COME IN UN FILM DI SERGIO LEONE.

Spesso ci si siede a un tavolo e ci si guarda in faccia.

Si discute,ci si confronta e si spera di avere dall’altra parte un interlocutore sincero e onesto.

Si spera…appunto.

Quando Clini venne a Taranto per seguire il caso Ilva e ebbe modo di confrontarsi con le realta’ ambientaliste anche,il giorno seguente fu unanime lo sconcerto e le sensazioni di quel faccia a faccia.

Si ebbe,gia’ da allora,l’immagine di un uomo asservito al potere industriale e messo li per” balenare strane idee di riqualificazione ambientale”.

Fu allora che ci furono scontri anche sul lavoro fatto dal Gip Todisco e sulla sua indagine che era in atto contro l’azienda ligure e i suoi vertici.

Ma torniamo a Clini.

E’ notizia fresca del suo arresto,dell’indagine per fondi messi su conti personali suoi e della sua compagna che sarebbero stati convogliati da progetti mondiali di riqualificazione delle aree irachene.

Conti gonfi,conti provenienti dal ministero dell’ambiente e che lor signori hanno dirottato per questioni personali.

Come un film di Sergio Leone,l’immagine che vi posto qui sotto,ritrae Clini e il presidente del fondo antidiossina Fabio Matacchiera,noto ambientalista locale che da anni combatte contro il potere nazionale che difende l’Ilva dall’avvelenamento della citta’ di Taranto.

Guardate bene….

clini matacchiera

Lo sguardo dritto negli occhi di una persona che sfugge dal confronto,sapendo di essere pieno di sbagli.

L’arresto di Clini mi ha fatto pensare a quel giorno,alla sfida degli sguardi tra chi ci difende e ama la propria citta’,e chi ha nell’ambiente solo sfumature per tornaconti personali.

PENSIERI DI UNA TUTA BLU.

La tuta blu lo sa.

Sa che l’ennesima sfida di Riva potrebbe toccare un domani a lui.

Ma sa anche che il suo lavoro ha creato una voragine tra il bene e il male.

Una voragine dove dentro,ci siamo tutti…fino alle prossime generazioni.

E allora se la politica,gli industriali,andassero dentro la voragine veramente,troverebbero mille storie,mille volti che hanno subito,nel bene e nel male l’effetto Ilva qui a Taranto.

Riva e la sua famiglia,e’ un po’ come Berlusconi.Decadente sotto la mannaia della giustizia,Todisco in primis,ma immortale a quanto sembra.

Immortale per una semplice ragione:non c’e’ alternativa a essa.

La tuta blu,affacciata alla ringhiera del lungomare tarantino assieme ai suoi figli in una domenica di riposo,vede i fumi,annusa l’aria di tramontana di un settembre in riva allo jonio e percepisce la difficolta’ di stare nel sistema.

Si perche’ loro,gli operai,sanno che anche se sono parti importanti nell’ingranaggio della macchina Ilva,possono essere messi a tacere,o meglio restare fermi.

Fermi per una ragione:la giustizia della legge.

E’ qui la questione principale:o si applica in pieno,con i risvolti negativi e i rischi,oppure si annaspa in un terreno che si chiama ipocrisia e qualunquismo.O peggio ancora in quello delle leggi ad personam,o salva Ilva,nate per aggirare decreti del governo in materia di tutela ambientale.

La polemica nata da Peacelink per il numero della patologia 048 non veritiera fino in fondo nella sua quantita’ nella popolazione tarantina,e’ anche cio’ che non si e’ fatto e non si fa ancora.

Monitorare il famoso registro tumori e cercare sempre di aggiornare sul territorio le patologie purtroppo in aumento causa inquinamento,sembra pura utopia.

Riva e’ alla fine,per due motivi:i suoi illeciti e il mercato,fermo e sempre a rischio.

Ma se questi due punti sono reali,la verita’ e’ anche che l’Italia ha in Taranto il suo polo siderurgico,quel polo che da allo stato un margine di respiro.

Adesso,l’ennesimo ricatto ai danni dei lavoratori,e’ la minaccia velata anche al governo.O mi tuteli,o paghi a caro prezzo il mantenimento un domani dei licenziati a tue spese,con i vari rischi sociali che possano venire anche fuori.

La tuta blu prende per mano i figli,e’ ora di tornare a casa,oggi mangera’ in una stanza dall’aria pulita….

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IO CI HO PROVATO,MA……

Ci sta che una sera Travaglio venga da queste parti e, nominando il Gip Patrizia Todisco,scateni gli applausi dei presenti.

Ci sta che lei,la Todisco,sia stata messa da parte come tutti quei magistrati che hanno cercato di capire l’affare Stato\Mafia,e che, oggi, rischiano con il tritolo arrivato a Palermo.

Non ci sta invece che si dica ancora che il quartiere Tamburi sia nato dopo l’Ilva e che le bonifiche si stiano facendo.

Gli ispettori possono andarci ogni santo giorno,ma ogni santo giorno vedranno cio’ che l’azienda vuole fargli vedere.

Pulizia,ordine,treni nastri coperti e cannoncini  abbatti minerali.

La realta’ e’ che  da anni chi vive in questa citta’,si sente emarginato.

Emarginato non come una qualsiasi citta’ del sud che,per i suoi connotati nati ad arte dal piu’ becero leghista paga dazio,ma invece per il non rispetto per essa.

Il rispetto delle convinzioni che spesso, pur trovando riscontri evidenti e ampi in campi sanitari e giuridici,sparisce dinanzi allo Stato,padre usurpatore a volte di logiche di giustizia.

E allora l’Ilva,l’inquinamento e i giudici,sono Stato\Mafia,il dualismo che ha rovinato le vite di molte generazioni.

Lottare contro un muro e’ ardua questione e ieri,Travaglio,nominando il gip Todisco,ha aperto la ferita in tutti noi.

Ha da una parte elevato questa donna,giustamente,e dall’altra ha rimesso in discussione l’ambiguita’ stessa del potere politico,silente e navigato nelle stanze romane.

Una logica soluzione per Taranto forse ci sara’ pure,ma ai fatti di oggi,personalmente manca il peso della politica locale.

Quel peso che una volta era l’equilibrio tra le ingiustizie dei governi e la rabbia dei cittadini,loro elettori.

Oggi con un sindaco vacante nel suo ruolo e una azione di denuncia fatta solamente dai gruppi ambientalisti,sembrerebbe una battaglia all’infinito.

Una ricerca di menzogne e scoop da denunciare a tutti ma con scarse ripercussioni a livello locale.

Ho paura che chi verra’ messo fuori gioco,possa dire un domani, dinanzi magari a una tv:io ci ho provato…ma lo Stato era piu’ forte….

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LA FINE,LA GIOIA E IL PARADOSSO.

La voce corre.Emilio Riva e la confisca dei suoi beni.

Taranto da una parte esulta.

Esultano i figli che hanno visto i loro padri morire nel letto di un ospedale o a casa,per le patologie legate all’industria.

Esultano quelli che hanno perso un figlio sul lavoro,per negligenze in tema di sicurezza.

Esultano le mamme,loro che hanno pianto i propri figli piccoli colpiti dal tumore in tenera eta’….esultano.

E’ giusto farlo?

Sembra di si,o meglio sembrerebbe levarsi un coro unanime di vendetta contro lui,il padrone dell’Ilva,la fabbrica dei veleni a Taranto.

Ma perche’ allora non augurare la sciagura o perfino la morte anche a Prodi,re dell’Iri a suo tempo,che gesti’ il siderurgico tarantino nell’era nazionalistica?

Perche’ lui no e a Riva si?

Perche’?

Eppure se non avessimo avuto i morti,i decessi per incidenti,per malattie,Riva lui il “colpevole”,sarebbe osannato.

Per lui si sarebbe potuto anche vivere meglio,essere benestanti in una citta’ dove la fame,adesso,si fa sentire e  chi nell’Ilva avesse trovato un rifugio,sarebbe stato un privilegiato…ma senza patologie.

Invece il peccato di Emilio e’ quello di sempre:far soldi,speculando sulla salute pubblica.

Gli hanno tolto oggi 8 miliardi,confiscando beni di sua proprieta’,beni che si era fatto producendo acciaio con la manovalanza locale e non,inquinando e diffondendo il veleno,all’inizio invisibile,poi nell’era di internet,chiaro e pericoloso.

La diossina,quella dei camini laggiu’,che ha reso ricco Riva ma che oggi aleggia come una nebbia su ognuno di noi.

Se dovesse morire Riva,la gente sarebbe felice,in parte,ne sono sicuro.

Sarebbe consumata la vendetta,la ritorsione verso chi simbolicamente ha rubato vite e che ha dato lavoro.

Ecco sta qui il paradosso a Taranto:lavoro uguale morte,non ricchezza purtroppo.

DIRITTO: MA QUALE DIRITTO?

La salvaguardia dei livelli occupazionali e la continuità produttiva non vengono compressi dal diritto alla salute. A sancirlo è stata la Corte Costituzionale che ieri pomeriggio ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale il 9 aprile scorso dichiarò in parte non fondate e in parte inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal gip Patrizia Todisco e dal tribunale dell’appello su richiesta della Procura di Taranto riguardo alla legge salva-Ilva. ”

Oserei dire che e’ l’opposto.Cioe’ che la salute viene compromessa dal diritto(ricatto)al lavoro e che,qui da noi a Taranto,e’ cosa certa e provata.

Insomma si deve produrre,inquinando,non tenendo conto di un diritto sancito in tutto il mondo ma che lobby politiche e sentenze sconclusionate,rendono inapplicabile.

Prima il lavoro,poi la salute e dopo chissa’ che.

Viviamo in un mondo al contrario dove invece di difendere lavoro e salute,li si mette contro e si creano nemici(cittadini e operai)che avrebbero diritto a miglior sorte da spartire assieme.

Una sentenza che fa riflettere e che ancora una volta desta perplessita’ e vergogna.

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DUE LOCANDINE,DUE DIRITTI UGUALI?DITE VOI…..

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COSA HANNO IN COMUNE QUESTE DUE LOCANDINE?

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Voi direte nulla.Invece hanno in comune due cose molto importanti:

la prima il richiamo alla legge,alla sua applicazione ,alla totale democrazia.

Se nel caso di Berlusconi e’ un richiamo ideologico personale,dovuto al fatto che egli e’ vittima nata secondo lui di un sistema giudiziario non neutrale ma di regime rosso comunista,nell’altro invece e’ reale.

Reale per diversi motivi,avallati da ricorsi della magistratura su dati reali e inconfutabili.

Una ricerca di giustizia che se da una parte e’ riconosciuta in ambito parziale, grazie al gip Todisco e alle sue inchieste,dall’altra viene bandita dalle controsentenze che ridanno modo di agire all’Ilva nonostante abbia valori non nella norma per quanto riguarda le emissioni dei fumi e nel ritardo stesso dell’azienda a porre in opera modi tecnici per la bonifica sancita anche dal decreto salva Ilva.

Berlusconi chiama il suo popolo a raccolta,per autocelebrarsi e immolarsi eroe di un sistema corrotto che lo vuole fuori dai giochi politici come,sempre secondo lui,lo fu’ per l’altro rais Craxi.

Taranto invece marcia per i diritti sanciti a meta’,per un dramma sommerso da inciuci fatti a tavolino in barba di irregolarita’ quotidiana nel rispetto dei limiti e delle stesse emissioni dai camini del piu’ grande siderurgico tarantino.

Due locandine,due storie diverse di un paese che ha ancora persone che credono in qualcosa e qualcuno.

Todisco da una parte,Berlusconi dall’altra.Fate voi.

 

TARANTO\ILVA:ANNUS HORRIBILIS.

Chiudiamo il 2012 a Taranto con una certezza:e’ stato l’anno delle lotte  ambientaliste e dell’Ilva,dei morti ancora nello stabilimento fino alla riammissione, per il famoso decreto salva Ilva del Governo,a produrre nuovamente.

Andiamo in ordine.

Partiamo dal sindaco Stefano.A inizio anno,il 25 Febbraio,firma una ordinanza che consiglia all’Ilva stessa di apportare dei lavori di rifacimento all’azienda,atti ad abbassare l’inquinamento a Taranto.

Ed ecco la prima grana.Il 12 Aprile,il TAR di Lecce,accoglie le rimostranze dell’Ilva stessa al fine di sospendere tale ordinanza del sindaco.Accolta!!!

Intanto il tribunale di Taranto si muove anche lui e commissiona una perizia medico-epidemiologica che attesta una connessione tra le malattie, le morti causate da tumori e l’inquinamento prodotto dall’Ilva.

Si muove adesso anche il ministro dell’ambiente Clini che convoca il 14 Marzo a Roma,il presidente della regione Puglia Vendola,il presidente della provincia Florido e lo stesso sindaco Stefano.

Il 28 Marzo,sollecitati dall’indagine epidemiologica tarantina,Vendola e il sindaco della citta’ jonica,sollecitano l’Ilva ad attuare maggiori sforzi in campo di tecnologie piu’ innovative per abbassare i livelli di inquinamento a Taranto.

Insomma le prime ufficiali conferme dei dati di decesso per patologie legate all’ambiente inquinato si fanno strada e si avvertono i primi scossoni che prendera’ l’indagine della magistratura locale,col Gip Patrizia Todisco che su questi dati confermera’ la necessita’ di fermare l’impianto per salvaguardare il territorio e la popolazione .Siamo all’inizio di una guerra che avra’ di fronte la cordata della legge jonica contro i poteri della casta romana e dei suoi interessi sull’Ilva stessa.

Ecco una data che ci rimarra’ nella memoria di noi tarantini:30 Marzo 2012.

Il gip Todisco chiude l’incidente probatorio al Tribunale di Taranto su due perizie che vede imputati i vertici del siderurgico.

Sotto la Prefettura,con la giornata normalmente retribuita dall’azienda….,settemila operai sfilano per difendere il loro posto di lavoro.

La macchina e’ messa in moto da parte di Riva.Taranto e la magistratura deve fare i conti con i numeri e quei numeri visti in piazza sono alti e il famoso ricatto occupazionale ha  il volto delle persone che sfilano.

Arriviamo al 26 Luglio.Il Gip Todisco mentre e’ in corso a Roma un incontro tra istituzioni locali,regionale e parlamentari pugliesi sulla questione Ilva,firma il provvedimento di sequestro dell’area a caldo senza facolta’ d’uso.

Uno smacco in faccia a Riva e una lama pesantissima che taglia in due la citta’.

L’Ilva deve fermarsi,ora,e deve iniziare le bonifiche senza produrre e senza inquinare.In citta’ l’estate e’ calda gia’ di pre se’,adesso e’ bollente.

Chi sta a mare e vede da lontano i fumaioli dell’azienda,adesso immagina un cielo sgombro da fumi e veleni.Altre persone,forse gli stessi operai al mare con le loro famiglie,tremano e meditano tra loro per un futuro nero.

Vengono arrestati Emilio Riva,il figlio Nicola,l’ex direttore dello stabilimento Capogrosso,il dirigente dell’area cokerie Ivan Di Maggio,e la responsabile dell’area agglomerato Angela Cavallo.

Alla notizia degli arresti,ottomila lavoratori bloccano la citta’,affiancando l’azienda alla protesta contro questi provvedimenti giudiziari e contro l’attacco sferrato dalla magistratura locale da parte del Gip Todisco.

Il popolo ambientalista festeggia e erge il gip stesso a baluardo della difesa dei diritti dei cittadini.

La guerra tra fratelli e’ iniziata ma molti dicono che la battaglia lascera’ sul campo solo una cosa:l’ingiustizia per due diritti,il lavoro e il diritto alla salute.

Ad Agosto l’Ilva ricorre al riesame e ottiene solo gli arresti domiciliari per Emilio Riva.

Ed ecco lo schiaffo al Gip Todisco.

Il tribunale del riesame dichiara che lo spegnimento degli impianti e’ solo l’ultimo atto finale e cosi’ facendo annulla la sentenza del tribunale tarantino e la sua efficacia.Il riesame nomina anche Ferrante come custode dell’impianto e lo sprona ad attivarsi per trovare una soluzione per porre migliorie all’impianto stesso.

Ricordiamo che Bruno Ferrante,dopo gli arresti di Riva e’ l’attuale direttore amministrativo dello stabilimento.

Il governo intanto annusa attorno a se’,aria di sfiducia da parte dei tarantini e anzi dichiara che una nuova autorizzazione integrata ambientale(AIA)e’ in programma.

Ferrante viene rimosso da una ordinanza della Todisco che afferma il ruolo “scomodo” dello stesso Ferrante all’interno della fabbrica e al suo posto nomina Mario Tagarelli,presidente dell’Ordine dei commercialisti tarantini.

Insomma l’Ilva e’ ancora aperta ma deve muoversi per attivare i canali di bonifica.

Altro ribaltamento dei custodi giudiziari.Adesso sono tre e dovranno provvedere alla gestione amministrativa delle aree sequestrate e indurle alla bonifica sul campo.Un compito gravoso e difficile che spesso ha provocato anche spigolature con lo stesso Gip Todisco.

L’Ilva marcia al 50% e la preoccupazione dei sindacati e alta cosi’ come a Genova che ha un suo legame stretto con lo stabilimento tarantino.Se si ferma Taranto,Genova va al collasso totale con la sua filiera produttiva.

Come se non bastasse riecco Ferrante,reintegrato nuovamente dal tribunale del riesame di Taranto nel suo compito di custode giudiziario.

Il Gip nomina,il tribunale del riesame rinomina.Una guerra in atto tra le toghe,una guerra che lascera’ sul campo bocche amare nella magistratura locale.

Il piano dell’azienda per il risanamento dell’impianti inquinanti previa la condizione per  il mantenimento della produzione al minimo,viene presentato e si parla di quasi 400 milioni di euro. Il Gip dice che la somma non e’ logicamente affiancabile ad un piano immediato di tutela della salute pubblica.

Insomma Riva gioca al ribasso e il Gip sottolinea che ci vuole ben altro che poche lirette e il ricatto anche della marcia al minimo degli impianti.

In citta’ tira un’aria pesante,e adesso si minaccia la chiusura degli impianti e il licenziamento per tutti.

Facciamo un salto in avanti e arriviamo al momento in cui Clini,ministro dell’ambiente,rilascia l’AIA .

Il giudizio e’ negativo da parte dell’azienda che nelle otto milioni di acciaio anno vede compromessa la produzione stessa.Poi vi sono i parametri da rispettare e le somme in campo da attuare per far cio’.Chiara la scontentezza di Ferrante e soci e anche quella ambientalista che in questa AIA,vede il salvacondotto Governo per non fermare l’Ilva per sempre.Anzi la prospetta,anticipandone a Taranto i requisiti che in altre parti del mondo andranno in vigore nel lontano 2016,nel futuro rendendola ancora presente a livello mondiale.Uno scotto momentaneo che secondo l’azienda rendera’ Ilva stessa meno competitiva a livello mondiale a scapito di concorrenza straniera specialmente cinese…

Nell’AIA c’e’ anche la questione spegnimento altoforni,che dovrebbe avvenire nel 2014. La  procura tarantina spinge per spegnerli in due tre mesi,ma l’azienda fa sapere che e’ tecnicamente impossibile.Si spegne invece l’altoforno 1 il primo Dicembre.

Una vicenda quella dell’ilva che ha anche una data da ricordare,allorquando l’azienda,era il 26 Novembre,decise di abbandonare Taranto al suo destino e di mettere per strada cinquemila lavoratori.

E chi si scorda l’aria pesante che regnava nello stabilimento occupato dagli operai stessi,la felicita’ degli ambientalisti e il futuro grave che pesava sulla citta’?

Vedere ad un tratto chiudere la fabbrica che nel bene o nel male ha condizionato la citta’ tarantina,e’ immenso disagio.

Disagio per cio’ che non da piu’ agli operai stessi,disagio nell’animo di noi cittadini che sappiamo i danni che arreca,la lotta di chi soffre giornalmente per il dolore di un caro perso.

Poi il decreto salva Ilva,il decreto che ha fatto scendere trentamila tarantini in piazza della Vittoria,uniti a dire che lo Stato ci ha scordato o ci ha venduti tutti al dio del denaro,della produzione e come carne da macello,inquinata come le pecore uccise poiche’ avvelenate dalla diossina,siamo forse anche noi timbrati a vita(?)di un unico destino?

O il futuro,il nostro destino cambiera’ in meglio?

Questa storia lascia sull’asfalto due condizioni imprerogabili:il diritto alla salute e al lavoro.

Il primo deve esistere sempre,con o senza fabbriche.Il lavoro,nel caso nostro,andrebbe tutelato con alternative da offrire a chi,dovesse chiusa la fabbrica,uscirne fuori e gridare di essere felice perche’ il lavoro e’ parte della sua vita..senza l’Ilva.

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TARANTO LIBERA,IL GRIDO DEI GUERRIERI TARANTINI E DEL LORO ORGOGLIO.

15 Dicembre 2012.

Data che rimarra’ scolpita nella memoria dei tarantini.Una data che sancisce una cosa:reset dalla politica(politico),dalla chiesa,dallo Stato,da alcuni giornalisti e da alcune televisioni.

Taranto ieri sera,in ventimila o piu’,ha decretato la ” guerra” e la sua “intifada” a cio’ che ha messo su un giro di azioni atte a denigrare,sputare addosso alla dignita’ di noi cittadini tarantini.

Raggirati da politici concubini,da preti asserviti al re denaro(altro che carita’ ai poveri),da giornalisti che scrivevano per dar ragione al padrone Riva,ora ha deciso di dire STOP.

Dopo che il decreto salva Ilva ha aggirato incostituzionalmente la legge italiana e ha messo al bando le decisioni della brava Gip Patrizia Todisco,ci ritroviamo soli a difenderci con i nostri cori,il nostro sudore e i nostri bambini.

Come gli scozzesi contro gli inglesi nel film Braveheart di Mel Gibson,siamo di fronte a poteri forti,da oscure trame affaristiche che mettono da parte i piu’ elementari doveri in campo di tutela della salute pubblica(parliamo di stime certe e sicure redatte da istituti specializzati e certificati a livello mondiale…)e come loro,i guerrieri scozzesi,andiamo a combattere,in massa,pacificamente pero’,per il nostro orgoglio,le nostre tradizioni e il futuro della nostra terra.

Le istituzioni che ci hanno sputato in faccia,le testate giornalistiche che stamani non hanno detto una sola parola di ieri sera,il prete che oggi parlera’ di amore e del bambinello ma che ha,dalla sua,l’animo del peggior affarista,non avranno da noi che solo proteste,verranno banditi e “processati idealmente” nella pubblica piazza,Piazza della Vittoria,che ieri sera intonando in coro tutti “TARANTO LIBERA,TARANTO LIBERA…”,ha dettato regole e modi per il futuro della citta’.

Adesso,piu’ che mai,abbiamo capito una cosa:non fidarsi di nessuno,avere solo la nostra coesione come forza unitaria e nei movimenti,logori da mesi di fatiche e delusioni ma sempre in prima linea,avere il faro per andare avanti.

Ieri sera l’Ilva produceva e come per dire che tutto e’ inutile,ci pone anche un quesito:ma l’operaio ha capito che lottiamo anche per lui?Che i morti sul lavoro sono anche i figli dell’affarismo dei padroni?

Ieri sera vi erano in piazza anche operai,anche quelli provenienti da Genova che hanno capito il motivo della protesta e insieme a loro si e’ marciato,coesi,popolo e lavoratori uniti.

Taranto ha espresso ieri il suo orgoglio,quello dei momenti difficili.

Come quando un terremoto colpisce una citta’ e tutti si affannano a dare una mano per ripartire,ieri,nel terremoto devastante di tutti questi anni di inquinamento e morti,Taranto e i tarantini,hanno ricostruito,mattone su mattone,la casa Taranto.

Quella casa che spesso e’ stata vuota o che e’ servita solo a qualcuno nei suoi loschi affari personali.

Ieri sera la casa dei Tarantini,con le sue strade e la sua piazza,risplendeva di luci e colori,musiche degli Artisti Uniti Per Taranto,che hanno regalato un degno finale alla serata.

TARANTO LIBERA,TARANTO LIBERA,TARANTO LIBERA,il suono nelle orecchie di queste due splendide parole ci accompagnera’ per il resto dei nostri giorni e per il futuro.

foto di Occupy Archeo Tower Taranto

Foto di  Occupy Archeo Tower Taranto.

IL MORTO “TARANTO” E IL GOVERNO CHE VERRA’.

Nuovo governo.A Febbraio forse.Ma una cosa e’ certa:rivedremo Silvio e la sua ciurma e le sue gaffe  e rideremo e tanto.

Alla fine una cosa verra’ fuori:siamo anormali noi italiani.

Se altri paesi hanno fatto fuori politicamente gente buttata nella politica per interessi personali(Sarkozy spiazzato da Hollande in Francia per esempio),qui da noi NO.

Ci serve ancora lui Berlusconi e forse ci meritiamo questo.Per non meritarcelo avremmo avuto bisogno di alternative.Prima si e’ creduto in Di Pietro,messo adesso da tutti al bando e confinato in terze linee.

Poi vengono fuori le primarie del PD che ci hanno detto che Bersani sara’ il candidato premier e che avremo le solite coalizioni interne al partito a spezzarne una linea omogenea per il futuro.

Infine Grillo,eletto a furor di popolo lo “sgrassatore della casta”,colui che dovrebbe dare ritegno e dignita’ alla parola politica.

In mezzo le solite scorciatoie idealiste fatte da associazioni con magistrati,ex sindaci,cantanti e soubrette varie.

Insomma un panorama difficilmente credibile agli occhi non solo dell’Europa,ma del mondo intero.

Un contesto dove avremo dalla nostra la difficile situazione del pil sempre negativo e la disoccupazione galoppante figlia della scarsa disponibilita’ delle banche a dar soldoni in prestito alle imprese.

Poi le citta’ italiane.Magnifiche e fortunate alcune.Altre come la mia,segnate da ferite difficili da guarire.

Taranto avra’ problemi con il futuro governo,nati dal difficile rapporto col primo e sara’ diffidente con i politici che verranno.

Lo squarcio apertosi tra il dialogo delle istituzioni locali tarantine e quelle di Roma e’ enorme.

La questione Ilva ha prodotto diffidenza nella nostra magistratura e nelle stanze del palazzo romano.

Difficile da sovvertire alcune decisioni(il decreto salva Ilva e’ la riprova…),ma se non ci affidassimo alla legge,cosa dovremmo fare?A chi dare ragione e torto?

Il futuro tarantino e’ gia’ segnato nel proseguimento della lotta tra Roma e cio’ che sara’ l’ala contestatrice jonica.

Si perche’ potrebbe finire la diatriba tra il Gip Todisco e le decisioni del governo.E allora,resteremo soli a difendere e difenderci contro le ingiustizie.

E con il governo a venire sara’ difficile,come ora.

Intanto ieri si sono celebrati i funerali della citta’,con tanto di cassa da morto e corteo al seguito.

Un funerale sancito dalle ultime decisioni della politica romana  che ha dato il via al processo produttivo del siderurgico fermo per opera della magistratura tarantina.

Chi vivra’ vedra’,ma una cosa e’ certa:la lotta sara’ difficile,dura.

TARANTO LOCANDINA FINERALE

CINQUE GIORNI,POI SI CALANO GLI ASSI SULL’ILVA DI TARANTO.

Una partita a poker.Ci si guarda in faccia e si bleffa,sperando che il giocatore di fronte caschi.
Sul tavolo un futuro e una speranza,ma anche molte questioni tecniche che evidentemente non possono essere risolte in poche ore.
Il gip ordina lo stop entro cinque giorni,andando a sancire il fermo degli altoforni uno e tre ma anche del piu’  grande d’Europa,il cinque.
E qui la questione si fa complessa,poiche’ per fermare questi impianti bisognerebbe agire con tempistiche idonee e soluzioni tecniche che hanno bisogno di piu’ tempo.
E allora la mossa della magistratura e’ quella di colpire le strutture inquinanti sapendo bene che non e’ possibile in poco tempo,ma cosi’ facendo si mette alle strette prima dell’AIA l’azienda stessa.
Come dire senza “lodo salva Ilva”,io ti nego di inquinare e poi,carte alla mano,vediamo se il tutto e’ regolamentato per il bene comune oppure no.
E se l’AIA non dovesse soddisfare chi lotta per i diritti,chi ha avuto cari persi in nome della produzione e chi,e sono molti,hanno bimbi piccoli,allora si aprirebbe una lotta ancora piu’ aspra sul piano legale,magari finendo nei tribunali europei per difendere i diritti.
Adesso e’ anche il momento di stare attenti ai giochetti politici sottobanco,a quei famosi inciuci dell’ultim’ora a cui siamo stati abituati in passato.
I cinque giorni di attesa,ma anche di voglia di vedere una azienda che si mette in regola e che faccia il famoso reset agli impianti,rendendoli idonei alla sua produzione.
Il rischio e’ che adesso Riva,possa giocare sul famoso ricatto occupazionale,quello che ha detto per anni o ilva o niente,nonostante i danni all’ambiente.
Il rischio e’ che si possa parlare di licenziamenti e additare sul banco dei colpevoli la magistratura e chi la difende.
Il gioco e’ iniziato,sul piatto molte cose ma anche giocatori scaltri.