INCULCARE LA PAURA

Mi trovo a scrivere nel momento in cui sembra che cio’ che disse anni fa la Fallaci si stia per davvero avverando.

Lo straniero in casa,quello cattivo,pronto a tagliarti la gola,in nome di una fede.

Scrivo sapendo che la distanza tra Libia e l’Italia e’ minima,sapendo che se le guerre prima le vedevo da lontano,seppur con la consapevolezza di dolori e devastazioni,oggi sono qui da noi,in casa.

Scrivo leggendo che loro,i terroristi,potrebbero essere gia’ pronti,armati per esportare una litania che,come i loro salmi ripetuti a ripetizione,avanza piano piano e si innesta nelle viscere dell’Europa.

Ci accorgiamo adesso che la liberta’ e’ un bene e che la paura e’ grande.

Mi accorgo anche che i barconi presi al largo del canale di Sicilia,oltre a portare disperati,portano forse la morte per noi,o chissa’ chi.

Le regole in tempi di minacce sono uniche.Rispondere con la diplomazia(se siamo ancora in tempo),oppure essere cattivi,diventare noi ora gli americani conquistatori di terre dove vi erano regole che sono state cancellate.

Divenire americani,cioe’ ricorrere all’uso della forza,per difenderci non da aerei o soldati,ma da terroristi,invisibili e pronti a colpire.

Non ho vissuto guerre per fortuna,ma ora temo una escalation di vendette in nome di religioni e vecchi rancori,crociate e geopolitica americana del passato in nome di morti e violenza.

Temo l’incognita del futuro,forse ho paura,ma e’ cosi’.

Temo di uscire di casa,e non tornare piu’ pur vivendo in una citta’ a non alto rischio di attacco terroristico.

Ma il loro percorso,questi uomini del califfato,lo hanno compiuto,ci hanno inculcato dentro la paura e la consapevolezza che noi,l’Italia,non siamo pronti  a fronteggiarli….checche’ ne dica Renzi da Firenze.

RANNICCHIATI A SPERARE DI ARRIVARE.

Tutti abbiamo un nemico.Dobbiamo averlo,per forza.

E se non c’e’,bisogna crearlo,farlo emergere perche’ altrimenti non hai peso internazionale.

I morti odierni nello stretto del mare Siciliano,sono stati pochi giorni fa,accostati a possibili terroristi,pronti a sbarcare in Italia e dare vita al profetico disegno del califfato.

Oggi leggo di storie di miseria,disgrazie e fuga da posti dove tu,e io,sappiamo solo dai giornali.

Provaci tu,o io,a stare assediato 24 /h da un potere che schiaccia la tua liberta’,ti uccide dentro e ti lascia morire senza speranza.

Allora che fare,se non provarci,scappare e sperare che il mare sia calmo,senza scossoni per arrivare nella terra del sole e forse della speranza?

Ma i morti odierni oggi sono scomodi,sono echi di errori burocratici e di spartizioni di leggi e leggine che hanno tolto sicurezza alla parola”salvataggio”.

Salvataggio…gia’.

Salvataggio comunque sia,andare in contro a loro,sulle barche dove corpi accatastati e infreddoliti,pregano e si rannicchiano lamentandosi del destino,crudele che allunga i tempi  dello sbarco.

E allora,solo allora,ci si accorge che qualcosa non e’ andato come sarebbe dovuto andare,e attendi,piangendo la fine.

Cosi’ spariscono nel fondo di un mare in tempesta,centinaia di corpi,speranze spazzate via dal destino o forse da noi,egoisti e calcolatori che non vogliamo attenderli sulle nostre navi.

Con Mare Nostrum e i suoi 9,3 milioni si e’ passato a Triton e i 2,9 milioni.

Uno scatto indietro quando invece e’ in aumento la richiesta di fuga e liberta’.

E se dovessimo noi fuggire un giorno?