CAMERA IN AFFITTO….

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La camera in affitto di Vendola e compagno ha dettato legge questa settimana.
Il piccolo bimbo,con due padri e niente madre,avra’ amore e tenerezze e sara’ come gli altri?
Non so se e’ stata piu’ una storia legata al tradizionalismo nostrano,in parte derivante dal dna cattolico della nostra nazione,a difendere alcuni valori e fare del Vendola e compagno il mangia bimbi del piu’ grande egoismo della storia.
Io so solo che la natura nasce in un certo modo e le manipolazioni checche’ si dica sono figli di idee per portare  felicita’ a qualcuno.
La felicita’ del duetto Vendola e compagno,sembra figli di tempi dove il piacere di essere genitore oscuri un limite,quello naturale,che dovrebbe frenare alcune voglie a tutti i costi.
Quando la legge sancisce diritti giuridici per tutte le coppie mi va bene .
Quando si “fa pipi’  fuori dal gabinetto”,spesso si finisce per passare per furbetto sempre se qualcuno non ti veda.
E quel qualcuno,Canada,e’ il consenso di un no di altre parti del mondo che baipassa culture radicate e forme tradizionaliste.
Mi ha colpito anche la divisione nel mondo omosessuale dell’essere coppia senza figli e con figli.
Un divario che esiste e che la dice lunga sul dubbio degli stessi attori in questione.
Vendola e il compagno dovranno essere madre e padre,senza egoismi se se vi sara’ da cambiare pannolini nel mezzo della notte oppure  dare da mangiare…ma questa e’ un’altra storia.

DISASTRO AMBIENTALE:DIN DON SUONANO LE CAMPANE DELLA GIUSTIZIA?

44 rinvii a giudizio  per disastro ambientale dell’Ilva di Taranto.
Ci sta Vendola,il sindaco di Taranto Stefano,un sacerdote e tante altre persone che,secondo la magistratura,avrebbero in un modo o nell’altro avuto privilegi o dato favori alla piu’ grande azienda europea dell’acciaio.
Io da tarantino adesso due cose devo dire.
Primo punto:se ci dovessero essere altri decreti salva azienda e pene ridotte senza GALERA,avrei una condanna perenne sulla mia vita,una sciabola tagliagola che annienterebbe un sacrosanto diritto,e cioe’ quello della giustizia terrena.
Per quella divina lasciamo stare a chi,dopo vita,andra’ incontro al mistero della morte.
Secondo punto :questi paladini politici che negli anni hanno sviscerato ideali ecologici in difesa della terra jonica e del suo popolo,hanno invece offeso tutto questo e,anzi,hanno fatto il contrario di tutto cio’ che nelle loro ideologie politiche aveva sbandierato ai quattro venti.
Io da tarantino,non so se vedro’ mai la giustizia emergere da questa torbida vicenda,annosa,fatta di morti bianche e colpevolezze amministrative.
Fatta di risate al telefono sui morti dell’Ilva e fatta di ricordi,affetti di persone che ora non ci sono .
E’ il tempo della giustizia terrena,spesso manipolata da giudici non liberi delle proprie decisioni,accerchiati da tagliagola politici e minacce velate.
Vedremo,come al solito.

RIMANDATI A SETTEMBRE.

Ieri  l’arcobaleno stupendo che ha avuto Taranto,presagiva una giornata a venire densa di colori,di luce sulle ombre del caso Ilva.

Iniziava oggi,infatti,il processo riguardante le 53 persone che sono coinvolte nel disastro ambientale del siderurgico.

Tutto rimandato a settembre,attendendo che ci si pronunci in merito allo spostamento del processo da Taranto in altra citta’.

Insomma la burocrazialegislativarompipalle,ha agito su un processo che vede coinvolte diverse persone,i Riva figli in primis,e che ha ripercussioni a livello nazionale anche,visto che il sub commissario Edo Ronchi,ha confermato che la strada per la salvezza dell’Ilva stessa e’ ancora in salita.

Tra soldi per le bonifiche auspicate bloccate dalla magistratura,la richiesta in soldi per il danno ambientale del Comune jonico e di associazioni,sindacati e famiglie di operai,il futuro dell’azienda genovese sembra rimanere attanagliato da esborsi economici che comunque,governo o non governo in aiuto,dovranno uscire.

L’arcobaleno di ieri,ci narrava anche di una speranza legata alla qualita’ dell’aria nel nostro territorio,una qualita’ che secondo il commissario Ronchi,sembrerebbe migliorata nel quartiere Tamburi,quello vicino all’Ilva e nella citta’ stessa.

Sara’,ma l’odore della cockeria quando spira tramontana e’ sempre nei nostri nasi,come quello dell’Eni e le sue torce malfunzionanti.

Oggi vedendo il gran numero di cronisti dinanzi alla sede dei Vigili del Fuoco,adibita a scenario per l’udienza preliminare,mi vengono alla mente i grandi processi avvenuti in Italia.

Tangentopoli in primis,con il tribunale di Milano alle spalle dei cronisti e le dirette per capire se qualche nome “eccellente potesse venire fuori” da quella inchiesta.

C’era il pm Tonino Di Pietro,il giustiziere degli italiani svenduti alla politica,quelli che persero allora i propri idoli smascherati e in fuga dall’Italia.

Si quella immagine eccheggia oggi nella mia mente,quella di un giudizio atteso da molti ma che lascera’,secondo l’amaro in bocca.

Vi lascio un link del Fatto Quotidiano,ove c’e’ un articolo dell’amico Alessandro Marescotti.

Forse lui e’ il nostro Di Pietro,forse lui assieme a altri ambientalisti,saranno artefici di una rivoluzione culturale che porra’ Taranto dinanzi a una scelta:cambiare o sparire,estinguendosi come le popolazioni indigene ammazzate dall’avanzare della civilta’ e che oggi sono un ricordo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/19/ilva-processo-alla-diossina-la-rivincita-di-piero/1032908/

I 50 COMPAGNI DI MERENDA SOTTO I CAMINI DELL’ILVA….

La magistratura tira le somme e mette sul piatto della bilancia 50 indagati nell’indagine che ruota attorno all’Ilva dei Riva e il mondo politico.

Ci sta anche lui,Vendola.

Si quello che rideva con Archina’,dirigente dell’azienda ligure,al telefono.

Anche il sindaco Stefano risulta nell’elenco degli indagati e non fa certo effetto visto che lui,Ippazio,e’ stato sempre nella testa di tutti(o quasi tutti)i tarantini per gli ammiccamenti rivolti alla famiglia Riva.

Ma il discorso personalmente non gira attorno solo ai colpevoli della mala gestione tra un colosso industriale e una citta’,Taranto,che rivendica il diritto  a vivere meglio.

Il fatto sta nel capire se noi tutti,siamo stati presi in giro e messi sull’altare del sacrificio azzerando una possibilita’ di vita normale.

Dobbiamo capire se la diossina nel sangue che abbiamo,ha nome e cognome e se,essa,potra’ mai essere vendicata dalla giustizia terrena.

Adesso,in un momento storico ove lavoro e crisi europea si affrettano a dirci che il nostro paese e’ quasi come la Grecia,la famosa questione legata allo scotto da pagare per lavorare e tenere su famiglia,arriva al bivio critico.

Si lavorare e morire.Ma lavorare e non fare nulla affinche’ esso,il lavoro appunto,diventi anche fonte da controllare,amministrare bene e difendere in nome di un altro diritto,la salute,messo da parte e’ priorita’ assoluta.

Adesso se giustizia e diritto devono combaciare,che avvengano pure in massa le scomuniche e i pegni da pagare dinanzi a noi.

Se la politica e’ rea di essere concubina degli intrallazzi,che venga messa a nudo,estirpata dai suoi attori senza dignita’.

Taranto deve avere questo.

Se poi tutto verra’ dimenticato,allora non restera’ che piegarci a un destino amaro,scritto nel dna di questa citta’.

Oppure,per chi ne avra’ voglia,continuare a lottare,crederci e andare per le vie della nostra citta’ a dire che io,tu,no..no,non ci piegheremo…MAI.

A TARANTO,LA COSTITUZIONE TRAVISATA.

Molti dicono che non si puo’ fare piu’ nulla per Taranto e la sua gente.

Il punto di non ritorno e’ stato passato.

Senza veri soldoni e legalita’,non potremmo bonificare l’Ilva e allora giu’ col pessimismo,catastrofico e nero,buio pece sancito da un principio,che la legge non e’ uguale per tutti.

“La sua sacralizzazione dettata dall’articolo 1 della Costituzione, il fatto che in suo nome si possa anche arrivare ad uccidere e avvelenare. Certamente è un valore primario, basilare, ma non può essere un totem che condiziona tutto il resto fino alle estreme conseguenze. L’articolo 1 dovrebbe essere fondato sulla persona umana, non sul lavoro”.

Questa frase l’ho letta oggi,sull’Unita’ online.

E’ dello scrittore Carlo Vulpio,giornalista del Corriere della Sera.

Ebbene partendo dall’articolo 1 della Costituzione,dovremmo essere a posto,contenti di un diritto che apporta benefici all’uomo,rendendolo consapevole di uno stato personale,il lavoro,che e’ sforzo fisico e beneficio economico.

Ma economico per chi?

Per l’industriale,certo anche lui,ma a quale prezzo?

Il duetto Vendola Archina’ e l’intervista di Luigi Abbate a Riva,il giornalista deriso nell’intercettazione telefonica tra il presidente della regione Puglia e l’amministratore dell’Ilva,solca una linea di basso profilo tra chi,la regione Puglia,avrebbe dovuto difendere proprio l’articolo 1.

Il lavoro si,non la morte di una citta’.

O se  cosi’ dovesse essere,e lo e’,allora sanciremmo una bugia,quella del rispetto altrui.

Il lavoro citato dal giornalista e’ quello che non danneggia l’ambiente,quello che dovrebbe essere il volano di citta’ e paesi.

In alcune parti lo e’,senza mezzi termini.

Rispetto e produzione,limiti da rispettare e soldi negli stipendi.

Qui la giustizia,con la Todisco,rompe un diritto negato,la salute pubblica,adottando norme legislative che vanno in aiuto dei cittadini tarantini.Ma lo stato,baypassa tutto e tutti,e colpisce,annientando una logica che altrove regge invece.

Perche’ a Taranto si muore e altrove no?

 

 

LETTERA A NICKY,L’AMBIENTALISTA ?

E’ la settimana dove il telefono la fa da padrone.

Prima  quello della Cancellieri,pronta ad aiutare la figlia del suo medico Ligresti,poi Vendola che ride par la goffa “parata anti giornalista” fatta da Archina’ circa un anno fa’.

Ma se nella prima il ministro sbaglia ad affrettarsi per mettere in condizioni migliori la vita carceraria della giovane donna,dimenticando quanti sono in attesa senza amicizie importanti di scontare la pena a casa per motivi piu’ gravi,nella seconda essendo tarantino ho molte perplessita’ sulle scusanti avallate dai SEL simpatizzanti di Nicky.

Bene il connubio Vendola Riva,supportato dalla frase “Archinà state tranquillo, non è che mi sono scordato. Volevo dirglielo perché poteva chiamare Riva e dirgli che il presidente non si è defilato”,e’ molto piu’ pericoloso e dannoso alla citta’ della risata fatta per il goffo tentativo contro il giornalista locale.

Apre una finestra su un legame che non servirebbe a tutelare la citta’ e i tarantini,dall’avanzare dell’inquinamento senza sosta.

Un presidente di regione che dovrebbe spronare l’industriale a stare sulle regole e non imprimere sulla citta’ danni irrimediabili per la solita logica del profitto.

La stanza del potere diventa un salotto tra amici,dove la confidenza tra i due e’ cosi’ ampia da ridere su un qualcosa di secondario.

Allora,come posso io credere in Nicky,alla sua logica idealista in difesa dei cittadini essendo,cosi’ dice lui,il vero ambientalista delle tante battaglie?

Come posso io pensare che,la prossima agenda con i Riva,possa aiutare la citta’ a difendersi,grazie al difensore Nicky,dalla potente lobby industriale e politica che oramai ha sancito,grazie all’AIA,regole solo a favore dell’Ilva?

Come posso farlo caro Nicky?

ADESSO AVANTI CON GLI AMBIENTALISTI A TARANTO.

Dopo l’ennesima tenaglia che ha stretto la politica e il lato nero della questione Ilva,ho capito che forse la svolta per questa citta’ e’ legata a una sola cosa:i movimenti ambientalisti e la loro scesa in campo in politica.

Adesso piu’ che mai,dopo gli affari fatti dalla detra e dalla sinistra,sembrerebbe ovvio che,una parte della societa’ civile,debba esporsi per gestire una  citta’ allo sbando   politicamente.

Una citta’ che nelle istituzioni perde i controlli verso un nemico/amico,l’Ilva,e che periodicamente e’ invasa dai fumi di inciuci dietro le quinte ai danni della comunita’ tarantina.

Allora prendere in mano le redini di una citta’,trainandola a gestire la questione ambiente sotto un punto di vista responsabile,sarebbe cosa buona e giusta.

Abbiamo le credenziali per farlo?

Abbiamo gli uomini,le persone giuste in ambito ambientalista?

Si e’ la risposta,ci sono.

Dal professore Marescotti,presidente di Peacelink,al “guerriero ” Fabio Matacchiera del Fondo antidiossina,per arrivare a Antonia Battaglia , Daniela Spera fino ai leader dei verdi Bonelli di Taranto Respira.

La difficolta’ e’ di metterli assieme e convincerli che il  sacrificio personale di immolarsi sull’altare della politica locale,e’ un gesto estremo che adesso in questo momento storico la Taranto del futuro vuole.

La politica,il politichese svenduto al padrone,non regge piu’.

Affari e menzogne nascoste non devono essere il peso che ci porteremo con noi per il resto della nostra vita.

Ora piu’ che mai,l’azione diretta deve essere applicata e,creare un manifesto politico omogeneo con le parti ambientaliste,deve essere la prospettiva futura della nostra generazione.

La politica dei palazzi ha fallito,da Roma a Taranto.

Ora ci vuole la scelta,finale e forse decisiva per sancire un rapporto unico con tutti in nome della legalita’,della giustizia e dell’amore per la nostra terra,Taranto.

TARANTO\ILVA:ANNUS HORRIBILIS.

Chiudiamo il 2012 a Taranto con una certezza:e’ stato l’anno delle lotte  ambientaliste e dell’Ilva,dei morti ancora nello stabilimento fino alla riammissione, per il famoso decreto salva Ilva del Governo,a produrre nuovamente.

Andiamo in ordine.

Partiamo dal sindaco Stefano.A inizio anno,il 25 Febbraio,firma una ordinanza che consiglia all’Ilva stessa di apportare dei lavori di rifacimento all’azienda,atti ad abbassare l’inquinamento a Taranto.

Ed ecco la prima grana.Il 12 Aprile,il TAR di Lecce,accoglie le rimostranze dell’Ilva stessa al fine di sospendere tale ordinanza del sindaco.Accolta!!!

Intanto il tribunale di Taranto si muove anche lui e commissiona una perizia medico-epidemiologica che attesta una connessione tra le malattie, le morti causate da tumori e l’inquinamento prodotto dall’Ilva.

Si muove adesso anche il ministro dell’ambiente Clini che convoca il 14 Marzo a Roma,il presidente della regione Puglia Vendola,il presidente della provincia Florido e lo stesso sindaco Stefano.

Il 28 Marzo,sollecitati dall’indagine epidemiologica tarantina,Vendola e il sindaco della citta’ jonica,sollecitano l’Ilva ad attuare maggiori sforzi in campo di tecnologie piu’ innovative per abbassare i livelli di inquinamento a Taranto.

Insomma le prime ufficiali conferme dei dati di decesso per patologie legate all’ambiente inquinato si fanno strada e si avvertono i primi scossoni che prendera’ l’indagine della magistratura locale,col Gip Patrizia Todisco che su questi dati confermera’ la necessita’ di fermare l’impianto per salvaguardare il territorio e la popolazione .Siamo all’inizio di una guerra che avra’ di fronte la cordata della legge jonica contro i poteri della casta romana e dei suoi interessi sull’Ilva stessa.

Ecco una data che ci rimarra’ nella memoria di noi tarantini:30 Marzo 2012.

Il gip Todisco chiude l’incidente probatorio al Tribunale di Taranto su due perizie che vede imputati i vertici del siderurgico.

Sotto la Prefettura,con la giornata normalmente retribuita dall’azienda….,settemila operai sfilano per difendere il loro posto di lavoro.

La macchina e’ messa in moto da parte di Riva.Taranto e la magistratura deve fare i conti con i numeri e quei numeri visti in piazza sono alti e il famoso ricatto occupazionale ha  il volto delle persone che sfilano.

Arriviamo al 26 Luglio.Il Gip Todisco mentre e’ in corso a Roma un incontro tra istituzioni locali,regionale e parlamentari pugliesi sulla questione Ilva,firma il provvedimento di sequestro dell’area a caldo senza facolta’ d’uso.

Uno smacco in faccia a Riva e una lama pesantissima che taglia in due la citta’.

L’Ilva deve fermarsi,ora,e deve iniziare le bonifiche senza produrre e senza inquinare.In citta’ l’estate e’ calda gia’ di pre se’,adesso e’ bollente.

Chi sta a mare e vede da lontano i fumaioli dell’azienda,adesso immagina un cielo sgombro da fumi e veleni.Altre persone,forse gli stessi operai al mare con le loro famiglie,tremano e meditano tra loro per un futuro nero.

Vengono arrestati Emilio Riva,il figlio Nicola,l’ex direttore dello stabilimento Capogrosso,il dirigente dell’area cokerie Ivan Di Maggio,e la responsabile dell’area agglomerato Angela Cavallo.

Alla notizia degli arresti,ottomila lavoratori bloccano la citta’,affiancando l’azienda alla protesta contro questi provvedimenti giudiziari e contro l’attacco sferrato dalla magistratura locale da parte del Gip Todisco.

Il popolo ambientalista festeggia e erge il gip stesso a baluardo della difesa dei diritti dei cittadini.

La guerra tra fratelli e’ iniziata ma molti dicono che la battaglia lascera’ sul campo solo una cosa:l’ingiustizia per due diritti,il lavoro e il diritto alla salute.

Ad Agosto l’Ilva ricorre al riesame e ottiene solo gli arresti domiciliari per Emilio Riva.

Ed ecco lo schiaffo al Gip Todisco.

Il tribunale del riesame dichiara che lo spegnimento degli impianti e’ solo l’ultimo atto finale e cosi’ facendo annulla la sentenza del tribunale tarantino e la sua efficacia.Il riesame nomina anche Ferrante come custode dell’impianto e lo sprona ad attivarsi per trovare una soluzione per porre migliorie all’impianto stesso.

Ricordiamo che Bruno Ferrante,dopo gli arresti di Riva e’ l’attuale direttore amministrativo dello stabilimento.

Il governo intanto annusa attorno a se’,aria di sfiducia da parte dei tarantini e anzi dichiara che una nuova autorizzazione integrata ambientale(AIA)e’ in programma.

Ferrante viene rimosso da una ordinanza della Todisco che afferma il ruolo “scomodo” dello stesso Ferrante all’interno della fabbrica e al suo posto nomina Mario Tagarelli,presidente dell’Ordine dei commercialisti tarantini.

Insomma l’Ilva e’ ancora aperta ma deve muoversi per attivare i canali di bonifica.

Altro ribaltamento dei custodi giudiziari.Adesso sono tre e dovranno provvedere alla gestione amministrativa delle aree sequestrate e indurle alla bonifica sul campo.Un compito gravoso e difficile che spesso ha provocato anche spigolature con lo stesso Gip Todisco.

L’Ilva marcia al 50% e la preoccupazione dei sindacati e alta cosi’ come a Genova che ha un suo legame stretto con lo stabilimento tarantino.Se si ferma Taranto,Genova va al collasso totale con la sua filiera produttiva.

Come se non bastasse riecco Ferrante,reintegrato nuovamente dal tribunale del riesame di Taranto nel suo compito di custode giudiziario.

Il Gip nomina,il tribunale del riesame rinomina.Una guerra in atto tra le toghe,una guerra che lascera’ sul campo bocche amare nella magistratura locale.

Il piano dell’azienda per il risanamento dell’impianti inquinanti previa la condizione per  il mantenimento della produzione al minimo,viene presentato e si parla di quasi 400 milioni di euro. Il Gip dice che la somma non e’ logicamente affiancabile ad un piano immediato di tutela della salute pubblica.

Insomma Riva gioca al ribasso e il Gip sottolinea che ci vuole ben altro che poche lirette e il ricatto anche della marcia al minimo degli impianti.

In citta’ tira un’aria pesante,e adesso si minaccia la chiusura degli impianti e il licenziamento per tutti.

Facciamo un salto in avanti e arriviamo al momento in cui Clini,ministro dell’ambiente,rilascia l’AIA .

Il giudizio e’ negativo da parte dell’azienda che nelle otto milioni di acciaio anno vede compromessa la produzione stessa.Poi vi sono i parametri da rispettare e le somme in campo da attuare per far cio’.Chiara la scontentezza di Ferrante e soci e anche quella ambientalista che in questa AIA,vede il salvacondotto Governo per non fermare l’Ilva per sempre.Anzi la prospetta,anticipandone a Taranto i requisiti che in altre parti del mondo andranno in vigore nel lontano 2016,nel futuro rendendola ancora presente a livello mondiale.Uno scotto momentaneo che secondo l’azienda rendera’ Ilva stessa meno competitiva a livello mondiale a scapito di concorrenza straniera specialmente cinese…

Nell’AIA c’e’ anche la questione spegnimento altoforni,che dovrebbe avvenire nel 2014. La  procura tarantina spinge per spegnerli in due tre mesi,ma l’azienda fa sapere che e’ tecnicamente impossibile.Si spegne invece l’altoforno 1 il primo Dicembre.

Una vicenda quella dell’ilva che ha anche una data da ricordare,allorquando l’azienda,era il 26 Novembre,decise di abbandonare Taranto al suo destino e di mettere per strada cinquemila lavoratori.

E chi si scorda l’aria pesante che regnava nello stabilimento occupato dagli operai stessi,la felicita’ degli ambientalisti e il futuro grave che pesava sulla citta’?

Vedere ad un tratto chiudere la fabbrica che nel bene o nel male ha condizionato la citta’ tarantina,e’ immenso disagio.

Disagio per cio’ che non da piu’ agli operai stessi,disagio nell’animo di noi cittadini che sappiamo i danni che arreca,la lotta di chi soffre giornalmente per il dolore di un caro perso.

Poi il decreto salva Ilva,il decreto che ha fatto scendere trentamila tarantini in piazza della Vittoria,uniti a dire che lo Stato ci ha scordato o ci ha venduti tutti al dio del denaro,della produzione e come carne da macello,inquinata come le pecore uccise poiche’ avvelenate dalla diossina,siamo forse anche noi timbrati a vita(?)di un unico destino?

O il futuro,il nostro destino cambiera’ in meglio?

Questa storia lascia sull’asfalto due condizioni imprerogabili:il diritto alla salute e al lavoro.

Il primo deve esistere sempre,con o senza fabbriche.Il lavoro,nel caso nostro,andrebbe tutelato con alternative da offrire a chi,dovesse chiusa la fabbrica,uscirne fuori e gridare di essere felice perche’ il lavoro e’ parte della sua vita..senza l’Ilva.

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ILVA SIAMO AL THE END?

Chiudere e scappare via da Taranto,oppure rimanere con un decreto salva Ilva?

Riva sapra’ presto(giovedi’) se la casta politica ripercorrera’ quel sentiero usato nel 2008 da Berlusconi per l’emergenza rifiuti in Campania,baipassando leggi e diritti dei cittadini del luogo e della magistratura,pur di far funzionare l’Ilva ancora.

Se cio’ dovesse accadere,inizierebbe l’ennesima battaglia sociale di chi vuole lavoro e ambiente sicuro e di chi e’ totalmente contrario all’acciaio a Taranto.

I lavoratori intanto vanno alla casa madre,quello stabilimento da difendere a tutti i costi e non mollarlo come fosse una borsetta che viene presa di mira da un borseggiatore.

Un patrimonio l’azienda per loro che e’ futuro,speranza e sacrificio da rispettare.

Ma cio’ che sta emergendo ora dalle intercettazioni telefoniche della Guardia di Finanza,e’ la rete dei tentacoli della politica oscura e dell’azienda stessa che,con i suoi vassalli,ha dettato regole e tempi a livello locale e regionale.

Una bufera si aggira sullo jonio,una bufera politica,istituzionale e sociale.

Chi ne fara’ le spese?Molti nomi,troppi.

Intanto la fabbrica e’ ferma per la zona della produzione a freddo e aspetta insieme alla consorella di Genova,atti amministrativi e reazioni della famiglia Riva,famiglia che e’ stata colpita pienamente dagli arresti delle ultime ore.

Taranto e’ al bivio,l’ennesimo.Crudele ma forse fondamentale per togliere i fantasmi dall’armadio e capire chi ha tradito l’intera citta’ e chi,anche sui morti,ci ha guadagnato.

L’era e’ arrivata,forse il the end del film “ILVA”  anche?

IL RISVEGLIO TARANTINO?ILVA E ARRESTI.

La sensazione di questa mattinata tarantina,e’ quella di essere stati manovrati e oltraggiati delle piu’ elementari regole di rispetto verso una cittadinanza.

Regole che sono decadute con argomentazioni fatte di favori e ricambi corposi di denaro e regole mai volute rispettate da parte politica.

Agli arresti sono andati anche l’ex assessore all’ambiente della provincia di Taranto,Michele Conserva,il figlio di Riva,Fabio.

Poi agli arresti anche Luigi Capogrosso,ex direttore dell’Ilva,l’ex dirigente Girolamo Archina’ e il rettore del politecnico di Taranto,Liberti.

Anche l’attuale direttore,Bruno Ferrante,e’ indagato per non aver rispettato le normative dettate dalla magistratura in ambito ambientale.

E’ una pentola che bolle,esplode e che forse fara’ altre vittime che ritroveremo esamini sulla strada della giustizia che gli ambientalisti e noi tutti tarantini vogliamo e che vorremmo fosse voluta dalle istituzioni.

Capitolo interessante sara’ anche i legami tra Ilva e Vendola,chiamato in causa per alcune intercettazioni telefoniche.

Adesso altro rischio sara’ il disagio sociale e quei diecimila lavoratori che tremano all’idea dell’abbandono di Riva da Taranto.

Il coperchio della pentola e’ saltato,l’altoforno brucia ancora ma il futuro dell’acciaio a Taranto sembra compromesso.

Se ,lo sara’ per sempre,le prossime ore lo diranno.