TAHIR E NOI:UN LEGAME NON TROPPO LONTANO.

Oggi e’ un anno dalla rivolta egiziana e si puo’ dire che ha segnato molto anche le altre manifestazioni nell’area europea.
Molti hanno visto una simbiosi di intenti e volonta’ partecipativa,ma hanno constatato la diversita’ dei fini.
Se da una parte le rivolte arabe hanno avuto l’intento di scovare le forme piu’ radicali di violenza dei poteri dei dittatori e hanno cercato di sconfiggerle sul campo con manifestazioni di piazza e scontri,quelle europee hanno messo in evidenza l’intento di una intera comunita’ di cercare giustizia e eguaglianza dal potere delle caste(banche in primis),cercando di sovvertire un ordine prestabilito che governerebbe il mondo economico a scampo di quello dei ceti medi.
Le piazze sono il simbolo dell’appartenenza dei popoli e l’emblema di una generazione nuova che si insedia nei posti piu’ nevralgici di una citta’ e si impianta li quasi a voler dire di aver preso possesso di un luogo democratico di tutti.
Quello che avviene in questi giorni invece con i forconi siciliani ha da una parte la piazza scocciata dalle tasse del governo e dai pochi guadagni,andando a mettere da parte le lotte a favore di liberta’ e giustizia .
L’economia sotto pressione e’ l’apice della protesta e il mancato introito del lavoro sudato e’ la miccia che fa scattare le proteste.
Una ragione diversa dall’altra ma che ha avuto,dall’Africa e dalle sue piazze,molti spunti da condividere specialmente con gli indignados spagnoli e quelli americani.
Se il mondo cambiera’ e’ da vedere e da vedere sara’ anche chi sara’ il protagonista del suo cambiamento.
In Egitto per il momento,il popolo e i suoi martiri,lo sono.