ASOCIALI BUONI

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Che il Natale debba essere bello e buono non è  scritto da nessuna parte.
O meglio credo che sia più  semplice affermare che non lo é  ovunque.
Prendi la povera Syria,Aleppo e le atrocità  che la rete ci narra e gli appelli della popolazione che cadono nel vuoto.
Ma anche dove lo è bello, il Natale svanisce e si dissolve nella “non presenza”,e cioè  quella forma di morbosa malattia che ha colpito tutti noi.
Sarebbe l’allontanamento progressivo nel non socializzare e dimenticare appunto il Natale,sinonimo di luoghi comuni sulla fratellanza e amore reciproco.
Il tempo natalizio viene offuscato invece dall’egoismo che non è  quello del “non dare,regalare”,ma dello scomparire socialmente chiudendoci nelle viscere della rete che ci allontana da tutto questo.
Molti diranno invece che vi é  anche una fratellanza coesa nel web,una azione globale e  comune verso idealismi o “cose da salvare”,proteggere e condividere appunto.
Le questioni sociali,come le forme più  brutali verso l’essere umano,o i diritti calpestati quotidianamente verso chi sgobba dalla mattina alla sera,diventano forme di “azionebuona” ,presenza che  serpeggia nei social specialmente e che prende il posto di quella che invece dovrebbe essere fatta di persona.
Il Natale sulla tastiera spiazza l’azione,quella vera che viene a mancare e  che lascia il posto a un autocompiacimento che ci fa sembrare contenti e soddisfatti.
Il Natale 2.0 ,quello odierno falso e finto ma che fatto da milioni di persone sancisce il giusto,fa credere che sia la via o il modo migliore di fare.
Vedete la politica oggi. Ridotta per colpa dei social a teatro pubblico dove anche un mal di pancia diviene motivo di discussione e attacco politico.
Considerazioni,nulla più.
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SIAM TUTTI VIGLIACCHI…

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Orlando,49 morti.
Tutti compatti contro l’omofobia o il terrorismo .
Siam tutti neri,gialli,bianchi,dipende da come gira la notizia.
Forse non ci rendiamo conto dell’ evento drammatico o della grave azione di uno squilibrato.
Non siamo piu’ di parte mantenendo una nostra idea.
Siam guidati,teletrasportati nel mondo che ci vogliono far credere come accadde per l’11 settembre.
Siamo asociali,paranoici e senza inventiva.
Un vaffanculo diretto lo scriviamo dal cellulare sui social ma non abbiamo il coraggio di farlo di persona.
Siam vigliacchi,come teppisti nella notte che incendiano cassonetti e scappano,nel buio,per non farsi riconoscere.
Ieri tutti italiani,evviva Conte.

 

IL TESTAMENTO DI ECO SUI SOCIAL

Mi ha colpito questo video di Eco.
http://video.corriere.it/umberto-eco-social-legioni-imbecilli/c4f89f58-d7cc-11e5-afdf-d68b3faa1595
Twitter e’ spesso la voce degli imbecilli che prima dicevano la loro nei bar.
Tutto vero,caro maestro.
I social sono onanismo intellettuale,alto o basso,ma sempre pura dimensione personale di una propensione a far  emergere,o cercare di farlo,il lato migliore di noi.
Il filtro di cui parla Eco,anche quello che dovrebbe avere una redazione giornalistica,non esiste attualmente credo,poiche’ il livello di cultura scende e i social,purtroppo,ne sono la causa maggiore.
Il famoso libro sul comodino,da leggere la sera prima di addormentarsi,acculturandosi,fa posto al tablet comodo e veloce che si sofferma sul cinguettio o sul post di fb.
Allora,ci dice sempre Eco,dobbiamo avere il bagaglio culturale personale,spesso su tematiche precise,per filtrare,per essere consapevoli di giudicare vero o falso lo scoop o la pseuda notizia.
Se mi parli di qualcosa,io devo saperla riconoscere come notizia vera,ma sempre grazie a cio’ che ho maturato dentro me stesso nel tempo.
Se non lo faccio,mi ritrovo nel bar,come dice lui,a essere imbonito dall’imbecille di turno e rischiare di cadere nella trappola del qualunquismo di parte senza prova certa.
L’approfondimento,anche questo un tema decisivo per scegliere e giudicare,oggi e’ merce rara.
Approfondire un qualcosa,ricercare,studiare e documentarsi ,nell’era 2.0,sembra una lenta agonia a confronto della notizia veloce e immediata che ci arriva sullo smartphone o tablet stesso.
Eco ha ragione.I maestri stessi oggi della scrittura,i giornalisti o i poeti chesso’,lasciano spazio all’inviato munito di cellulare e social che,esponendosi in prima linea, da una visione dell’avvenimento dimenticandosi spesso la storia passata che esiste dietro a tutto e racchiudono, il tutto, in poche battute che ci informano su cio’ di cui parlano.
Anche il blogger e’ a rischio.
L’opinione personale avallata dell’esperienza dello scritto sancita da cio’ che lui stesso,il blogger ha provato,puo’ racchiudersi in narcisismo allo stato puro e,quindi,divenire cosa certa per molti.
Forse sarebbe giusto lasciare spazio all’emozione,pura e sincera ,senza esporsi in facili conclusioni che spesso non hanno motivo di esistere per colpa del background  misero che abbiamo,io in primis.
Quindi maesto,condivido il tuo pensiero e ti prometto di documentarmi sempre piu’ e essere sincero nelle esposizioni dei miei pensieri,pure balle da bar come dici tu,ma sincere giuro….

AL PASSO DEI TEMPI,UNA CORSA TRA PRETI.

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Mi chiedo se essere moderni o tecnologici oggi per i preti ,voglia dire esibizione oltre i propri obblighi.
Insomma mi domando se vi e’ un peccato all’origine per stare al passo con i tempi.
E’ vero anche che i social aiutano a comunicare,calarsi in quella rete cosi’ semplice e distorta nel tempo che si chiama socializzazione appunto.
Il prete moderno predica in web,affida il suo perdono nelle omelie tra i tasti e,spesso,assolve i followers con una risposta al commento di un post.
La conversione mediatica o il riavvicinamento avviene con pratica 2.0,cosa che in passato accadeva dentro le mura della parrocchia e si svolgeva,spesso,dietro una nascosta comparsa degli attori principali,il prete appunto e il suo fedele.
La velocita’ di Facebook e l’incremento di profili “santi” in rete,hanno scompigliato un po le carte,annientando cortine velate che prima nascondevano peccati e peccatori.
Oggi il prete 2.0,ha quasi l’esigenza di arricchirsi lui stesso con il suo gregge e cercare,in essi,quella soddisfazione personale nel numero dei seguaci della propria pagina o sui commenti correlati ai suoi post.
Quindi una rincorsa all’apparire per numeri e,a volte,non per sostanza.
Veniamo alla domanda iniziale:e’ esibizionismo o tempo dei tempi?
E’ scoprire nuovi modi di comunicare la parola di Dio oppure e’ un errore farsi attanagliare nelle mani del “peccato moderno del narcisismo telematico ?”
Io rimango su un fatto,e quasi a un ricordo.
Il buon prete di campagna,o quello della chiesetta e della predica domenicale,mi era piu’ simpatico e in me,arrecava quasi timore.
La sua comparsa non quotidiana tra di noi e quella barriera che si ergeva durante la settimana ne facevano di lui un qualcosa di mistico,vicino alla fede appunto.
La chiesa era incontro,scambio di idee e preghiera.
Oggi leggo,spesso su twitter,la vita sacerdotale al di fuori della pratica religiosa di ufficio.
Il selfie ,la gita ,la squadra del cuore,il link alla news piu’ o meno tragica,ecc…
Un sacerdote come i comuni mortali,certo,ma che ha perso secondo me,il mistero dell’abito che porta e si vende,lasciatemolo dire,alla rete cadendo in essa e con essa nella tentazione di essere primo sugli altri e piu’ seguito degli altri .

DIFESA E MESCHINITA’.

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Difesa delle proprie mura,della propria famiglia e della tua idea di liberta’.
Difesa dallo straniero,dal mendicante e dallo zingaro che,sempre,svuota i cassonetti della spazzatura per cercare roba gettata via.
Difesa dal vicino di casa,invadente o no ma sempre nemico degli spazi in comune.
Odio verso quella cosa che si chiama altruismo,ignobile arte di perdere tempo.
Difesa dalla politica,vile e vigliacca,puttana che si vende al miglior offerente e vacilla,come un malato,nei nostri discorsi da bar.
Poi tu,solo,anche se circondato da amici e amici,da schiere umane che confidano certezze ma spesso velano rancori.
Difesa a oltranza,catenaccio come l’Italia del Trapattoni.
Difesa e chiusura,come il castello di Federico li fermo e preciso,a scrutare il futuro e renderti idiota dinanzi al tuo slancio di onesta’ e altruismo.
Difesa parola tipica oggi,ma anche razzismo,egoismo,chiusura mentale e paura,dello sconosciuto e di chi ti sta dinanzi.
Ecco il male di oggi,la difesa.

CONSIDERAZIONI TRA SOCIAL,EVENTI DRAMMATICI E L’11 SETTEMBRE.

Mi ha fatto piu’ riflettere lo smartphone nelle mani del killer dei giornalisti americani,che la decapitazione del povero di turno nelle mani dell’Isis.

Il social come marchio dell’essere,dell’idea e del pensiero personale,arriva a mietere vittime,sacrificate sull’altare di download veloci che,come spietate frecce,colpiscono il collettivo nel mondo collegato a internet.

Essere protagonisti immediati,regala visibilita’,ma anche vendetta immediata e percezione dello scopo finale,arrivato a buon fine(si fa per dire…).

Anche i programmi di ultima generazione,come Periscope ad esempio,sono la vetrina di un evento che solo tu gestisci e sponsorizzi vendendo cio’ che accaparra piu’ gente.

Si va dai primi piani della faccia,ben curata e ammiccante,passando per dialoghi piu’ o meno interessanti sul perche’ del mondo odierno.

La tv via web,o quello che pensiamo possa essere senza cambiare canale,sentendoci protagonisti e annullando cio’ che prima,la televisione appunto,dava a noi esenti di cio’ che stava dietro a essa.

La morte in diretta,l’atto violento,registrato o addirittura live,e’ cio’ che molti,pur non dicendolo,cercano,spaziando su canali video o nelle varie ricerche via web.

Se all’inizio la ferocia dell’Isis era devastante,spiazzante ed emotivamente coinvolgente,seppur con dolore e disgusto,oggi per il numero di video visti e rivisti,diventa sequenza simile a altre,azione vista e conosciuta.

L’11 settembre,rimane il padre del video crudele,la realta’ che ha bucato la nostra fantasia aggiungendo un filo di logica verita’ che ci ha trasportato nel web futuro,quello dove il video e’ crudo e diretto,senza se e senza ma.

Le torri gemelle che caddero,furono la madre della tv vera,piu’ dell’approdo sulla Luna.

Furono il film reale,senza regia  programmata,ma fatta da gente che poteva essere una qualsiasi.

Seppur nella sua drammatica sequenza,il crollo rilevo’ che tutti noi,eravamo in un film mai pensato o visto prima,e per un attimo,pensammo a un errore visivo…

Gli uomini giu’ dalle torri,che cadevano paracadutandosi con fazzoletti o maglie,rimangono il timbro del passaggio tra reale e fantasia,come il loro rumore sul selciato,sintomo di cruda verita’.

Alla luce degli eventi accaduti ultimamente,il web annienta il pensiero del male,ci trasporta nella realta’ immediata e veloce,caricandoci di immagini drammatiche che ,essendo tante e sparse su siti di informazione mondiale,non ci da il tempo di immaginarle con la nostra fantasia.

Se pensiamo ad un attentato,un incidente aereo o una sciagura di immigrati in mare,la nostra mente ha gia’ qualche briciolo di immagine in mente,simile a quella che vedremo a distanza di minuti.

Il web ha annientato il pensiero di una tragedia,e forse come fu detto nel settembre tragico americano,cio’ che non pensavamo di aver mai visto,e’ accaduto azzerando il confine tra FANTASIA E REALTA’ NELLA MENTE UMANA.

COMMENTATORI 2.0

La bacheca di un profilo Facebook piena di commenti contro la maestra di Taranto che,pare,abbia violentemente usato il suo potere contro un alunno di un asilo.

Storia di aggressione, verbale  e  fisica che ha scatenato l’ira di molti e le pseudo vendette pronte per la protagonista di questa vicenda.

Mi soffermo sul giudizio che,grazie alla rete,crea opinionisti,giustiziere, forcaioli e killer pronti contro tutti e tutto.

Salta il meccanismo della certezza,della conferma sicura e dell’ aspettativa stessa di ognuno di noi che  ha nella giustizia madre della vendetta legalizzata.

Insomma l’educazione dei nostri genitori,il perdono della chiesa e il rispetto verso l’essere umano,crolla ed esce fuori ,dietro una tastiera, il problema dei problemi e cioè  l’isolamento brutale che ci rende egoisti e cattivi.

Il giudizio  di questi tempi è  figlio più  che mai dei media,articolati e ingannevoli,che usano immagini forti e commenti diretti a cercare nella sfera della rete,pseudo adepti di questo e quel pensiero.

Le immagini dell’Isis sono figlie della velocità, dell’ingannevole giudizio che regala a tutti noi nella sua feroce azione.

Il commento spesso viene supportato dal titolone che dimentica il terzo grado,come nei processi,che sancisce se uno è  colpevole oppure no.

Oggi tutto e subito,tutto è  chiaro senza margine di errore o sbaglio da parte di chi accusa,posta,o sventola idee del tutto personali.

Quindi dove potrebbe esserci la verità  o il giusto metodo di interpretazione?

Come muoversi nella palude del meccanismo veloce e spesso labile della notizia in rete?

Credo che si possa arginare il fenomeno approfondendo anche il passato,oppure restando sul titolo e aspettando sviluppi nei giorni successivi.

Una specie di attesa,di raccolta delle informazioni per poi divenire commentatori con più  credibilità  e affidabilità.

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IL QUADRO E IL REATO NON COMMESSO.

La ragazza ha pianto.

Ma ha pianto poiche’ e’ stata etichettata senza aver partecipato a festini con Berlusconi.

Lei pittrice,si e’ vista etichettare “puttana” da un visitatore della sua mostra il quale,senza scrupoli,ha scritto su di un biglietto lasciato appeso a un suo quadro, questa frase:”questo quadro e’ stato fatto da una puttana di Berlusconi”.

Ingrata gente,senza aver commesso il fatto accusa,timbra sulla carne di una persona un peccato,l’essere puttana appunto,senza aver partecipato al reato.

Si il reato che molte ragazze commisero quando,consapevoli dell’opportunita’ dell’essere disinibite a quei festini con lui,il Silvio nazionale,divennero consenzienti assolute.

Televisioni,comparse spicciole nel mondo dello spettacolo ma famose,contente di essere etichettate come concubine del potere di un politico.

Lei no,la pittrice.

Incastrata dal circolo mediatico del dito che accusa tutti e tutto,legge quel foglio e si sente violentata di una dignita’ che e’ ancora sana,viva e salva dentro di lei.

Lei,la ragazza pittrice,riceve uno schiaffo,un pugno pur essendo rimasta all’angolo,ferma ad un passo che,se avesse voluto fare,l’avrebbe forse spinta verso luci della ribalta e chissa’ scenari piu’ fortunati nel suo lavoro.

Oggi essere concubino di qualcuno,affiancato alle sue gesta,idee e azioni,nell’era dei social e della rete veloce e spietata,e’ un rischio.

Un rischio che capita di subire essendo fotografati,spiati e seguiti nel gran vortice della notizia che,spesso,deve cercare la novita’ per vendersi.

Quanti sono stati catalogati,messi in croce per le loro idee,azioni,e per cio’ che hanno scritto?

Quanti,quando ancora la rete non esisteva,hanno subito violenza psicologica e morale,accuse e privazioni,per tutto cio’?Quanti?

Molti,ma oggi anche il famoso selfie diventa un pericolo,circoscrivere una persona a un personaggio,un evento oppure un pensiero,diventa piu’ semplice,facile e condannabile.

Basta seguire i social e li vedremo schieramenti,opinioni e fazioni che,in pura democrazia della rete,ti dicono se sei dalla loro parte oppure no.

Una specie di camera ove la maggioranza diventa arbitro di un giudizio e a volte di una opinione che governera’ tempi e modi a venire.

LA MORALE E’ SEMPRE QUELLA…MANDALI A FANCULO TRAMITE SOCIAL…E’ MEGLIO.

Patrocinata dalla Camera e dal Senato,assieme a Famiglia Cristiana e Avvenire,parte la campagna  sociale “Anche le parole possono uccidere”.

In pratica un uso sbagliato di alcuni termini,terrone,negro,terrorista ,ciccione,che spesso impropriamente vengono usati per definire alcune persone,,dovrebbero essere bandite dall’uso quotidiano.

Un immigrato e’ subito terrorista,un ragazzo obeso e’ detto ciccione,ecc..

Peccato che il buon Gasparri abbia commesso un peccatino di presunzione,allorquando ha avuto,, tramite twitter il famoso scontro con Fedez e  una ragazza(link http://www.corriere.it/politica/14_ottobre_20/gasparri-tweet-contro-ragazzina-fan-fedez-fai-dieta-0c6caa22-5863-11e4-9d12-161d65536dad.shtml).

Insomma se volete credere alla favola della buona educazione lanciata dai politici e testate giornalistiche,fate pure.

Io personalmente credo piu’ a un vaff. diretto tramite i social e un dito medio in faccia al politico di turno.

E voi che dite?

PROTAGONISTI COMUNQUE.

Leggendo e seguendo gli avvenimenti esteri,ti senti nel mezzo della storia.

Una tormenta che ti avvolge e ti fa riflettere e capire che,oggi,e’ il momento di riflettere,studiare e capire cio’ che avviene.

E’ il momento di soffermarti sulla notizia,aprire i rubinetti dell’informazione che i social regalano e che spesso usiamo per futili motivi.

E allora ti accorgi di come il vento stia soffiando in una direzione cattiva,sconvolgendo futuri calmi e positivi.

Ti accorgi di come possa essere utile seguire via twitter un siriano che scrive l’inizio della caduta delle bombe nel suo territorio o di come l’america attacca per non difendersi in casa dal nemico Isis.

Leggendo le notizie di questi ultimi tempi mi distacco dalla nostra politica e la metto nell’angolo nascosto del mio pensiero ricordandomi che loro,i nostri politici,non saprebbero nemmeno indicarci sulla cartina geografica dov’e’ la Syria di Assad.

Allora ti rendi conto anche di aver sbagliato studi,scuola e vorresti tornare indietro per trovarti impegnato in qualche cosa che ami,e cioe’ la notizia.

Ma la vita non la decidi a 18 anni,o meglio non sempre.

Mi accontento di essere protagonista di questi giorni,di questa epoca,cosi’ come lo furono i ragazzi del muro di Berlino e i loro picconi a batter giu’ la storia.