RIMANDATI A SETTEMBRE.

Ieri  l’arcobaleno stupendo che ha avuto Taranto,presagiva una giornata a venire densa di colori,di luce sulle ombre del caso Ilva.

Iniziava oggi,infatti,il processo riguardante le 53 persone che sono coinvolte nel disastro ambientale del siderurgico.

Tutto rimandato a settembre,attendendo che ci si pronunci in merito allo spostamento del processo da Taranto in altra citta’.

Insomma la burocrazialegislativarompipalle,ha agito su un processo che vede coinvolte diverse persone,i Riva figli in primis,e che ha ripercussioni a livello nazionale anche,visto che il sub commissario Edo Ronchi,ha confermato che la strada per la salvezza dell’Ilva stessa e’ ancora in salita.

Tra soldi per le bonifiche auspicate bloccate dalla magistratura,la richiesta in soldi per il danno ambientale del Comune jonico e di associazioni,sindacati e famiglie di operai,il futuro dell’azienda genovese sembra rimanere attanagliato da esborsi economici che comunque,governo o non governo in aiuto,dovranno uscire.

L’arcobaleno di ieri,ci narrava anche di una speranza legata alla qualita’ dell’aria nel nostro territorio,una qualita’ che secondo il commissario Ronchi,sembrerebbe migliorata nel quartiere Tamburi,quello vicino all’Ilva e nella citta’ stessa.

Sara’,ma l’odore della cockeria quando spira tramontana e’ sempre nei nostri nasi,come quello dell’Eni e le sue torce malfunzionanti.

Oggi vedendo il gran numero di cronisti dinanzi alla sede dei Vigili del Fuoco,adibita a scenario per l’udienza preliminare,mi vengono alla mente i grandi processi avvenuti in Italia.

Tangentopoli in primis,con il tribunale di Milano alle spalle dei cronisti e le dirette per capire se qualche nome “eccellente potesse venire fuori” da quella inchiesta.

C’era il pm Tonino Di Pietro,il giustiziere degli italiani svenduti alla politica,quelli che persero allora i propri idoli smascherati e in fuga dall’Italia.

Si quella immagine eccheggia oggi nella mia mente,quella di un giudizio atteso da molti ma che lascera’,secondo l’amaro in bocca.

Vi lascio un link del Fatto Quotidiano,ove c’e’ un articolo dell’amico Alessandro Marescotti.

Forse lui e’ il nostro Di Pietro,forse lui assieme a altri ambientalisti,saranno artefici di una rivoluzione culturale che porra’ Taranto dinanzi a una scelta:cambiare o sparire,estinguendosi come le popolazioni indigene ammazzate dall’avanzare della civilta’ e che oggi sono un ricordo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/19/ilva-processo-alla-diossina-la-rivincita-di-piero/1032908/

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I 50 COMPAGNI DI MERENDA SOTTO I CAMINI DELL’ILVA….

La magistratura tira le somme e mette sul piatto della bilancia 50 indagati nell’indagine che ruota attorno all’Ilva dei Riva e il mondo politico.

Ci sta anche lui,Vendola.

Si quello che rideva con Archina’,dirigente dell’azienda ligure,al telefono.

Anche il sindaco Stefano risulta nell’elenco degli indagati e non fa certo effetto visto che lui,Ippazio,e’ stato sempre nella testa di tutti(o quasi tutti)i tarantini per gli ammiccamenti rivolti alla famiglia Riva.

Ma il discorso personalmente non gira attorno solo ai colpevoli della mala gestione tra un colosso industriale e una citta’,Taranto,che rivendica il diritto  a vivere meglio.

Il fatto sta nel capire se noi tutti,siamo stati presi in giro e messi sull’altare del sacrificio azzerando una possibilita’ di vita normale.

Dobbiamo capire se la diossina nel sangue che abbiamo,ha nome e cognome e se,essa,potra’ mai essere vendicata dalla giustizia terrena.

Adesso,in un momento storico ove lavoro e crisi europea si affrettano a dirci che il nostro paese e’ quasi come la Grecia,la famosa questione legata allo scotto da pagare per lavorare e tenere su famiglia,arriva al bivio critico.

Si lavorare e morire.Ma lavorare e non fare nulla affinche’ esso,il lavoro appunto,diventi anche fonte da controllare,amministrare bene e difendere in nome di un altro diritto,la salute,messo da parte e’ priorita’ assoluta.

Adesso se giustizia e diritto devono combaciare,che avvengano pure in massa le scomuniche e i pegni da pagare dinanzi a noi.

Se la politica e’ rea di essere concubina degli intrallazzi,che venga messa a nudo,estirpata dai suoi attori senza dignita’.

Taranto deve avere questo.

Se poi tutto verra’ dimenticato,allora non restera’ che piegarci a un destino amaro,scritto nel dna di questa citta’.

Oppure,per chi ne avra’ voglia,continuare a lottare,crederci e andare per le vie della nostra citta’ a dire che io,tu,no..no,non ci piegheremo…MAI.

TARANTO E GLI SCENARI POCO CHIARI.

Vivo in una citta’ dove accade di tutto,e si perdono occasioni d’oro.Metti per esempio il calcio.Abbiamo una squadra al secondo posto e il suo presidente,D’addario re dell’usato garantito,non ha piu’ soldi per gli stipendi e viene punito con due punti di penalizzazione in classifica.Ma quello che fa ancor riflettere e’ che lui,D’Addario,chiede aiuti economici alla grande industria,ILVA  e Cementir,Eni…ma nessuno risponde.Eppure,lor signori,hanno il territorio in mano e potrebbero dare un aiutino a chi nel pallone vede anche un riscatto per la citta’ jonica.
Capitolo politico.
Si andra’ a votare in primavera il sindaco.Stefano sara’ quello uscente e avra’ dalla sua la benedizione di Vendola,restio alle primarie nel PD jonico.
Dalla sua Michele Pelillo,assessore della Regione Puglia,ancora e’ incerto sul da farsi e,deluso dall’incertezza del pirata Nicky,aspetta fino al 18 febbraio.
Insomma un gran casino in citta’ per questioni di scelte e azioni,sia politiche che diciamo socio/economiche sportive.
Fatto e’ che se dovessimo perdere il treno della serie B da una parte e quello della democrazia dall’altra(le primarie son pur sempre un atto democratico di scelta all’interno di un partito…),Taranto sarebbe  ancora la citta’ incompleta e poco matura per grandi salti.
Con la contentezza di molti  che in D’Addario non credono(ma nemmeno comprano la sua squadra in vendita),e altri che invece politicamente nelle mancate primarie vedrebbero una quasi vittoria della destra,poiche’ l’attuale sindaco Stefano non e’ poi ben visto da tutti i cittadini.
Scenari aperti e possibile debacle di una citta’ sempre disorientata e poco produttiva sotto l’aspetto del cambiamento e dello sviluppo.
Eppur ci vivo,con difficolta’.
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