ANDATE NEI VICOLI SE PASSATE DA QUI.

Quando cammini per i vicoli della Taranto vecchia,annusi anche l’odore del mare e tra i vicoli scorgi le famiglie che ai balconi stendono le tute degli operai dell’Ilva o maglie pesanti da pescatore.

Sere fa andai alla processione dell’Immacolata Vergine,e dietro ai fedeli camminando a rilento,ogni stradina e vicolo di questa parte di Taranto emanava storia e tradizione.

Molti anni fa  volevano trasformarla in zona economica perenne,andando a creare banche e ristoranti,luoghi pubblici in mano alla regia piu’ spietata del Dio commercio.

Non se ne fece nulla e anzi,il comitato che assieme ai piu’ noti architetti italiani di allora,siamo negli anni sessanta,sanci’ un piano di ristrutturazione edilizia conservando l’aspetto originario del luogo.

Tutto fermo da allora e anzi,andando di peggio in peggio,oggi i muri che crollano nella citta’ vecchia sono molti e le speranze di una riqualificazione resta aggrappata ai famosi fondi europei e a possibili esborsi del comune.

Eppure la Taranto dei vicoli,percorsa di sera specialmente,ti abbraccia e ti pone dinanzi a una riflessione sincera e limpida:la nostra storia viene cancellata dal progresso umano,dagli stili di vita dei giovani che preferiscono vivere in case piu’ nuove e confortevoli(chi ha la fortuna di poterlo fare…)e la voglia di andare via,ritornando solo nelle festivita’.

Ha comandato la pesca fin dai tempi remoti qui da noi,e’ stata l’artefice di una salda economia che nei vicoli ha dato da mangiare a intere famiglie e ha reso caratteristica la sua natura votata al mare.

L’Ilva poi ne ha cancellato le tracce,rendendo il lavoro di pescatore vecchio, passato di moda,rinnegando un tacito accordo tra dare e avere,tra barca e mare.

L’Ilva ha ucciso la storia,c’e’ poco da dire,ha rubato i figli nostri dai vicoli,gli ha spogliati da vesti di pescatori e venditori di cozze,gettandoli in pasto alla produzione a ciclo continuo di una fabbrica che,oggi con debiti e guai giudiziari,rischia di rimandarli a casa,ultima certezza che hanno.

I muri sporchi e consumati dei vicoli hanno respirato i fumi,i veleni della costante logica assassina che ha inquinato la bellezza di questo territorio e ha cancellato un profumo tipico,unico che aveva Taranto negli anni passati.

L’odore del mare,l’orizzonte limpido e chiaro,spazzato oggi via dai fumi marroni che arrivano sino in Calabria e dall’odore nauseante che ti ricorda che lei,la fabbrica,ha preso le nostre radici e le ha spezzate gettandoci in un tunnel difficilmente facile da percorrere trovandone poi una uscita.

Chi puo’ farlo,passando da noi qui,facesse un giro nella Taranto Vecchia,meno nella citta’ nuova,votata al consumismo delle vetrine sgargianti di questo natale tarantino e privo di sentimento vero.

Lasciate stare il centro,andate nei vicoli,parlate alla gente umile,li seduta sui gradini delle chiese vecchie e sull’uscio delle case che ancora,con orgoglio,ripropongono i piatti tipici della Taranto che fu.

Andateci e aprite i vostri cuori,come disse un Papa che venne qui e ci fece emozionare tanto tempo fa.

Vi posto un link di mie foto sulla citta’ vecchia,fatte tempo addietro.

https://www.flickr.com/photos/aralla_luca/sets/72157634627485495/

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TARANTO VECCHIA:LA LUCE IN FONDO AL VICOLO C’E’ ?

Adriano Sofri e’ uno che mi piace.Uno di quelli che,nel passato,e’ stato “cattivo” ma che poi,sbagliando,ha capito cio’ che ha fatto e ha messo la sua intelligenza nello scrivere.

E ha scritto anche di Taranto vecchia.

Vi riporto un passaggio di cio’ che ha detto:

Quella meraviglia è stata svuotata e degradata e soffocata fra i muraglioni di cinta che stringono la città in una morsa, quelli dell’Ilva (e dell’Eni e della Cementir) e quelli dell’Arsenale, militare questo, militareschi quelli. L’abbandono in cui è gettata Taranto vecchia, che ne accresce il fascino agli occhi degli intimiditi ed eccitati turisti, è inspiegabile se non con le mire di chi sceglierà il momento buono, quello del prezzo più basso, o addirittura del premio pubblico, per impadronirsi delle rovine e farne un affare. Taranto vecchia ha oggi i suoi campioni giovani e vecchi, piantati nella storia e nella lingua di quei due mari, spiantati di soldi, cui va affidata la cura di quella Taranto così vera, finché si è in tempo. Un sindaco che sta riformando la sua giunta, dentro una tempesta di scadenze sociali e giudiziarie e politiche -compresa la consultazione popolare sul destino dell’Ilva- ha una grande occasione per affidare Taranto vecchia a chi la ama disinteressatamente e ha idee e tenacia intatte, e metterla al riparo dalla rapina in agguato”.

Sofri parla di una responsabilita’ che dovra’ avere chi si impegnera’ a renderla viva per sempre.

Il politico?

Il cittadino tarantino?

Il businness che spopola ovunque e che solo qui non attecchisce per una specie di maledizione?

O sara’ lo stato a dare sgravi fiscali a chi vorra’ aprire locali in quelle viuzze?

Sapete che vi dico io?

Da tarantino temo che Taranto vecchia sia ormai abbandonata a un tragico destino che e’ quello dello spopolamento dovuto al ringiovamento sociale che per forza di cose e’ obbligatorio in qualsiasi paese desolato sulle montagne o in luoghi come la citta’ vecchia.

La salvezza sta nel voler andare contro corrente andando incontro alla fine.

E’ un tunnel buio adesso la citta’ vecchia,che si illumina in poche occasioni come la settimana santa o l’estate con manifestazioni popolari.

Poi si va e si viene,per le vie ma a dirci della fine e’ il crollo delle mura e le barche vecchie ferme al molo.

Ma c’e’ anche la speranza,in noi giovani,di ribaltare un percorso che spesso tradisce le sue origini,quelle origini che amiamo e che fotografiamo dentro di noi.

E allora chi vorra’ trarne benefici dalla citta’ vecchia,dovra’ per prima cosa amarla e adattarsi a essa.

Adattarsi nei modi secolari e nelle logiche di vita,di presenza nei piccoli vicoli laggiu’.

Amarla e ricordarsi che lei,la citta’ antica,e’ chiusa dentro se stessa per difendersi dai mostri che le sono attorno.

Sofri parla di Ilva,Cementir.

Loro sono anche i colpevoli dello spopolamento dell’isola.

Hanno dato molto in termini economici ai vecchi pescatori,ma hanno tolto anche la tarantinita’ che possedeva la zona prima dell’insediamento della grande fabbrica.

Una veloce corsa al sicuro posto di lavoro,una corsa che ha creato serenita’ nelle famiglie e futuro certo.

Oggi,e qui sta il paradosso,si vorrebbe ritornare al passato,ridare a Taranto cio’ che lei e’ stata.

Ritornare sui suoi passi,quelli del mare e della pesca,della fatica umana giu’ alla discesa Vasto.

Ma si puo’ ritornare indietro alle nostre origini?

Si puo’ affermare che l’industria in affanno grazie alla crisi di richiesta dell’acciaio e’ finita e la salvezza e’ il mare?

L’acqua pura potra’ darci nuova linfa alle nostre generazioni?

Caro Adriano,se passi da Taranto di nuovo una cosa non ti perdonero’:cio’ che hai detto sui politici…..

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