LA STATUA MI DISSE CHE…..

statua caduti
gianlucaralla(c)
Caduti,sorretti,accompagnati,protetti e curati.
Ma anche coesi con il destino altrui,partecipi di un momento,positivo o negativo,dove il sentirsi parte dell’altro e’ importante.
Visto cosi’ sarebbe magnifico,quasi irrealistico a oggi,visto i tempi.
Nei social l’appartenenza alla sofferenza altrui,spesso,e’ condivisibile dietro frasi di circostanza,faccine che piangono o cuori neri.
Insomma essere oggi altruista,che vuol dire?
Sembrerebbe una oscura parte che viene fuori in alcune circostanze e che spesso,invece,viene messa da parte per egoismi personali.
Penso al volontariato,sincero e aperto al prossimo,oppure al maestro di scuola che e’ anche maestro di vita per gli alunni.
Penso alle nostre uscite per strada,i volti di chi chiede l’elemosina e noi,via sfuggenti nei nostri pensieri.
Penso ai politici,a quelle persone che dovrebbero immolarsi sull’altare del prossimo e per il prossimo morire anche.
Allora Kobe,la resistenza delle donne contro l’Isis e la loro morte,donarsi per una causa che per noi occidentali sa di strano.
Ma anche la chiesa,mamma quanto altruismo di facciata…,e i suoi preti attenti alla forma come fossero dei docenti universitari e non ai contenuti.
Ma anche ai genitori,noi,spesso sorpresi dal figlio che reclama attenzione.
La statua oggi mi ha fatto venire a mente queste considerazioni,in un freddo mattino in riva allo Jonio….
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LA FINE,ATTO ESTREMO MA DA RISPETTARE.

Il gesto di Brittany Maynard,la ragazza colpita da un tumore al cervello irreversibile e che ha deciso di porre fine alla sua esistenza con una “morte assistita”,dovrebbe divenire in futuro un gesto “normale”.

Si perche’ ” la normalita” delle proprie decisioni,quindi anche della fine o della continuazione della vita nostra,dovrebbe essere un gesto personale,quasi un lascito ai posteri come una nostra foto o un nostro pensiero.

Dire addio alla vita pur essendo la vita regolata da un orologio che fermera’ di girare senza che noi sappiamo il momento con esattezza,deve divenire un diritto penso.

Il diritto di un malato terminale,o di chi colpito da malattia degenerativa,dice basta alla pura ipocrisia cattolica del vivere a tutti i costi.

Chi e’ destinato a vivere con sofferenze,medicine inutili e speranza vana,dovrebbe dire basta se lo vuole,se lo desidera,stop.

Oggi leggevo un articolo sul diverso approccio di un parente verso un defunto.

C’e’ chi lo vuole vedere morto,c’e’ chi lo vuole ricordare dal vivo e quindi non va nemmeno in camera mortuaria.

Quindi il ricordo,sembrerebbe essere un atto quasi di rispetto verso noi da parte del malato.

E il gesto di questa ragazza e’ un atto grande,non una vigliaccheria o un andare contro i principi cristiani.

Una decisione,singolo momento,drammatico nel suo incedere,ma che e’ atto estremo calcolato in base a un futuro devastante e senza via di uscita.

Io la penso cosi’,rispettando tutti.

OGGI RUSSEL,DOMANI CHISSA’…

Leggo Bertrand Russel.

Il titolo e’:”Perche’ non sono cristiano”.

Mi diletto a cercare nella filosofia ragioni di speranza,seppur marcate dai dubbi terreni,nelle domande che tutti ci poniamo.

Una persona mi disse:quando chiuderemo gli occhi sapremo.

Poi pero’,perdendo un amico,ti domandi se lui,quello con cui dividevi i banchi di scuola,lo rivedrai di la’.

Domande logiche,dubbi grandi.

Sara’,ma pensare a questo mi conferma la mia voglia di esistere e capire,capirci.

Molti lo ritengono uno stupido esercizio perdi tempo,fatto di poche certezze e mille incognite.

Ma la lettura di queste tematiche,mi affascina rendendomi aperto a quello spazio che ognuno di noi ha dentro e che si chiama “anima”.

Percorsi di vita,domande,dubbi emozioni.

Russel oggi,domani chissa’….

META’ SADHU E META’ IPHONE….

I sadhus.

Santoni,predicatori,ricercatori dei perche’ della loro esistenza.

Ma anche uomini al tramonto della loro vita,che cercano nella poverta’ e nella solitudine,lontani dai propri cari,la via.

I sadhus in India.

Fenomeni da baraccone per taluni,ma per altri una scelta di vita da seguire.

Ma si puo’ arrivare a essere sadhus vivendo come viviamo noi la quotidianita’?

Cioe’ voglio dire,le domande,i dubbi e i pensieri che a volte ci facciamo sono l’inizio di un percorso nostro interiore che per colpa dei tempi moderni e delle nostre gioie tecnologiche viene vanificato e spento subito?

Oppure se riusciamo a conviverci anche con esso,il percorso interiore di domanda e ricerca,possiamo vivere meglio?

Loro questi sadhus nelle loro rinunce hanno trovato l’equilibrio che li portera’ ad avere un cammino finale verso la morte.

Ma e’ anche vero che rinunciando a tutto,hanno riallacciato un legame con la terra,la polvere e la natura.

L’aria e il respiro diventano fonte principale di vita da dare a loro stessi per trovare l’equilibrio dei loro giorni all’interno di un progetto scritto per noi tutti.

Razionalmente dico che per l’uomo moderno la difficolta’ sta nella rinuncia al benessere,alla comodita’ e alla routine dei giorni.

Ma perche’ allora quando osserviamo cieli e tramonti,oppure stiamo in mezzo al mare soli sentendone il rumore,ci appaghiamo di tutto cio’ e siamo felici?

E’ un solo momentaneo inizio del possibile cammino che queste persone invece fanno per sempre?

Insomma perche’ loro si e noi no?

Non sara’ colpa anche dell’istruzione religiosa che ci accompagna dalla nascita?

Ma Giovanni il Battista non vagava per il deserto?

Non era anche lui una specie di sadhu?

Domande e risposte.Una certezza:il rumore della natura e’ molto meglio a volte dei decibel sparati nelle cuffie….sadhu

 

SCOPRIRE LA PROPRIA ATTITUDINE CHE FATICA….

Spesso mi sono chiesto se il lavoro che uno svolge rappresenti poi quello che si voleva,che si ricercava.
L’attitudine a qualcosa dovrebbe iniziare alle medie,per poi essere confermata alle superiori e magari toccare l’apice all’universita’.
Poi accade che lavorando in un campo,avverti attitudini verso altro,magari il tuo genio e’ sprecato.
Dipingi bene ma fai l’operaio,suoni magicamente la chitarra ma fai il banconista.
E allora devi convivere con due aspetti della tua vita,la sostanza dello stipendio che ti fa vivacchiare e la lotta quotidiana per quel qualcosa che fai ma non ti piace.
Sei sei fortunato ad avere trovato un bivio con due scelte,il lavoro che hai e l’altra tua dimensione,devi conviverci e dividerle nella tua vita,come fossero due televisioni accese nello stesso momento.
Poi c’e’ gente che e’ fortunata,fa quello che ama e desiderava di fare da quando e’ nato…
L’attitudine a qualcosa che sia pratico o di teorico,mette a dura prova anche la propria personalita’,che deve scegliere con sforzo la via giusta.
E spesso questo ci viene chiesto presto,troppo presto.
Mio esempio:ho preso una patente da operatore radio,senza sapere nulla di morse e radiotecnica.Pura passione ti ti tata ti ti ta……—-
Poi ho scoperto il blog,la passione di scrivere e addio radio e cartoline dal mondo.
Il lavoro che faccio e’ quello per cui non ho studiato ma e’ quello con cui vivo,per fortuna.
Double face della mia vita,aspetto pratico e di amore verso un istinto interno e un dovere che serve.