm Tonino Di Pietro,il giustiziere degli italiani svenduti alla politica,quelli che persero allora i propri idoli smascherati e in fuga dall’Italia.

Si quella immagine eccheggia oggi nella mia mente,quella di un giudizio atteso da molti ma che lascera’,secondo l’amaro in bocca.

Vi lascio un link del Fatto Quotidiano,ove c’e’ un articolo dell’amico Alessandro Marescotti.

Forse lui e’ il nostro Di Pietro,forse lui assieme a altri ambientalisti,saranno artefici di una rivoluzione culturale che porra’ Taranto dinanzi a una scelta:cambiare o sparire,estinguendosi come le popolazioni indigene ammazzate dall’avanzare della civilta’ e che oggi sono un ricordo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/19/ilva-processo-alla-diossina-la-rivincita-di-piero/1032908/