UN CALCIO ALLE INGIUSTIZIE….

Forse si ci siamo.

Ci siamo nel voler chiarire che prima di tutto c’e’ l’uomo,la sua dignita’ e non l’economia,la banca centrale europea e il mondiale di calcio.

Siamo al capolinea di un percorso che fino a oggi ha portato allo sfascio di tutto cio’ che puo’ rendere felice una persona:il lavoro,la stabilita’ di un paese,la speranza aggrappata a essa e il futuro da programmare.

Se da una parte le rivolte arabe ci hanno detto che la democrazia si deve guadagnare con la consapevolezza di cambiare una mentalita’ formata da regimi dittatoriali,quelle degli occupy o degli indignados sono la voce di cio’ che avviene in tutto il mondo.

La rabbia di essere pedine nelle mani di banche,economie di borsa false e di promesse che reggono il tempo di un caffe’.

E allora,come dicevo all’inizio,forse ci siamo.

Ci siamo nel aver capito che questa politica che forma l’attuale economia mondiale e’ fallita e con essa le regole che hanno dilaniato paesi e popolazioni,uomini e donne tutti quanti.

Spagna,Grecia,Portogallo.Default di uno stato,recessione,spread e altro sono le conseguenza di una logica votata ad avere ricchi e poveri  a tutti i costi.

La logica di colpire chi non e’ in regola e che cacciato dal circolo dei big,deve ricominciare azzerando tutto a spese della comunita’.

Sarebbe bello e giusto se vedessimo i politici ammettere l’errore e dichiarare il fallimento delle proprie idee.

Il fallimento di decisioni politiche che hanno diviso il globo e che rendono appetibile solo un protagonista:la disperazione ela protesta.

Si rischia il caos mondiale,l’anarchia delle idee buone e l’apertura verso forme di contestazioni energiche e di massa.

Vedi il Brasile:gran popolo,sincero e spontaneo.

Il mondiale avrebbe dovuto cambiarlo,renderlo piu’ ricco e aprire forme di lavoro alla popolazione grazie ai cantieri per i nuovi stadi.

Invece si scende in piazza contro il governo per protestare contro aumenti nei trasporti,ma anche per le scuole che mancano e i servizi tagliati.

Un calcio al pallone per far gioire una nazione,ma anche una realta’ che e’ ben diversa dai sorrisi negli stadi o nello sventolio delle bandiere giallo oro.

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