GLI INUTILI SERVIZI AL CAVALIERE.

Domanda:a cosa possono servire i servizi sociali a un tipo come Berlusconi?

Risposta:a snaturare un qualcosa che ha gia’ in se’ i suoi problemi in Italia.

I servizi sociali,pseudo angeli salva anime afflitte da mille problemi,proiettandole in un limbo,ove pace e tranquillita’ rende loro giustizia terrena,non saranno protagonisti del cambiamento di un uomo che,alla venerabile soglia degli ottanta anni,difficilmente cambiaera’ idea e modi sulla propria vita.

Dovessimo ridare alla societa’ un essere umano colpevole di un qualche cosa,con un’eta’ comprensibilmente giovane per elaborare un percorso di cambiamento interno a se stesso per redimersi e svoltare pagina,allora sarebbe piu’ capibile e forse anche giusto per i servizi sociali stessi.

Se invece Berlusconi dovesse rendersi utile a qualcuno o qualcosa,diciamo come spesso fanno i carcerati,tipo andare in strada e pulire l’asfalto da erbacce o spalare la neve dove c’e’,avremmo un modello di persona che,con la fatica e il sudore,con la forza delle sue braccia,capirebbe il sacrificio e lo sforzo,assieme al risultato finale(l’ordine e il rispetto)verso la comunita’.

Cosi’ facendo avrebbe dalla sua la sensazione di appartenere a un mondo,quello dei vivi comuni(noi tutti) e non in quello tanto torbido e ingiusto della casta dei privilegi e dei denari.

Ma sappiamo tutti quanti che questa farsa,nel rispetto stesso della parola SOCIALE,non ci rispetta affatto a noi tutti.

Se avesse scelto la prigione dorata di una sua residenza,forse noi avremmo capito meglio,avremmo reso giustizia a tutte quelle stranezze italiane fatte di arresti domiciliari per i politici e loro false malattie psicologiche pur di starsene a casa invece che nelle patrie galere.

Berlusconi sotto questo aspetto ci regala una sorpresa,ma per essere vera e efficace,dovrebbe chimarsi  signor Rossi solo.

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SCAPPO O RESTO QUI ?

Forse per il recente referendum,forse per la solita indole nostrana di non far nulla per cambiare il peggio,fatto sta che va di moda a Taranto un pensiero:andarsene o no?

Le risposte sono varie,come vari sono gli ostacoli da superare.

Primo tra tutti la mancanza di lavoro anche nelle zone del nord Italia,che se prima erano l’ancora di salvezza per cambiare vita e anche mentalita’,oggi naufragano nell’ingarbugliato teatrino delle scelte sbagliate per far parte del club europeo.

E allora rimanere qui vuol dire tante cose.

La prima e’ legata alla qualita’ della vita,primaria e fondamentale esigenza che se in alcune parti della Puglia e’ ancora visibile,qui invece muore per svariati motivi.

Si va dalla politica mai politica con la P maiuscola,alle scelte passate che subiamo quotidianamente nei nostri polmoni,fino alla mancanza sul territorio nostro di spazi culturali pronti a carpire gli umori e le esigenze della piazza e tramutarli in atti visibili e concreti per un cambiamento della citta’ stessa.

L’ambiente,certo,e’ lui l’asso della manica della speranza che si infrange sulle rocce di un futuro che dovrebbe,abbinato a lavoro e diritto alla salute,essere sereno e fautore di programmi per intere famiglie.

Invece condiziona,e molto,le scelte sia dei giovani che dei meno giovani.

Chi rimane soffre in silenzio,o si adegua su uno strano concetto di sudditanza all’industria,primaria fonte di benessere economico dalle nostre parti ma anche grande dispensatrice di morte e malattie varie.

Allora il ragazzo neo diplomato,erudito sulle tematiche ambientali grazie anche alle ottime associazioni presenti sul territorio e alle loro manifestazioni di piazza,sa e se ha coraggio scappa nell’incerto futuro di una qualsiasi citta’ italiana o europea.

E allora la scelta della scuola diventa fondamentale,l’indirizzo potra’ essere lo sbocco per la salvezza o il timbro marcato sulla pelle se dovesse essere di carattere industriale.

La vivibilita’ si misura a vista,anche.

Strade,servizi,spazi verdi,igiene urbana sono tasselli fondamentali per capire in sostanza se la tua citta’ e’ una citta’ oppure un’accozzaglia di pseudo politici o di falsi servizi comunali che non vanno come dovrebbero andare.

Si rischia a rimanere qui,si rischia di perdere tempo e rimanere nell’oblio dell’inutilita’ che purtroppo attanaglia oggi intere generazioni.

La scelta dell’Ilva ha condizionato tutto questo,ammazzando sbocchi alternativi e prospettive diverse per la popolazione tarantina.

Il fallimento di essa,l’industria,adesso sarebbe grave,c’e’ poco da fare.

Ma ancor piu’ grave e’ la sconfitta della magistratura bocciata dalla Consulta,che essendo stata messa a tacere(Gip Todisco),paga le conseguenze della continuazione a produrre e avvelenare noi tarantini.

Andare via o morire di diossina?

Molti pensano questo,peccato sia cosi’….

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ARALLAGIANLUCAFOTO@